Introduzione alla filosofia – 2 – Conoscenza

introduzione alla filosofia

In breve: sintesi della seconda lezione del corso “Introduction to Philosophy” Dell’università di Edimburgo, su Coursera

Il secondo argomento proposto è la conoscenza. Si sviluppa in tre step che mettono progressivamente in discussione la nostra convinzione di conoscenza.

 2 – Cos’è la conoscenza, ne possediamo alcuna?

Le basi costituenti della conoscenza 

La conoscenza proposizionale dice che qualcosa è così, che la tal cosa è Vero o Falso, che il mondo è in un certo modo.
La conoscenza procedurale è invece il know how, manifesta capacità o abilità.

La conoscenza proposizionale deve corrisponde a queste condizioni (analisi tripartita):

  • Verità: se conosci una proposizione, allora è vera (non verosimile, non probabile). Non si può conoscere la falsità, questa non interessa agli epistemologi. La conoscenza non è infallibile, non è una certezza, ma è incoerente con la falsità.
  • Credenza: credere alla proposizione. Non solo credo a…, lo so! La conoscenza è diversa dalla credenza, la conoscenza è più forte della fede, ma la conoscenza richiede credenza. Se non conosciamo bene, la credenza è limitata o debole. Quindi la conoscenza richiede verità e credenza. Infatti, la conoscenza è intuizione contro la fortuna: si può arrivare allo stesso risultato, ma la credenza deve essere supportata da prove, riflette sulle cose, arriva a un giudizio corretto.
  • Giustificazione: la conoscenza è qualcosa di importante per il soggetto e per le sue capacità cognitive, cioè offre  buone ragioni per giustificare qualcosa che si conosce.

Ma a volte questo non funziona.

La spiegazione classica della conoscenza e il problema di Gettier

Edmund Gettier negli anni ’60 pone il problema di quando le credenze sembrano vere e invece sono false. I due esempi nella lezione sono, primo: un orologio fermo da 12 o 24 h dove il soggetto legge l’ora convinto che sia quella giusta, che lo è solo per caso; secondo: di un contadino che crede di vedere una pecora che invece è un oggetto a forma di pecora che nasconde alla sua vista una vera pecora.

In entrambi i casi il soggetto forma credenze che normalmente sarebbero false, entrambi i soggetti però, pur partendo da una credenza non vera, formano una vera credenza, semplicemente per fortuna.

La difficoltà è inserire il problema di Gettier nell’analisi tripartita vista sopra. Ci ha provato Keith Lehrer   con la “credenza non fondata su false assunzioni o falsi lemmi”, ovvero, pensare  in che modo si crei la credenza. Il problema si pone in questi termini: quando una vera credenza non lo è solo per fortuna? La giustificazione non elimina la conoscenza per fortuna, non è sufficiente insieme alla verità e alla credenza a far sì che sia vera. 

N.B. nel forum il docente spiega che le scoperte per serendipity non sono da considerarsi “fortunate” perché la persona che le fa è competente, le sa riconoscere e classificare. Questi si trova al posto giusto, nel momento giusto, supportato dalla propria competenza.
Ancora sulla giustificazione: “Aidan McGlynn’s research allows for a more clear definition of justification where if there is enough probabilistic evidence, one can consider oneself to be justified. In relation to the lecture, this means that some of the things we were calling lucky could instead be justified probabilistically, undermining the threat of these kinds of Gettier cases.”

Abbiamo qualche conoscenza?

Scetticismo radicale: la conoscenza è impossibile. La sfida scettica dice che noi non conosciamo molto, crediamo solo di conoscere tante cose. Queste ipotesi risalgono all’antichità e studiate successivamente. Non puoi sapere che ipotesi scettiche non esistono e, se non lo sai, allora non sai niente del mondo esterno a te.

Bisogna riflettere. Come? Scompattando un argomento scettico, ad esempio  l’ipotesi del “cervello in una vasca“, d’ora in avanti C.I.U.V.

Domanda: siamo persone incarnate che interagiscono e condividono con altri? 
Risposta: forse non è così. Forse qualcuno ha preso i nostri cervelli, li ha messi in una vasca dove sono nutriti e dove vivono false esperienze (es. film Matrix).

Domanda: sappiamo di non essere C.I.U.V.? Sappiamo di non essere vittima di questa ipotesi scettica? 
Possiamo addurre prove contrarie: vedo le mie mani, sento il mio corpo, raggiungo e tocco le cose, ma se fossi un C.I.U.V. avvertirei queste cose allo stesso modo, mi sembrerebbe di avere le stesse percezioni.
Sono scenari che è impossibile escludere, non posso sapere se sono un C.I.U.V. In generale non posso smentire le ipotesi scettiche.
Le prove contro l’ipotesi scettica è la causa dello scenario stesso. Quindi non le posso conoscere.

