Buongiorno Onorevole

Buna scuola

In breve: la mia risposta alla mail mandatami dall’Onorevole Davide Faraone

Copio l’immagine del logo della campagna “La buona scuola” e mi accorgo che sotto, nel festone color oro, c’è scritto “Facciamo crescere il paese”.

Non entro nel merito dettagliato della proposta a cui ho risposto nel questionario, se non puntualizzando che qualsiasi impegno innovativo ha bisogno di risorse umane, economiche, ma soprattutto di un supporto reale che si esprime con atti di fiducia e di condivisione degli obiettivi.

Da quando è partita la suddetta campagna, i messaggi di buoni propositi, che sono arrivati dalle componenti governative, sono stati falsificati e smentiti da comunicazioni estemporanee fatte indifferentemente da esponenti al top, meno top, da altri che della scuola hanno solo interessi opportunistici. Si continua a tagliare, si continua ad umiliare.

Ricevo come tanti dall’Onorevole Davide Faraone una email di cui mi ha colpito questa frase:

Questo è il nostro compito e la nostra speranza. So che chi lavora come voi 
nella scuola e per la scuola ha vissuto tempi particolarmente pesanti fatti di tagli e spesso di umiliazioni.

Ora si cambia verso!

Ecco, proprio questa mi ha indotto di rispondere all’Onorevole appena arrivato alla segreteria del MIUR. L’ho postata prima su Facebook ed ora la metto qui, in questo spazio un po’ meno liquido, così, per la memoria.

 

Buongiorno onorevole, visto che mi scrivi personalmente, ti rispondo con 
altrettanta confidenza.

Perché non pensi che la proposta economica di valorizzazione dei docenti che fa il tuo governo non sia umiliante? Si toglie a qualcuno per dare ad altri. 
Questo non è "incentivo" e riconoscimento del merito. E' un imbroglio. 
Preoccupatevi, invece, di eliminare le storture e i favoritismi e di far 
diventare questo un paese davvero democratico con una scuola laica, aiutando 
chi lavora, spesso controcorrente rispetto all'andazzo generale.

Quello che dite nella buona scuola è contraddittorio, così come le sparate che poi siete costretti a rimangiarvi perché assurde e offensive della nostra 
professione e spesso anche illecite. Sono trucchetti comunicativi che 
conosciamo e non si discostano da quelli dei precedenti governi. 
Sappiamo anche molto bene perché il presidente Renzi ha scelto come ministro laGiannini, non siamo poi così ingenui.

Per ciò che mi riguarda, indipendentemente da ciò che deciderete, cercherò di 
essere una brava insegnante, al meglio di quello che posso fare nelle 
condizioni in cui lavoro e, da buona italiana DOC, con una buona dose di 
intraprendenza, creatività, impegno e studio. 
Come diceva Gianni Agnelli: la società civile è migliore di coloro che la 
rappresentano. Molto migliore!

Cordiali saluti

Facciamo crescere il paese, si diceva.

La collettività paga profumatamente i vostri uffici stampa. Cominciamo dalla comunicazione un po’ meno schizoide, eh!

Elevazioni matematiche

dubbio

D’oh!

In breve: i miei studenti di I e II Liceo hanno difficoltà ad elaborare un’operazione  aritmetica semplice. Come mai?

Premessa

In questi giorni sto presentando ai miei studenti un esercizio per la valutazione funzionale della forza veloce-elastica in elevazione degli arti inferiori. Si tratta di un esercizio standardizzato molto noto: il test di Sergeant.

Al termine delle prove chiedo di calcolare la differenza (sottrazione o scarto), tra l’altezza raggiunta in elevazione e l’altezza in appoggio. Tale misura dà i cm di elevazione in salto, capacità motoria utile in tante discipline sportive, espressive ed artistiche. A loro chiedo di farmi esempi concreti di attività motorie che prevedono salti, per verificare che abbiano capito cosa andiamo a misurare.
Fin qui tutto bene.

Si va invece in crisi quanto bisogna fare l’operazione a mente. Calcolare infatti cm 230 – 185 diventa un processo cognitivo quasi impossibile. Mi chiedono di usare la calcolatrice sul cellulare.
Io, cattivissima, aspetto con pazienza che ci provino senza, ma vedo gente smarrita. Fortuna che qualche anima pietosa aiuta i compagni in difficoltà a saltarcene fuori, a volte anche con il risultato sbagliato. Faccio io il controllo a mente.
Quando insegnavo allo scientifico facevo calcolare l’elevazione in salto, dato il tempo di volo preso con la pedana di Bosco/Vittori e la costante G. Era una vita fa, ora mi accontento.

