10 motivi per cui i testi scolastici estero-prodotti non servono più

fuga

Nota: ho scritto nel titolo “estero” e non “etero”, per rimarcare l’estraneità dei testi rispetto alle esigenze didattiche.

Giorni intensi di dibattito sui libri di testo sì, libri di testo no.

Elenco qui sotto dieci punti, alcuni dei quali già espressi nel mio testo per la costruzione degli ebook scolastici. La mia opinione ed esperienza come insegnante e genitore è orientata alla abolizione dei libri di testo, così come ci vengono proposti.

Alcune considerazioni preliminari: la prima è che un testo utilizzato a pieno è una risorsa valida se il docente la ritiene tale, ma questo non deve impedire di trovare soluzioni alternative ed integrative con ricerca e costruzione del sapere. Allora bisogna portare i contenuti all’essenziale e al fattibile. La seconda riguarda l’innovazione: finché ci sarà il libro di testo, sarà difficile provare a realizzare una didattica alternativa. Questa azione necessita di coraggio, ma ormai è prevista nella normativa. Il problema della validazione dei contenuti ritengo sia un falso problema.  La terza è che la disponibilità di dispositivi informatici delle famiglie e degli studenti è pressoché totale e diffusa. La mancanza di dispositivi e connessioni nella scuola, spesso è un’alibi. Bisogna imparare a fare con ciò che si ha a disposizione, che comincia ad essere tanto.

  1. I testi scolastici sono sotto utilizzati perché eccessivi nella proposta di contenuti. Buona parte delle sezioni non viene nemmeno sfiorata.
  2. Il libro di testo, al limite, è una guida per il docente. Perché farlo acquistare anche ad altre 30 persone?
  3. I testi scolastici non sono utilizzati perché spesso non sono scelti dai docenti che avranno in carico quella classe (precariato, interruzione nella continuità didattica, ecc.). Quindi non li usano e non li fanno usare nonostante siano in possesso degli studenti.
  4. I testi scolastici hanno dei corrispettivi didatticamente validi con corsi online strutturati, validati e graduati in ambienti connettivi internazionali, o gratuiti, o a prezzi molto concorrenziali. Si vedano ad esempio portali per l’apprendimento delle lingue straniere. In ogni caso, sulle risorse online, chi media i contenuti e decide la metodologia è sempre il docente e non il supporto.
  5. Un docente che abbia ben radicato il concetto di “libertà di insegnamento” non ha bisogno del testo, ma di libri, fonti, documenti, eserciziari, risorse online, ma soprattutto di capacità progettuale e creatività, adattabili alle persone che ha di fronte e al contesto in cui opera, in modalità collaborativa.
  6. Gli standard nell’insegnamento e nell’apprendimento non funzionano. Un libro di testo estero prodotto è un tentativo di standardizzazione della didattica. Ci stiamo invece avviando verso la didattica personalizzata, non solo verso gli studenti più deboli e problematici, ma per tutti. Un insegnante scrupoloso, invece, parte dai programmi, che sono legge dello Stato e poi progetta il percorso più funzionale.
  7. Un libro di testo scritto da altri non considera le esigenze peculiari, per cui si è costretti ad integrare con risorse esterne. Spesso questi testi sono qualitativamente inadeguati, o poco comprensibili, o molto dettagliati. Il docente è costretto a fare sintesi o mappe. Il lavoro di adattamento si fa ugualmente.
  8. E’ il medium che determina l’organizzazione e la progettazione didattica. Quella gutemberghiana ha fatto il suo tempo. Gli altri, i più aperti e attenti l’hanno capito, noi ancora ne discutiamo. E chissà fino a quando.
  9. I testi scolastici digitali estero prodotti sono dei rattoppi. (immagine).  Tutti li criticano, insegnanti, studenti, genitori. E’ evidente che si stia cercando di ostacolare il digitale nella scuola. Allora bisogna arrangiarsi e fare da sé.
  10. Gli studenti vogliono essere protagonisti della costruzione della conoscenza (competenza: learning to learn). Questa si realizza lavorando a scuola e non a casa da soli su un libro di testo.