Se non posso sapere se sono un C.I.U.V., come posso sapere se ho due mani? (io le sento, ma le sente anche il C.I.U.V.).
Allora, come posso sapere se ho due mani se non posso sapere nemmeno se sono un C.I.U.V.?
Lo scettico dice: se non posso escludere di essere un C.I.U.V., come posso dire di avere due mani? Insomma, se non sai di essere un C.I.U.V. non sai molto, non sai ciò che presumi di sapere o sai cose che sono incompatibili con il C.I.U.V.

Lo scettico non dice che siamo C.I.U.V. o che è probabile (lo scenario proposto è inverosimile o fantascientifico). Semplicemente non si può affermare che tale scenario sia falso. Se non si può dimostrare che è falso, come si può dire di conoscere tutto il resto?
L’argomento scettico alla fine dice che non sappiamo molto di noi e del mondo esterno.

Non è chiaro come affrontare il problema:

  • Sappiamo che il problema è un’ipotesi scettica
  • La conclusione è che non può essere contemporaneamente vero che ho due mani e sono un C.I.U.V. C’è un trucco per risolverlo? Forse.

Ci potrebbero essere diversi livelli di conoscenza, uno molto alto (non so se sono un C.I.U.V.), un altro meno impegnativo. Ma il trucco non funziona perché l’argomento scettico è indipendente dai livelli, o peggio, funziona a tutti i livelli. Non è riconducibile a soluzioni semplici. Gli eventuali livelli sono interconnessi, come si è visto nell’esempio.

In generale: quando usciamo dai confini normali sulla natura della nostra posizione epistemica, non abbiamo una presa sulla realtà e sulla verità come pensavamo di avere (vertigine epistemica).
Si può provare a pensare alle proprie credenze epistemiche e salire con la riflesssione verso le credenze generali connesse alla realtà, questo ci fa rendere conto di non sapere tanto quanto pensavamo. Forse nulla.

In conclusione lo scetticismo radicale:

  • è una visione in cui conosciamo molto poco del mondo intorno a noi
  • fa uso di ipotesi scettiche, scenari indistinguibili dalla vita reale (si interagisce in modo diverso da quello a cui pensiamo normalmente)
  • non c’è modo di escludere le ipotesi scettiche:

Se ho due mani non devo essere un C.I.U.V.
Ma se non posso sapere se sono un C.I.U.V., non posso sapere se ho due mani.

Anche questa lezione dà parecchi stimoli di riflessione, scardina alcune certezze e pone questioni non facilmente risolvibili. Potrebbe però aiutarci a riflettere sulle nostre grandi e piccole certezze.

Altri argomenti:

Introduzione alla filosofia -1- Moralità

Introduzione alla filosofia – 1 – Moralità

introduzione alla filosofiaIn breve: sintesi della prima lezione del corso “Introduction to Philosophy” Dell’università di Edimburgo, su Coursera

Dopo aver frequentato alcuni corsi sul pensiero critico, ho trovato questo su Coursera, i cui temi affrontati nei moduli mi hanno incuriosita. 
Utilizzo questo sito per sintetizzare al massimo i contenuti per mia e, se desideri, tua comodità.
Al via il primo argomento.

 1 – La moralità

Lo stato della moralità: oggettiva, relativa o emotiva?

Ci sono grossomodo due grandi categorie di fatti su cui esprimere un giudizio:

Giudizi empirici: non dipendono dall’uomo, ma da fatti provati. Le opzioni di risposta sono Vero o Falso.
Giudizi morali: si suddividono a loro volta nelle seguenti forme appartenenti a scuole diverse:
1 – Oggettivismo: dove i problemi morali sono trattati come quelli empirici, con soluzioni di Vero o Falso, sono indipendenti dal gruppo a cui apparteniamo e chi siamo;
2 – Relativismo: le soluzioni non sono altro che opinioni che possono avere il risultato di Vero o Falso relativamente a un’altra cosa, ma mai oggettivamente.
Il relativismo può allora essere:
a) quando dipende dalle persone esprime il massimo Soggettivismo relativamente ai sentimenti, dove la morale è espressione delle proprie motivazioni. In questo caso si ha difficoltà a spiegare il disaccordo: perché mi piace? Perché non mi piace?
b) Relativismo culturale, ovvero quando un giudizio è approvato o disapprovato da una certa cultura. Qui il giudizio è qualitativo :buono, cattivo – giusto, sbagliato. 
3 – Emotivismo: Non può avere la soluzione di Vero o Falso (o molto vaga), né oggettivamente, né soggettivamente, ma i giudizi sono espressione delle nostre reazioni emotive con relativo accordo o disaccordo.

