Learning how to learn #4

poll 4

In breve: la quarta e ultima settimana di MOOC procede con gli argomenti come essere uno studente migliore e regole per uno studio efficace.

Come essere uno studente migliore

Imparare, pianificare e il linguaggio sono le abilità che ci rendono umani. Queste sono a carico della corteccia prefrontale che è anche l’ultima parte a maturare, responsabile, inoltre, dei comportamenti sociali. 

L’apprendimento non avanza linearmente, a volte ci si trova in confusione perché la mente procede verso una ristrutturazione della conoscenza. E qui, il tempo gioca un ruolo fondamentale. Non bisogna scoraggiarsi perché questi sono periodi di frustrazione passeggera.

Creare metafore o analogie

Più queste immagini sono visive, meglio è, non solo nelle discipline umanistiche, ma anche in quelle scientifiche e tecnologiche. A volte è necessario immedesimarsi ed essere l’oggetto stesso dell’immagine o del modello che si vuole rappresentare. Le metafore creano connessioni a strutture mentali già esistenti.

Non è necessario essere geni

Esiste una stretta correlazione tra imparare discipline scientifiche e lo sport. Una corretta ripetizione sviluppa la memoria muscolare, cosicché il tuo corpo sa cosa fare a partire da un semplice pensiero (automatismi, da non confondere con stereotipi). La mente crea schemi di significato e questo avviene se si dà senso a ciò che si apprende.
Avere una memoria procedurale più estesa può essere d’impiccio per l’effetto Einstellung, ovvero, l’idea che hai in mente può inibire processi creativi. Una memoria procedurale più piccola, invece, permette maggiormente la modalità diffusa del pensiero come visto nella prima settimana.
La pratica deliberata su aspetti più complessi può aiutare a creare chunk che rafforzano la mente e utilizzabili successivamente.
La “Sindrome dell’Impostore” è una condizione abbastanza comune e ti fa sentire inadeguato, importante è non arrendersi. Come si diceva in precedenza: la fortuna aiuta gli audaci!

Cambiare il modo di pensare cambia la tua vita

La guaina mielinica, quella che avvolge i nervi, si sviluppa fino all’età di 20 anni ed è quella che permette di controllare l’impulsività. Sviluppare i propri circuiti neurali con il ragionamento, aiuta questo sviluppo.
Inoltre, avere la virtù della perseveranza, “la virtù del meno brillante”, insieme alla flessibilità e alla capacità di riconoscere i propri errori, permette di raggiungere ottimi risultati.
Spesso, personaggi importanti della letteratura o della scienza erano pessimi studenti a scuola. Avvicinarsi ad una materia con l’obiettivo di studiarla in autonomia, permette di seguire un percorso individuale verso la competenza.
Un solo insegnante o un libro è una versione parziale di una realtà a più dimensioni sull’argomento, che è collegato anche ad altre materie affascinanti materie. Assumerti la responsabilità del tuo personale apprendimento è una delle cose più importanti che si possano fare.
Attenzione alle invidie che possono presentarsi quando si ha successo. L’empatia non è sempre positiva, bisogna imparare ad essere distaccati.

Il valore del lavoro di gruppo

L’emisfero destro ci permette di considerare il nostro lavoro in una prospettiva d’insieme, mettere le cose nella giusta prospettiva. Questa parte del cervello funziona come una specie di avvocato del diavolo che mette in dubbio l’equilibrio esistente e pone in evidenza eventuali incoerenze, mentre l’emisfero sinistro prova in tutti i modi a rimanere aggrappato alla situazione esistente. La modalità concentrata dell’emisfero sinistro associa il risultato al desiderio che sia giusto, crea una eccessiva fiducia in se stessi.  Per questo è importante confrontarsi e collaborare con persone altrettanto interessate alla materia.
Amici e colleghi hanno una funzione simile a quella della modalità diffusa perché hanno una prospettiva più ampia, diversa dalla tua, e possono cogliere meglio ciò che ti sfugge.
La modalità dello studio in gruppo è comunque quella di: poche chiacchiere e rispettare la tabella di marcia fino alla fine.