Sulla didattica

So bene che la matematica non è l’aritmetica e non ho certo la pretesa che i miei studenti abbiano l’abilità di D.F.Wallace di vedere il mondo espresso in formule e funzioni, ma secondo me, un minimo di abilità di calcolo, con numeri interi, facendo conto su una rappresentazione quantitativa delle cose, su un concetto di sequenza lineare scandita dalla numerazione decimale, quella delle 5 + 5 dita delle mani, mi sembra debba essere acquisito dalla seconda elementare, competenza fondamentale per capire anche concetti più astratti successivi.

Ecco, non vorrei che le difficoltà generali dei nostri studenti, soprattutto in matematica, dipendessero anche dalla mancanza di queste competenze di base. A tale proposito mi viene in mente la maestra di una delle mie figlie che in quarta elementare fece studiare L’Infinito, che si risolse in un’azione puramente mnemonica, difficilissima, perché il nostro cervello non impara ciò di cui non riesce a dare senso.
Se devo fare un’analogia con la disciplina che insegno, sarebbe come se facessi fare esercizi ginnici segmentari e imitativi fine a se stessi. Ma quando mai? Molto meglio giocare: si prendono quattro piccioni con una fava.
In un corso di aggiornamento a docenti della primaria, presentando il possibile utilizzo di foglio di calcolo, suggerii di far misurare gli oggetti di casa e di inserire i dati per calcolare aree e volumi con disegni e grafici. La risposta delle maestre fu che si perde molto tempo e che gli alunni fanno confusione.
Bene, allora proseguiamo con il metodo “Infinito”, però poi non meravigliamoci dei risultati.

Considerazioni:

  • Sono d’accordissimo che l’uso dei dispositivi elettronici ci permetta di accedere alle informazioni, ma ci sono abilità di base imprescindibili per capire la realtà, anche quella virtuale o automatizzata.
  • Sopra facevo riferimento al gioco. Quello della matematica non è il mio campo, ma mi sembra che possa essere un’ottima occasione per sviluppare abilità che vadano oltre il tecnicismo.
  • La didattica orientata all’acquisizione dei contenuti avulsi dalla realtà, fisica e virtuale, non funziona. Diamo senso alle cose che insegniamo e diamo riferimenti se questi non ci sono. E i riferimenti si acquisiscono con tutto il corpo. Anche in età di scuola primaria si possono acquisire concetti astratti (in barba a Piaget), ma questi devono basarsi su qualche cosa, un background, un vissuto, qualcosa perdio!

Scienze Motorie – Appunti delle lezioni

Scienze Motorie - Appunti delle lezioniScienze Motorie – Appunti delle lezioni by Emanuela Zibordi

My rating: 5 of 5 stars

Il testo è stato scritto in collaborazione con la classe II A del Liceo Classico “Giovanni Pico” di Mirandola per il progetto “cl@sse 2.0″ nell’a.s. 2013-14, secondo la metodologia proposta in Testi Scolastici 2.0
Questa prima edizione raccoglie gli appunti delle lezioni come percorso operativo per le classi dell’a.s. 2014-15. L’intento didattico è infatti quello di offrire una traccia programmatica agli studenti e di seguire, sia una metodologia a classe rovesciata, sia una modalità valutativa a punteggio.

Una copia di questo testo sarà a disposizione in scrittura condivisa per apportare nuove integrazioni ed aggiornamenti anche specifici per classi, perché la sua funzione è quella di un ebook, flessibile, lontano dai modelli dei manuali proposti per le adozioni.

N.B. i 148 studenti interessati hanno ricevuto copia gratuita del testo, nei formati .epub e .mobi.

Trovi l’ebook a 0,99 € su:

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Google Play

e su altri ebook store.

Scienze Motorie cover

Cosa ci insegnano i MOOCs – #5 Gamification

duolinguo

In breve: dall’analisi delle modalità didattiche dei MOOCs, ho analizzato i processi di gamification e li ho trasferiti in una progettazione didattica mista,  in presenza e attività online.