Si pongono a questo punto tre domande sullo stato della moralità:

1 – I giudizi possono essere espressi con Vero o Falso o sono mere opinioni?
2 – Se sono Vero o Falso, cosa li rende Vero o Falso?
3 – Se sono Vero, lo sono oggettivamente?

Obiezioni a oggettivismo, relativismo ed emotivismo

La metaetica si occupa di quale modalità tra quelle proposte dagli studiosi sia la migliore. In effetti si sviluppano teorie che prendono un po’ da tutte queste sopra, ma che richiedono visioni più raffinate.

1 – Obiezioni all’oggettivismo: c’è disanalogia tra i giudizi empirici e i giudizi morali. I primi richiedono il metodo osservativo, i secondi non si possono osservare. L’oggettività è indipendente o dipendente? I principi morali sono universali? A questo punto si impone una sfida metodologica. La finalità degli oggettivisti è quella di massimizzare la felicità generale.

2 – Obiezioni al relativismo: le persone e le culture sono diverse. Si possono avere possibilità di progresso morale intervenendo sulle persone o le culture? I relativisti dicono che culture diverse si sovrappongono con diffusione progressiva di una certa morale.

3 – Obiezioni all’emotivismo: questa pratica non dà risposte ragionate, ma solo emotive. Gli emotivisti dicono però che su queste reazioni si può inserire un ragionamento, secondo un ordine che non sia irrazionale (no pregiudizi) e rendere la reazione emotiva una preferenza morale.

I docenti del corso propongono molti esempi a titolo esplicativo ed esercizi da sviluppare nel forum.
Già questa breve sintesi, però,  dà  buoni spunti di riflessione e un metodo per affrontare questo genere di problematiche con un approccio più razionale  verso i giudizi morali.

Perché Scienze Motorie a scuola?

margaria

In breve:  da un piccolo incidente in palestra una riflessione sul ruolo educativo della mia materia

Oggi a scuola è successa una cosa.

La mia classe di IV superiore giocava a pallavolo, maschi e femmine insieme.

Un ragazzo, per recuperare una palla difficile durante il gioco, l’ha calciata con un piede e l’ha involontariamente direzionata verso il viso di una compagna che gli stava vicino. Una botta piuttosto violenta che, per fortuna, ha colpito la fronte e non parti più sensibili come occhi o naso. La poverina comunque si è accasciata dolorante per qualche minuto. Poi, con un impacco di ghiaccio si è ripresa abbastanza velocemente.
Cose che succedono.

In attesa della campanella dico al ragazzo: “I maschi della tua età hanno almeno il doppio della forza fisica delle ragazze, dovete adattarvi a chi, in questo caso, è più debole e moderare l’intensità dei vostri movimenti. Pensa se ti arrivasse una pallonata da un rinoceronte!”

Una ragazza interviene e dice. “Ma non l’ha fatto apposta!” “Certo!” Rispondo io “Ci mancherebbe solo che l’avesse fatto intenzionalmente. Conoscete il significato di colpa e dolo?” E così ho spiegato loro la differenza anche in termini giuridici e facendo degli esempi.
Sempre io: “Vedete, i vostri colleghi dell’altra classe non giocavano insieme. Le ragazze erano stese sui materassoni, qualcuna giocava a scacchi, i maschi giochicchiavano da soli a calcetto. Preferisco, invece, che giochiate insieme e che impariate a stare insieme, accettando di essere un gruppo.”

***

Ringrazio il Prof. Rodolfo Margaria, fisiologo dell’apparato locomotore sul quale studiai anche le differenze somatiche degli effetti genetici e ormonali tra i diversi sessi in materia di attività fisica, e l’auxologo Prof. Nicola Pende che tanto mi illuminò nella stesura della mia prima tesi sull’età evolutiva.

Il pensiero che mi ronza in questo periodo è quello della mancanza della conoscenza delle finalità educative dell’educazione fisica nel nostro paese. Nemmeno la scuola le conosce.
Quando i media intervengono sull’argomento, lo fanno limitandolo ad un fattore igienico, ma non è così; è Educazione.
E’ anche il modo più bello e diretto di insegnare e di trovare continuamente riferimenti culturali a ciò che provoca il muoversi sul nostro pianeta.

Non è facile, per me non è stato facile, spesso ho lavorato nell’indifferenza o nel fastidio che, ad una scuola impostata ancora come due secoli fa, suscita questa materia.

Secondo me, con degli insegnanti di Scienze Motorie preparati, con una maggior attenzione alle competenze – le metto dentro tutte, ma proprio tutte –  che questa materia può stimolare, il campo dell’educazione ne trarrebbe giovamento. E ce n’è un gran bisogno.

