Cosa ci insegnano i MOOCs – #2 Valutare i compiti

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In breve: come valutare i compiti e organizzare le prove su livelli per obiettivi didattici; distribuire i punteggi funzionali alla valutazione finale.

Nel post precedente: Cosa ci insegnano i MOOCs – Valutazioni finali,  ho mostrato che un corso viene suddiviso in step valutativi con un punteggio che di norma è in centesimi, in termini assoluti o in percentuale. Di norma il 70 dà diritto al superamento e/o alla certificazione.

In attesa di approfondire l’argomento competenze nel corso Assessment and Teaching of 21th Century Skills, provo a fare il punto di quanto ho appreso fino a questo momento, anche dopo la lettura dei testi del corso Performance Assessment in the Virtual Classroom, sempre su Coursera.

In un corso online e, a maggior ragione con lezioni in presenza, si deve tener conto degli obiettivi didattici che si vogliono far raggiungere agli studenti. Questo sembra un discorso scontato, ma non è così. Nei MOOCs si permette al corsista di scegliere la profondità dei propri apprendimenti, cosa che non avviene sempre nella scuola, quanto meno non è sempre chiaro ed esplicito il livello da raggiungere con i rispettivi compiti da eseguire. In genere si dà una prova uguale per tutti e si valutano successivamente gli obiettivi raggiunti. Una suddivisione meglio organizzata, invece, permetterebbe ai propri studenti di capire cosa ci si aspetta da un compito e, di conseguenza, sentirsi più coinvolti, concentrando l’attenzione sulla tipologia della prova esprimendo le abilità richieste nello specifico. Vediamo insieme come separare le tipologie in base agli obiettivi.

I livello – Conosce

Il primo livello corrisponde alla valutazione delle conoscenze. Data una qualsiasi risorsa didattica da visionare, si va a verificare se il contenuto è stato letto, visto, ascoltato e capito. Sembra banale e riduttivo ma è indispensabile che ci sia stata la  comprensione di quanto somministrato. Di solito, nei MOOCs, questa fase viene valutata con i quiz, da 10 a 20 items o domande aperte con risposte molto brevi, in cui si verifica che il soggetto abbia capito l’argomento, ne conosca i concetti salienti e la terminologia specifica. Molto efficace potrebbe essere adottare la modalità a classe rovesciata (flipped classroom. Trovi su questo sito alcune lezioni tradotte da un corso su sophia.org) in cui, ad esempio, si danno le risorse didattiche da visionare a casa e poi somministrare il test a scuola il giorno dopo. Sempre nei MOOCs si dà l’opportunità di provare il test più di una volta, almeno un paio, randomizzando le domande in modo che non si riproponga sempre la stessa sequenza. Tentativi ulteriori abbassano la percentuale del punteggio ottenuto, esempio del 25%.

In un corso completo, che nella didattica in presenza potrebbe corrispondere ad una Unità di apprendimento, il punteggio conseguito con questo livello di apprendimento potrebbe corrispondere al 30-40% del totale, suddiviso in più step.

Questa fase non è necessariamente individuale, ma può essere preceduta da interventi interattivi per una miglior comprensione dell’argomento utilizzando il solito Google Drive, sul quale postare il testo, le immagini, il video, o l’audio, con interventi in scrittura collaborativa ad uso forum.

II livello – Sa applicare

Questo livello corrisponde alle abilità che si sviluppano attraverso le conoscenze acquisite in precedenza. Si tratta infatti di applicarle con esercizi coerenti all’argomento trattato. Data una scaletta procedurale, bisogna entrare nel concreto facendo analisi, sintesi, prove, con piccoli problem-solving anche di carattere creativo. E’ bene stimolare molte situazioni che richiedono risposte circostanziate. Di solito nei MOOCs  si lascia una certo margine di scelta di intervento ma con produzioni che non superano un limite stabilito di parole. Anche in questo caso si distribuisce il punteggio con una quota del 30/40%

Il peer assessment

Da questo punto si può introdurre il peer assessment, ovvero, la revisione e valutazione tra pari che, fatta da tre,  cinque compagni, assume un indice di correlazione molto vicina a quella del docente, il quale, comunque, può intervenire e darne una propria. Meglio se questa modalità avviene in forma anonima, sia per chi valuta, sia per chi è valutato. Sulle piattaforma CMS ci sono strumenti per distribuire con casualità gli elaborati da correggere, ma è possibile effettuarla anche in digitale, numerando a caso gli elaborati. Questa strategia valutativa ha una forte valenza sociale come espressione connettivista del sapere, infatti, si impara dalle esperienze degli altri, non solo dal docente.

 III livello – Esprime competenze

La restante percentuale, 20/40%, per raggiungere i 100 punti è delegata alla forma più creativa perché le conoscenze e le abilità acquisite in precedenza sono calate in un contesto reale dove si deve sviluppare un vero e proprio progetto. Anche qui è opportuno che i docenti  strutturino il compito con una scaletta di interventi. Il percorso è più o meno dettagliato e omologato, dipende dall’argomento e dalla materia. Può essere un caso di studio o un problem solving da sviluppare, oppure una forma più libera e creativa come un vero e proprio project, dove è lo studente stesso che sceglie il contesto ed inserisce i propri dati da elaborare. Anche in questo caso si dà un limite di parole e si valuta tra pari.
A mio avviso questa parte è quella più coinvolgente, spesso la più faticosa, ma di certo quello che dà soddisfazione perché mette in gioco tutte le proprie abilità, anche quelle non strettamente sviluppate dall’unità di apprendimento.

Conclusioni

In questo breve post non sono entrata nel dettaglio delle prove, né nelle discussioni riguardo l’uso di tipologie di valutazione, come ad esempio quella dei quiz che è spesso controversa. La distribuzione in diverse modalità ha di certo dei vantaggi:

  • permette di esprimere l’apprendimento nei suoi diversi processi cognitivi: memoria, intuizione, applicazione, rielaborazione, creatività, ecc.
  • attiva strategie di soluzione differenziate per livelli per arrivare all’obiettivo finale;
  • attiva una componente ludica (attenzione: non competitiva) che stimola la motivazione intrinseca perché non annoia, ma porta a voler raggiungere obiettivi tangibili;

Il docente dovrà preparare le lezioni, non per ripetere i contenuti alla classe, ma per progettare percorsi che permettano di sollecitare le componenti dell’apprendimento che ho elencato sopra.

Nel prossimo post parlerò di come distribuire le risorse didattiche.

3 pensieri riguardo “Cosa ci insegnano i MOOCs – #2 Valutare i compiti”

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