Premessa

Ci siamo lasciati all’inizio dell’estate con il post che riguardava le interazioni.
Ora, quest’altro, avrebbe la pretesa di essere conclusivo perché, di tutti gli argomenti di analisi che vi ho proposto, seppur in forma sintetica, questo sulla Gamification implica un’ulteriore integrazione nella progettazione didattica di questo processo abbastanza complesso che, però, rende più stimolante il percorso di apprendimento. Già lo scorso anno scolastico ho sperimentato in una classe terza qualche concetto di gamification in modalità analogica e artigianale e i risultati sono stati sorprendenti. Se vuoi farti un’idea, puoi leggere il post: La gamification “de noantri” – esperimento, dove ho cercato di isolare un elemento, quello dei badge, per stimolare di più la partecipazione al gioco.
Al di là dei risultati numerici valutativi, il livello di coinvolgimento è stato palesemente più alto.

Quello che andrò ad esporre oggi è l’organizzazione di gamification nelle mie classi; riguardano la disciplina Scienze Motorie nella secondaria di II grado, ma può essere estesa a tutte le discipline, adattandola alle esigenze specifiche di programmazione.

Sulla Gamification ho frequentato nei mesi scorsi un corso online su Coursera, abbastanza impegnativo perché il discorso sul “gioco” coinvolge la sfera emozionale, quella cognitiva e, naturalmente, quella che agisce (nel mio caso quella motoria). La complessità sta nel trovare equilibri tra gli oggetti che si inseriscono, che rendano i processi funzionali ed efficaci. Non si tratta solo di introdurre tecniche di game design, ma di integrarle agli gli obiettivi che, nel mio caso, sono didattici.  Ti rimando a letture o corsi specifici per saperne di più sull’argomento.

MOOCs e Gamification

Nell’ultimo anno, come saprai se hai letto i post precedenti, ho frequentato una decina di corsi, un po’ per interesse personale, un po’ per studiarne l’organizzazione didattica. Nello specifico quasi tutti i siti che erogano MOOC hanno al loro interno alcuni elementi di Gamification. Qualche portale carica troppi elementi, come Open2Study, altri ne fanno un uso limitato, mantenendo una caratteristica di corso tradizionale come Coursera; come dire: se hai voglia di studiare la motivazione ce la devi mettere tu. Addirittura il corso di Gmification che ho seguito, non aveva nessun elemento di Gamification.
Un certo equilibrio l’ho trovato in Duolinguo dove sono presenti i tre elementi riconoscibili della gamification: Points, Badges e Leaderboard, però senza eccedere, oltre ad altri elementi quali il conteggio dei giorni consecutivi di accesso alla piattaforma e svolgimento delle unità didattiche.
Certe funzioni le trovo utili, altre meno, ma io sono adulta e in genere motivata allo studio che scelgo spontaneamente.
Diversa è la condizione dei nostri studenti e lo sanno bene i portali come Edmodo e Sophia che hanno attivato al loro interno forme di gamification.

Non ritengo in questo post di essere troppo analitica,  ti basti pensare che l’inserimento di una forma di gamification va ragionata, così come si farebbe per un pianificazione di strategie di marketing.  E allora, per evitare di annoiare con nozioni teoriche, passo subito al pratico descrivendo la mia proposta.

I miei strumenti per la Gamification

Ho cercato in rete. Ho provato alcune piattaforme ed applicativi. Nessuno mi soddisfaceva.
Google Drive, come al solito, mi è venuto in soccorso. La scelta è stata determinata da:

  • autonomia di gestione: non devo ricorrere a strumenti di terzi con login da parte degli studenti se non quello di gmail, che già hanno;
  • flessibilità di design: con le apps di GD costruisco ciò che voglio;
  • integrata con tutti gli altri documenti che utilizzo per la didattica in presenza e online;
  • possibilità di coinvolgere gli studenti nella costruzione;
  • il salvataggio automatico è una manna, il cloud due.

Nel caso specifico ho utilizzato fogli di calcolo aperti in lettura, per la costruzione di un registro un po’ particolare.