Come affrontare le prove

Sostenere esami è un’attività di apprendimento molto efficace.
Ecco un check list alla quale rispondere prima di affrontare una prova:

  • Hai veramente capito il contenuto?
  • Hai chiesto spiegazioni quando non hai capito?
  • Hai ripassato e controllato gli appunti con i compagni?
  • Hai partecipato attivamente a gruppi di studio?
  • Hai confrontato le tue soluzioni con altri?
  • Hai abbozzato soluzioni ai problemi?
  • Hai dormito a sufficienza la notte precedente gli esami?

Iniziare dai problemi facili o quelli difficili? All’esame è meglio partire da quelli difficili perché richiedono una modalità diffusa. Se ci si blocca si torna a quelli più facili.
Questa tecnica può aiutarti a usare in maniera più efficace il cervello, facendone funzionare simultaneamente le diverse parti su più concetti diversi. Iniziare dal problema difficile e poi passare a quello più facile permette di lavorare un po’ su tutti i problemi dell’esame che devi affrontare ed è una tecnica valida anche per evitare l’Einstellung, cioè il fatto di rimanere bloccati su un metodo sbagliato, poiché permette di considerare il problema da diverse prospettive. L’unica accortezza con questa tecnica è quella di avere autocontrollo e tralasciare un problema quando vedi che sei bloccato da uno o due minuti.

Il corpo rilascia sostanze chimiche quando è sotto stress. Come interpreti la reazione del tuo corpo a queste sostanze fa la differenza. Se si è ansiosi, provare a distrarre il pensiero e concentrarsi sulla respirazione, suggestionandosi con l’idea che la prova ti sproni a fare meglio e non quella che l’esame ti spaventa.

10 regole dello studio efficace

  1. Dopo aver letto il contenuto prova a ricordare quello che c’era scritto
  2. Fai delle prove di memorizzazione: le flash card ti possono aiutare
  3. Frammenta il contenuto e imparane un po’ alla volta
  4. Distanzia le ripetizioni: spaced learning
  5. Alterna modalità diverse di soluzione
  6. Prenditi delle pause dalla modalità focalizzata
  7. Usa analogie e metafore per apprendere i concetti
  8. Concentrati in un luogo dove non hai occasioni di distrazione
  9. Inizia con l’attività meno piacevole “Ingoia il rospo”
  10. Datti delle gratificazioni quando hai raggiunto un obiettivo

[Nota personale: quando studiai neurologia alla fine avevo chiaro nella mia mente come si imparano le attività motorie. Questo corso mi ha dato la certezza che l’apprendimento, nelle sue diverse modalità, non differisce da quanto imparai 40 anni fa. I processi sono gli stessi, la nostra mente lavora all’unisono con il corpo, sono un tutt’uno che continuamente si integra e si parla. Bisogna riprendersela questa fisicità della mente :)]

Articoli precedenti:

Learning how to learn 1

Learning how to learn 2

Learning how to learn 3

Learning how to learn #3

week 3

In breve: la terza settimana di MOOC procede con gli argomenti della procastinazione e della memoria.

Procastinazione

Si procastina su attività che mettono a disagio. Però, rimandare un impegno dà una gratificazione solo temporanea, poi, quando arriva il momento di rimettersi al lavoro, il disagio è ancora più accentuato.
La procastinazione ha dei punti in comune con la dipendenza.
Migliorare il proprio atteggiamento rimandatario, darà anche miglioramenti diffusi in altri ambiti. Si tratta di cambiare abitudini e, per fare questo sono necessari tempo e determinazione.

La modalità “zombie” citata nel corso sta ad indicare che i chunk si formano con un processo che va dalla fase cosciente, complice un’attenzione focalizzata, ad un’altra automatizzata, meno dispendiosa dal punto di vista energetico, più efficace e sempre più raffinata.
Quando si è raggiunta una certa competenza, si eseguono compiti ed azioni senza pensarci troppo, intervengono cioè processi mentali sub-corticali che sfuggono alla coscienza.
Un’abitudine può essere buona o cattiva. Mer migliorare rispetto alla procastinazione si deve seguire questo iter:

  1. lo spunto (cambiare una reazione allo spunto, in genere isolarsi)
  2. la routine (sviluppare un nuovo rituale)
  3. la ricompensa (sostituire la ricompensa iniziale con una più consistente )
  4. la convinzione (credere di poter cambiare abitudini)

Imparare a non procastinare crea una gratificazione maggiore perché si è finito il lavoro ricompensato da uno svago, cinema, amici, sport, ecc., contro una soddisfazione fugace e temporanea che non porta a niente di tangibile.

