Un esempio di MOOC selettivo

gamification

 

Oggi si conclude  Gamification su Coursera. Questo corso è stato preparato da docenti della Penn State University, così come il precedente che ho seguito che aveva come oggetto la Creatività. Quest’ultimo era stato organizzato con un sistema indipendente dalla qualità delle prove di valutazione; bisognava fare i compiti assegnati, quiz ed elaborati, che avevano lo scopo di verificare la visione o lettura delle lezioni e proprie elaborazioni ed esercizi di carattere creativo, normalmente con tracce strutturate da seguire per il loro sviluppo. In questo caso non conosco quale sia la percentuale di coloro che l’hanno terminato. Devo dire che è stato altrettanto impegnativo di quest’ultimo sulla gamification organizzato con un sistema più selettivo. Ed è proprio questo aspetto della caratteristica selettiva che vorrei analizzare.

Le statistiche delle edizioni precedenti di Gamification parlano chiaro, al di là delle normali defezioni che si riscontrano nei MOOCs:

gamification stats I criteri della selezione si possono riassumere in questi punti:

  1. L’estensione temporale. Il corso ha avuto la durata di 10 settimane con 12 unità didattiche. In certe settimane c’è stato doppio impegno per doppia unità. Questo ha di certo mandato in crisi i corsisti per overload di risorse da vedere e leggere, di compiti da preparare, discussioni da seguire. In ogni unità c’erano anche risorse aggiuntive che avrebbero avuto bisogno di tempi più dilatati per poter essere visionate e assimilate.
  2. Tempi di consegna. Ogni settimana, da Lunedì a Domenica, prevedeva un compito. Il ritardo nella consegna comportava una decurtazione del punteggio del 25% o addirittura la non convalida del compito stesso.
  3. Numero di tentativi. I quiz per verificare l’apprendimento dei contenuti delle lezioni davano 2 tentativi con punteggio 100% ed altri 3 con 75%, sempre con risposte randomizzate, mediamente con la metà diverse dalle precedenti.
  4. Written Assignment. I compiti argomentativi, da consegnare entro tempi definiti, sono stati valutati da altri corsisti. Ciascuno (in totale 3, rispettivamente da 300, 500, 1500 parole) con 5 valutazioni, più la propria. Questa probabilmente è la componente più innovativa, fatta con un sistema di distribuzione degli elaborati molto efficace. Peccato che il contenuto dei compiti desse poco margine alla creatività e all’interesse specifico.

Il punteggio totale da assegnare era di 100 punti così suddivisi. Minimo richiesto per la certificazione 70 punti:

  • 35 quiz Ho ottenuto 33,25 punti
  • 30 quiz finale Ho ottenuto 23,75 punti
  • 35 peer assessment Ho ottenuto  32 punti
  • Totale ottenuto  89 punti.

Considerazioni metodologiche

Un po’ troppo rigido questo sistema. La qualità psicologica più richiesta è stata la resilienza, ovvero, andare avanti a tutti i costi per vedere la fine. Queste richieste incalzanti hanno fatto perdere un po’ di interesse nei confronti dei contenuti e delle discussioni, e per un corso che pone il massimo interesse nella motivazione, mi sembra che abbia disatteso le aspettative. Ai quiz do una valutazione negativa. A mio avviso sono stati costruiti male, infatti, una delle caratteristiche delle risposte chiuse è quella di non essere ambigue mentre, tante volte, bisognava indovinare tra risposte tutte pertinenti quella che segnalava il docente come la più accreditata. Ma si sa, i quiz sono quiz.

I written assignment sono stati altrettanto monolitici. Viene dato un caso di studio da sviluppare. Dopo il primo, dove ho preso 4/10, ma mi rendo conto di aver preso un po’ di tangente, ho fatto un compitino molto lineare dove ho inserito i termini delle lezioni con qualche idea originale senza esagerare e ho meritato 10/10. Nel terzo ho ripetuto la tecnica con la valutazione di 10/10, ma mi bastava 1 punto per la certificazione. Questa progettazione con argomento uguale per tutti mi ha annoiato nel peer assessment. Si ripetevano sempre le stesse cose, con più o meno precisione e accuratezza, ma dalle quali ho imparato ben poco. Avrei preferito che il compito fosse indirizzato al proprio ambito lavorativo (il mio è education), affinché l’impegno di progettazione di gamification fosse almeno inerente ai miei interessi. Così mi è sembrato un lavoro abbastanza inutile, funzionale solo alla certificazione.

Complessivamente, rispetto alla lettura precedente del testo For the Win del docente responsabile del corso, non ho imparato molto di più. Le interazioni sul forum non mi sono state di grande aiuto. Anche sul fronte dell’utilizzo di piattaforme o applicativi mi rimane il buio pressoché totale.

In conclusione ho preferito molto di più la forma libera che non questa stringente. La certificazione per entrambe è solo formale ma, almeno nel primo, c’è stata una componente ludica maggiore (motivazione intrinseca) e più orientata a capire e costruire, che non imparare per sostenere le prove. Ecco, la struttura di Gamification è più vicina a quella scolastica e accademica (motivazione estrinseca) che è proprio quella che non voglio ritrovarmi in un MOOC.

3 pensieri riguardo “Un esempio di MOOC selettivo”

  1. Ciao Emanuela,
    sono abbastanza d’accordo con quello che dici sopratutto sul carico di lavoro ( intensissimo a meta e poi totalmente leggero dopo) e sui test / peer assigment – troppo rigidi e premianti di chi fa il suo compitino, senza allargarsi.
    ho fatto un corso di parlare in pubblico su coursera e li era MOLTO più interessante vedere i peer.

    concordo pienamente anche sul fatto che alla fine non rimane in mano molto, se non una struttura teorica (come dicevo sul forum – Iversity sembra più interessante)

  2. Ciao Manolo, sono più soddisfatta per averlo finito che non per quello che mi ha lasciato. A questo punto sospendo il discorso gamification e mi butto su un corso della Bocconi. In effetti, al di là dell’interesse specifico degli argomenti dei diversi corsi, sono interessata a vedere modalità metodologiche diverse.
    Grazie della tua compagnia in questo viaggio.
    In bocca al lupo 🙂

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