emanuela zibordi

14 pensieri riguardo “10 motivi per cui i testi scolastici estero-prodotti non servono più”

  1. FORSE è ETERO-PRODOTTI! Commento ai 10 punti: 1) vero ma falso: un bel libro di testo serve per una vita intera (così dicono nei Sixth Form College in Inghilterra) e conservo ancora il Gianni Balestrieri acquistato dal 1972 al 1975 e mi serve; 2) falsissimo già non si legge ora aboliamo pure il libro! 3) sbagliato: i docenti confronteranno le loro impostazioni con quelle di altri: non si impone la volontà del prof bensì si ragiona sulle interpretazioni (anche in matematica); 4) giustissimo, ma bisogna saper usare le fonti online; 5) verissimo, purtroppo esistono insegnanti che non sanno. Che ne facciamo? 6) falso: i programmi non esistono più almeno dal 1997, errato: l’insegnamento personalizzato esiste da più di un secolo solo che discenti e studenti preferiscono le scorciatoie… 7) falsissimo: sin dagli esordi il “sussidiario” era un aiuto al sapere su cui si lavorava in aula (credete che Pascoli in Calabria facesse il dettato nel suo liceo?); 8) vero abbastanza; 9) falso: dal Salinari-Ricci al Gianni Balestrieri all’ Antonelli Sapegno abbiamo dei prodotti scientifici che lavorano sui canoni letterari e che sono meritevoli; 10) verissimo però dipende da come si lavora e non è valida l’opposizione a scuola si legge e fuori si balla: il cittadino deve formarsi con letture di libri di quadri di film anche fuori scuola altrimenti la scuola è un carcere e fuori c’è il paese dei balocchi. Ora protesterete………

  2. Ciao Piero, ti ho risposto su fb ma non trovo il thread. Provo a rispondere sinteticamente alle tue riflessioni. 1) anch’io ho libri ai quali sono affezionata, ma i libri adesso con il digitale, sono strumenti diversi. Ciascuno li può scrivere e pubblicare (belli, brutti, validi, fasulli). E’ un’altra mentalità che bisogna acquisire con l’oggetto libro. 2) bisognerebbe infatti sostituire quelle brutture di testi con libri “veri”, allora ci si appassionerebbe davvero alla lettura. 3) parlo di condivisione, è infatti la comunità che li realizza anche se parte dalla volontà di un singolo 4) c’è gente che vive fuori dal mondo, lo sappiamo 5) li teniamo, ovvio, tengono famiglia 6) linee guida, va meglio? Suggerimenti di contenuti da sviluppare? Nella scuola impera il concetto di standard, i docenti hanno paura di non essere “giusti” se apprezzano gli out of the box. Spesso si credono giudici, anzi, direi che è il ruolo che prediligono 7) siamo in un altro secolo, eh! 8)trascuro 9) basta leggere i libri di questi signori e mediarli alla classe e farli leggere agli studenti ed ascoltare la loro interpretazione. Ma qualche volta si chiede l’opinione a chi legge un testo su cosa ne pensa o l’opinione degli studenti è così poco autorevole da non dover mai essere considerata? 10) I nuovi modelli didattici fanno lavorare gli studenti in classe che vanno a casa che hanno capito, diversa è la situazione nelle nostre scuole, tanto è vero che abbondano le lezioni pomeridiane a pagamento. Sì, bisogna lasciare tempo agli studenti di accedere alla cultura con altri canali e media. Studenti del mio liceo non riescono nemmeno ad uscire il sabato sera tanto li riempiono di compiti.