Il registro su Google Drive

Il modello del registro lo vedi qui: Punteggi SM – Modello

Sono abituata da sempre ad usare fogli di calcolo per i registri digitali. Quest’anno ho deciso di passare su cloud perché mi permette di trovare i file online, quindi senza doverli trasferire dai diversi dispositivi. Ho preso la palla al balzo per aggiungere fogli ad hoc per la gamification. Guarda come l’ho strutturato:

  • ciascuna classe ha il proprio file condiviso in lettura
  • al momento è costituito da tre fogli:

Foglio punteggi

foglio punteggi

Questo è il foglio nel quale inserisco i punti ottenuti da ciascuno studente relativi alle diverse unità didattiche programmate, che assommano a 100 punti in un anno scolastico.

Per capire questo passaggio ti rimando alla lettura del primo post dal titolo Valutazioni finali, in cui sostengo che quella a somma progressiva dei voti (punti), così come pratica qualche MOOC, potrebbe essere una forma più chiara e trasparente della progettazione didattica ed anche più coinvolgente (la parola più usata nella gamification è infatti: involve). Penso proprio che quella normale, quella che viene adottata a scuola con il calcolo delle medie abbia fatto il suo tempo, che sia riduttiva perché non dà percezione dei punti forti e deboli di ciascuno studente, inoltre ha in sé i limiti che un valore medio esprime, soprattutto se calcolato con poche unità statistiche, in questo caso i voti. -Non parliamo poi dei deliri sui decimali che si vedono agli scrutini-. Anche in questo caso potrei andare avanti con la critica al nostro sistema valutativo, ma per rispetto del tempo del lettore mi fermo qui; in ogni caso quello dei 100 punti è ben conosciuto alla maturità.

Nell’immagine sotto vedi la parte sinistra della tabella:

punteggi sinistra

Come vedi nelle caselle della riga “max punti” sono inseriti in neretto i punteggi massimi assegnati ad ogni attività in base all’importanza e al peso che ha sulla valutazione finale. Sotto, in corrispondenza di nomi fittizi, quelli ottenuti da ciascuno studente. Guardiamo ora a destra:

punteggi destra

Qui ho selezionato in scuro come esempio le attività che non svolgerò con questa classe. I tre finti studenti hanno raggiunto valutazioni finali in centesimi che saranno poi trasformati in decimi sulle pagelle. N.B. I bonus rappresenta i 5 punti che mi riservo di dare a quelli che hanno dimostrato impegno, partecipazione, collaborazione, ecc.

Come dicevo in precedenza gli studenti possono accedere in lettura a questo file e verificare la progressione dei propri apprendimenti. La leaderboard è implicita, quella esplicita non è necessaria, data la funzione educativa stessa della valutazione.

Passiamo ora ai badge

 Foglio badge

foglio badge

Il foglio successivo raccoglie i badge conquistati nelle attività. Di solito li consegno a gruppi che hanno ottenuto buoni risultati o per collaborazioni speciali. Le immagini dei badge che vedi sotto sono neutre. Quelli che uso io, invece, sono stati disegnati a mano libera da una studentessa.

esempio badge

I premi ai vincitori finali saranno diversi dai voti. (Di solito vincono “una giornata da prof”)

Foglio registro

foglio registro

Il foglio è uguale ad una pagina di registro cartaceo nel quale inserire le date, le assenze e annotazioni in chiaro, in quanto anche questo foglio è visibile agli studenti.

Conclusioni

Ho provato con questo post a riassumere brevemente quella che è l’impostazione che voglio dare alla mia organizzazione didattica in ordine al cambiamento delle modalità valutative, più vicine a quella che propongono i MOOC, inserendo qualche elemento di gamification.

Passerò l’anno scolastico a verificarne l’efficacia, conscia che , strada facendo, ci possano essere adattamenti e aggiustamenti. A breve pubblicherò il testo di riferimento a questa organizzazione in formato .epub per i miei studenti, dal titolo “Scienze Motorie“, in modo che ci sia corrispondenza tra le attività proposte e le valutazioni sul foglio di calcolo. Mi riservo di riferire in futuro circa l’efficacia di questa proposta.

Termino qui i miei cinque interventi sui MOOC. Devo dire che tutti mi hanno insegnato qualcosa, soprattutto a immaginare una scuola diversa e più moderna.

I post precedenti:

1- Valutazioni finali

2- Valutare i compiti

3- Le risorse didattiche

4 – Le Interazioni:

Adotta un quadro di Vermeer – Ebook

Questo è l’ultimo ebook realizzato nell’a.s. 2013-14 dagli studenti del Liceo “Giovanni Pico” di Mirandola. Si tratta di scrittura cooperativa, di racconti che si ispirano ai quadri di Vermeer.
Puoi scaricare il file .zip dalla pagina EBOOKS che contiene i formati .pdf, .epub e .mobi.
Buona lettura!