Importante quando ci si impegna è concentrarsi sul processo e non sul risultato, applicando le regole definite nei post precedenti ovvero, con tempi di attenzione ben definiti, frammentando i contenuti, isolarsi da rumori e distrazioni e seguire queste indicazioni con determinazione. L’idea è quella di lasciarsi andare nel flusso del lavoro.

Scrivere un diario con la lista delle cose che ragionevolmente si possono fare, può aiutare a cambiare abitudini. Meglio se fatto la sera prima perché questo libera la memoria procedurale (STM) per altre attività.
Inserire nel diario ciò che funzione e ciò che non va.

Si consiglia per prima cosa di “ingoiare il rospo“, cioè inizialmente affrontare le attività più antipatiche.

Memoria

La memoria è una parte importante dell’apprendimento.

Per migliorarla si possono applicare delle tecniche visuo-spaziali, concretizzando attraverso immagini, sensazioni e spazi i concetti astratti da ricordare. Rendere un ricordo qualcosa di memorabile.
Ripetere i concetto con la tecnica dello spacing nei giorni successivi. Per questo ripasso un buon aiuto possono essere le flashcard http://ankisrs.net/

I ricordi non sono fissi ma subiscono il riconsolidamento, cambiano un po’ ad ogni richiamo, questo processo avviene durante il sonno. Per migliorare il consolidamento e il riconsolidamento, è buona cosa spaziare i richiami della memoria.

Learning how to learn #2

poll 2

In breve: la seconda settimana di MOOC procede con l’argomento della frammentazione, si parlerà in maniera diffusa dei chunk.

Cosa sono i chunk, cosa è il chunking?

I chunk sono frammenti di informazione che si legano assieme per significato o uso fino a formare idee chiave compatte, (la metafora è lo .zip) sempre più grandi e complesse e facilmente accessibili.
Per formare chunk è necessario adoperarsi con un apprendimento focalizzato che prevede attenzione e comprensione, mentre l’esercizio approfondisce ne fissa gli schemi mentali.
Quando si deve recuperare un’idea non serve avere tutti i dettagli, ma basta quella principale.
In pratica si tratta di creare automatismi mentali sempre più complessi.

Come formare i chunk

Per poter sviluppare chunk e fissarli nella memoria, si studia un frammento di un argomento e si prova a ripetere senza guardare il libro (recall), senza sottolineare o evidenziare troppo -questo illude di aver imparato- e poi fare degli autotest. Allo stesso modo non serve fare mappe mentali, almeno nella fase di apprendimento iniziale.
Gli errori possono aiutare meglio la comprensione e la memorizzazione ed evitano l’illusione di competenza. Per questo bisogna esercitarsi  anche su problemi difficili e non accontentarsi delle nozioni base, questa forma viene chiamata pratica deliberata.
Nel tempo i chunk costruiscono ganci neurali con ciò che si conosce già, con argomenti affini o strutture simili e si costruisce una conoscenza più completa.
Più è grande la biblioteca dei propri chunk, meglio è.

Caratteristiche dei chunk

I chunk godono della proprietà del transfer, ovvero riescono a connettersi con modelli già presenti nella nostra mente e formare immagini creative. Per questo si deve trovare un compromesso tra la specializzazione e la conoscenza più diffusa, anche in campi che non sembrano essere affini.

Un altro modo per stimolare la formazione di chunk consiste nell’interleaving. Questa tecnica invita a non soffermarsi troppo a fondo su un metodo, ma studiare concetti,  approcci e tecniche diverse tra loro.

L’overlearning è necessario quando si devono affrontare situazioni in cui è richiesta particolare scioltezza nella comunicazione, ad esempio in un evento TED. E’ dannoso, invece, nello studio fisso e ripetitivo.

L’einstellung (mind set) è una forma radicata dei chunk che impedisce di affrontare i problemi da un punto di vista diverso.

E’ utile richiamare i chunk in luoghi diversi da dove si sono appresi. Cambiare l’ambiente, infatti, stimola diversamente il richiamo della conoscenza.

Per ultimo la serendipity che aiuta gli audaci e può sorprendere per idee inattese o intuitive.

