Ebook – etextbook: faccio il punto

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A bocce ferme, dopo le lunghe discussioni provocate dal mio post del 4 Novembre, 10 motivi per cui i testi scolastici estero-prodotti non servono più, vorrei puntualizzare ulteriormente il mio pensiero.

Non sarò breve.

Un anno fa ho scritto un piccolo ebook in cui do indicazioni su come prodursi e pubblicarsi un testo scolastico. Da nessuna parte c’è scritto che un insegnante si potrebbe mettere a scrivere e pubblicare un’opera che abbia valenza universale. Semplicemente registra, in collaborazione con i propri studenti e poi trasforma in ebook, il percorso didattico specifico che fa con quella classe, percorso che potrebbe essere esteso a classi parallele ma che diventa, comunque, una propria guida, anche qui, più o meno condivisa dai colleghi della scuola se i processi sono simili. Iinizialmente volevo pubblicarlo in totale DIY, poi ho pensato di farmi seguire da un editore, 40k unofficial appunto, che ha messo a disposizione la propria professionalità perché il libro avesse i requisiti di correttezza formale, sostanziale e facilità nella distribuzione.

Provo a spiegare che cosa intendo in quell’ebook per testo scolastico. Per me è quello espresso sopra. Punto. Ed è proprio la caratteristiche della pubblicazione digitale che mi permette e permette ad altri di poter seguire, se vuole, le modalità tecniche che suggerisco. Il libro va inteso, infatti, non più solo come oggetto cartaceo o digitale “classico”, cioè che non cambia la sua forma una volta spedito sul mercato, è qualcosa di più fluido, più facile da realizzare, così come organizzare una presentazione didattica. Ma siccome non ci sono categorie editoriali a rischio che pubblicano presentazioni, nessuno ha levato gli scudi di fronte ai power point che circolano “resi pubblici”, sui vari blog o social network. Però la sostanza digitale è la stessa! Con un prodotto, questo degli ebook, che gli studenti possono caricarsi sul loro dispositivo mobile.

Adesso parlo di libri, dei libri. Una produzione come quella che auspico deve integrarsi nel percorso anche di testi autorevoli. Ci mancherebbe! Faccio un esempio: ai miei studenti di quinta do leggere racconti e romanzi di autori che parlano di sport (Brera, Soldati, Soriano, Calvino, ecc., anche in self-publisher come Dolinizo) e poi organizzo l’attività didattica sulla base di quelle letture. Io non sono una scrittrice, quindi uso libri che hanno scritto altri. Potrei fare altri esempi con testi scientifici. Anche qui, non sono una fisiologa o una statistica e quindi, mi devo avvalere di testi, risorse anche digitali, di autorevoli competenti. Ecco, quelli, io li chiamo libri “veri” in cui c’è il senso che dà la completezza di una narrazione, letteraria, scientifica, filosofica, di una storia (facciamoli leggere completi ‘sti libri e non a spizzichi e boccconi?), cosa che un libro di testo di Scienze Motorie delle superiori non mi ha mai dato, nonostante li abbia tutti in casa, belli infilati dentro uno scaffale della libreria, lì a prendere polvere. E me ne guardo bene dal farli adottare di carta o in digitale.

Didatticamente parlando a me non servono MAI quei libri di testo, i miei riferimenti scientifici e culturali sulle Scienze Motorie, sono, oltre che nella mia testa, sui libri/ebook “veri”, non quegli obbrobri che mi arrivano dalle case editrici. (Macchecavolo me ne frega di avere su un libro i regolamenti degli sport? Primo perché si imparano praticando quello sport e non certo leggendo un libro -una regola condiziona comportamenti motori che devono essere automatizzati con la pratica e con il tempo, secondo, se proprio ho un dubbio o una curiosità, vado a leggermele sul sito web delle federazioni, dove so che sono aggiornate. Ancora: le  proposte degli esercizi. Ma quando mai? Mai, mai, mai ho comprato  un libro con gli esercizi -anzi sì, di yoga quando non c’erano le apps-. Mi basta aver studiato bene anatomia, fisiologia articolare e cinesiologia per sapere cosa o non cosa far eseguire ai miei studenti, ai quali sollecito ed dei quali apprezzo il movimento libero, espressivo, creativo e naturale e non quello delle scimmie da palestra.)

Questo per quanto riguarda il mio campo specifico. Sui testi delle altre materia siamo, spesso, su questo livello. Non mi fido e non si fidano nemmeno docenti e studenti, tanto è vero che i testi adottati sono poco usati.

Detto questo, gli editori possono andare avanti per la loro strada e fare quel che vogliono. Io personalmente non ne ho bisogno e, se insegnassi qualsiasi altra disciplina, non li userei i loro libri di testo, userei molto, invece, altri libri, quelli “veri”. Quello che posso consigliare a questa categoria, messa molto in crisi da tutta questa modernità piovuta dal cielo, è quella eventualmente di aiutare docenti che vogliono pubblicare i propri libri per le proprie classi, senza mettere tutti quei paletti come se si dovesse realizzare un’opera “classica”, fissa, sclerotizzata, inamovibile, il libro ideale, ma qualcosa come work in progress, flessibile, adattabile, integrabile.

Inviterei anche gli autori a scrivere libri “veri” per gli studenti (ma ce ne sono già tanti in circolazione), che abbiano senso, anche narrativo, perché è importante che il cervello capisca la logica sottesa ad una evoluzione tecnica, cronologica ad una storia, altrimenti dimentica in fretta, così come i muscoli dimenticano i movimenti da scimmia che si imitano nei corsi di ginnastica. (Mi vengono i brividi solo a pensarci).

Ci vogliono creatività, libertà, fantasia, téchne e cultura a trecentosessanta gradi per fare il lavoro dell’insegnante. La tecnologia ci aiuta, usiamola!

Per concludere ringrazio tutti quelli che in questi giorni mi hanno sostenuta ed hanno capita (magari avendo letto anche il mio ebook). Sono tanti, più di quelli che mi hanno guardata dall’alto in basso etichettandomi come una che vive fuori dal mondo. Io sono invece orgogliosa di inseguire e realizzare le mie idee. Mi piace tanto essere visionaria. Sappiatelo.

emanuela zibordi

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