Medi@tando 2013

mediatando
Rivoltella, Farnè, Ranieri, Guerra

I giorni 10 e 11 Gennaio ho partecipato a Medi@tando 2013.

Il convegno era suddiviso in sessioni plenarie e seminari tematici. Provo a sintetizzare ciò che è stato detto agli incontri ai quali ho partecipato.

Media Education al microscopio

Roberto Farnè sostiene che i media nella scuola non sono mai in linea con l’esterno e che bisogna trovare un equilibrio di sviluppo sostenibile che non causi sprechi come l’obsolescenza delle risorse. Ci sono alcuni luoghi comuni da sfatare: primo è Il termine nativi digitali, mentre sarebbe più corretto parlare di coloni digitali; secondo non è automatico che le nuove tecnologie migliorino la qualità dell’apprendimento ma si assiste  a miglioramenti dove ci sono  condizioni sociali e famigliari che lo favoriscono per stimoli e opportunità. Con i media si ha un valore aggiunto all’apprendimento ma si tratta di variabile indipendente; terzo la comunione tra scuola di massa e comunicazione di massa determina bulimia didattica che è insostenibile. Bisogna dare  pochi fondamentali affinché i processi siano sostenibili e che la mission sia possible.

Pier Cesare Rivoltella: già da alcuni anni si assiste allo spostamento della scena mediale verso la cittadinanza, dove, nella mediatizzazione della scena politica, lo Stato è diventato sociologo (comunicazione e marketing); si assiste alla contrazione del mondiale nel locale a visibilità globalizzata; infine una protesizzazione e naturalizzazione dei media. La conseguenza è una scena mediale in cui la centralità civile ed etica si raccoglie intorno ai verbi: apparire, ridefinendo spazio pubblico e regole di accesso con indebolimento del pensiero critico; rappresentare, come pratica distorsiva dell’atto linguistico e calo della responsabilità dell’agire; controllare la disintermediazione non regolata da gatekeeper, con accesso diretto senza deontologia, gruppi di potere contro altri gruppi di potere (es: primavera araba).

Come fare media education nella mediapolis? Con l’etica secondo i principi di ospitalità, essere capaci di ascoltare l’altro, le sue ragioni di genere e di cultura; di giustizia e di sincerità.

Come didattica della mediapolis la scuola deve lavorare su curricoli trasversale, i media sono cornice  di comprensione e ambiente di apprendimento, si devono insegnare i media mentre si sta insegnando altro perseguendo competenze per la società della conoscenza. Il centro è questione metodologica e si articolata anche nell’extrascuola dove la prevenzione avviene anche attraverso la peer and media education, basti pensare ai Social Network. Le competenze nello specifico sono:  saper accedere, saper leggere, saper interpretare, saper comunicare, con una agenda morale responsabile e umana.

Maria Ranieri: competenza digitali della scuola: slide (qui il link al suo profilo slideshare in cui probabilmente verrà postata la presentazione, ma ci sono già parecchie risorse). In estrema sintesi la relazione verteva su la necessità di educare ai media in quanto non è un processo che avviene spontaneamente ma bisogna avere chiare le competenze che si vogliono attivare.

La sessione comune è proseguita con interventi chiamati “Esempi WWWirtuosi”, in cui si è dato rilievo al learning e serious game con interventi e video sulle applicazioni nella didattica, argomento che è stato ampiamente ripreso anche nel pomeriggio in “Fuori dai luoghi comuni: educare ai media tra scuola ed extrascuola” coordinato da Carlo Infante, dove i concetti di gioco  entrano nelle pratiche  come stimolo alla creatività, coinvolgimento e motivazione all’apprendimento per studenti ed adulti. In particolare cito:  Whai Whai dove si sono messe a punto guide turistiche in forma di “caccia al tesoro” attivate da input con gli sms e apps. Molto interessante.

Sono riuscita a seguire, sdoppiandomi, due seminari pomeridiani:

1- L’informazione sportiva, fra educazione e diseducazione con Rosarita Cuccoli di CIME e Roberto Farné in cui, arrivando un po’ tardi, ho seguito una discussione molto stimolante sulla necessità di utilizzare i contenuti dello sport per veicolare cultura. Sono state puntualizzati questi aspetti sui quali mi trovo fortemente d’accordo (e ci mancherebbe, visto che insegno Scienze Motorie).

-valenza estetica, riconoscere il bello del corpo in movimento, capacità di percepire le sfumature coordinative;

-valenza etica come accettazione di regole su cui si basa la nostra civiltà il cui rispetto condiziona i rapporti a tutti i livelli; caduti quelli si precipita nel caos sociale;

-valenza pluri e multidisciplinare dei contenuti sportivi, umanistici, scientifici, comunicativi, tipici ma fortemente stimolanti per l’apprendimento e la connessione dei diversi saperi, non ultimo, le competenze con le nuove tecnologie.

2- Social e mobile media: declinazioni educative coordinato da Maria Ranieri che ha presentato, sempre in slide, un approccio all’uso dei cellulari e smartphon, focalizzando il loro contenuto simbolico. (Anche qui rimando a slideshare)

Il mattino successivo, in plenaria, si è trattato l’argomento: Cambiano gli strumenti: cambia anche la scuola?. Tre gli interventi di rilievo:

1- Carola Frediani: L’esperienza americana della Quest to learn dove è stata presentata una scuola nella quale si stimolano gli studenti a creare serious game per l’apprendimento. Sono rimasta colpita da una frese detta da un docente: “Il bambino che rimane alzato a leggere è incoraggiato, se gioca è dipendente” a dimostrazione che nella nostra mentalità il gioco è ancora considerato momento di pura evasione se non addirittura nocivo per la salute, mentre attraverso il gioco e la sua costruzione si attivano competenze e motivazioni fondamentali, facilitate proprio dall’aspetto emozionale che coinvolge tutte le facoltà per un apprendimento più incisivo e duraturo.

2- Giacomo Dalseno ha presentato la sua esperienza alla S.M. Montanari di Mirandola, quindi mio vicino di “casa”, dalle classi 2.0 alla scuola 2.0. Collaboreremo insieme per la formazione ai docenti delle scuole del Comune.

3- Dianora Bardi di imparadigitale.it, ormai famosa per aver messo a punto metodologie di didattica con le tecnologie, in particolar modo introducendo i tablet. La docente descrive in linea di massima il progetto partito con iPad, allora nuovi e sconosciuti, con sperimentazioni partite da zero nei consigli di classe in cui gli studenti hanno insegnato ad usare le tecnologie ai docenti, modificando i percorsi di apprendimento. In queste classi non sono necessari i testi in adozione, ma si sono utilizzate fonti multiple tra cui libreria cartacea, fonti digitale di cui la selezione e l’elaborazione dei contenuti rientrano nelle competenze da sviluppare. I docenti sono stati invitati ad aggiornarsi, ma solo 25 hanno aderito, per cui sono state attivare tante classi “tecnologiche”, quanti erano i consigli di classe disponibili. Tutto si svolge in rete usando strumenti di condivisione dei materiali e producendo risorse originali. Nelle classi si opera con un “caos” gestito in cui gli studenti sanno esattamente cosa fare in ambiente di cooperative learning. La valutazione avviene per competenze secondo rubriche definite. I punti focali di questa didattica sono:

  1. Laboratorietà;
  2. Formazione dei docenti;
  3. Didattica dove la tecnologia non è il fine ma lo strumento;
  4. Centro studi per discutere e condividere esperienze metodologiche;
  5. Scuola cloud, aperta in rete.
  6. Saper ascoltare gli studenti, altrimenti si torna a fare una scuola di vecchio stampo.

Conclusioni: tutti gli interventi sono stati estremamente interessanti. Sottolineo che la problematica sui media abbia bisogno di alcuni parametri teorici entro i quali muoversi e che definiscono le strategie di intervento didattico, più che esempi concreti è necessario fare il punto su dove, come e a cosa si vuole arrivare. Complessivamente credo che tutti i relatori fossero d’accordo che la tecnologia permetta una rivisitazione metodologica nel fare scuola; lo stesso Ispettore Giovanni Biondi, a conclusione, ha affermato che si ha bisogno anche di strutture edili coerenti al cambiamento e che la scuola del futuro non assomiglierà a quella che conosciamo. Le esperienze viste vanno in una direzione ormai inarrestabile e fungono da modelli per il cambiamento con l’attenzione che si deve dare ad una scuola aperta a tutti in cui tutti possano avere le opportunità di esprimersi e migliorare, sia nell’apprendimento, sia nell’evoluzione formativa come cittadini, in modalità più vicine alle necessità della società del XXI secolo.

 

3 pensieri riguardo “Medi@tando 2013”

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