La strega: tra realtà e leggenda – ebook

Un altro ebook prodotto dagli studenti e studentesse della 1° e 2° B del Liceo Linguistico “Giovanni Pico” Mirandola. A.S. 2015-16.

A cura delle Prof.sse Marina Marchi, Emanuela Zibordi e la partecipazione della scrittrice Barbara Baraldi.

La strega tra realtà e leggenda

La strega: tra realtà e leggenda (.epub)

La strega: tra realtà e leggenda (.mobi)

Learning how to learn #1

argomenti prima settimana

In breve: i contenuti del primo modulo del corso “Aprendiendo a aprender”

Il corso

Ho iniziato un MOOC su Coursera dal titolo “Aprendiendo a aprender: Poderosas herramientas mentales con las que podrás dominar temas difíciles” (Learning How to Learn: Powerful mental tools to help you master tough subjects) della University of California, San Diego. E’ il primo corso in spagnolo che seguo (letture e compiti). Gli interventi dei video sono in inglese con sottotitoli in italiano.
Si compone di quattro moduli distribuiti in quattro settimane. Se vai alla pagina del link qui sopra, puoi avere informazioni maggiori sugli obiettivi e l’organizzazione delle lezioni.
Il certificato finale costa 44 $.

Vorrei riassumere sul questo blog i contenuti appresi in ciascuna settimana perché ritengo comodo avere sotto mano i punti salienti trattati e rivederli, sia per una necessità personale, sia per poterli applicare nella mia didattica.

Gli argomenti della prima settimana

L’apprendimento focalizzato e quello diffuso

Esistono sostanzialmente due modi per apprendere. Il primo, quello focalizzato,  è quello che conosciamo meglio in cui si presta tutta la concentrazione sull’oggetto di interesse. Si studia in un ambiente senza distrazioni, in modo sequenziale dove si provano a comprendere concetti apparentemente difficili, anche totalmente astratti.
Questo atteggiamento, però, non può durare a lungo. I ricercatori affermano che è necessario smettere quando si avverte il primo disagio o l’incapacità di sostenere la concentrazione.

Negli anni ’80 è stata messa a punto la “Tecnica del Pomodoro“. Questa consiste nel caricare un timer (l’autore ne usò uno a forma di pomodoro da cui il nome), che segnala un tempo massimo di 25′ di concentrazione ogni volta, da effettuare senza distrazioni dall’esterno, a cui si fanno seguire alcuni minuti di scarico facendo altro come bersi un caffè, scambiare chiacchiere, interagire sui social, fare un breve passeggiata, esercizi fisici, una doccia, relax, ecc.

Questa tecnica ci porta al concetto di apprendimento diffuso, che è quello implicito, incoscio che avviene nei momenti di stacco in cui si fa “altro” rispetto al periodo di intensa concentrazione.
Dal punto di vista neurologico in questa fase, scaricare il Sistema Nervoso permette che i nuovi apprendimenti creino i circuiti neurali andando ad attingere a ciò che si conosce, alle proprie esperienze, facilitando la comprensione e la creatività.
Nel microscopico, è in questa fase che i dentriti dei neuroni attivano nuove sinapsi permettendo che ciò che si è studiato si ancori nelle strutture nervose.
Durante l’apprendimento diffuso il pensiero si muove liberamente, con l’opportunità di guardare le cose da una prospettiva diversa per soluzioni alternative.

Queste due modalità appena viste non possono manifestarsi in contemporanea, ma è necessario, specialmente quando si impara qualcosa di nuovo, che la mente possa passare dall’una all’altra fase, per creare la struttura necessaria ai nuovi apprendimenti.

Dal punto di vista fisiologico c’è analogia tra ciò che avviene nell’allenamento sportivo. In realtà l’organismo si “allena” durante la fase di recupero; è in quel frangente, infatti, che si attivano le modificazioni omeostatiche indotte dalla sindrome di adattamento generate dallo stress fisico.

E’ bene conoscere i concetti di apprendimento focalizzato e diffuso, specialmente quando si deve approcciare a qualche argomento che non piace o si ritiene difficile.
In questo caso si nota che il disagio scompare dopo poco che si inizia l’applicazione e, quindi, non serve procastinare l’impegno, ma piuttosto è preferibile darsi dei limiti temporali alla concentrazione, intervallati da momenti di relax.