Scuola: integrare Google Drive e WordPress

iisgluosi.com – Home page

In breve: come condividere la scrittura dei contenuti del sito scolastico utilizzando un servizio cloud

Premessa

Le comunicazioni in ambito scolastico hanno caratteristiche particolari rispetto a quelle erogate da altri enti pubblici.
La più vistosa tra le tante è quella di informare tempestivamente con contenuti ricorsivi, ovvero quelli che per ragioni organizzative si ripetono ogni anno scolastico, con le variazioni determinate dal calendario generale o da altre variabili contingenti.

Per fare alcuni esempi si pensi a:

  • calendario dei corsi di recupero estivi (Luglio, Agosto)
  • calendario degli esami di superamento del debito (Settembre)
  • calendario degli scrutini (Settembre)
  • calendario degli impegni collegiali dei docenti (da Settembre a Giugno)
  • calendario della attività extracurricolari (da Settembre a Giugno)
  • progettazione dei Dipartimenti Disciplinari (Ottobre)
  • progettazione dei Consigli di Classe (Novembre)
  • elenco dei progetti approvati dal Collegio dei Docenti (Novembre)
  • Documenti del 15 Maggio per l’Esame di Stato (Maggio)
  • elenco libri di testo in adozione (Giugno)
  • altro…

Gli attori che intervengono sono: il Dirigente, i Collaboratori del dirigente, i Coordinatori di dipartimento, di classe, i Docenti, il personale amministrativo, ecc.
Non tutte queste figure hanno l’autorizzazione ad editare direttamente sul sito scolastico. Si tratta, infatti, di persone che hanno poca dimestichezza con la gestione complessa di un sito web.

Ecco allora come bypassare l’aggiornamento dei contenuti per ogni a.s. e facilitare l’editing e la pubblicazione delle informazioni alle persone che sono impegnate nella produzioni dei suddetti contenuti.
Ti mostro come ho proceduto io.

Il sito scolastico: WordPress

Parto dalla visualizzazione finale sul sito in modo da chiarire subito l’esito comunicativo atteso.
L’esempio che porto è quello concreto del mio Istituto che utilizza la piattaforma wp; nulla toglie che si utilizzi qualsiasi altro strumento di pubblicazione istituzionale. I procedimenti sono simili.

Questo il link al sito del “Luosi” di Mirandola

Distinguiamo in tale strumento i contenuti permanenti o semi-permanenti (Pagine), barra dei menu (vedi immagine sopra), dal flusso cronologico delle news o altri oggetti della home page.
E’ con le pagine, infatti, che andremo a creare voci di menu, principali e secondarie, nel nostro caso specifico rivolte alle diverse utenze.
Una stessa pagina potrà essere contenuta in menu diversi perché di più ampio interesse. Dai un’occhiata per avere un’idea della distribuzione delle informazioni.

Successivamente riprenderò questo strumento per le procedure di pubblicazione dei contenuti creati con Drive.

Scrittura collaborativa in Drive

Situazione iniziale

Il nostro Istituto ha una tradizione collaborativa per la costruzione dei contenuti di programmazione derivati da esperienze dal progetto qualità certificato. Il tutto, però, si svolgeva con uno scambio di file tra i diversi attori, che creava non poca difficoltà sotto l’aspetto dell’efficienza delle procedure tecniche. Soprattutto, questo comportava una perdita notevole di tempo durante le riunioni collegiali, un passaggio di documentazione dove il responsabile doveva sollecitare i ritardatari, fare copie cartacee per poi ricopiarle in digitale, ecc. Insomma, un disagio diffuso che con l’avvento del cloud poteva essere superato.

Lo scorso anno scolastico, quale Animatore Digitale della scuola, ho proposto di passare ad una collaborazione più stringente ed immediata, utilizzando gli applicativi di Drive, adducendo anche il miglioramento delle competenze digitali del personale, partendo, non tanto da corsi specifici, quanto alla soluzione di uno o più problemi comunicativi conosciuti.

Perché usare Google Drive?

G.D. offre l’applicativo di editor di testo Documenti. Questo strumento ha il grande vantaggio di assomigliare ad altri editor, come ad esempio Word di Microsoft, quindi non richiedeva, ai più, un approccio di scrittura diverso da quella conosciuta: stesso layout, stessi pulsanti, stessa modalità WYSIWYG.
L’impatto su questo strumento in genere non è traumatizzante, come ad esempio, avventurarsi nell’editor di un sito web.

L’altra caratteristica è quella di permettere la scrittura collaborativa, di cui conosci sicuramente le caratteristiche e i diversi permessi di editor o visualizzazione.