Cosa ci insegnano i MOOCs – #4 Le interazioni

forum coursera

In breve: come si attua l’interazione nei MOOCs per rendere social l’apprendimento. Comparazioni e valutazioni sulle modalità che adottano i diversi portali; trasferibilità nella pratica scolastica.

Dopo aver trattato di valutazioni finali, di valutazione dei compiti e di risorse didattiche, in questo articolo vorrei parlare di interazione, quale caratteristica peculiare dell’apprendimento nei MOOCs che permette lo scambio sociale delle conoscenze, arricchendole delle discussioni dei partecipanti e rendendo l’ambiente vivace ed efficace.

Con le funzioni principali analizzate in precedenza si può organizzare una progettazione abbastanza razionale, sequenziale e funzionale ai percorsi di apprendimento. Le interazioni, invece, data una struttura di base come ad esempio quella che si vede nell’immagine sopra, nei MOOCs sono lasciate alla spontaneità degli interventi dei partecipanti.
Le tipologie di strumenti più utilizzati per far interagire i corsisti sono sostanzialmente due: 1-Forum in piattaforma; 2-Social network.
Entrambe presentano vantaggi e svantaggi e quindi si tratta di capire quale strumenti usare e come sia meglio organizzare l’interazione nell’attività scolastica, sia sfruttando la presenza degli studenti in classe, sia facendoli interagire online.

Meglio fare subito una precisazione: l’interazione richiede tempi adeguati. Se ad esempio si propone un’attività con una risorsa didattica che richiede un’attenzione di 15′, il tempo per l’interazione può essere raddoppiato o addirittura triplicato. Seguire discussioni, organizzare discorsi, rispondere, preparare documenti, infatti, non è tra le attività più semplici perché richiede la rielaborazione individuale o a gruppo dei contenuti. In ogni caso ci sono strategie che possono aiutare e facilitare questo compito che nelle attività scolastiche è spesso un po’ trascurato per la tendenza a considerare valido solo lo studio e la produzione individuale. Proprio i MOOCs ci possono insegnare come introdurre questa funzione di scambio sociale così importante per l’apprendimento costruttivista e connettivista.

L’interazione sui forum

Ogni piattaforma di e-learning ha il proprio strumento “forum”. Dei diversi portali che ho analizzato, questa modalità di interazione asincrona è utilizzata in modo più o meno aperto; mi spiego: Su Coursera, data una struttura di forum base organizzata per lezione settimanale che in teoria si dovrebbe seguire, ciascun corsista può aprire nuovi forum e nuove discussioni. Questo atteggiamento aperto ricalca la strategia che vede nel “caos” comunicativo una risorsa importante per arricchire l’apprendimento. Lascio però immaginare l’ingente numero di thread aperti, spesso difficili da seguire in cui le discussioni si parcellizzano in mille rivoli perché ciascuno, per mettere in evidenza il proprio argomento e per non perdere tempo a cercare titoli affini alle proprie necessità comunicative, apre nuove discussioni anziché seguire quelle già attive. Questo, si sa, è il grosso rischio dei forum.
Altra modalità adottano  iversity (EU), Open2Study (AUS) e Future Learn (GB) dove  forum specifici sono posti come strumento interattivo appena successivo alla lezione, con l’intento di mantenere la discussione all’interno dell’argomento. In particolare l’ultimo che ho elencato pone come titolo della discussione una domanda circostanziata, magari organizzata in più punti, e su quella i partecipanti ragionano e apportano il proprio contributo.

Il vantaggio dei forum aperti sta nella possibilità di trovare discussioni interessanti, creative, anche out of topic. La gente è invogliata a scrivere -qualcuno è anche grafomane- , a inserire oggetti multimedia e link, a proporre proprie esperienze, così da creare vere e proprie chiacchierate a ventaglio. Lo svantaggio è quello di perdersi cose interessanti perché il caso, la fortuna ed anche il tempo a disposizione, non permettono di leggere tutto o di rispondere a tutti. La serendipity fa da padrona, così come succede navigando in Internet.
Il vantaggio dei forum più strutturati sta invece nella focalizzazione specifica dell’argomento in questione, quindi può essere usato anche come elemento di valutazione da inserire nelle voci che ho trattato nei post precedenti. Lo svantaggio consiste nella connettività limitata al solo argomento o sub argomento in questione. Ciò non toglie che si possano aggiungere riferimenti esterni ed ampliare il discorso. Questa modalità permette anche al docente di seguire più agevolmente le discussioni che, nell’altro caso, diventa quasi improponibile.