Effetto distanza

Fattori che incidono sull’apprendimento sono dovute alla labilità della memoria a breve termine e della memoria procedurale, contro la più solida memoria a lungo termine.
La prima occupa un’area molto ristretta del SN e scompare in tempi rapidi, la seconda pervade tutto il cervello e si mantiene abbastanza stabile per essere recuperata al bisogno.

Per ottenere un apprendimento duraturo è necessario dedicare allo stesso argomento più riprese, ovvero rivedere e fare esercizio.
I ricercatori affermano che dopo cinque rivisitazioni, si raggiunge l’obiettivo ma che, più queste sono distanziate, più sono efficaci.

Ti rimando ad un post che ho tradotto dall’inglese in cui, nel dettaglio, puoi farti un’idea di cosa significhi l’effetto distanza. Eccolo:

Effetto distanza, Ripetizioni frazionate, Pratica distribuita, ecc.

L’importanza del sonno nell’apprendimento

Le cellule del nostro SN subiscono durante il sonno una contrazione e questo permette il drenaggio delle tossine perché il liquido intra-cellulare scorre più agevolmente.
Ma il sonno è anche un fattore importante dell’apprendimento: si rafforzano parti di memoria che vogliamo ricordare e si cancellano quelle meno importanti. Le sinapsi tra i neuroni rafforzano i concetti e i contenuti, attivando e ripercorrendo con la memoria i circuiti appena formatisi.
La disattivazione del pensiero cosciente permette il dialogo tra le parti inconsce del cervello di ciò che è stato captato nella fase di focalizzazione.
Anche pensare a ciò che si è appena studiato prima di addormentarsi favorisce l’apprendimento, con la probabilità addirittura di sognarlo.

La settimana prossima l’argomento sarà: Gli aspetti base della frammentazione.

Sport e Scuola: un conflitto da superare

Gregorio Patrinieri

Gregorio Paltrinieri, foto di Fabrizio Fogliani su Flickr

In breve: un mio breve articolo su facebook a tema sport e scuola scatena l’interesse di genitori e docenti.

La citazione

A seguito della vittoria di Gregorio Paltrinieri alle ultime Olimpiadi scrivo,  il giorno 14 Agosto 2016, un breve post su facebook che riporto integralmente:

Quest’anno ero in commissione agli esami nel Liceo frequentato da Gregorio Paltrinieri. Una collega mi raccontava le reazioni di alcuni docenti di fronte alla sua scelta di impegnarsi per il nuoto, del tipo: “…ma cosa vuoi che riesca ad andare alle Olimpiadi!”
A tutti i colleghi che pensano che i propri studenti siano come i dipendenti di una fabbrichetta, che devono fare solo ciò che l’insegnante ritiene che sia giusto secondo un modello quanto meno discutibile, chiedo di essere un po’ più intelligenti, aperti e contenti che qualcuno di quelli trovi soddisfazione di ciò che fa, a cominciare da chi desidera continuare a giocare a calcio nella squadra del paese, a quello che vince un medaglione d’oro. I ragazzi e le ragazze si aiutano a crescere anche così.

Le reazioni non si fanno attendere e, con mia notevole sorpresa, ricevo tantissimi apprezzamenti; sulla mia bacheca (ad oggi, 19/8 sono 2.500 like e più di 500 condivisioni), su quella di Your Edu Action (quasi 33.000 like più di 10.000 condivisioni) con moltissimi commenti e messaggi diretti da parte di colleghi, genitori e studenti, che leggo e a cui rispondo anche solo per presa visione.
Tanti di questi denunciano l’ostilità di alcuni docenti verso la pratica sportiva anche con umiliazioni pubbliche, alcuni genitori e studenti la tengono opportunamente nascosta, altri ancora mentono, comunicando la sospensione dell’attività che, invece, continua tranquillamente. In questo ultimo caso i risultati delle valutazioni scolastiche diventano più benevoli. Come dire che, a mali estremi, estremi rimedi, con buona pace dell’ipocrisia e dell’ottusità educativa.

Sport, dentro e fuori la scuola

La scuola, così come è strutturata nel nostro paese, non dedica molto tempo e soprattutto adeguate infrastrutture all’attività motoria, ad iniziare dalla primaria. Con la “Buona Scuola” si è prevista una massiccia rivalutazione inserendo i professionisti del settore. Non so se questo progetto sia effettivamente partito, ma sarebbe già un passo importante.