Per l’occasione si è creato un nuovo account Google da utilizzare esclusivamente come repository dei contenuti pubblicati sul web.

Ora, porto come esempio metodologico abbastanza massiccio, per quantità e qualità, quello della pubblicazione dei documenti del 15 Maggio per l’Esame di Stato.

  1. Sulla base del modello utilizzato negli anni precedenti, ho creato uno schema “documento 15 Maggio” su un Doc con i contenuti comuni a tutte le 9 classi quinte.
  2. Ne ho fatto 9 copie rinominandole e inserendo in copertina e intestazione di pagina i riferimenti di quella specifica classe. Ho creato 9 cartelle, una per ogni classe con dentro i relativi file.
  3. Ho condiviso in scrittura questi file con l’addetta all’amministrazione che ha inserito i dati di competenza (storici, ecc.), dando una scadenza temporale per la compilazione. Poi ho tolto la condivisione.
  4. Al termine di questa prima fase, ho allora condiviso in scrittura il file con il Coordinatore di ciascuna classe che ha compilato la parte generale su indicazioni del Consiglio.
  5. Ho creato un altro schema file dove inserire i contenuti svolti. Anche qui ho fatto tante copie quante sono le materie per ogni classe, per le 9 classi ed ho condiviso in scrittura il/i file con i docenti di ciascuna materia, dentro la cartella della classe su drive. (Questa prima volta ho aggiornato ciascuna intestazione, nome del docente materia). I docenti sono stati autorizzati a fare copia e incolla da altri formati (in genere da Word). Ho provveduto successivamente ad omogeneizzare i layout.
  6. Alla scadenza temporale per la compilazione ho tolto tutte le condivisioni con i docenti ed ho provveduto alla pubblicazione sul sito. Di seguito la procedura.

La pagina di WordPress

Ciascuna cartella di Google Drive genera un link di condivisione in visualizzazione.

E’ bastato editare i testi titolo delle classi e fare i collegamenti ipertestuali per rimandare l’utenza ai contenuti specifici per la classe di interesse, suddivisi in:

  • un documento generale di presentazione
  • i documenti dei contenuti svolti in ogni disciplina, così come li vedi dal link che ti ho postato sopra.

Vantaggi

  • I documenti del 15 Maggio sono stati pubblicati i primi giorni di Giugno, prima ancora che fossero nominante le commissioni; gli studenti avevano già i programmi a disposizione per il ripasso;
  • I coordinatori delle classi quinte avevano i documenti già “digitalmente” assemblati senza dover re-impaginare, omogeneizzare il fascicolo. Hanno solo aggiunto a parte la documentazione riservata.
  • Siccome ad ogni link sul sito corrisponde un documento su Drive, di fatto i docenti hanno pubblicato sul sito della scuola (probabilmente senza rendersene pienamente conto). La consapevolezza si consoliderà in un prossimo futuro quando saranno chiamati a procedere nello stesso modo per la pubblicazione di altri contenuti riguardanti il proprio lavoro.
  • Facilità e tempestività nel correggere gli errori o aggiornamenti senza dover digitare file offline o produrre pdf e ricaricarli sul sito.
  • Sempre perché ad un link corrisponde un documento su Drive, alla fine del prossimo a.s., non sarà necessario creare nuovi file, nuovi collegamenti, basterà aggiornare quelli esistenti (o aggiungerne in copia se necessario), condividendo successivamente ai nuovi docenti interessati quelli di competenza.
    Questo, a mio avviso, è il vantaggio più evidente dell’informatizzazione avanzata di questi strumenti.

Altri esempi

Piano annuale delle attività messo a punto l’a.s. precedente, già aggiornata e corredata di un Google Calendar. (Dirigenza)

Elenco dei libri di testo  con elenchi generati dal portale Spaggiari sul quale la Segreteria aveva inserito i dati, esportazione in drive, conversione in file Docs e pubblicazione. (Amministrativi)

Calendario extracurricolare sul quale sono aggiornate le attività in oggetto. (Dirigenza, Amministrativi)

Progettazione dei consigli di Classe ancora si trova nella vecchia versione che è in fase di review, così come quella di progettazione dei dipartimenti. (Docenti)

Ed altri a cui stiamo lavorando…

Randomizzazione per peer review

In breve: come estrarre a sorte con Google Fogli, cinque peer per la review di un compito

Premessa

Nel testo “Innovazione didattica. Subito!“, relativamente alla valutazione dei compiti, invito a procedere come nei MOOC ad una peer review. Questo vuol dire che, un compito eseguito da uno studente, deve essere revisionato da almeno cinque compagni, assegnando un punteggio secondo una certa scala di valutazione.
Per evitare la discrezionalità nella scelta dei compagni da valutare, ho messo a punto un Foglio di calcolo su Google Drive in cui, inserendo l’elenco dei propri studenti, si ottiene una tabella con cinque nomi casuali tratti dall’elenco, corrispondenti ai compagni che dovranno revisionare il compito di quello specifico studente.

