Sport e Scuola: un conflitto da superare

Gregorio Patrinieri

Gregorio Paltrinieri, foto di Fabrizio Fogliani su Flickr

In breve: un mio breve articolo su facebook a tema sport e scuola scatena l’interesse di genitori e docenti.

La citazione

A seguito della vittoria di Gregorio Paltrinieri alle ultime Olimpiadi scrivo,  il giorno 14 Agosto 2016, un breve post su facebook che riporto integralmente:

Quest’anno ero in commissione agli esami nel Liceo frequentato da Gregorio Paltrinieri. Una collega mi raccontava le reazioni di alcuni docenti di fronte alla sua scelta di impegnarsi per il nuoto, del tipo: “…ma cosa vuoi che riesca ad andare alle Olimpiadi!”
A tutti i colleghi che pensano che i propri studenti siano come i dipendenti di una fabbrichetta, che devono fare solo ciò che l’insegnante ritiene che sia giusto secondo un modello quanto meno discutibile, chiedo di essere un po’ più intelligenti, aperti e contenti che qualcuno di quelli trovi soddisfazione di ciò che fa, a cominciare da chi desidera continuare a giocare a calcio nella squadra del paese, a quello che vince un medaglione d’oro. I ragazzi e le ragazze si aiutano a crescere anche così.

Le reazioni non si fanno attendere e, con mia notevole sorpresa, ricevo tantissimi apprezzamenti; sulla mia bacheca (ad oggi, 19/8 sono 2.500 like e più di 500 condivisioni), su quella di Your Edu Action (quasi 33.000 like più di 10.000 condivisioni) con moltissimi commenti e messaggi diretti da parte di colleghi, genitori e studenti, che leggo e a cui rispondo anche solo per presa visione.
Tanti di questi denunciano l’ostilità di alcuni docenti verso la pratica sportiva anche con umiliazioni pubbliche, alcuni genitori e studenti la tengono opportunamente nascosta, altri ancora mentono, comunicando la sospensione dell’attività che, invece, continua tranquillamente. In questo ultimo caso i risultati delle valutazioni scolastiche diventano più benevoli. Come dire che, a mali estremi, estremi rimedi, con buona pace dell’ipocrisia e dell’ottusità educativa.

Sport, dentro e fuori la scuola

La scuola, così come è strutturata nel nostro paese, non dedica molto tempo e soprattutto adeguate infrastrutture all’attività motoria, ad iniziare dalla primaria. Con la “Buona Scuola” si è prevista una massiccia rivalutazione inserendo i professionisti del settore. Non so se questo progetto sia effettivamente partito, ma sarebbe già un passo importante.

La materia Scienze Motorie, anche nei Licei dove insegno, ha una funzione formativa ed educativa, secondariamente sollecita all’agonismo, ma solo come scelta opzionale.
Dalla mia esperienza alcuni scoprono le attività sportive dalle lezioni e poi si appassionano, altri che credono, o sono stati indotti a credere, di essere negati, trovano nella scuola qualche attività che li soddisfa e la perseguono. Altri ancora sono già strutturati e sono iscritti a società sportive, partecipano ad allenamenti e competizioni. Durante le lezioni si lavora tutti insieme, giustamente, perché si impara anche per imitazione, emulazione, condivisione, collaborazione tra pari.

In altre nazioni lo Sport giovanile non è demandato ad agenzie esterne, ma è l’istituzione educativa centrale che se ne occupa. In Italia non è il MIUR direttamente ad occuparsi dello Sport in età evolutiva, ma sono il CONI e gli enti di promozione sportiva. Questo, a volte, implica che alcuni giovani tesserati siano esclusi perché non sufficientemente competitivi, con rischio di abbandono verso la pratica agonistica per i quali è difficile sostituirla con attività più semplicemente ludiche.
Come si evince, questi enti hanno obiettivi selettivi e non inclusivi come dovrebbe avere invece la scuola nella sua missione educativa e formativa.

Huston, abbiamo un problema

Anzi due:

  • Il primo è quello emerso nei thread del post che ho pubblicato. Ragazzi che praticano a livello agonistico che sono ostacolati dal sistema scolastico rigido e poco attento ai loro bisogni.
  • Il secondo è dato da quelli che vorrebbero praticare per necessità motivazionale, ma vengono esclusi perché non corrispondono ai rispettivi standard competitivi.

Nell’istituzione scolastica ci siamo abituati a progettare percorsi personalizzati per studenti che hanno problematiche diverse, basti pensare ai DSA o ai BES. Queste differenze non intaccano gli obiettivi ed i contenuti, che rimangono quelli comuni al Consiglio di Classe, ma si differenziano solo per un’organizzazione diversa dei tempi, una flessibilità maggiore che permetta a tutti di arrivare a completare il percorso.
Nella mia scuola questo si fa tranquillamente, anche con chi ha impegni agonistici o espressivi della motricità, come ad esempio concorsi di danza.

Per chi, invece, ama praticare attività ma non trova spazi nelle squadre agonistiche, sarebbe necessario un intervento istituzionale maggiore, ciò che la categoria chiede da anni, che si concretizzerebbe in disponibilità di impianti e personale specializzato che segua questi studenti i quali, spesso e sempre di più, hanno anche bisogno di sollecitare le capacità motorie di base che una volta si sviluppavano con il gioco spontaneo, ma che oggi sono sempre più carenti nei nostri ragazzi e ragazze, a volte assorbiti dalla scuola fin dalla primaria con una mole di compiti esagerata, invasiva, che preclude una crescita equilibrata della personalità.

Superare il conflitto

Insegno da 40 anni, prima Educazione Fisica, adesso Scienze Motorie nei Licei. Anch’io ne ho sentite di tutti i colori, da parte di studenti, di genitori, di colleghi. Non pensavo, però, che il problema fosse così diffuso. Pochi sono i docenti illuminati a fronte di una massa che è convinta che la scuola debba essere l’unica agenzia educativa in grado di dare una prospettiva futura agli studenti. Questo vale per tutto ciò che sta al di fuori: musica, volontariato, attività varie, strutturate e non, formali, non formali.
Quella delle attività sportive crea spesso un conflitto più acceso, forse perché evidenzia una concorrenza sbilanciata dove i giovani atleti si spendono in fatica fisica e mentale con una motivazione primaria, endogena, senza cioè aver bisogno di gratificazione dall’esterno, mentre la scuola delle materie di “studio”, punta su quelle secondarie, cioè con i voti e l’agognata promozione. Questi ultimi rappresentano un premio da conquistare, non un’esigenza intrinseca di conoscenza.
Premio e punizione, infatti, sono due parole che aleggiano spesso durante gli scrutini di fine anno.
Imparare, per alcuni docenti, ha senso se è caratterizzato dalla sofferenza, dal sacrificio, mentre queste due condizioni, nello sport, sono accettate come necessarie al raggiungimento degli obiettivi, che sono tangibili, perché si esplicitano con l’acquisizione di competenze e non solo con conoscenze labili sotto il profilo dell’apprendimento autentico. E questo crea attrito e, probabilmente scatena reazioni di chiusura, di sconcertante ottusità.

Dai commenti risentiti di chi ha messo tutti quei like, però, non è bello sentire che la categoria dei docenti venga ricordata come quella che impone per autorità le rinunce ad attività altrettanto educative come lo sport, addirittura apostrofandole come inutili o paradossalmente dannose. Magari si potessero raggiungere gli obiettivi scolastici facendo leva sulle stesse motivazioni!
Ci deve essere equilibrio ed attenzione nel riconoscere le aspirazioni di ciascuno studente, aiutarli a raggiungere i traguardi anche con un’organizzazione più flessibile e una forte motivazione.
In questo, anche le nuove tecnologie ci possono venire in aiuto, come ad esempio la solidarietà in rete che già avviene tra gli studenti, di cui alcuni docenti non hanno nemmeno percezione, o con strategie di gamification per attivare stimolanti learning game.
Queste tecniche stanno entrando nei processi educativi e sarebbe veramente ora che si procedesse ad uno svecchiamento, ad un profondo restyling della scuola, cominciando a stigmatizzare certi atteggiamenti anacronistici, purtroppo, molto diffusi.

P.S. Il giorno 21 Agosto, Eurosport pubblica il mio post:

Sport e scuola: l’esempio da seguire di Gregorio Paltrinieri

Il giorno 23 Agosto, Vita, pubblica questo articolo:

Più sport a scuola, fra promesse e realtà

Per saperne di più:

Corpus sanum in mente sana

Per i pediatri italiani vale ancora il motto “Mens sana in corpore sano”

Il fascino dello sport – slide

In breve: descrizione della metodologia adottata per creare slide in scrittura collaborativa con oggetto gli sport.

Introduzione

Questa unità di apprendimento è stata proposta alle mie sei classi I e II del Liceo “Giovanni Pico” di Mirandola, sezioni classico e linguistico. Gli obiettivi sono stati principalmente due:

  1. Fare una ricerca online sugli sport, condividere immagini, video e riflessioni personali sulla propria scelta.
  2. Utilizzare Google slides per la scrittura collaborativa, classe per classe e produrre una presentazione da condividere ulteriormente tra le classi e sul web.

Organizzazione

Ho preparato un modello slide composto da:

  • una slide generale per le istruzioni
  • tre slide per studente di cui:
    1. per inserire immagini o video da youtube
    2. scrivere le motivazioni della propria scelta, se è uno sport che già si pratica o che piacerebbe praticare
    3. una tabella con cinque righe in cui inserire i commenti al lavoro dei compagni e una valutazione in cifra da 1 a 5.

Tempi

La prima fase consisteva nel compilare le prima due slide (circa 30 giorni)

La seconda richiedeva di entrare a presentazione terminata e inserire i commenti ad almeno 5 lavori dei compagni, come vedi nell’immagine qui sotto (circa 15 giorni):

slide commenti
Esempio di slide per inserire commenti e valutazioni

Valutazioni

Al termine ciascun allievo ha ricevuto una valutazione che, per metà (un max di 5 punti) è stata assegnata dall’insegnante e, per l’altra metà, sempre per un max di 5 punti, dai compagni che hanno scelto i contenuti dei colleghi assegnando la propria valutazione.

Criticità

Il gatto mi ha mangiato Internet! Il lavoro doveva essere svolto a casa. All’incirca il 50% ha terminato entro i tempi previsti, almeno nella I fase. Molti dei restanti hanno addotto problematiche tecniche, dimenticanza, ecc. Qualcuno ha mandato un power point, altri qualcosa attraverso la posta. In genere se sollecitati hanno poi risposto in breve tempo, terminando il compito. A lezione ho messo loro a disposizione  il mio portatile per inserire i contenuti. Solo un paio su 150 non hanno svolto l’attività.

A parte qualcuno forse già educato all’uso degli strumenti informatici, la maggior parte non ha confidenza con la scrittura in digitale, ad esempio non iniziano il periodo con la maiuscola, non mettono lo spazio dopo un segno di punteggiatura, soprattutto, tanti non rileggono quello che scrivono, ma non leggono nemmeno le istruzioni.
Per smentire in parte ciò che afferma Vertecchi sulla scrittura e cioè che “l’intervento nella scrittura digitale di correttori automatici riduce la consapevolezza ortografica”, posso dire tranquillamente che non guardano nemmeno se una parola è segnalata come errore; faccio a questo proposito l’esempio del “perchè” che vince l’oscar del disinteresse, pur sottolineato in rosso.
Ho riscontrato altre carenze abbastanza diffuse nella gestione delle immagini e dei video. Però, tutto sommato questo lavoro è stato utile per imparare ad usare lo strumento collaborativo dove, almeno, i tuoi compagni di classe vedono cosa hai fatto e questo dovrebbe indurre a fare attenzione a come si fa il compito.

Risultati

Le presentazioni finali sono state apprezzabili per la varietà degli sport proposti, più di 50, di cui alcuni, circa una decina, che proprio nemmeno conoscevo. Ora le presentazioni sono pubbliche e tutti saranno invitati a guardare quello che le altre classi hanno prodotto.

I link alle presentazioni sono qui sotto, i testi scritti dagli studenti sono ricchi di carica emozionale, così come sa suscitare un’attività vitale come quella dello sport.

Sharing tools – Erasmusplus

Presentazione fatta in occasione del terzo incontro del progetto Erasmusplus con oggetto
“La risposta della scuola ai problemi giovanili”
Mirandola, MO 10 – 15 Ottobre 2015

Competenze – i tempi

tempi competenze grafico

in breve: i tempi per acquisire competenze Condividi il Tweet

Premessa

Prima settimana di scuola. Incontro gli studenti delle classi prime e, dopo aver fatto un paio di chiacchiere per conoscerci, li invito a mandarmi il proprio indirizzo di posta elettronica con una mail perché dovremo lavorare con gli applicativi di Google per la didattica. Si tratta di sviluppare le competenze comunicative ed operative con le nuove tecnologie, così come sollecitato dalla UE e dal MIUR.

Impiego circa  mezz’ora a spiegare come fare l’account per quelli che non hanno gmail, sollecitando di farlo appena arrivati a casa.

La riflessione

Terminata la prima settimana di scuola, ricevo circa la metà delle mail con l’indirizzo degli studenti. Tutti gli anni è così e, prima di riuscire ad avere la mailing list completa, passerà ancora del tempo, quanto non si sa.
Avvio una riflessione su facebook con i colleghi, che leggi nell’immagine qui sotto, con i dati percentuali (approssimativi, ma abbastanza vicini alla realtà), riportati nel grafico d’apertura:

facebook_competenze

Questi dati, ahimè, sono il frutto della mia esperienza come insegnante di Scienze Motorie e Competenze Digitali, in cui in entrambi i casi, i soggetti non devono ripetere cose imparate sui libri, ma imparare facendo (learning by doing), che è una delle forme più efficaci, perché è quella che arriva direttamente all’acquisizione di competenze sviluppate nel contesto: relazionali con il mondo e con se stessi nel primo caso, costruttive di contenuti d’apprendimento, comunicative e interattive nel secondo.

Il problema qual é? E che a queste competenze ci devono arrivare tutti/e e quello che si potrebbe esaurire in una lezione necessita, per quel 50% che non risponde, di tempi dilatati ad libitum e la classe diventa un puzzle formato da soggetti che devono recuperare chi una cosa, chi l’altra, spesso molti argomenti insieme. Si tratta allora di gestire il caos, di tenere tutto sotto controllo e in questo mi aiuta il registro fatto con Drive foglio di calcolo.

Possibili soluzioni

Peer education, ovvero, apprendimento tra pari. Proverò ad adottare questa strategia: nomino uno degli appartenenti al gruppo che ha risposto subito e gli do l’incarico di tutor verso uno di quelli che non ha eseguito la consegna. Vediamo se può essere un sistema più efficace. [speriamo funzioni]

I commenti dei colleghi

Le risposte degli altri amici insegnanti è stato unanime, tanto per dimostrare che il problema non è solo mio, ma un po’ generale. Se vuoi sentire le altre campane, questo è il thread del post.

Conclusione

Quando si sentono commenti dispregiativi sul lavoro dei docenti, ecco, pensate che uno dei vostri figli potrebbe appartenere al gruppo dei ritardatari a cui vanno date attenzioni doppie, tempi doppi, se non tripli, rispetto al necessario. Il rischio sarebbe quello di lasciare indietro mezza classe, atteggiamento che qualcuno adotta, ma che non condivido né sul piano didattico, né su quello etico.

Scienze Motorie – Appunti delle lezioni

Scienze Motorie - Appunti delle lezioniScienze Motorie – Appunti delle lezioni by Emanuela Zibordi

My rating: 5 of 5 stars

 

 

In breve:

Scienze Motorie - appunti delle lezioni, II edizione: flipped classroom a.s. 2015-16. Condividi il Tweet

Il testo è stato scritto in collaborazione con la classe II A del Liceo Classico “Giovanni Pico” di Mirandola per il progetto “cl@sse 2.0” nell’a.s. 2013-14, secondo la metodologia proposta in Testi Scolastici 2.0

Questa seconda edizione raccoglie gli appunti delle lezioni come percorso operativo per le classi dell’a.s. 2015-16. Sono stati aggiornati e sviluppati alcuni argomenti, tra cui Hata Yoga, che nella prima edizione rimandavano a link esterni. Sono state inoltre adattati i punteggi da assegnare per ogni attività secondo la metodologia valutativa che prevede elementi di gamification.

Nello specifico della didattica verrei introdurre in forma un po’ più sistematica la flipped classroom, utilizzando le varie sezioni per una prima lettura da casa, in modo che ci sia da parte degli studenti una conoscenza preliminare degli argomenti e delle modalità operative proposte durante le lezioni.
Questo dovrebbe permettere di sfruttare meglio il tempo per l’apprendimento ed il gioco
.

Una copia di questo testo sarà a disposizione in scrittura condivisa per apportare nuove integrazioni ed aggiornamenti anche specifici per classi, perché la sua funzione è quella di un ebook flessibile, di contesto, lontano dai modelli dei manuali proposti per le adozioni.

N.B. Gli studenti interessati hanno ricevuto copia gratuita del testo, nei formati .epub e .mobi.

Scienze Motorie

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Elevazioni matematiche

dubbio

D’oh!

In breve: i miei studenti di I e II Liceo hanno difficoltà ad elaborare un’operazione  aritmetica semplice. Come mai?

Premessa

In questi giorni sto presentando ai miei studenti un esercizio per la valutazione funzionale della forza veloce-elastica in elevazione degli arti inferiori. Si tratta di un esercizio standardizzato molto noto: il test di Sergeant.

Al termine delle prove chiedo di calcolare la differenza (sottrazione o scarto), tra l’altezza raggiunta in elevazione e l’altezza in appoggio. Tale misura dà i cm di elevazione in salto, capacità motoria utile in tante discipline sportive, espressive ed artistiche. A loro chiedo di farmi esempi concreti di attività motorie che prevedono salti, per verificare che abbiano capito cosa andiamo a misurare.
Fin qui tutto bene.

Si va invece in crisi quanto bisogna fare l’operazione a mente. Calcolare infatti cm 230 – 185 diventa un processo cognitivo quasi impossibile. Mi chiedono di usare la calcolatrice sul cellulare.
Io, cattivissima, aspetto con pazienza che ci provino senza, ma vedo gente smarrita. Fortuna che qualche anima pietosa aiuta i compagni in difficoltà a saltarcene fuori, a volte anche con il risultato sbagliato. Faccio io il controllo a mente.
Quando insegnavo allo scientifico facevo calcolare l’elevazione in salto, dato il tempo di volo preso con la pedana di Bosco/Vittori e la costante G. Era una vita fa, ora mi accontento.

Sulla didattica

So bene che la matematica non è l’aritmetica e non ho certo la pretesa che i miei studenti abbiano l’abilità di D.F.Wallace di vedere il mondo espresso in formule e funzioni, ma secondo me, un minimo di abilità di calcolo, con numeri interi, facendo conto su una rappresentazione quantitativa delle cose, su un concetto di sequenza lineare scandita dalla numerazione decimale, quella delle 5 + 5 dita delle mani, mi sembra debba essere acquisito dalla seconda elementare, competenza fondamentale per capire anche concetti più astratti successivi.

Ecco, non vorrei che le difficoltà generali dei nostri studenti, soprattutto in matematica, dipendessero anche dalla mancanza di queste competenze di base. A tale proposito mi viene in mente la maestra di una delle mie figlie che in quarta elementare fece studiare L’Infinito, che si risolse in un’azione puramente mnemonica, difficilissima, perché il nostro cervello non impara ciò di cui non riesce a dare senso.
Se devo fare un’analogia con la disciplina che insegno, sarebbe come se facessi fare esercizi ginnici segmentari e imitativi fine a se stessi. Ma quando mai? Molto meglio giocare: si prendono quattro piccioni con una fava.
In un corso di aggiornamento a docenti della primaria, presentando il possibile utilizzo di foglio di calcolo, suggerii di far misurare gli oggetti di casa e di inserire i dati per calcolare aree e volumi con disegni e grafici. La risposta delle maestre fu che si perde molto tempo e che gli alunni fanno confusione.
Bene, allora proseguiamo con il metodo “Infinito”, però poi non meravigliamoci dei risultati.

Considerazioni:

  • Sono d’accordissimo che l’uso dei dispositivi elettronici ci permetta di accedere alle informazioni, ma ci sono abilità di base imprescindibili per capire la realtà, anche quella virtuale o automatizzata.
  • Sopra facevo riferimento al gioco. Quello della matematica non è il mio campo, ma mi sembra che possa essere un’ottima occasione per sviluppare abilità che vadano oltre il tecnicismo.
  • La didattica orientata all’acquisizione dei contenuti avulsi dalla realtà, fisica e virtuale, non funziona. Diamo senso alle cose che insegniamo e diamo riferimenti se questi non ci sono. E i riferimenti si acquisiscono con tutto il corpo. Anche in età di scuola primaria si possono acquisire concetti astratti (in barba a Piaget), ma questi devono basarsi su qualche cosa, un background, un vissuto, qualcosa perdio!

Cosa ci insegnano i MOOCs – #5 Gamification

duolinguo

In breve: dall’analisi delle modalità didattiche dei MOOCs, ho analizzato i processi di gamification e li ho trasferiti in una progettazione didattica mista,  in presenza e attività online.

Premessa

Ci siamo lasciati all’inizio dell’estate con il post che riguardava le interazioni.
Ora, quest’altro, avrebbe la pretesa di essere conclusivo perché, di tutti gli argomenti di analisi che vi ho proposto, seppur in forma sintetica, questo sulla Gamification implica un’ulteriore integrazione nella progettazione didattica di questo processo abbastanza complesso che, però, rende più stimolante il percorso di apprendimento. Già lo scorso anno scolastico ho sperimentato in una classe terza qualche concetto di gamification in modalità analogica e artigianale e i risultati sono stati sorprendenti. Se vuoi farti un’idea, puoi leggere il post: La gamification “de noantri” – esperimento, dove ho cercato di isolare un elemento, quello dei badge, per stimolare di più la partecipazione al gioco.
Al di là dei risultati numerici valutativi, il livello di coinvolgimento è stato palesemente più alto.

Quello che andrò ad esporre oggi è l’organizzazione di gamification nelle mie classi; riguardano la disciplina Scienze Motorie nella secondaria di II grado, ma può essere estesa a tutte le discipline, adattandola alle esigenze specifiche di programmazione.

Sulla Gamification ho frequentato nei mesi scorsi un corso online su Coursera, abbastanza impegnativo perché il discorso sul “gioco” coinvolge la sfera emozionale, quella cognitiva e, naturalmente, quella che agisce (nel mio caso quella motoria). La complessità sta nel trovare equilibri tra gli oggetti che si inseriscono, che rendano i processi funzionali ed efficaci. Non si tratta solo di introdurre tecniche di game design, ma di integrarle agli gli obiettivi che, nel mio caso, sono didattici.  Ti rimando a letture o corsi specifici per saperne di più sull’argomento.

MOOCs e Gamification

Nell’ultimo anno, come saprai se hai letto i post precedenti, ho frequentato una decina di corsi, un po’ per interesse personale, un po’ per studiarne l’organizzazione didattica. Nello specifico quasi tutti i siti che erogano MOOC hanno al loro interno alcuni elementi di Gamification. Qualche portale carica troppi elementi, come Open2Study, altri ne fanno un uso limitato, mantenendo una caratteristica di corso tradizionale come Coursera; come dire: se hai voglia di studiare la motivazione ce la devi mettere tu. Addirittura il corso di Gmification che ho seguito, non aveva nessun elemento di Gamification.
Un certo equilibrio l’ho trovato in Duolinguo dove sono presenti i tre elementi riconoscibili della gamification: Points, Badges e Leaderboard, però senza eccedere, oltre ad altri elementi quali il conteggio dei giorni consecutivi di accesso alla piattaforma e svolgimento delle unità didattiche.
Certe funzioni le trovo utili, altre meno, ma io sono adulta e in genere motivata allo studio che scelgo spontaneamente.
Diversa è la condizione dei nostri studenti e lo sanno bene i portali come Edmodo e Sophia che hanno attivato al loro interno forme di gamification.

Non ritengo in questo post di essere troppo analitica,  ti basti pensare che l’inserimento di una forma di gamification va ragionata, così come si farebbe per un pianificazione di strategie di marketing.  E allora, per evitare di annoiare con nozioni teoriche, passo subito al pratico descrivendo la mia proposta.

I miei strumenti per la Gamification

Ho cercato in rete. Ho provato alcune piattaforme ed applicativi. Nessuno mi soddisfaceva.
Google Drive, come al solito, mi è venuto in soccorso. La scelta è stata determinata da:

  • autonomia di gestione: non devo ricorrere a strumenti di terzi con login da parte degli studenti se non quello di gmail, che già hanno;
  • flessibilità di design: con le apps di GD costruisco ciò che voglio;
  • integrata con tutti gli altri documenti che utilizzo per la didattica in presenza e online;
  • possibilità di coinvolgere gli studenti nella costruzione;
  • il salvataggio automatico è una manna, il cloud due.

Nel caso specifico ho utilizzato fogli di calcolo aperti in lettura, per la costruzione di un registro un po’ particolare.

Il registro su Google Drive

Il modello del registro lo vedi qui: Punteggi SM – Modello

Sono abituata da sempre ad usare fogli di calcolo per i registri digitali. Quest’anno ho deciso di passare su cloud perché mi permette di trovare i file online, quindi senza doverli trasferire dai diversi dispositivi. Ho preso la palla al balzo per aggiungere fogli ad hoc per la gamification. Guarda come l’ho strutturato:

  • ciascuna classe ha il proprio file condiviso in lettura
  • al momento è costituito da tre fogli:

Foglio punteggi

foglio punteggi

Questo è il foglio nel quale inserisco i punti ottenuti da ciascuno studente relativi alle diverse unità didattiche programmate, che assommano a 100 punti in un anno scolastico.

Per capire questo passaggio ti rimando alla lettura del primo post dal titolo Valutazioni finali, in cui sostengo che quella a somma progressiva dei voti (punti), così come pratica qualche MOOC, potrebbe essere una forma più chiara e trasparente della progettazione didattica ed anche più coinvolgente (la parola più usata nella gamification è infatti: involve). Penso proprio che quella normale, quella che viene adottata a scuola con il calcolo delle medie abbia fatto il suo tempo, che sia riduttiva perché non dà percezione dei punti forti e deboli di ciascuno studente, inoltre ha in sé i limiti che un valore medio esprime, soprattutto se calcolato con poche unità statistiche, in questo caso i voti. -Non parliamo poi dei deliri sui decimali che si vedono agli scrutini-. Anche in questo caso potrei andare avanti con la critica al nostro sistema valutativo, ma per rispetto del tempo del lettore mi fermo qui; in ogni caso quello dei 100 punti è ben conosciuto alla maturità.

Nell’immagine sotto vedi la parte sinistra della tabella:

punteggi sinistra

Come vedi nelle caselle della riga “max punti” sono inseriti in neretto i punteggi massimi assegnati ad ogni attività in base all’importanza e al peso che ha sulla valutazione finale. Sotto, in corrispondenza di nomi fittizi, quelli ottenuti da ciascuno studente. Guardiamo ora a destra:

punteggi destra

Qui ho selezionato in scuro come esempio le attività che non svolgerò con questa classe. I tre finti studenti hanno raggiunto valutazioni finali in centesimi che saranno poi trasformati in decimi sulle pagelle. N.B. I bonus rappresenta i 5 punti che mi riservo di dare a quelli che hanno dimostrato impegno, partecipazione, collaborazione, ecc.

Come dicevo in precedenza gli studenti possono accedere in lettura a questo file e verificare la progressione dei propri apprendimenti. La leaderboard è implicita, quella esplicita non è necessaria, data la funzione educativa stessa della valutazione.

Passiamo ora ai badge

 Foglio badge

foglio badge

Il foglio successivo raccoglie i badge conquistati nelle attività. Di solito li consegno a gruppi che hanno ottenuto buoni risultati o per collaborazioni speciali. Le immagini dei badge che vedi sotto sono neutre. Quelli che uso io, invece, sono stati disegnati a mano libera da una studentessa.

esempio badge

I premi ai vincitori finali saranno diversi dai voti. (Di solito vincono “una giornata da prof”)

Foglio registro

foglio registro

Il foglio è uguale ad una pagina di registro cartaceo nel quale inserire le date, le assenze e annotazioni in chiaro, in quanto anche questo foglio è visibile agli studenti.

Conclusioni

Ho provato con questo post a riassumere brevemente quella che è l’impostazione che voglio dare alla mia organizzazione didattica in ordine al cambiamento delle modalità valutative, più vicine a quella che propongono i MOOC, inserendo qualche elemento di gamification.

Passerò l’anno scolastico a verificarne l’efficacia, conscia che , strada facendo, ci possano essere adattamenti e aggiustamenti. A breve pubblicherò il testo di riferimento a questa organizzazione in formato .epub per i miei studenti, dal titolo “Scienze Motorie“, in modo che ci sia corrispondenza tra le attività proposte e le valutazioni sul foglio di calcolo. Mi riservo di riferire in futuro circa l’efficacia di questa proposta.

Termino qui i miei cinque interventi sui MOOC. Devo dire che tutti mi hanno insegnato qualcosa, soprattutto a immaginare una scuola diversa e più moderna.

I post precedenti:

1- Valutazioni finali

2- Valutare i compiti

3- Le risorse didattiche

4 – Le Interazioni: