10 cose da ricordare quando progetti un MOOC

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E’ passato circa un mese dalla conclusione del MOOC che ho frequentato l’autunno scorso e, come già puntualizzato in questo post, il mio interesse è stato anche quello di catturare le fasi metodologiche emergenti, tipiche di questi corsi massivi a distanza. Il primo consiglio fuori scaletta che do, è quello di evitare di progettare un MOOC come surrogato delle lezioni frontali. Ho visto, purtroppo, corsi che sono fatti per attirare utenza e invogliarla a seguire lezioni più “serie” a pagamento. Non funziona così! La qualità deve essere rispettata.

Nell’elenco che segue vorrei proprio puntualizzare gli aspetti rilevanti che, a mio avviso, non vanno dimenticati in fase di progettazione didattica e che determinano la complessità strutturale del corso e il suo successo qualitativo.

  1. Eleganza –  Parlavo sopra di complessità strutturale. Questa dovrà essere trasparente al discente, nel senso che nessuna delle voci che andrò ad elencare sotto, dovrà appesantire l’impianto. Chi impara, infatti, deve poterlo fare concentrandosi sui contenuti, sugli esercizi, sui progetti ed interazioni e non sulla gestione sproporzionata di uno degli elementi strutturali. Tutto deve essere coordinato e fluido.
  2. Tempo – Definire con precisione quanto tempo richiede l’apprendimento di un certo argomento. In Coursera fanno una scansione settimanale, dichiarando un coinvolgimento orario minimo e massimo. Si può prendere come paragone il conteggio italiano del CFU che corrisponde a 25 ore di attività. Sarebbe un errore caricare troppo l’impegno; purtroppo nell’Università italiana è prassi che esami anche di soli 2 CFU prevedano carichi di studio molto più elevati. Nei MOOC non si può procedere senza una scansione puntuale, si avrebbero subito consistenti abbandoni. Quindi, una volta trovate le risorse e le attività, testare che la pianificazione sia coerente con la quantità dei tempi ipotizzata.
  3. Coinvolgimento – Attribuire dei livelli di coinvolgimento, dal più leggero, che corrisponde ai curiosi che “bazzicano”, leggono ed interagiscono in modo saltuario, a quello medio in cui si eseguono la maggior parte delle attività, fino a quello più impegnativo in cui si richiedono obiettivi superiori. A questo proposito mi riallaccio alle definizioni di obiettivi secondo Frabboni che li suddivide in: elementari, medi, superiori di natura convergente e divergente in cui il soggetto è stimolato a produzioni complesse, reticolari ed anche creative.
  4. Contenuti –  Anche in questo caso si deve differenziare. I contenuti di base devono essere sintetici, hanno o scopo di creare un codice comune, di puntualizzare concetti salienti, di incuriosire e rimandare ad azioni successive. Possono essere riassunti di parti più ampie o capitoli fondanti. Gli approfondimenti, invece, è opportuno che siano risorse sul web; possono trattare di casi particolari proposti con video o post sui blog, ma anche interviste o simulazioni. Per quelli che hanno intenzione di investigare con organicità e completezza, si consiglia la lettura di libri dove l’autore può essere lo stesso docente del corso. Questa scaletta è adattabile alle diverse situazioni e necessità didattiche. Chiaro che se il corso si basa sulla lettura integrale di un testo, questa dovrà essere distribuita seguendo i suggerimenti del punto 2.
  5. Multimodalità – I contenuti base vanno predisposti con più di una modalità di fruizione. Molto efficace a mio avviso, è la distribuzione in video in forma di conversazione tra due o più persone, ma di cui si possa scaricare il testo. Così per gli audio. Avere il testo, infatti, permette un uso tranquillo a ritmi soggettivi, con tutte le funzioni di evidenziazione e commento che dà la lettura digitale. (Personalmente ho sempre trasformato i testi in .epub e caricati sull’ e-reader. Ciò non toglie che per chi ha stili di apprendimento diversi, sia sufficiente vedere il video. Ma io ho altre esigenze. Sono all’antica.)
  6. Verifica dell’apprendimento – L’apprendimento dei contenuti base va verificata subito. A questo proposito si costruisce un questionario di comprensione a risposte chiuse, che permetta più tentativi. Siccome l’obiettivo è quello che i corsisti abbiano capito, non è rilevante quando, ma il cosa. Naturalmente le informazioni di ritorno sono tracciate e danno feedback interessanti ai progettisti.
  7. Competenze – A seguito dell’acquisizione dei contenuti, si passa alla fase operativa con esercizi applicativi per sviluppare le competenze. Tutto questo si riassume nel fare un prodotto coerente ed efficace. Di norma i docenti predispongono tracce che inducono a riflettere, simulare, inventare situazioni nelle quali poter applicare le conoscenze appena acquisite. Questo non significa dare esercizi già impostati, ma aiutare a organizzare, seguendo alcuni step, la struttura stessa del compito che va riempita di contenuti elaborati soggettivamente. Direi che questa sia la fase più delicata del processo, ma anche la più coinvolgente, quella alla quale scolasticamente siamo poco abituati e che si lascia normalmente all’esercizio individuale. Nei MOOC, invece, ci si aspetta qui una forte interazione da parte della comunità, con scambio di procedure, esercizi, prodotti, commenti e gli ormai onnipresenti “like”.
  8. Interazione e condivisione – E’ la voce che caratterizza l’apprendimento online del web 2.0. Sui portali è sempre presente lo strumento forum che dà vantaggi e svantaggi. I primi li conosciamo, i secondi, per MOOC con molti utenti, si concretizzano in una impossibilità a seguire tutte le discussioni. Bisogna scegliere e colpire a random, cercando di catturare quelle di proprio interesse. Più congegnale è seguire i social network creando account ad hoc con hashtag in modo da rintracciare le discussioni evitando di perdersi in un mare di interventi. Consiglio l’apertura da parte dei corsisti di un blog personale e di postare i link degli articoli sui diversi social network oltre che sul forum della piattaforma. In ogni caso nessun scoraggiamento perché comunque è previsto che il connettivismo operi in ambiente caotico.  Chi cerca di solito trova e bisogna lasciare buon margine alla serendipity.
  9. L’apprendimento evoluto – Quanto detto in precedenza al punto 3 è opportuno prevedere un apprendimento che coinvolga obiettivi superiori. Questo significa predisporre il corso in modo che i più solerti riescano a produrre qualcosa di originale, a volte creativo. Questa fase, di vera e propria progettazione, sarà quella che darà la certificazione completa, riconosciuta anche in termini di crediti spendibili in ambienti formali. Anche qui va predisposta una scaletta di interventi con opportuni approfondimenti indirizzati anche alle competenze strategiche trasversali per  l’elaborazione di un progetto, attingendo alla letteratura di varie discipline come l’economia e il management, nonché nozioni tecniche specifiche.
  10. Ruolo del docente – Si sa che in un MOOC non è richiesta la presenza del docente, tuttavia è buona cosa tenere un canale aperto ed interagire segnalando problemi comuni o accettare richieste di interventi specifici. Il MOOC, per la maggior parte va da sé, ma seguire coloro che si sono dichiarati molto coinvolti, può essere fonte di reciproco apprendimento. In questi casi nulla è scontato e le sorprese potrebbero essere esaltanti. Da non sottovalutare anche l’impatto emozionale che si attiva con l’attenzione del docente verso il lavoro dei corsisti.

Esaurisco qui certa di tralasciare molti aspetti che potrebbero essere altrettanto rilevanti, ma credo che quelli esposti differenzino nettamente i MOOCs dai corsi online di precedente generazione.

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