Il foglio di calcolo

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Apri questo foglio con il link sopra. Ti consiglio di aggiungerlo al tuo Drive per poterlo elaborare, farne copie, ecc.
Nel dettaglio le funzioni in tabella:

  • Colonna A: elenco degli studenti (sostituisci con il tuo elenco)
  • Colonne B, D, F, H, J: è inserita dalla riga 3 la funzione =CASUALE() che assegna dei numeri casuali da 0 a 1, quelli che vedi in grigio chiaro. Questa funzione è stata copiata per trascinamento in verticale in tutte le celle di interesse. 
  • Colonne C, E, G, I, K: sono inserite le funzioni di assegnazione che, ad esempio, per la cella C3 è  =INDICE(A$3:A$31;RANGO($B3;$B$3:$B$31)) dove, nella prima parte della formula il riferimento va al primo nome in elenco (A3), nella seconda parte, alla cella che contiene il numero casuale (B3). Anche in questo caso la funzione è stata copiata per trascinamento in tutta la colonna. Per le colonne successive, E, G, I, K,  i riferimenti sono alle celle dei numeri casuali corrispondenti, quindi cambia il riferimento nella seconda parte della formula. 

Di fatto, ciò che devi fare, è solo inserire l’elenco dei tuoi studenti.

Procedimento

Una volta inserito l’elenco degli studenti (eventualmente togliere o aggiungere righe in base al numero), si ottiene una distribuzione casuale dei nominativi, cinque per ogni studente come vedi nell’immagine sopra.
A questo punto si fa una copia della tabella e la si incolla sotto all’originale nella modalità “incolla solo valori” come riportato nell’immagine seguente:

tabella_2

in modo che si possa stampare  e distribuire alla classe.

Attenzione! Può essere che uno studente trovi nella riga corrispondente due volte lo stesso peer reviewer. Individuare allora manualmente i doppioni e redistribuire scambiando i peer. Di solito sono poche unità.

Fare ebook a scuola

In breve: slide della presentazione al corso “Editore al tempo del digitale” Bologna, 5 Marzo 2017

PON – Ambienti per la didattica digitale

In breve: slide di supporto alle lezioni per DS, AD, Team digitale – PON 2017 – Modena, Ferrara 

  • 3b: Ambienti per la didattica digitale integrata e per la collaborazione
  • 3d: processi didattici per l’integrazione degli ambienti digitali per la didattica e l’uso di dispositivi digitali a scuola

Innovazione didattica. Subito!

Innovazione didattica subito

In breve: un manuale per applicare innovazioni didattiche con l’utilizzo di Google Documenti.

Questo manuale si propone attivare una didattica innovativa usando principalmente lo strumento Google Documenti. La metodologia è rivolta soprattutto a quei docenti che approcciano alla didattica con le nuove tecnologie come principianti o neoassunti e che già conoscono un editor di testo. L’applicativo, abbastanza semplice, permette di porre attenzione all’innovazione metodologica, invece di concentrarsi troppo sulle procedure tecniche di strumenti più complessi.

E’ noto che l’uso degli strumenti del web, da soli, non rappresentano l’innovazione didattica. Quest’ultima è e sarà frutto di scelte che rompono con modalità superate, nel tentativo di fare proposte che coinvolgano e che motivino attraverso il piacere dell’apprendimento in forma attiva. Il breve lavoro editoriale si pone di dare una delle soluzioni possibili per perseguire un obiettivo concreto.

La proposta didattica è completa, ma si può assorbire gradualmente, in quanto propone attività che coinvolgono la collaborazione, il costruttivismo e il connettivismo, così come suggeriscono le teorie che vogliono un apprendimento più partecipativo ed efficace.

Trovi l’ebook in tutti gli store.

Learning how to learn #4

poll 4

In breve: la quarta e ultima settimana di MOOC procede con gli argomenti come essere uno studente migliore e regole per uno studio efficace.

Come essere uno studente migliore

Imparare, pianificare e il linguaggio sono le abilità che ci rendono umani. Queste sono a carico della corteccia prefrontale che è anche l’ultima parte a maturare, responsabile, inoltre, dei comportamenti sociali. 

L’apprendimento non avanza linearmente, a volte ci si trova in confusione perché la mente procede verso una ristrutturazione della conoscenza. E qui, il tempo gioca un ruolo fondamentale. Non bisogna scoraggiarsi perché questi sono periodi di frustrazione passeggera.

Creare metafore o analogie

Più queste immagini sono visive, meglio è, non solo nelle discipline umanistiche, ma anche in quelle scientifiche e tecnologiche. A volte è necessario immedesimarsi ed essere l’oggetto stesso dell’immagine o del modello che si vuole rappresentare. Le metafore creano connessioni a strutture mentali già esistenti.

Non è necessario essere geni

Esiste una stretta correlazione tra imparare discipline scientifiche e lo sport. Una corretta ripetizione sviluppa la memoria muscolare, cosicché il tuo corpo sa cosa fare a partire da un semplice pensiero (automatismi, da non confondere con stereotipi). La mente crea schemi di significato e questo avviene se si dà senso a ciò che si apprende.
Avere una memoria procedurale più estesa può essere d’impiccio per l’effetto Einstellung, ovvero, l’idea che hai in mente può inibire processi creativi. Una memoria procedurale più piccola, invece, permette maggiormente la modalità diffusa del pensiero come visto nella prima settimana.
La pratica deliberata su aspetti più complessi può aiutare a creare chunk che rafforzano la mente e utilizzabili successivamente.
La “Sindrome dell’Impostore” è una condizione abbastanza comune e ti fa sentire inadeguato, importante è non arrendersi. Come si diceva in precedenza: la fortuna aiuta gli audaci!

Cambiare il modo di pensare cambia la tua vita

La guaina mielinica, quella che avvolge i nervi, si sviluppa fino all’età di 20 anni ed è quella che permette di controllare l’impulsività. Sviluppare i propri circuiti neurali con il ragionamento, aiuta questo sviluppo.
Inoltre, avere la virtù della perseveranza, “la virtù del meno brillante”, insieme alla flessibilità e alla capacità di riconoscere i propri errori, permette di raggiungere ottimi risultati.
Spesso, personaggi importanti della letteratura o della scienza erano pessimi studenti a scuola. Avvicinarsi ad una materia con l’obiettivo di studiarla in autonomia, permette di seguire un percorso individuale verso la competenza.
Un solo insegnante o un libro è una versione parziale di una realtà a più dimensioni sull’argomento, che è collegato anche ad altre materie affascinanti materie. Assumerti la responsabilità del tuo personale apprendimento è una delle cose più importanti che si possano fare.
Attenzione alle invidie che possono presentarsi quando si ha successo. L’empatia non è sempre positiva, bisogna imparare ad essere distaccati.

Il valore del lavoro di gruppo

L’emisfero destro ci permette di considerare il nostro lavoro in una prospettiva d’insieme, mettere le cose nella giusta prospettiva. Questa parte del cervello funziona come una specie di avvocato del diavolo che mette in dubbio l’equilibrio esistente e pone in evidenza eventuali incoerenze, mentre l’emisfero sinistro prova in tutti i modi a rimanere aggrappato alla situazione esistente. La modalità concentrata dell’emisfero sinistro associa il risultato al desiderio che sia giusto, crea una eccessiva fiducia in se stessi.  Per questo è importante confrontarsi e collaborare con persone altrettanto interessate alla materia.
Amici e colleghi hanno una funzione simile a quella della modalità diffusa perché hanno una prospettiva più ampia, diversa dalla tua, e possono cogliere meglio ciò che ti sfugge.
La modalità dello studio in gruppo è comunque quella di: poche chiacchiere e rispettare la tabella di marcia fino alla fine.

Come affrontare le prove

Sostenere esami è un’attività di apprendimento molto efficace.
Ecco un check list alla quale rispondere prima di affrontare una prova:

  • Hai veramente capito il contenuto?
  • Hai chiesto spiegazioni quando non hai capito?
  • Hai ripassato e controllato gli appunti con i compagni?
  • Hai partecipato attivamente a gruppi di studio?
  • Hai confrontato le tue soluzioni con altri?
  • Hai abbozzato soluzioni ai problemi?
  • Hai dormito a sufficienza la notte precedente gli esami?

Iniziare dai problemi facili o quelli difficili? All’esame è meglio partire da quelli difficili perché richiedono una modalità diffusa. Se ci si blocca si torna a quelli più facili.
Questa tecnica può aiutarti a usare in maniera più efficace il cervello, facendone funzionare simultaneamente le diverse parti su più concetti diversi. Iniziare dal problema difficile e poi passare a quello più facile permette di lavorare un po’ su tutti i problemi dell’esame che devi affrontare ed è una tecnica valida anche per evitare l’Einstellung, cioè il fatto di rimanere bloccati su un metodo sbagliato, poiché permette di considerare il problema da diverse prospettive. L’unica accortezza con questa tecnica è quella di avere autocontrollo e tralasciare un problema quando vedi che sei bloccato da uno o due minuti.

