Un MOOC sulla biologia del corpo umano

Human Body

Sempre alla ricerca di MOOC interessanti, sono incappata nel portale Open2Study che raccoglie corsi gratuiti delle università australiane. Questa volta ho scelto lezioni di biologia umana perché incuriosita dal titolo The Human Body as a Machine, oltre all’interesse relativo alla struttura didattica che sempre mi piace analizzare nei corsi a distanza.

La struttura è in 4 moduli settimanali (guarda l’immagine in cui compare anche l’elenco delle valutazioni), in particolare mi interessava il terzo, Moving the Machine, perché legato all’apparato locomotore con accenni di biomeccanica.

moduli human body

Dal punto di vista dei contenuti, data l’ampiezza dell’argomento, le lezioni sono state orientate a concetti e conoscenze generali, suddividendo lo studio della biologia in stadi gerarchici: atomico-molecolare, istologico, organi e apparati, sistemi e loro interazione. Il livello è quello della scuola media superiore o universitario per integrare altre conoscenze, infatti, adatto a lezioni CLIL di Scienze Motorie nelle mie classi V di Liceo Linguistico e Classico, dove l’argomento di Scienze è proprio il corpo umano. Interessante soprattutto che chi vuole approfondire il lessico specifico della biologia nella lingua inglese e un approccio integrato tra l’istologia, l’anatomia e la fisiologia.

Sul fronte metodologico le lezioni sono distribuite con video sottotitolati in inglese. Il docente parla lentamente ed è chiaro nell’esposizione. (Non altrettanto nel corso Concept in Game Development dove il docente parla troppo velocemente e con un accento marcato). Peccato che i video su youtube non siano disponibili al di fuori del corso (Uno studente cinese lamentava il fatto di non accedere a youtube perché vietato nel suo paese). L’escamotage, un po’ macchinoso, è stato quello di salvarne l’audio in mp3. E’ presente un forum interattivo che, però, per la natura dell’argomento scientifico, dà poco margine a discussioni. Molto attiva, invece, la sezione gamification con badge, ne ho totalizzati 15, che piovono copiosi per qualsiasi step, dall’iscrizione al completamento del corso. Buona anche l’integrazione social soprattutto con twitter, tanto che, ad ogni post con l’account del portale, @open2study o con l’ashtag del corso, ti rispondono e ti retwittano. Sulla valutazione: solo quiz a risposta singola alla fine di ogni lezione  (1 domanda) e al termine del modulo (10 domande). Li ho superati tutti, ma bastava il 60%. Alcuni item davano risposte un po’ ambigue, con sfumature linguistiche di cui non riuscivo a cogliere in pieno il significato, un po’ come quelli dell’utimo MOOC su Coursera. Mi sono perciò iscritta a quest’altro corso, Writing for the Web, per vedere se gli assessment sono con risposte aperte e più discorsive.

 

Un esempio di MOOC selettivo

gamification

 

Oggi si conclude  Gamification su Coursera. Questo corso è stato preparato da docenti della Penn State University, così come il precedente che ho seguito che aveva come oggetto la Creatività. Quest’ultimo era stato organizzato con un sistema indipendente dalla qualità delle prove di valutazione; bisognava fare i compiti assegnati, quiz ed elaborati, che avevano lo scopo di verificare la visione o lettura delle lezioni e proprie elaborazioni ed esercizi di carattere creativo, normalmente con tracce strutturate da seguire per il loro sviluppo. In questo caso non conosco quale sia la percentuale di coloro che l’hanno terminato. Devo dire che è stato altrettanto impegnativo di quest’ultimo sulla gamification organizzato con un sistema più selettivo. Ed è proprio questo aspetto della caratteristica selettiva che vorrei analizzare.