La materia Scienze Motorie, anche nei Licei dove insegno, ha una funzione formativa ed educativa, secondariamente sollecita all’agonismo, ma solo come scelta opzionale.
Dalla mia esperienza alcuni scoprono le attività sportive dalle lezioni e poi si appassionano, altri che credono, o sono stati indotti a credere, di essere negati, trovano nella scuola qualche attività che li soddisfa e la perseguono. Altri ancora sono già strutturati e sono iscritti a società sportive, partecipano ad allenamenti e competizioni. Durante le lezioni si lavora tutti insieme, giustamente, perché si impara anche per imitazione, emulazione, condivisione, collaborazione tra pari.

In altre nazioni lo Sport giovanile non è demandato ad agenzie esterne, ma è l’istituzione educativa centrale che se ne occupa. In Italia non è il MIUR direttamente ad occuparsi dello Sport in età evolutiva, ma sono il CONI e gli enti di promozione sportiva. Questo, a volte, implica che alcuni giovani tesserati siano esclusi perché non sufficientemente competitivi, con rischio di abbandono verso la pratica agonistica per i quali è difficile sostituirla con attività più semplicemente ludiche.
Come si evince, questi enti hanno obiettivi selettivi e non inclusivi come dovrebbe avere invece la scuola nella sua missione educativa e formativa.

Huston, abbiamo un problema

Anzi due:

  • Il primo è quello emerso nei thread del post che ho pubblicato. Ragazzi che praticano a livello agonistico che sono ostacolati dal sistema scolastico rigido e poco attento ai loro bisogni.
  • Il secondo è dato da quelli che vorrebbero praticare per necessità motivazionale, ma vengono esclusi perché non corrispondono ai rispettivi standard competitivi.

Nell’istituzione scolastica ci siamo abituati a progettare percorsi personalizzati per studenti che hanno problematiche diverse, basti pensare ai DSA o ai BES. Queste differenze non intaccano gli obiettivi ed i contenuti, che rimangono quelli comuni al Consiglio di Classe, ma si differenziano solo per un’organizzazione diversa dei tempi, una flessibilità maggiore che permetta a tutti di arrivare a completare il percorso.
Nella mia scuola questo si fa tranquillamente, anche con chi ha impegni agonistici o espressivi della motricità, come ad esempio concorsi di danza.

Per chi, invece, ama praticare attività ma non trova spazi nelle squadre agonistiche, sarebbe necessario un intervento istituzionale maggiore, ciò che la categoria chiede da anni, che si concretizzerebbe in disponibilità di impianti e personale specializzato che segua questi studenti i quali, spesso e sempre di più, hanno anche bisogno di sollecitare le capacità motorie di base che una volta si sviluppavano con il gioco spontaneo, ma che oggi sono sempre più carenti nei nostri ragazzi e ragazze, a volte assorbiti dalla scuola fin dalla primaria con una mole di compiti esagerata, invasiva, che preclude una crescita equilibrata della personalità.

Superare il conflitto

Insegno da 40 anni, prima Educazione Fisica, adesso Scienze Motorie nei Licei. Anch’io ne ho sentite di tutti i colori, da parte di studenti, di genitori, di colleghi. Non pensavo, però, che il problema fosse così diffuso. Pochi sono i docenti illuminati a fronte di una massa che è convinta che la scuola debba essere l’unica agenzia educativa in grado di dare una prospettiva futura agli studenti. Questo vale per tutto ciò che sta al di fuori: musica, volontariato, attività varie, strutturate e non, formali, non formali.
Quella delle attività sportive crea spesso un conflitto più acceso, forse perché evidenzia una concorrenza sbilanciata dove i giovani atleti si spendono in fatica fisica e mentale con una motivazione primaria, endogena, senza cioè aver bisogno di gratificazione dall’esterno, mentre la scuola delle materie di “studio”, punta su quelle secondarie, cioè con i voti e l’agognata promozione. Questi ultimi rappresentano un premio da conquistare, non un’esigenza intrinseca di conoscenza.
Premio e punizione, infatti, sono due parole che aleggiano spesso durante gli scrutini di fine anno.
Imparare, per alcuni docenti, ha senso se è caratterizzato dalla sofferenza, dal sacrificio, mentre queste due condizioni, nello sport, sono accettate come necessarie al raggiungimento degli obiettivi, che sono tangibili, perché si esplicitano con l’acquisizione di competenze e non solo con conoscenze labili sotto il profilo dell’apprendimento autentico. E questo crea attrito e, probabilmente scatena reazioni di chiusura, di sconcertante ottusità.

