Introduzione alla filosofia – 2 – Conoscenza

introduzione alla filosofia

In breve: sintesi della seconda lezione del corso “Introduction to Philosophy” Dell’università di Edimburgo, su Coursera

Il secondo argomento proposto è la conoscenza. Si sviluppa in tre step che mettono progressivamente in discussione la nostra convinzione di conoscenza.

 2 – Cos’è la conoscenza, ne possediamo alcuna?

Le basi costituenti della conoscenza 

La conoscenza proposizionale dice che qualcosa è così, che la tal cosa è Vero o Falso, che il mondo è in un certo modo.
La conoscenza procedurale è invece il know how, manifesta capacità o abilità.

La conoscenza proposizionale deve corrisponde a queste condizioni (analisi tripartita):

  • Verità: se conosci una proposizione, allora è vera (non verosimile, non probabile). Non si può conoscere la falsità, questa non interessa agli epistemologi. La conoscenza non è infallibile, non è una certezza, ma è incoerente con la falsità.
  • Credenza: credere alla proposizione. Non solo credo a…, lo so! La conoscenza è diversa dalla credenza, la conoscenza è più forte della fede, ma la conoscenza richiede credenza. Se non conosciamo bene, la credenza è limitata o debole. Quindi la conoscenza richiede verità e credenza. Infatti, la conoscenza è intuizione contro la fortuna: si può arrivare allo stesso risultato, ma la credenza deve essere supportata da prove, riflette sulle cose, arriva a un giudizio corretto.
  • Giustificazione: la conoscenza è qualcosa di importante per il soggetto e per le sue capacità cognitive, cioè offre  buone ragioni per giustificare qualcosa che si conosce.

Ma a volte questo non funziona.

La spiegazione classica della conoscenza e il problema di Gettier

Edmund Gettier negli anni ’60 pone il problema di quando le credenze sembrano vere e invece sono false. I due esempi nella lezione sono, primo: un orologio fermo da 12 o 24 h dove il soggetto legge l’ora convinto che sia quella giusta, che lo è solo per caso; secondo: di un contadino che crede di vedere una pecora che invece è un oggetto a forma di pecora che nasconde alla sua vista una vera pecora.

In entrambi i casi il soggetto forma credenze che normalmente sarebbero false, entrambi i soggetti però, pur partendo da una credenza non vera, formano una vera credenza, semplicemente per fortuna.

La difficoltà è inserire il problema di Gettier nell’analisi tripartita vista sopra. Ci ha provato Keith Lehrer   con la “credenza non fondata su false assunzioni o falsi lemmi”, ovvero, pensare  in che modo si crei la credenza. Il problema si pone in questi termini: quando una vera credenza non lo è solo per fortuna? La giustificazione non elimina la conoscenza per fortuna, non è sufficiente insieme alla verità e alla credenza a far sì che sia vera. 

N.B. nel forum il docente spiega che le scoperte per serendipity non sono da considerarsi “fortunate” perché la persona che le fa è competente, le sa riconoscere e classificare. Questi si trova al posto giusto, nel momento giusto, supportato dalla propria competenza.
Ancora sulla giustificazione: “Aidan McGlynn’s research allows for a more clear definition of justification where if there is enough probabilistic evidence, one can consider oneself to be justified. In relation to the lecture, this means that some of the things we were calling lucky could instead be justified probabilistically, undermining the threat of these kinds of Gettier cases.”

Abbiamo qualche conoscenza?

Scetticismo radicale: la conoscenza è impossibile. La sfida scettica dice che noi non conosciamo molto, crediamo solo di conoscere tante cose. Queste ipotesi risalgono all’antichità e studiate successivamente. Non puoi sapere che ipotesi scettiche non esistono e, se non lo sai, allora non sai niente del mondo esterno a te.

Bisogna riflettere. Come? Scompattando un argomento scettico, ad esempio  l’ipotesi del “cervello in una vasca“, d’ora in avanti C.I.U.V.