Le statistiche delle edizioni precedenti di Gamification parlano chiaro, al di là delle normali defezioni che si riscontrano nei MOOCs:

gamification stats I criteri della selezione si possono riassumere in questi punti:

  1. L’estensione temporale. Il corso ha avuto la durata di 10 settimane con 12 unità didattiche. In certe settimane c’è stato doppio impegno per doppia unità. Questo ha di certo mandato in crisi i corsisti per overload di risorse da vedere e leggere, di compiti da preparare, discussioni da seguire. In ogni unità c’erano anche risorse aggiuntive che avrebbero avuto bisogno di tempi più dilatati per poter essere visionate e assimilate.
  2. Tempi di consegna. Ogni settimana, da Lunedì a Domenica, prevedeva un compito. Il ritardo nella consegna comportava una decurtazione del punteggio del 25% o addirittura la non convalida del compito stesso.
  3. Numero di tentativi. I quiz per verificare l’apprendimento dei contenuti delle lezioni davano 2 tentativi con punteggio 100% ed altri 3 con 75%, sempre con risposte randomizzate, mediamente con la metà diverse dalle precedenti.
  4. Written Assignment. I compiti argomentativi, da consegnare entro tempi definiti, sono stati valutati da altri corsisti. Ciascuno (in totale 3, rispettivamente da 300, 500, 1500 parole) con 5 valutazioni, più la propria. Questa probabilmente è la componente più innovativa, fatta con un sistema di distribuzione degli elaborati molto efficace. Peccato che il contenuto dei compiti desse poco margine alla creatività e all’interesse specifico.

Il punteggio totale da assegnare era di 100 punti così suddivisi. Minimo richiesto per la certificazione 70 punti:

  • 35 quiz Ho ottenuto 33,25 punti
  • 30 quiz finale Ho ottenuto 23,75 punti
  • 35 peer assessment Ho ottenuto  32 punti
  • Totale ottenuto  89 punti.

Considerazioni metodologiche

Un po’ troppo rigido questo sistema. La qualità psicologica più richiesta è stata la resilienza, ovvero, andare avanti a tutti i costi per vedere la fine. Queste richieste incalzanti hanno fatto perdere un po’ di interesse nei confronti dei contenuti e delle discussioni, e per un corso che pone il massimo interesse nella motivazione, mi sembra che abbia disatteso le aspettative. Ai quiz do una valutazione negativa. A mio avviso sono stati costruiti male, infatti, una delle caratteristiche delle risposte chiuse è quella di non essere ambigue mentre, tante volte, bisognava indovinare tra risposte tutte pertinenti quella che segnalava il docente come la più accreditata. Ma si sa, i quiz sono quiz.

I written assignment sono stati altrettanto monolitici. Viene dato un caso di studio da sviluppare. Dopo il primo, dove ho preso 4/10, ma mi rendo conto di aver preso un po’ di tangente, ho fatto un compitino molto lineare dove ho inserito i termini delle lezioni con qualche idea originale senza esagerare e ho meritato 10/10. Nel terzo ho ripetuto la tecnica con la valutazione di 10/10, ma mi bastava 1 punto per la certificazione. Questa progettazione con argomento uguale per tutti mi ha annoiato nel peer assessment. Si ripetevano sempre le stesse cose, con più o meno precisione e accuratezza, ma dalle quali ho imparato ben poco. Avrei preferito che il compito fosse indirizzato al proprio ambito lavorativo (il mio è education), affinché l’impegno di progettazione di gamification fosse almeno inerente ai miei interessi. Così mi è sembrato un lavoro abbastanza inutile, funzionale solo alla certificazione.

Complessivamente, rispetto alla lettura precedente del testo For the Win del docente responsabile del corso, non ho imparato molto di più. Le interazioni sul forum non mi sono state di grande aiuto. Anche sul fronte dell’utilizzo di piattaforme o applicativi mi rimane il buio pressoché totale.

In conclusione ho preferito molto di più la forma libera che non questa stringente. La certificazione per entrambe è solo formale ma, almeno nel primo, c’è stata una componente ludica maggiore (motivazione intrinseca) e più orientata a capire e costruire, che non imparare per sostenere le prove. Ecco, la struttura di Gamification è più vicina a quella scolastica e accademica (motivazione estrinseca) che è proprio quella che non voglio ritrovarmi in un MOOC.

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Etextbooks 2.0 by Emanuela Zibordi

There are many ways to engage students in participatory learning. One of these could be writing e-textbooks with their teachers. In this brief tutorial, the author will show you how to build an ebook starting from the collaborative writing, making the path of knowledge for your own teaching context and involving your students in their learning processes.With simple and free applications, you can get e-textbook accessible from any device: digital learning objects that are flexible, integrated with resources from the Web, but also reusable, creative and closed to your specific educational needs.“In this ebook, I am proposing a new method of organizing manuals and textbooks, through the involvement of students themselves in each phase of implementation. The underlying philosophy is the same used in resources organization on the Web in the current Web 2.0 environment.