    Volevo dire proprio estero, l’ho messo in nota 🙂

  3. Premetto che non sono “favorevole” in linea di principio a nulla, e aborro le professioni di fede, sia per i libri di testo che per il loro contrario. La realtà, per fortuna, è più complessa e riconosco esserci ragioni favorevoli ai (buoni) libri di testo così come al (buon) digitale open source. In tutta questa fondamentale discussione (ben vengano i confronti e le passioni… le passioni però, non i fondamentalismi), manca a mio parere un elemento, ed è appunto la realtà in quanto tale. Ma davvero si può immaginare un’intera classe docente che si mette a scrivere (comporre, pensare, dite quello che volete) il proprio materiale didattico?. Davvero riuscite a credere che la scuola sia composta da ricercatori, studiosi, educatori amanti della cooperazione didattica e del confronto coi propri allievi? Siamo seri! Una didattica come quella che immaginati tu e molti come te, richiede necessariamente una vera rete cooperativa vasta e articolata, che apra alle differenze, al dibattito, al confronto, altrimenti a cosa si riduce? A una brutta copia del libro di testo…. la stragrande maggioranza degli insegnanti – e te lo dice uno che ha insegnato per 35 anni in diversi tipi di scuola – non ha l’iniziativa, il tempo, la forza e, of course, la voglia, di spendersi in un lavoro che moltiplicherebbe grandemente le ore di impegno personale e professionale, a fronte di cosa? Della gratuità?? Di abolire i libri di testo si parlava già quarant’anni fa… ma poi? Poi bisognava (allora) passare le sere a fotocopiare, incollare, fascicolare, ritagliare, leggere e rileggere, e tutto questo per una scelta che era – e rimane, sia ben chiaro – ideologica ma niente affatto scientificamente fondata. Che un manipolo di docenti “di buona volotnà” sia disposto a impegnarsi in tal senso è cosa buona e giusta, ma rimane una goccia nel mare, esattamente come sono una goccia nel mare gli autori di libri di testo. La rete ha senso nella misura in cui – è questa la novità del nostro tempo – è condivisa ed interattiva, altrimenti non si differenzia dai canali tradizionali se non per essere più semplicistica e incontrollabile. Insomma: un vero progetto didattico rivoluzionario è Wikipedia, ma solo perché in Wikipedia si spendono centinaia – non molti di più – volontari che dedicano il loro tempo alla condivisione di ciò che sanno per il puro piacere di farlo, accettando il principio che quanto essi scrivono non sarà mai definitivo, è solo un contributo, rivedibile e anche censurabile, soggetto alla supervisione della comunità. E’ del tutto probabile che esista una vasta comunità di insegnanti capaci di condividere questa filosofia, ma quanto può essere rappresentativa della realtà scolastica globale? Il loro sforzo in cosa si differenzierà dai tradizionali libri di testo, se per il resto degli insegnanti esso risulterà essere esattamente quello che è, cioè materiale etero-prodotto, con l’unica differenza che è gratuito e accessibile con un paio di clik?
    C’è poi una domanda che vorrei farti: perché la validazione dei libri scolastici è “un falso problema”? Davvero tu apriresti la porta della tua aula al primo venuto che voglia spiegare la matematica ai tuoi ragazzi? Andiamo….

    1. In effetti i 10 punti sono sintetici e le questioni che tu poni sono tutt’altro che risolvibili con facilitàDico solo che con la tecnologia ciascuno potrebbe scriversi il libro. Io lo vedo collaborativo con gli stud e come prodotto del processo. La validazione è un falso problema perché attualmente circolano testi pieni di errori senza criterio scientifico, non dei contenuti, ma nella metodologia, nel linguaggio nel layout ecc.
      . Non mi aspetto certo che tutti corrano a scrivere, ma tanti già lo fanno ed altri se ne aggiungeranno. Nessuna presunzione di universalità, infatti parlo di prodotti contestuali e non standard.

