Learning how to learn #4

poll 4

In breve: la quarta e ultima settimana di MOOC procede con gli argomenti come essere uno studente migliore e regole per uno studio efficace.

Come essere uno studente migliore

Imparare, pianificare e il linguaggio sono le abilità che ci rendono umani. Queste sono a carico della corteccia prefrontale che è anche l’ultima parte a maturare, responsabile, inoltre, dei comportamenti sociali. 

L’apprendimento non avanza linearmente, a volte ci si trova in confusione perché la mente procede verso una ristrutturazione della conoscenza. E qui, il tempo gioca un ruolo fondamentale. Non bisogna scoraggiarsi perché questi sono periodi di frustrazione passeggera.

Creare metafore o analogie

Più queste immagini sono visive, meglio è, non solo nelle discipline umanistiche, ma anche in quelle scientifiche e tecnologiche. A volte è necessario immedesimarsi ed essere l’oggetto stesso dell’immagine o del modello che si vuole rappresentare. Le metafore creano connessioni a strutture mentali già esistenti.

Non è necessario essere geni

Esiste una stretta correlazione tra imparare discipline scientifiche e lo sport. Una corretta ripetizione sviluppa la memoria muscolare, cosicché il tuo corpo sa cosa fare a partire da un semplice pensiero (automatismi, da non confondere con stereotipi). La mente crea schemi di significato e questo avviene se si dà senso a ciò che si apprende.
Avere una memoria procedurale più estesa può essere d’impiccio per l’effetto Einstellung, ovvero, l’idea che hai in mente può inibire processi creativi. Una memoria procedurale più piccola, invece, permette maggiormente la modalità diffusa del pensiero come visto nella prima settimana.
La pratica deliberata su aspetti più complessi può aiutare a creare chunk che rafforzano la mente e utilizzabili successivamente.
La “Sindrome dell’Impostore” è una condizione abbastanza comune e ti fa sentire inadeguato, importante è non arrendersi. Come si diceva in precedenza: la fortuna aiuta gli audaci!

Cambiare il modo di pensare cambia la tua vita

La guaina mielinica, quella che avvolge i nervi, si sviluppa fino all’età di 20 anni ed è quella che permette di controllare l’impulsività. Sviluppare i propri circuiti neurali con il ragionamento, aiuta questo sviluppo.
Inoltre, avere la virtù della perseveranza, “la virtù del meno brillante”, insieme alla flessibilità e alla capacità di riconoscere i propri errori, permette di raggiungere ottimi risultati.
Spesso, personaggi importanti della letteratura o della scienza erano pessimi studenti a scuola. Avvicinarsi ad una materia con l’obiettivo di studiarla in autonomia, permette di seguire un percorso individuale verso la competenza.
Un solo insegnante o un libro è una versione parziale di una realtà a più dimensioni sull’argomento, che è collegato anche ad altre materie affascinanti materie. Assumerti la responsabilità del tuo personale apprendimento è una delle cose più importanti che si possano fare.
Attenzione alle invidie che possono presentarsi quando si ha successo. L’empatia non è sempre positiva, bisogna imparare ad essere distaccati.

Il valore del lavoro di gruppo

L’emisfero destro ci permette di considerare il nostro lavoro in una prospettiva d’insieme, mettere le cose nella giusta prospettiva. Questa parte del cervello funziona come una specie di avvocato del diavolo che mette in dubbio l’equilibrio esistente e pone in evidenza eventuali incoerenze, mentre l’emisfero sinistro prova in tutti i modi a rimanere aggrappato alla situazione esistente. La modalità concentrata dell’emisfero sinistro associa il risultato al desiderio che sia giusto, crea una eccessiva fiducia in se stessi.  Per questo è importante confrontarsi e collaborare con persone altrettanto interessate alla materia.
Amici e colleghi hanno una funzione simile a quella della modalità diffusa perché hanno una prospettiva più ampia, diversa dalla tua, e possono cogliere meglio ciò che ti sfugge.
La modalità dello studio in gruppo è comunque quella di: poche chiacchiere e rispettare la tabella di marcia fino alla fine.