Bisogna allora trovare un punto di equilibrio tra la massima dispersione e la rigidità espressiva. Fra i due estremi che ho presentato ritengo che la seconda modalità – a me piace molto quella attuata da Future Learn- sia più funzionale per l’apprendimento formale, quindi anche scolastico. Ai miei colleghi che lavorano su piattaforma, infatti, consiglio sempre di aprire discussioni con richieste interattive precise ed eventualmente di sollecitare la ricerca di risorse aggiuntive da condividere. La modalità più aperta, informale, può essere infatti trasferita sui social network.

L’interazione sui social network

Ogni piattaforma, ogni MOOC ha i propri account sui social network. Già dal primo che ho frequentato, quello della Consiglio d’Europa “Fundamental of e-learning”, le discussioni avvenivano sia sul forum del CMS moodle, sia con altri strumenti del web 2.0, lasciando liberi i partecipanti di usare quello più congeniale.
A tutt’oggi i più utilizzati sono Facebook con pagine specifiche, Twitter usando l’hashtag dedicato. LinkedIn aprendo un gruppo del corso. Whatsup sempre creando il gruppo specifico.

  1. Facebook si sa, è molto popolare tra gli studenti. Scegliendo tra le funzioni qui si può lasciare la pagina aperta ai post in scrittura, oppure solo il docente inserisce l’indicazione dell’argomento della discussione e stimola i commenti, a postare prodotti digitali e risorse esterne. Il gruppo può essere chiuso o aperto. Dal mio punto di vista lo si dovrebbe lasciare aperto – chiudere una discussione su un social network mi sembra un controsenso-, ci sono infatti altri strumenti per condividere  con maggior riservatezza le risorse ed interazioni con la classe.
  2. Twitter permette di trovare argomenti correlati, di seguire timeline delle liste, di postare link dei propri prodotti digitali e di farli girare in rete. Twitter, però, non è molto popolare tra i nostri studenti.
  3. LinkedIn è molto utilizzato negli USA e in genere all’estero. Anche questo SN è un po’ lontano dalle necessità interattive dei nostri giovani.
  4. Whatsup è comodo per le comunicazioni di gruppo immediate e le possibili sollecitazioni a completare attività e compiti. Attenzione che non diventi troppo invasivo.

Così come nella filosofia connettivista lascerei ampia libertà di scelta valutando le opportunità di utilizzo dell’uno o dell’altro strumento in base alle abitudini degli studenti o a necessità specifiche. Non mi addentro nel particolare, ma ritengo sia buona cosa un’azione di media education con questi strumenti.

Una delle pratiche interattive in presenza che si consigliano nei MOOCs a tema education è quella dei seminari: “Seminars consist of small numbers of students who engage in discussion of a subject with the aim of gaining a better insight into the topic. Seminars may also require students to prepare a short presentation. (Study skills for international students – futurelearn.com)”. Ecco che allora si ritorna alla necessità della modalità classe rovesciata, come espresso più volte in queste brevi analisi.

Conclusioni

Ho cercato con questo breve post di fare il punto sull’interazione che comunque rimane una delle fasi di maggior complessità, sia nei MOOCs, sia a scuola. Come ho imparato nel miei studi e dalla mia esperienza professionale, l’interazione sugli argomenti scolastici quasi mai avviene spontaneamente, va stimolata ed educata e soprattutto va considerata come fase integrante del processo di apprendimento, quindi anche valutata.

A conclusione dei quattro articoli di “Cosa ci insegnano i MOOCs“, seguirà una post di sintesi operative che ho messo a punto con l’esperienza della mia partecipazione ai MOOCs, da applicare nel mio contesto di insegnamento.

A presto.

Editoria digitale, scuola digitale – Intervista

books scuola

Testi abbandonati dopo il terremoto

In breve: Aurora Santachiara mi intervista sull’editoria digitale e scuola digitale per la sua tesi di Laurea.