  4. Mi piace molto il tuo entusiasmo, cara Manuela. Consiglio sempre il tuo Ebook ai prof che mi capita di formare in questi mesi, ma condivido anche le perplessità di chi sostiene che i docenti, gran parte dei docenti, non siano così convinti che elaborare un libro di testo (o materiali che lo sostituiscano) sia un loro compito. Mi trovo spesso in aula a parlare di libri digitali, di proposte editoriali (finora poco adeguate alle esigenze di classi 2.0) e di elaborazione Ebook. Mi sono capitati anche diversi Dirigenti che chiedono a gruppi di docenti di elaborare, in team, uno o più Ebook per evitare l’adozione, risparmiare qualcosa e investire su tecnologia. Ebbene, io solitamente, nelle mie formazioni, inizio a parlare di contenuti/immagini/video che si possono o meno usare/copiare/citare perché coperti da diritti. Ed è subito panico. Elaborare contenuti digitali (che siano sotto forma di Ebook, LO, test o dispense) significa anche provare ad inventarsi qualcosa, provare a costruire i contenuti insieme agli studenti, mettere un po’ in discussione il proprio metodo di insegnamento o no? Mi sembra insomma di poter testimoniare molto entusiasmo dei docenti nell’utilizzo di tablet, rete, contenuti digitali, siti ben fatti, editor che permettono di creare epub (io lavoro con ePubEeditor che raccoglie grandi consensi), al contrario, non posso testimoniare un grande entusiasmo o interesse dei docenti nel diventare “autori”. Credo comunque, che sia una questione di tempo.

    1. Grazie della tua risposta, Paola.
      Tu sai che per me costruire l’ebook significa documentare il processo più che creare oggetti universalmente validi. Penso che il libro nella versione digitale abbia preso una connotazione diversa rispetto al suo corrispettivo cartaceo, ovvero non è più un totem da adorare od odiare, cresce con l’apporto di tutti, diventando qualcosa in cui si documenta ciò che si è effettivamente fatto in quella classe.
      Chiaro che i riferimenti epistemologici disciplinari dovranno essere coerenti e si andranno a verificare su fonti certe come altri libri o siti autorevoli. Ci mancherebbe che un docente non riconoscesse le bufale!!!
      Quando si parla di costruzione dell’ebook scolastico non si deve pensare ad un lavoro titanico, anzi, il risultato sarà qualcosa di molto snello e funzionale, poi se si possono recuperare moduli, tanto meglio.

      Tanti mi hanno frainteso, ma tanti altri hanno capito. 🙂

      Grazie ancora e buon anno scolastico 🙂

  5. È giusto che sia panico, perché la violazione di copyright è un reato penale, e con un penale sul gobbo non si insegna più. Pare facile, uno dice che quella statua romana lì è di pubblico dominio perché l’autore è morto, senza ombra di dubbio, da più di 70 anni. Ed è vero, ma anche no. Ci sono i diritti museali, i diritti di restauro… un sacco di rogne assortite. Nelle case editrici ci sono figure professionali che si occupano solo di iconografia. Noi in Italia oltre alla disciplina specifica sul diritto d’autore abbiamo la legge Urbani, ed è un pasticcio. Poi ogni paese ha la sua legislazione, e dipende quindi anche dalla nazionalità dell’autore e dal paese dove è conservata l’opera. Per non parlar delle carte geografiche. Ci sono anche casi controversi, magari hai ragione tu ma intanto finisci in tribunale, e prima che la ragione ti sia riconosciuta ti spendi un patrimonio (e ti tieni un carico pendente sul groppone).

  6. Si Noa, però ci sono anche disposizioni per l’uso didattico e licenze più permissive. Chiaro che se devo fare riferimento ad un libro è preferibile dare gli estremi e rimandare all’opera. Io preferisco usare materiale originale fatto da me o dagli studenti, massimo metto il link al sito dove l’immagine/video è esposta. Se uno/a si fa prendere dal panico a priori significa che le sue intenzioni sono quelle di scopiazzare. Attenzione a ciò che si usa è diverso da panico. 😉

  7. Certo, l’attenzione a quello che si usa è fondamentale, ma se non hai le competenze giuste rischi di sbagliare in buona fede. Vedi, è lì il problema, non sempre il riferimento alla fonte è la soluzione. Se usi solo materiale originale allora sei a posto, ma occhio alle opere derivate (esempio ricalcare un’immagine, tipico dei lavori fatti sulle carte geografiche). È che se lo fai e lo usi in classe nessuno te lo contesta (grazie al cielo) ma se si inizia a distribuire pubblicamente diventa un rischio. Anche il fatto che sia distribuito gratuitamente non sempre salva, per esempio il polo museale di Firenze ha ottenuto l’eliminazione delle opere (di pubblico dominio!!!) da wikipedia.

E tu, cosa ne pensi?