Dai commenti risentiti di chi ha messo tutti quei like, però, non è bello sentire che la categoria dei docenti venga ricordata come quella che impone per autorità le rinunce ad attività altrettanto educative come lo sport, addirittura apostrofandole come inutili o paradossalmente dannose. Magari si potessero raggiungere gli obiettivi scolastici facendo leva sulle stesse motivazioni!
Ci deve essere equilibrio ed attenzione nel riconoscere le aspirazioni di ciascuno studente, aiutarli a raggiungere i traguardi anche con un’organizzazione più flessibile e una forte motivazione.
In questo, anche le nuove tecnologie ci possono venire in aiuto, come ad esempio la solidarietà in rete che già avviene tra gli studenti, di cui alcuni docenti non hanno nemmeno percezione, o con strategie di gamification per attivare stimolanti learning game.
Queste tecniche stanno entrando nei processi educativi e sarebbe veramente ora che si procedesse ad uno svecchiamento, ad un profondo restyling della scuola, cominciando a stigmatizzare certi atteggiamenti anacronistici, purtroppo, molto diffusi.

P.S. Il giorno 21 Agosto, Eurosport pubblica il mio post:

Sport e scuola: l’esempio da seguire di Gregorio Paltrinieri

Il giorno 23 Agosto, Vita, pubblica questo articolo:

Più sport a scuola, fra promesse e realtà

Per saperne di più:

Corpus sanum in mente sana

Per i pediatri italiani vale ancora il motto “Mens sana in corpore sano”

Esame di Stato – consigli per la tesina

tesina

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In breve: il mio decalogo per fare bella figura presentando l’argomento a scelta durante l’Esame di Stato

Precisiamo: la parola “tesina” è sparita dalla normativa. Secondo l’art.21 del OM 252 2016, il comma 2 recita: “Il colloquio ha inizio con un argomento disciplinare o pluridisciplinare, scelto dal candidato, anche riferito ad attività o esperienze attuate durante l’ultimo anno del corso di studi.” Nella sostanza, l’impianto della prima fase del colloquio rimane pressoché uguale a prima, se non più ampio.

L’anno scorso un collega, Ermanno Ferretti,  ha pubblicato un decalogo , che ti invito a leggere, a cui ne ho aggiunto uno personale che riporto qui sotto:

  1. Inserire una biblio-sitografia dignitosa con almeno un paio di voci autorevoli per ogni argomento proposto;
  2. Se la presentazione ha oggetti multimediali mettere solo l’estratto che interessa. Alla commissione scoccia ascoltare una brano intero o guardare 5′ di film;
  3. Stesso discorso per i testi: non si mettono 10 poesie dello stesso autore, scegliere la più rappresentativa o quella che si vuole commentare, a meno di un percorso monografico;
  4. Nell’intervento in lingua straniera mettere 2 o 3 slide che spieghino il percorso anche a quel commissario che si è fermato all’inglese del liceo o non lo sa proprio;
  5. Alle eventuali domande non rispondere con: “questo il prof non ce l’ha spiegato, non l’ho letto, ecc.”, ma provare a rispondere e collegare, anche con percorsi laterali;
  6. Se si fa riferimento ad un testo o a un film, bisogna quanto meno averlo letto, visto tutto;
  7. Cronometrare a casa l’intervento parlando a velocità normale senza aggredire l’ascoltatore (dopo pochi minuti di questo ritmo la commissione stacca la spina);
  8. Non dire “adesso passo a italiano, storia, scienze ecc., ma indicare il link seguito: mi collego a questo argomento perché…
  9. Non riempire la presentazione di testi, non li legge nessuno. Scrivere l’indispensabile, accompagnato possibilmente da un’immagine esplicativa. Giocare anche sull’ironia;
  10. A me, come presidente, piace constatare che ci sia passione per qualche argomento culturale. Fare la tesina o collegamenti di Scienze Motorie solo se si ha qualcosa di interessante da dire. Mai irritare il presidente 🙂