Il suo libro spiega come si costruisce un e-text in maniera collaborativa: quali sono le ragioni di questa scelta?
In sintesi la scelta di occuparmi dei libri di testo è riconducibile al ruolo di genitore costretto a spese pressoché inutili e ad un sistema commerciale che ormai ritengo sia obsoleto. Il digitale viene in aiuto con le sue opportunità creative, specialmente quella di coinvolgere gli studenti nella costruzione di percorsi di sapere. Gli strumenti ci sono, sia hardware, sia software. Servono voglia di cambiare, nuove competenze e buona volontà.

La tecnologia e l’uso di internet è spesso vista dagli studenti come un momento di svago, l’unico filo che lega internet e la scuola è l’uso dei motori di ricerca per fare ricerche e l’uso di piattaforme di e-learning, laddove ce ne siano. Qual è stata la reazione degli studenti alla proposta del progetto?
Gli studenti sono immersi nella tecnologia ed hanno l’abitudine a creare contenuti. La scuola deve indirizzare all’utilizzo degli strumenti funzionali all’apprendimento, stimolandoli alla ricerca e all’espressività. L’acquisizione delle competenze informatiche è, sia imparare delle procedure, sia operare delle scelte di contenuto, intellettuali ed estetiche in ambienti di condivisione. Le reazioni sono buone perché si arriva a prodotti, come ad esempio gli ebook, che danno soddisfazione e ripagano della fatica fatta. È un lavoro artigianale e come tale è carico del valore aggiunto della narrazione, dall’azione educativa che consiste nella sollecitazione di processi mentali ad ampio raggio: la creatività, la pazienza esecutiva e il superamento delle difficoltà. Tutte queste sono componenti fondamentali dell’imparare a scuola e gli studenti lo percepiscono positivamente.

Quanto è importante a suo avviso l’acquisizione di una competenza digitale per gli insegnanti?
Nel XXI secolo non possedere competenza digitale significa essere analfabeti. Gli insegnanti, inoltre, dovrebbero guardare oltre il presente e proiettarsi verso il futuro perché gli studenti di oggi avranno un domani probabilmente molto diverso da quello che ha vissuto la generazione precedente. Bisogna dare strumenti per riuscire ad affrontare il mondo reale e non ostentare un modello che non ha più ragione di esistere, pena il fallimento del sistema educativo e di istruzione. Gli stessi docenti devono rendersi conto che sta esplodendo una forte concorrenza, almeno sul piano dei contenuti se non proprio quello della didattica, che viene dal web.
In questo periodo sto valutando i modelli didattici dei MOOCs (Massive Online Open Courses) che hanno già strutture più razionali ed efficaci rispetto alla scuola tradizionale. Io mi sto attrezzando, ma quanti altri lo fanno? C’è in atto nella categoria un conflitto psicologico e intellettuale che punta in direzioni diverse: il primo tende all’innovazione abbandonando vecchi modelli, sperimenta non senza difficoltà per i pochi mezzi a disposizione e senza riconoscimenti; il secondo che vive di nostalgie, che interpreta ogni valorizzazione della categoria come giustificazione a continuare a procedere con una didattica erogativa ed autoritaria. In mezzo ci sono gli scettici, quelli che non si pongono nemmeno il problema. Non vedo una soluzione rapida all’arretratezza digitale dei docenti italiani.

Come vede la scuola italiana tra 10 anni?
Come scrivevo sopra ci sarà una forte concorrenza. La conoscenza, che prima era appannaggio di alcune categorie, adesso con la rete diventa accessibile a tutti. Non è più sufficiente sapere i contenuti disciplinari, bisogna saperli utilizzare come strumenti educativi in maniera più efficace. Fra 10 anni con molta probabilità ci saranno nuovi strumenti, forse anche insegnanti robot che si adattano allo stile di apprendimento di ciascuno studente, forme di simulazione più avanzata, realtà virtuali che metteranno in condizione di provare a fare cose impensabili. Volendo fare previsioni, vedo scuole più attente ai processi di socializzazione e di apprendimento condiviso indispensabili alla crescita equilibrata della personalità, le stesse scuole demanderanno l’apprendimento dei contenuti ad agenzie sul web. Le scuole saranno con probabilità spazi aggregativi con tutor che avranno il compito di facilitare gli studenti a studiare in ambienti interattivi.
Scherzando con un mio collega, un giorno gli ho detto che le uniche materie dove è indispensabile la presenza fisica degli studenti sono Educazione Fisica (oggi si chiama Scienze Motorie) e Filosofia. Un po’ un ritorno alle origini come nell’antica Grecia. Il resto può essere tranquillamente demandato a forme semi o interamente automatizzate. Naturalmente sto parlando di adolescenti, ma anche negli ordini inferiori penso che si arriverà ad avere luoghi di apprendimento che non saranno più come le scuole di oggi.