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Il mio BYOD

Il mio BYOD (Bring Your Own Device) è per me più che una scelta, una necessità. Insegno Scienze Motorie in un edificio distante dalla scuola, senza connessione Internet. Ma questa non è l’unica ragione. Ritengo che un dispositivo debba essere personale dal momento che, da subito, si rivela come un prolungamento della propria memoria e della memoria di sè nel mondo. E’ una protesi embeddata nel proprio corpo-mente. Ne indossereste mai una di un’altra persona?

Così ai miei studenti lascio usare i loro dispositivi che generalmente sono smartphone sui quali trovano le loro cose e quelle che io faccio avere loro come attività con le apps. Il mio mac è sempre acceso, spesso connesso con chiavetta; mentre alcuni fanno sport, altri in pausa, scrivono controllano, guardano cercano. Mi sembra che questo sia il modo più naturale, più efficiente e, a me pare, anche efficace di utilizzare le tecnologie. Successivamente a casa usano anche il proprio PC. Generalizzando, l’esperienza mi dice che ha più senso puntare alla connessione Internet nelle scuole, piuttosto che sull’acquisto di dispositivi, LIM comprese, che spesso rimangono sottoutilizzati o addirittura inutilizzati.

Liberio: da Google Drive a ePub o su Kindle

liberio

 

Liberio è un’applicazione che permette di trasformare e scaricare un documento da Google Drive in ePub, oppure mandarlo direttamente sul proprio Kindle.

Ho fatto una prova con l’ebook che sto scrivendo con una mia classe e il risultato è abbastanza buono e l’epub ottenuto, volendo, si può poi sistemare con Sigil ed avere un prodotto più raffinato.

Un’applicazione didattica potrebbe essere quella di far avere ai propri studenti un formato leggibile sui dispositivi mobile, o, ancora meglio, che siano gli stessi studenti a preparare dei testi e scambiarseli agilmente.

Per richiedere l’accesso basta andare sul sito e fare richiesta del codice di attivazione che arriva dopo qualche giorno. Qui sotto il link ad un breve tutorial di @BarbaraGozzi

Liberio: generatore di eBook passando per Google Drive

Danza Moderna – Due improvvisazioni

Succede che la mia scuola, il Liceo G.Pico di Mirandola annesso all IIS G.Luosi, dopo il terremoto del Maggio 12 non ha ancora tutte le strutture necessarie per la didattica, in particolar modo gli edifici per le lezioni di Scienze Motorie. Mi sono per questo ingegnata con gli studenti a trovare spazi alternativi alla ressa del Palazzetto dello Sport in cui si lavora in tre gruppi alla volta, spesso in spazi non adeguati.

Quest’anno, oltre all’uso della piscina del Centro Nuoto, abbiamo chiesto ospitalità al Pantheon Club che ha a disposizione sale muscolazione e salette per fitness. Così per due classi seconde, ho organizzato due gruppi di lavoro: uno per attività di fitness con le macchine, uno per improvvisazioni di danza moderna di cui di seguito i due video delle brevi combinazioni ideate dalle studentesse e da me guidate in sole tre lezioni:

L’idea didattica è di tipo creativo in quanto si rifà alla combinazione di gesti abituali ripresi dalle modalità espressive e rituali della danza africana che, per niente astratta, non fa altro che riproporre movimenti riferiti alla quotidianità come zappare, seminare, raccogliere i frutti della terra, lavorarli per essere consumati, ecc.

Nella nostra civiltà, sono altri i gesti che andiamo a compiere come, ad esempio, rispondere al cellulare, farsi un tè, asciugarsi i capelli con il phon, studiare, ecc. che, nella elaborazione in forma di danza non sono più riconoscibili perché ampliati, esasperati, ritmati diversamente rispetto alla loro esecuzione originale.

Non è stata introdotta nessuna tecnica particolare, tranne un’attenzione alla tenuta degli arti inferiori nelle posizioni I e II in parallelo e alla respirazione. Nell’esecuzione ho lasciato ampi margini di libertà individuale, nessun ritmo imposto e la musica, aggiunta solo al termine, ha avuto solo lo scopo di accompagnamento all’esecuzione.