Come affrontare le prove

Sostenere esami è un’attività di apprendimento molto efficace.
Ecco un check list alla quale rispondere prima di affrontare una prova:

  • Hai veramente capito il contenuto?
  • Hai chiesto spiegazioni quando non hai capito?
  • Hai ripassato e controllato gli appunti con i compagni?
  • Hai partecipato attivamente a gruppi di studio?
  • Hai confrontato le tue soluzioni con altri?
  • Hai abbozzato soluzioni ai problemi?
  • Hai dormito a sufficienza la notte precedente gli esami?

Iniziare dai problemi facili o quelli difficili? All’esame è meglio partire da quelli difficili perché richiedono una modalità diffusa. Se ci si blocca si torna a quelli più facili.
Questa tecnica può aiutarti a usare in maniera più efficace il cervello, facendone funzionare simultaneamente le diverse parti su più concetti diversi. Iniziare dal problema difficile e poi passare a quello più facile permette di lavorare un po’ su tutti i problemi dell’esame che devi affrontare ed è una tecnica valida anche per evitare l’Einstellung, cioè il fatto di rimanere bloccati su un metodo sbagliato, poiché permette di considerare il problema da diverse prospettive. L’unica accortezza con questa tecnica è quella di avere autocontrollo e tralasciare un problema quando vedi che sei bloccato da uno o due minuti.

Il corpo rilascia sostanze chimiche quando è sotto stress. Come interpreti la reazione del tuo corpo a queste sostanze fa la differenza. Se si è ansiosi, provare a distrarre il pensiero e concentrarsi sulla respirazione, suggestionandosi con l’idea che la prova ti sproni a fare meglio e non quella che l’esame ti spaventa.

10 regole dello studio efficace

  1. Dopo aver letto il contenuto prova a ricordare quello che c’era scritto
  2. Fai delle prove di memorizzazione: le flash card ti possono aiutare
  3. Frammenta il contenuto e imparane un po’ alla volta
  4. Distanzia le ripetizioni: spaced learning
  5. Alterna modalità diverse di soluzione
  6. Prenditi delle pause dalla modalità focalizzata
  7. Usa analogie e metafore per apprendere i concetti
  8. Concentrati in un luogo dove non hai occasioni di distrazione
  9. Inizia con l’attività meno piacevole “Ingoia il rospo”
  10. Datti delle gratificazioni quando hai raggiunto un obiettivo

[Nota personale: quando studiai neurologia alla fine avevo chiaro nella mia mente come si imparano le attività motorie. Questo corso mi ha dato la certezza che l’apprendimento, nelle sue diverse modalità, non differisce da quanto imparai 40 anni fa. I processi sono gli stessi, la nostra mente lavora all’unisono con il corpo, sono un tutt’uno che continuamente si integra e si parla. Bisogna riprendersela questa fisicità della mente :)]

Articoli precedenti:

Learning how to learn 1

Learning how to learn 2

Learning how to learn 3

Learning how to learn #3

week 3

In breve: la terza settimana di MOOC procede con gli argomenti della procastinazione e della memoria.

Procastinazione

Si procastina su attività che mettono a disagio. Però, rimandare un impegno dà una gratificazione solo temporanea, poi, quando arriva il momento di rimettersi al lavoro, il disagio è ancora più accentuato.
La procastinazione ha dei punti in comune con la dipendenza.
Migliorare il proprio atteggiamento rimandatario, darà anche miglioramenti diffusi in altri ambiti. Si tratta di cambiare abitudini e, per fare questo sono necessari tempo e determinazione.