Il corpo rilascia sostanze chimiche quando è sotto stress. Come interpreti la reazione del tuo corpo a queste sostanze fa la differenza. Se si è ansiosi, provare a distrarre il pensiero e concentrarsi sulla respirazione, suggestionandosi con l’idea che la prova ti sproni a fare meglio e non quella che l’esame ti spaventa.

10 regole dello studio efficace

  1. Dopo aver letto il contenuto prova a ricordare quello che c’era scritto
  2. Fai delle prove di memorizzazione: le flash card ti possono aiutare
  3. Frammenta il contenuto e imparane un po’ alla volta
  4. Distanzia le ripetizioni: spaced learning
  5. Alterna modalità diverse di soluzione
  6. Prenditi delle pause dalla modalità focalizzata
  7. Usa analogie e metafore per apprendere i concetti
  8. Concentrati in un luogo dove non hai occasioni di distrazione
  9. Inizia con l’attività meno piacevole “Ingoia il rospo”
  10. Datti delle gratificazioni quando hai raggiunto un obiettivo

[Nota personale: quando studiai neurologia alla fine avevo chiaro nella mia mente come si imparano le attività motorie. Questo corso mi ha dato la certezza che l’apprendimento, nelle sue diverse modalità, non differisce da quanto imparai 40 anni fa. I processi sono gli stessi, la nostra mente lavora all’unisono con il corpo, sono un tutt’uno che continuamente si integra e si parla. Bisogna riprendersela questa fisicità della mente :)]

Articoli precedenti:

Learning how to learn 1

Learning how to learn 2

Learning how to learn 3

Learning how to learn #3

week 3

In breve: la terza settimana di MOOC procede con gli argomenti della procastinazione e della memoria.

Procastinazione

Si procastina su attività che mettono a disagio. Però, rimandare un impegno dà una gratificazione solo temporanea, poi, quando arriva il momento di rimettersi al lavoro, il disagio è ancora più accentuato.
La procastinazione ha dei punti in comune con la dipendenza.
Migliorare il proprio atteggiamento rimandatario, darà anche miglioramenti diffusi in altri ambiti. Si tratta di cambiare abitudini e, per fare questo sono necessari tempo e determinazione.

La modalità “zombie” citata nel corso sta ad indicare che i chunk si formano con un processo che va dalla fase cosciente, complice un’attenzione focalizzata, ad un’altra automatizzata, meno dispendiosa dal punto di vista energetico, più efficace e sempre più raffinata.
Quando si è raggiunta una certa competenza, si eseguono compiti ed azioni senza pensarci troppo, intervengono cioè processi mentali sub-corticali che sfuggono alla coscienza.
Un’abitudine può essere buona o cattiva. Mer migliorare rispetto alla procastinazione si deve seguire questo iter:

  1. lo spunto (cambiare una reazione allo spunto, in genere isolarsi)
  2. la routine (sviluppare un nuovo rituale)
  3. la ricompensa (sostituire la ricompensa iniziale con una più consistente )
  4. la convinzione (credere di poter cambiare abitudini)

Imparare a non procastinare crea una gratificazione maggiore perché si è finito il lavoro ricompensato da uno svago, cinema, amici, sport, ecc., contro una soddisfazione fugace e temporanea che non porta a niente di tangibile.

Importante quando ci si impegna è concentrarsi sul processo e non sul risultato, applicando le regole definite nei post precedenti ovvero, con tempi di attenzione ben definiti, frammentando i contenuti, isolarsi da rumori e distrazioni e seguire queste indicazioni con determinazione. L’idea è quella di lasciarsi andare nel flusso del lavoro.

Scrivere un diario con la lista delle cose che ragionevolmente si possono fare, può aiutare a cambiare abitudini. Meglio se fatto la sera prima perché questo libera la memoria procedurale (STM) per altre attività.
Inserire nel diario ciò che funzione e ciò che non va.

Si consiglia per prima cosa di “ingoiare il rospo“, cioè inizialmente affrontare le attività più antipatiche.

Memoria

La memoria è una parte importante dell’apprendimento.

Per migliorarla si possono applicare delle tecniche visuo-spaziali, concretizzando attraverso immagini, sensazioni e spazi i concetti astratti da ricordare. Rendere un ricordo qualcosa di memorabile.
Ripetere i concetto con la tecnica dello spacing nei giorni successivi. Per questo ripasso un buon aiuto possono essere le flashcard http://ankisrs.net/

I ricordi non sono fissi ma subiscono il riconsolidamento, cambiano un po’ ad ogni richiamo, questo processo avviene durante il sonno. Per migliorare il consolidamento e il riconsolidamento, è buona cosa spaziare i richiami della memoria.