Cosa ci insegnano i MOOCs – #1 Valutazioni finali

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In breve: come si valuta l’apprendimento nei MOOCs e come si può trasferire queste modalità nella didattica in presenza.

   Da tempo frequento per la mia formazione i MOOCs (Massive Open Online Courses). Oltre ad interessarmi per gli argomenti che propongono, mi stimolano a riflettere sulla struttura organizzativa e metodologica che implementano nella didattica online, dalla quale si possono cogliere indicazioni da applicare anche in presenza, per intenderci, nel contesto formale della scuola.
   Non ha molta importanza ora parlare di tecnologie perché il processo che faccio è inverso a quello a cui il mio lettore è abituato; passo, cioè, dallo studio dei corsi online per capire in cosa e come sta cambiando il modo di fare formazione, per convincere che sono stati gli strumenti ad aver permesso il cambiamento, e lo faranno sempre più spesso in futuro. La scuola in presenza si dovrà adattare a queste forme concorrenziali che, se ancora adesso sono marginali e prevalenti nel campo del long life learning, stanno diventando punti di riferimento mondiali per una didattica più efficace.

   La prima questione della quale vorrei trattare è l’ultima in ordine temporale di un corso ed è quella che riguarda la valutazione finale: obiettivo ultimo, tangibile di chi lo frequenta, così come il successo scolastico per chi va a scuola. Parto quindi dal fondo come nella didattica del salto in alto: prima si impara ad atterrare in caduta sul materasso per abbattere l’ansia della paura di farsi male.

Tipologia di valutazione finale

   Un MOOC ha mediamente la durata di alcune settimane. Ciascuna di queste propone una micro unità di apprendimento, comporta l’esecuzione di compiti e valutazioni che concorrono alla valutazione finale, di solito espressa in centesimi. La distribuzione del punteggio assomiglia a quella che si adotta all’esame di Stato al termine della secondaria superiore, ma che solo in parte è simile a quelle che andrò a esporre.

Ho avuto modo di verificare due metodi efficaci di attribuzione dei punti che riassumo:

  1. Attribuire ogni settimana un punteggio complessivo espresso in centesimi e successivamente fare la media dei punteggi ottenuti nelle settimane di durata del corso;

  2. Attribuire una percentuale di punteggio alle diverse tipologie valutative in ordine alle conoscenze, abilità e competenze e quindi sommarle in un punteggio finale.

La prima è tipica di MOOCs che si basano su una sola modalità di compito, es. quiz. (E’ questa quella che adotta Open2Study)

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   Questo è un modo “easy”, piuttosto tradizionale e pressoché automatico di valutare gli apprendimenti che basa la sua azione didattica sull’acquisizione di contenuti dati. Si lascia poco margine alla soggettività, ma nel complesso può essere utile per approcciare ad argomenti nuovi e svilupparli autonomamente. Generalmente si dà come limite di superamento del corso con 70 punti.
Applicato in contesto scolastico potrebbe essere usato come valutazione sommativa del quadrimestre o di tutto l’anno scolastico.

   La seconda, invece, distribuisce i 100 punti di tutto il corso che si sommano progressivamente sostenendo le diverse prove. (E’ quella che adotta Coursera). Guarda la tabella d’esempio qui sotto, organizzata per 8 settimane.

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   Come puoi notare, anche qui, c’è un limite di soglia del 70% (35 + 35) del punteggio totale, che corrisponde alla somma dei punti acquisiti con le conoscenze e le abilità. Questa distinzione la ritroviamo nella letteratura didattica quando si parla di obiettivi base (conoscenze) e obiettivi medi (sa applicare le conoscenze).
La percentuale restante del 30%, invece, permette di esprimere gli obiettivi di competenze (utilizza le conoscenze e le abilità in contesto) suddivise in:

  • convergenti, relativi ai collegamenti intra e interdisciplinari
  • divergenti quali espressione di creatività con esiti progettuali, originali, calati in contesti reali o di simulazione.

Perché la valutazione in centesimi

   Nella scuola italiana le valutazioni si danno di norma in decimi; ho visto solo alcune prove valutate in centesimi, soprattutto quelle strutturate. Il nostro sistema valutativo comporta ancora una suddivisione quanto mai fantasiosa dei voti, basti pensare al range che c’è tra il 5 e il 6: “5, 5+, 5½, 5/6, 6=, 6-, 6” che dà occasione di interpretazioni molto soggettive e discussioni infinite agli scrutini. Quella in centesimi dei corsi online, invece:

  • restituisce una suddivisione chiara delle tipologie valutative e permette agli studenti di capire a che punto del percorso di apprendimento si trovino e con che esiti
  • il docente, inoltre, ha la possibilità di dare diverso “peso” alle diverse tipologie di prova, distribuendole per difficoltà e impegno
  • permette di conoscere con chiarezza il percorso del proprio apprendimento che è fondamentale anche per la motivazione intrinseca. Si può paragonare ad uno degli strumenti di “gamification” usando i punti come leva per migliorare le performance, giocando sul coinvolgimento, parola cara ai progettisti di learning game
  • la scala in centesimi mi sembra ottimale anche perché recupera, strada facendo, i decimali che altrimenti verrebbero persi.

   In ogni caso la tecnologia ci viene in aiuto per poter proporre una didattica organizzata in maniera un po’ più strutturata. Per seguire la progressione valutativa è sufficiente aprire un foglio di calcolo su Google Drive, fruibile in sola lettura agli studenti in modo che ciascuno veda in tempo reale la propria posizione. Strutturare un registro di questo tipo è relativamente semplice, anche solo usando la funzione “somma”.

Nella conversione successiva, da centesimi a decimi, possono giocare al rialzo, o al ribasso, altre componenti valutative quali valori aggiunti all’apprendimento: collaborazione, partecipazione, impegno, ecc., di cui ciascun docente tiene sempre conto.

Conclusioni

I ‘piccoli traguardi’ sono in relazione con l’introduzione di cambiamenti pervasivi grazie alle abitudini chiave” (Charles Duhigg – La dittatura delle abitudini)

   Ritengo che la progettazione di una unità didattica possa, debba partire da una precisa definizione quantitativa e qualitativa della valutazione degli apprendimenti in modo da poter organizzare risorse, attività, prove e compiti in maniera più chiara e trasparente, sia per il docente, sia per gli studenti. Tutto ciò ci aiuta a definire meglio i nostri obiettivi.

Prossimamente prenderò in considerazione le diverse tipologie di prove di valutazione nei MOOCs.

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