Domanda: siamo persone incarnate che interagiscono e condividono con altri? 
Risposta: forse non è così. Forse qualcuno ha preso i nostri cervelli, li ha messi in una vasca dove sono nutriti e dove vivono false esperienze (es. film Matrix).

Domanda: sappiamo di non essere C.I.U.V.? Sappiamo di non essere vittima di questa ipotesi scettica? 
Possiamo addurre prove contrarie: vedo le mie mani, sento il mio corpo, raggiungo e tocco le cose, ma se fossi un C.I.U.V. avvertirei queste cose allo stesso modo, mi sembrerebbe di avere le stesse percezioni.
Sono scenari che è impossibile escludere, non posso sapere se sono un C.I.U.V. In generale non posso smentire le ipotesi scettiche.
Le prove contro l’ipotesi scettica è la causa dello scenario stesso. Quindi non le posso conoscere.

Se non posso sapere se sono un C.I.U.V., come posso sapere se ho due mani? (io le sento, ma le sente anche il C.I.U.V.).
Allora, come posso sapere se ho due mani se non posso sapere nemmeno se sono un C.I.U.V.?
Lo scettico dice: se non posso escludere di essere un C.I.U.V., come posso dire di avere due mani? Insomma, se non sai di essere un C.I.U.V. non sai molto, non sai ciò che presumi di sapere o sai cose che sono incompatibili con il C.I.U.V.

Lo scettico non dice che siamo C.I.U.V. o che è probabile (lo scenario proposto è inverosimile o fantascientifico). Semplicemente non si può affermare che tale scenario sia falso. Se non si può dimostrare che è falso, come si può dire di conoscere tutto il resto?
L’argomento scettico alla fine dice che non sappiamo molto di noi e del mondo esterno.

Non è chiaro come affrontare il problema:

  • Sappiamo che il problema è un’ipotesi scettica
  • La conclusione è che non può essere contemporaneamente vero che ho due mani e sono un C.I.U.V. C’è un trucco per risolverlo? Forse.

Ci potrebbero essere diversi livelli di conoscenza, uno molto alto (non so se sono un C.I.U.V.), un altro meno impegnativo. Ma il trucco non funziona perché l’argomento scettico è indipendente dai livelli, o peggio, funziona a tutti i livelli. Non è riconducibile a soluzioni semplici. Gli eventuali livelli sono interconnessi, come si è visto nell’esempio.

In generale: quando usciamo dai confini normali sulla natura della nostra posizione epistemica, non abbiamo una presa sulla realtà e sulla verità come pensavamo di avere (vertigine epistemica).
Si può provare a pensare alle proprie credenze epistemiche e salire con la riflesssione verso le credenze generali connesse alla realtà, questo ci fa rendere conto di non sapere tanto quanto pensavamo. Forse nulla.

In conclusione lo scetticismo radicale:

  • è una visione in cui conosciamo molto poco del mondo intorno a noi
  • fa uso di ipotesi scettiche, scenari indistinguibili dalla vita reale (si interagisce in modo diverso da quello a cui pensiamo normalmente)
  • non c’è modo di escludere le ipotesi scettiche:

Se ho due mani non devo essere un C.I.U.V.
Ma se non posso sapere se sono un C.I.U.V., non posso sapere se ho due mani.

Anche questa lezione dà parecchi stimoli di riflessione, scardina alcune certezze e pone questioni non facilmente risolvibili. Potrebbe però aiutarci a riflettere sulle nostre grandi e piccole certezze.

Altri argomenti:

Introduzione alla filosofia -1- Moralità

Introduzione alla filosofia -2- Conoscenza

Introduzione alla filosofia -3- Abbiamo l’obbligo di obbedire alla legge?

Introduzione alla filosofia – 4- Dovresti credere a ciò che senti?

Introduzione alla filosofia – 5- Mente, cervello e computer

Introduzione alla filosofia – 6 – Le teorie scientifiche sono vere?

Introduzione alla filosofia -7- Abbiamo il libero arbitrio?

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