La modalità “zombie” citata nel corso sta ad indicare che i chunk si formano con un processo che va dalla fase cosciente, complice un’attenzione focalizzata, ad un’altra automatizzata, meno dispendiosa dal punto di vista energetico, più efficace e sempre più raffinata.
Quando si è raggiunta una certa competenza, si eseguono compiti ed azioni senza pensarci troppo, intervengono cioè processi mentali sub-corticali che sfuggono alla coscienza.
Un’abitudine può essere buona o cattiva. Mer migliorare rispetto alla procastinazione si deve seguire questo iter:

  1. lo spunto (cambiare una reazione allo spunto, in genere isolarsi)
  2. la routine (sviluppare un nuovo rituale)
  3. la ricompensa (sostituire la ricompensa iniziale con una più consistente )
  4. la convinzione (credere di poter cambiare abitudini)

Imparare a non procastinare crea una gratificazione maggiore perché si è finito il lavoro ricompensato da uno svago, cinema, amici, sport, ecc., contro una soddisfazione fugace e temporanea che non porta a niente di tangibile.

Importante quando ci si impegna è concentrarsi sul processo e non sul risultato, applicando le regole definite nei post precedenti ovvero, con tempi di attenzione ben definiti, frammentando i contenuti, isolarsi da rumori e distrazioni e seguire queste indicazioni con determinazione. L’idea è quella di lasciarsi andare nel flusso del lavoro.

Scrivere un diario con la lista delle cose che ragionevolmente si possono fare, può aiutare a cambiare abitudini. Meglio se fatto la sera prima perché questo libera la memoria procedurale (STM) per altre attività.
Inserire nel diario ciò che funzione e ciò che non va.

Si consiglia per prima cosa di “ingoiare il rospo“, cioè inizialmente affrontare le attività più antipatiche.

Memoria

La memoria è una parte importante dell’apprendimento.

Per migliorarla si possono applicare delle tecniche visuo-spaziali, concretizzando attraverso immagini, sensazioni e spazi i concetti astratti da ricordare. Rendere un ricordo qualcosa di memorabile.
Ripetere i concetto con la tecnica dello spacing nei giorni successivi. Per questo ripasso un buon aiuto possono essere le flashcard http://ankisrs.net/

I ricordi non sono fissi ma subiscono il riconsolidamento, cambiano un po’ ad ogni richiamo, questo processo avviene durante il sonno. Per migliorare il consolidamento e il riconsolidamento, è buona cosa spaziare i richiami della memoria.

Learning how to learn #2

poll 2

In breve: la seconda settimana di MOOC procede con l’argomento della frammentazione, si parlerà in maniera diffusa dei chunk.

Cosa sono i chunk, cosa è il chunking?

I chunk sono frammenti di informazione che si legano assieme per significato o uso fino a formare idee chiave compatte, (la metafora è lo .zip) sempre più grandi e complesse e facilmente accessibili.
Per formare chunk è necessario adoperarsi con un apprendimento focalizzato che prevede attenzione e comprensione, mentre l’esercizio approfondisce ne fissa gli schemi mentali.
Quando si deve recuperare un’idea non serve avere tutti i dettagli, ma basta quella principale.
In pratica si tratta di creare automatismi mentali sempre più complessi.

Come formare i chunk

Per poter sviluppare chunk e fissarli nella memoria, si studia un frammento di un argomento e si prova a ripetere senza guardare il libro (recall), senza sottolineare o evidenziare troppo -questo illude di aver imparato- e poi fare degli autotest. Allo stesso modo non serve fare mappe mentali, almeno nella fase di apprendimento iniziale.
Gli errori possono aiutare meglio la comprensione e la memorizzazione ed evitano l’illusione di competenza. Per questo bisogna esercitarsi  anche su problemi difficili e non accontentarsi delle nozioni base, questa forma viene chiamata pratica deliberata.
Nel tempo i chunk costruiscono ganci neurali con ciò che si conosce già, con argomenti affini o strutture simili e si costruisce una conoscenza più completa.
Più è grande la biblioteca dei propri chunk, meglio è.

Caratteristiche dei chunk

I chunk godono della proprietà del transfer, ovvero riescono a connettersi con modelli già presenti nella nostra mente e formare immagini creative. Per questo si deve trovare un compromesso tra la specializzazione e la conoscenza più diffusa, anche in campi che non sembrano essere affini.