Cosa propone nel suo libro e quanto sono importanti le pratiche di testi 2.0?
Quello che propongo nel mio testo è una pratica alternativa all’adozione dei libri di testo. C’è la possibilità, chi la vuole sperimentare ora può. La mia esperienza di testi digitali delle case editrici è limitata, non sento dai colleghi né interesse né, per i pochi che li hanno visionati, differenze sostanziali con quelli cartacei. La mia opinione è che sono pressoché inutili, mentre sono per i “libri veri” e risorse costruite in itinere che possono sfociare in un ebook auto-prodotto e auto-pubblicato (reso pubblico).
Gli insegnanti storcono il naso un po’ su tutto ciò che è innovativo, ma è come gridare “al lupo al lupo” per qualsiasi cosa cambi lo status quo, per cui non si capisce quali siano gli argomenti da salvaguardare e quelli da cambiare. Io sono per il cambiamento che dovrebbe iniziare da un’organizzazione didattica diversa che non sia solo quella dettata da contingenze economiche. I tempi non sono di certo favorevoli ma, quello che ci è permesso fare in coerenza con i margini di libertà che ci sono assegnati dagli articoli 9 e 33 della Costituzione, si fa, si prova a fare. Le case editrici facciano pure i loro interessi, ci mancherebbe, personalmente cerco di fare gli interessi dei miei studenti e delle loro famiglie che sono indotti a comprare libri che non usano. Una conferma l’ho avuta agli ultimi esami di Stato: libri con più di 300 pagine per una materia con 60 ore all’anno, di cui solo una trentina utilizzate. Uno spreco inutile di risorse che si possono reperire anche gratuitamente.

Molti sostengono che i libri prodotti potrebbero “soffrire” a livello qualitativo, lei cosa pensa in merito alla qualità dei testi in self-publishing?
 
Chi sostiene che i testi auto-prodotti non siano di qualità non ha capito cos’è un ebook. Si pensa ancora al libro come oggetto fisso, definitivo, gutenberghiano, che quando esce dalla tipografia si può aggiornare solo con gli Errata Corrige. Il digitale è fluido, come si usa dire adesso: liquido. E’ aggiornabile, correggibile, integrabile, facile da fare, facile da pubblicare. Inoltre rappresenta, non tanto l’oggetto libro in sé, ma il processo a livello educativo, il percorso di insegnamento/apprendimento, la documentazione dell’evoluzione didattica. Dobbiamo capire che Ii libro non è più quello di una volta.
Quelli che parlano di validazione hanno in mente un processo industriale non didattico, prodotti di largo consumo, commerciali, standard. Nessuno si chiede se i contenuti che passa un insegnante a scuola siano validi, tra l’altro dopo un titolo di studio riconosciuto, un’abilitazione all’insegnamento, aggiornamenti, ecc. Quello dell’insegnante rimane comunque un lavoro difficile, di leggerezze a scuola se ne fanno continuamente, ne ho fatte anch’io per inesperienza, per ignoranza, a volte per stanchezza; ne vedo tutti i giorni di assurdità, le leggo negli sguardi sconcertati degli studenti, dei loro genitori.
Riguardo ai testi in adozione ce ne sono in circolazione pieni di errori, con orientamenti ideologici diversi, difficili da interpretare e nessuno si scandalizza ed alza barricate. Nella libertà ci stanno anche le schifezze e, aggiungo, a costi elevati. La validità dell’ebook della mia materia che sto per pubblicare, per me, ha lo stesso grado di validità della mia azione nell’insegnamento orale. La differenza è che a scuola mi ascoltano in 200, se pubblico l’ebook sul mio blog in 20.000. E allora, cosa devo temere? Allo stesso modo chi mi valida durante le mie lezioni? Fatevi avanti! Discutiamone, vi aspetto.