Un altro modo per stimolare la formazione di chunk consiste nell’interleaving. Questa tecnica invita a non soffermarsi troppo a fondo su un metodo, ma studiare concetti,  approcci e tecniche diverse tra loro.

L’overlearning è necessario quando si devono affrontare situazioni in cui è richiesta particolare scioltezza nella comunicazione, ad esempio in un evento TED. E’ dannoso, invece, nello studio fisso e ripetitivo.

L’einstellung (mind set) è una forma radicata dei chunk che impedisce di affrontare i problemi da un punto di vista diverso.

E’ utile richiamare i chunk in luoghi diversi da dove si sono appresi. Cambiare l’ambiente, infatti, stimola diversamente il richiamo della conoscenza.

Per ultimo la serendipity che aiuta gli audaci e può sorprendere per idee inattese o intuitive.

Learning how to learn #1

argomenti prima settimana

In breve: i contenuti del primo modulo del corso “Aprendiendo a aprender”

Il corso

Ho iniziato un MOOC su Coursera dal titolo “Aprendiendo a aprender: Poderosas herramientas mentales con las que podrás dominar temas difíciles” (Learning How to Learn: Powerful mental tools to help you master tough subjects) della University of California, San Diego. E’ il primo corso in spagnolo che seguo (letture e compiti). Gli interventi dei video sono in inglese con sottotitoli in italiano.
Si compone di quattro moduli distribuiti in quattro settimane. Se vai alla pagina del link qui sopra, puoi avere informazioni maggiori sugli obiettivi e l’organizzazione delle lezioni.
Il certificato finale costa 44 $.

Vorrei riassumere sul questo blog i contenuti appresi in ciascuna settimana perché ritengo comodo avere sotto mano i punti salienti trattati e rivederli, sia per una necessità personale, sia per poterli applicare nella mia didattica.

Gli argomenti della prima settimana

L’apprendimento focalizzato e quello diffuso

Esistono sostanzialmente due modi per apprendere. Il primo, quello focalizzato,  è quello che conosciamo meglio in cui si presta tutta la concentrazione sull’oggetto di interesse. Si studia in un ambiente senza distrazioni, in modo sequenziale dove si provano a comprendere concetti apparentemente difficili, anche totalmente astratti.
Questo atteggiamento, però, non può durare a lungo. I ricercatori affermano che è necessario smettere quando si avverte il primo disagio o l’incapacità di sostenere la concentrazione.

Negli anni ’80 è stata messa a punto la “Tecnica del Pomodoro“. Questa consiste nel caricare un timer (l’autore ne usò uno a forma di pomodoro da cui il nome), che segnala un tempo massimo di 25′ di concentrazione ogni volta, da effettuare senza distrazioni dall’esterno, a cui si fanno seguire alcuni minuti di scarico facendo altro come bersi un caffè, scambiare chiacchiere, interagire sui social, fare un breve passeggiata, esercizi fisici, una doccia, relax, ecc.

Questa tecnica ci porta al concetto di apprendimento diffuso, che è quello implicito, incoscio che avviene nei momenti di stacco in cui si fa “altro” rispetto al periodo di intensa concentrazione.
Dal punto di vista neurologico in questa fase, scaricare il Sistema Nervoso permette che i nuovi apprendimenti creino i circuiti neurali andando ad attingere a ciò che si conosce, alle proprie esperienze, facilitando la comprensione e la creatività.
Nel microscopico, è in questa fase che i dentriti dei neuroni attivano nuove sinapsi permettendo che ciò che si è studiato si ancori nelle strutture nervose.
Durante l’apprendimento diffuso il pensiero si muove liberamente, con l’opportunità di guardare le cose da una prospettiva diversa per soluzioni alternative.

Queste due modalità appena viste non possono manifestarsi in contemporanea, ma è necessario, specialmente quando si impara qualcosa di nuovo, che la mente possa passare dall’una all’altra fase, per creare la struttura necessaria ai nuovi apprendimenti.

Dal punto di vista fisiologico c’è analogia tra ciò che avviene nell’allenamento sportivo. In realtà l’organismo si “allena” durante la fase di recupero; è in quel frangente, infatti, che si attivano le modificazioni omeostatiche indotte dalla sindrome di adattamento generate dallo stress fisico.

E’ bene conoscere i concetti di apprendimento focalizzato e diffuso, specialmente quando si deve approcciare a qualche argomento che non piace o si ritiene difficile.
In questo caso si nota che il disagio scompare dopo poco che si inizia l’applicazione e, quindi, non serve procastinare l’impegno, ma piuttosto è preferibile darsi dei limiti temporali alla concentrazione, intervallati da momenti di relax.

Effetto distanza

Fattori che incidono sull’apprendimento sono dovute alla labilità della memoria a breve termine e della memoria procedurale, contro la più solida memoria a lungo termine.
La prima occupa un’area molto ristretta del SN e scompare in tempi rapidi, la seconda pervade tutto il cervello e si mantiene abbastanza stabile per essere recuperata al bisogno.

Per ottenere un apprendimento duraturo è necessario dedicare allo stesso argomento più riprese, ovvero rivedere e fare esercizio.
I ricercatori affermano che dopo cinque rivisitazioni, si raggiunge l’obiettivo ma che, più queste sono distanziate, più sono efficaci.

Ti rimando ad un post che ho tradotto dall’inglese in cui, nel dettaglio, puoi farti un’idea di cosa significhi l’effetto distanza. Eccolo:

Effetto distanza, Ripetizioni frazionate, Pratica distribuita, ecc.

L’importanza del sonno nell’apprendimento

Le cellule del nostro SN subiscono durante il sonno una contrazione e questo permette il drenaggio delle tossine perché il liquido intra-cellulare scorre più agevolmente.
Ma il sonno è anche un fattore importante dell’apprendimento: si rafforzano parti di memoria che vogliamo ricordare e si cancellano quelle meno importanti. Le sinapsi tra i neuroni rafforzano i concetti e i contenuti, attivando e ripercorrendo con la memoria i circuiti appena formatisi.
La disattivazione del pensiero cosciente permette il dialogo tra le parti inconsce del cervello di ciò che è stato captato nella fase di focalizzazione.
Anche pensare a ciò che si è appena studiato prima di addormentarsi favorisce l’apprendimento, con la probabilità addirittura di sognarlo.

La settimana prossima l’argomento sarà: Gli aspetti base della frammentazione.

Intervista su “Federica” blog: i MOOCs

Miriana Tizzani di “Federica“, il portale di erogazione dei corsi online dell’Università “Federico II” di Napoli, mi intervista sui MOOCs.

Qui L’articolo: Didattica e tecnologie: imparare dalla rete

federica

Critical Thinking – 4 Sviluppare il proprio argomento

In breve: le slide relative alla quarta settimana di corso sul Critical Thinking, tradotte in italiano

Critical Thinking – 3 Valutare gli argomenti

In breve: le slide relative alla terza settimana di corso sul Critical Thinking, tradotte in italiano

Critical Thinking – 2 Valutazione delle prove: credibilità e rilevanza

In breve: le slide relative alla seconda settimana di corso sul Critical Thinking, tradotte in italiano

Critical Thinking – 1 Concetti essenziali

In breve: le slide relative alla prima settimana di corso sul Critical Thinking, tradotte in italiano

Cosa ci insegnano i MOOCs – #5 Gamification

duolinguo

In breve: dall’analisi delle modalità didattiche dei MOOCs, ho analizzato i processi di gamification e li ho trasferiti in una progettazione didattica mista,  in presenza e attività online.

Premessa

Ci siamo lasciati all’inizio dell’estate con il post che riguardava le interazioni.
Ora, quest’altro, avrebbe la pretesa di essere conclusivo perché, di tutti gli argomenti di analisi che vi ho proposto, seppur in forma sintetica, questo sulla Gamification implica un’ulteriore integrazione nella progettazione didattica di questo processo abbastanza complesso che, però, rende più stimolante il percorso di apprendimento. Già lo scorso anno scolastico ho sperimentato in una classe terza qualche concetto di gamification in modalità analogica e artigianale e i risultati sono stati sorprendenti. Se vuoi farti un’idea, puoi leggere il post: La gamification “de noantri” – esperimento, dove ho cercato di isolare un elemento, quello dei badge, per stimolare di più la partecipazione al gioco.
Al di là dei risultati numerici valutativi, il livello di coinvolgimento è stato palesemente più alto.

Quello che andrò ad esporre oggi è l’organizzazione di gamification nelle mie classi; riguardano la disciplina Scienze Motorie nella secondaria di II grado, ma può essere estesa a tutte le discipline, adattandola alle esigenze specifiche di programmazione.

Sulla Gamification ho frequentato nei mesi scorsi un corso online su Coursera, abbastanza impegnativo perché il discorso sul “gioco” coinvolge la sfera emozionale, quella cognitiva e, naturalmente, quella che agisce (nel mio caso quella motoria). La complessità sta nel trovare equilibri tra gli oggetti che si inseriscono, che rendano i processi funzionali ed efficaci. Non si tratta solo di introdurre tecniche di game design, ma di integrarle agli gli obiettivi che, nel mio caso, sono didattici.  Ti rimando a letture o corsi specifici per saperne di più sull’argomento.

MOOCs e Gamification

Nell’ultimo anno, come saprai se hai letto i post precedenti, ho frequentato una decina di corsi, un po’ per interesse personale, un po’ per studiarne l’organizzazione didattica. Nello specifico quasi tutti i siti che erogano MOOC hanno al loro interno alcuni elementi di Gamification. Qualche portale carica troppi elementi, come Open2Study, altri ne fanno un uso limitato, mantenendo una caratteristica di corso tradizionale come Coursera; come dire: se hai voglia di studiare la motivazione ce la devi mettere tu. Addirittura il corso di Gmification che ho seguito, non aveva nessun elemento di Gamification.
Un certo equilibrio l’ho trovato in Duolinguo dove sono presenti i tre elementi riconoscibili della gamification: Points, Badges e Leaderboard, però senza eccedere, oltre ad altri elementi quali il conteggio dei giorni consecutivi di accesso alla piattaforma e svolgimento delle unità didattiche.
Certe funzioni le trovo utili, altre meno, ma io sono adulta e in genere motivata allo studio che scelgo spontaneamente.
Diversa è la condizione dei nostri studenti e lo sanno bene i portali come Edmodo e Sophia che hanno attivato al loro interno forme di gamification.

Non ritengo in questo post di essere troppo analitica,  ti basti pensare che l’inserimento di una forma di gamification va ragionata, così come si farebbe per un pianificazione di strategie di marketing.  E allora, per evitare di annoiare con nozioni teoriche, passo subito al pratico descrivendo la mia proposta.

I miei strumenti per la Gamification

Ho cercato in rete. Ho provato alcune piattaforme ed applicativi. Nessuno mi soddisfaceva.
Google Drive, come al solito, mi è venuto in soccorso. La scelta è stata determinata da:

  • autonomia di gestione: non devo ricorrere a strumenti di terzi con login da parte degli studenti se non quello di gmail, che già hanno;
  • flessibilità di design: con le apps di GD costruisco ciò che voglio;
  • integrata con tutti gli altri documenti che utilizzo per la didattica in presenza e online;
  • possibilità di coinvolgere gli studenti nella costruzione;
  • il salvataggio automatico è una manna, il cloud due.

Nel caso specifico ho utilizzato fogli di calcolo aperti in lettura, per la costruzione di un registro un po’ particolare.

Il registro su Google Drive

Il modello del registro lo vedi qui: Punteggi SM – Modello

Sono abituata da sempre ad usare fogli di calcolo per i registri digitali. Quest’anno ho deciso di passare su cloud perché mi permette di trovare i file online, quindi senza doverli trasferire dai diversi dispositivi. Ho preso la palla al balzo per aggiungere fogli ad hoc per la gamification. Guarda come l’ho strutturato:

  • ciascuna classe ha il proprio file condiviso in lettura
  • al momento è costituito da tre fogli:

Foglio punteggi

foglio punteggi

Questo è il foglio nel quale inserisco i punti ottenuti da ciascuno studente relativi alle diverse unità didattiche programmate, che assommano a 100 punti in un anno scolastico.

Per capire questo passaggio ti rimando alla lettura del primo post dal titolo Valutazioni finali, in cui sostengo che quella a somma progressiva dei voti (punti), così come pratica qualche MOOC, potrebbe essere una forma più chiara e trasparente della progettazione didattica ed anche più coinvolgente (la parola più usata nella gamification è infatti: involve). Penso proprio che quella normale, quella che viene adottata a scuola con il calcolo delle medie abbia fatto il suo tempo, che sia riduttiva perché non dà percezione dei punti forti e deboli di ciascuno studente, inoltre ha in sé i limiti che un valore medio esprime, soprattutto se calcolato con poche unità statistiche, in questo caso i voti. -Non parliamo poi dei deliri sui decimali che si vedono agli scrutini-. Anche in questo caso potrei andare avanti con la critica al nostro sistema valutativo, ma per rispetto del tempo del lettore mi fermo qui; in ogni caso quello dei 100 punti è ben conosciuto alla maturità.

Nell’immagine sotto vedi la parte sinistra della tabella:

punteggi sinistra

Come vedi nelle caselle della riga “max punti” sono inseriti in neretto i punteggi massimi assegnati ad ogni attività in base all’importanza e al peso che ha sulla valutazione finale. Sotto, in corrispondenza di nomi fittizi, quelli ottenuti da ciascuno studente. Guardiamo ora a destra:

punteggi destra

Qui ho selezionato in scuro come esempio le attività che non svolgerò con questa classe. I tre finti studenti hanno raggiunto valutazioni finali in centesimi che saranno poi trasformati in decimi sulle pagelle. N.B. I bonus rappresenta i 5 punti che mi riservo di dare a quelli che hanno dimostrato impegno, partecipazione, collaborazione, ecc.

Come dicevo in precedenza gli studenti possono accedere in lettura a questo file e verificare la progressione dei propri apprendimenti. La leaderboard è implicita, quella esplicita non è necessaria, data la funzione educativa stessa della valutazione.

Passiamo ora ai badge

 Foglio badge

foglio badge

Il foglio successivo raccoglie i badge conquistati nelle attività. Di solito li consegno a gruppi che hanno ottenuto buoni risultati o per collaborazioni speciali. Le immagini dei badge che vedi sotto sono neutre. Quelli che uso io, invece, sono stati disegnati a mano libera da una studentessa.

esempio badge

I premi ai vincitori finali saranno diversi dai voti. (Di solito vincono “una giornata da prof”)

Foglio registro

foglio registro

Il foglio è uguale ad una pagina di registro cartaceo nel quale inserire le date, le assenze e annotazioni in chiaro, in quanto anche questo foglio è visibile agli studenti.

Conclusioni

Ho provato con questo post a riassumere brevemente quella che è l’impostazione che voglio dare alla mia organizzazione didattica in ordine al cambiamento delle modalità valutative, più vicine a quella che propongono i MOOC, inserendo qualche elemento di gamification.

Passerò l’anno scolastico a verificarne l’efficacia, conscia che , strada facendo, ci possano essere adattamenti e aggiustamenti. A breve pubblicherò il testo di riferimento a questa organizzazione in formato .epub per i miei studenti, dal titolo “Scienze Motorie“, in modo che ci sia corrispondenza tra le attività proposte e le valutazioni sul foglio di calcolo. Mi riservo di riferire in futuro circa l’efficacia di questa proposta.

Termino qui i miei cinque interventi sui MOOC. Devo dire che tutti mi hanno insegnato qualcosa, soprattutto a immaginare una scuola diversa e più moderna.

I post precedenti:

1- Valutazioni finali

2- Valutare i compiti

3- Le risorse didattiche

4 – Le Interazioni: