Modello fascicolo III prove – Esame di Stato

modello III prova

 

In breve: in allegato un modello per fascicolare le III prove all'Esame di Stato 2014.

In allegato trovi il modello, formato .odt Open Office, del fascicolo per le III prove dell’Esame di Stato 2014.

Il modello che propongo è quello per la tipologia B (3 x 7 righe); per la tipologia A, cancellare gli altri due quesiti e compattare le righe.

Si compone di:

  • copertina con i dati e le materie scelte dalla commissione
  • istruzioni per la compilazione
  • su ogni pagina l’intestazione con i dati della scuola e il nome del candidato.
  • spazio per inserire le domande con eventuali immagini
  • spazio di scrittura e un’immagine quadrettata per lo svolgimento di quesiti tecnici

Scarica il file in formato .odt:  III prova_modello

La gamification “de noantri” – esperimento

learning game 2

In breve: descrivo come in quest'anno scolastico ho introdotto la Gamification
 in una classe III di un Istituto Tecnico Economico.

Individuazione della classe

Prima di frequentare il corso di Gamification su Coursera, avevo letto il testo consigliato dal docente, Mr Kevin Werbach,  “For the Win“. Così, l’autunno scorso ho individuato una delle mie classi per iniziare ad inserire qualche forma di coinvolgimento secondo le prassi che il testo suggeriva, adattate al contesto educativo invece di quello per il business al quale principalmente il libro e il corso fanno riferimento.

La classe indicata ha caratteristiche particolari:

  • omogenea per componente maschile, femminile;
  • disomogenea per capacità, interesse e motivazione per le attività motorie; 6 studenti su 24 praticano sport extrascolastico;
  • una parte della componente maschile caratterizzata da irrequietezza comportamentale, soprattutto negli atteggiamenti di compostezza in classe; in palestra piuttosto esuberante e decisa a praticare in prevalenza sport conosciuti nei quali sa esprimere al meglio le proprie abilità;
  • una parte della componente femminile, invece, restia a mettersi in gioco, un po’ frustrata perché non all’altezza, in termini di abilità motorie, del gruppo più disinvolto.

Individuazione degli obiettivi educativi e didattici

Data questa premessa il mio obiettivo principale con l’introduzione della Gamification è stato proprio quello di ridurre la forbice motivazionale creando condizione per cui, sia gli uni, sia gli altri gruppi, potessero sentirsi ugualmente coinvolti nel gioco sportivo e poter vincere, a prescindere dalle capacità atletiche individuali.

In secondo luogo, ma non per questo meno importante, volevo verificare anche l’eventuale miglioramento dei risultati sportivi individuali.

Strumenti

Non ho usato strumenti informatici, ho preferito puntare sulla costruzione manuale dei tools facendomi aiutare dagli studenti:

  1. Leaderboard: ho acquistato un cartoncino bristol. Martina l’ha grigliato con i nomi degli studenti come record  e caselle di 2,5 x 2,5 cm come campi.
  2. Nome e logo: abbiamo dato a questo gioco il nome di “Learning game square” perché si è introdotto un elemento di gioco nel gioco sportivo.
  3. Badges: Madalina ha disegnato i badge con matite e pennarelli. Io li ho fotografati e ridotti a quadretti di 2,5 x 2,5 da incollare sul bristol. All’assegnazione li ritagliavo e li firmavo.
  4. Reward: la prima femmina e il primo maschio che hanno collezionato più badges hanno vinto il premio “Una giornata da Prof” in cui hanno svolto il ruolo da insegnanti per i compagni nelle due ultime lezioni dell’anno scolastico.

leaderboard

La leaderboard e i badges fatti a mano

Attività

Pallavolo, Pallacanestro, Nuoto, Badminton e Tennistavolo, Calcio a 5 e percorso di abilità sportiva a tempo, in forma di tornei o giochi a squadre, staffette ed altro.

Tutte le attività erano a squadre composte di volta in volta con criteri di distribuzione omogenea delle abilità dei gruppi, o randomizzate seguendo numerazione casuale. Il numero dei componenti era da 4 a 8, a seconda del tipo di attività.

Assegnazione dei badges

All’inizio della lezione veniva indicato il numero dei badges in palio sia per la vittoria della propria squadra o gruppo, sia per comportamenti collaborativi utili alla riuscita delle attività ed anche  per partecipazione assidua alle lezioni per scongiurare le “giustificazioni”.

Esiti

Il primo obiettivo è stato raggiunto perché c’è stata una partecipazione molto più attiva ed entusiasta tra studenti con abilità diverse. In modo particolare:

  • il gruppo notoriamente più attivo ha accettato tutte le attività, senza brontolare perché non si praticava il proprio sport preferito;
  • il gruppo notoriamente meno motivato si è sentito coinvolto nella partecipazione ottenendo badges e congratulazioni per le vittorie e performance.

Per valutare il secondo obiettivo ho predisposto un percorso a tempo di abilità sportiva e motoria ripetuto per due lezioni consecutive. Prima l’ho sottoposto a tutte le altre mie classi per trovare indici di standardizzazione e assegnare i relativi voti.
Queste le medie dei voti delle altre classi: 8.6, 8.5, 8.6, 8.4, 8.6, 9.1, mentre quella in oggetto ha ottenuto una media voti di 9.6, con esiti sorprendenti, soprattutto per il gruppo che era meno motivato all’attività sportiva.

Conclusioni

A questo esperimento non voglio dare una valenza assoluta, ma di certo l’introduzione di questi meccanismi ha stimolato l’atteggiamento partecipativo che ha visto anche un miglioramento nell’iterazione tra i diversi gruppi della classe che prima erano più distanti per interesse.

Sto cercando un sistema più automatizzato per la distribuzione dei badges. Uno è l’applicativo Credly, sia per fisso, sia per mobile che potrebbe essere quello che fa al mio caso, svincolato da piattaforme e snello nella consegna. Un altro è classdojo che al momento non permette di inserire le immagini dei badges fatti dagli studenti. Sono quindi in attesa di trovare lo strumento più idoneo che mi permetta di estendere queste modalità a tutte le mie classi.

Web Marketing – Sport

DIY (do it yourself) è l’ora dei testi scolastici 2.0

Presentazione al Bar Camp Romagna  – Ravenna, 7 Settembre 2013

Qui sotto i tweet e retweet del pubblico presente. Grazie 🙂
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Testi scolastici 2.0 – Aggiornamento applicativi

Questo post è per chi ha acquistato o acquisterà l’ebook “Testi scolastici 2.0” per informare sulle novità degli applicativi che si utilizzano per costruire ebook scolastici in collaborazione con gli studenti.

Il primo riguarda Open Office che è passato alla versione 4.0 e successive. Io ho già installato l’upgrade sul mio mac.

open office 4

Di conseguenza è stato aggiornato anche l’applicativo Writer2ePub, creato da Luca Calcinai, che permette la trasformazione in .epub dei documenti in .odt costruiti in precedenza con Open Office.

La pagina del download per l’update dell’applicativo, la trovi qui; fai attenzione a scaricare la versione consigliata per OO4 come visualizzato nell’immagine qui sotto:

writer2ePub

Al termine della conversione da .odt a .epub, compare questa finestra che conferma la buona riuscita dell’operazione:

open office 4 w2ePub

Il file .epub così ottenuto, si trova nella stessa cartella di origine del file .odt. Seguiranno poi le altre operazioni di rifinitura e controllo, come indicato nel manuale che ho scritto.

Se non hai ancora letto il mio libro, adesso è il momento buono: puoi trovarci un’idea per impostare una didattica più partecipativa. Tanti colleghi e non l’hanno già apprezzato. I feedback li trovi qui: Testi-scolastici 2.0 – feedback.

 

Valutazione 2.0

Dell’appellativo 2.0 ultimamente in molti si stanno riempiendo la bocca, specialmente i politici che non so fino a che punto abbiano percezione del significato che la rivoluzione digitale sul web gli attribuisce.

Sta di fatto che a me, quello vero piace, tanto che ci ho scritto un ebook e sto facendo anche esperimenti in termini di valutazione, ovvero, cerco di coinvolgere gli studenti nel giudizio su ciò che producono a scuola.

Ho iniziato in autunno con esercitazioni di pallavolo proposti da me, che ciascuna coppia doveva riproporre per verificare l’apprendimento di alcuni fondamentali, associati ad esercitazioni di potenziamento organico. Al termine di ciascuna performance, ogni altra coppia doveva attribuire un punteggio da sei a dieci. Il voto finale era la media approssimata dei punteggi di tutti, compreso il mio.

Devo dire che le valutazioni finali non si discostavano troppo dalla mia, con qualche dato anomalo che veniva riassorbito nell’elaborazione statistica.

A questo proposito stamattina leggo questo articolo su Repubblica Scuola che tratta di MOOC e ad un certo punto recita:

Il problema più grosso riguardava i test a risposta aperta: chi avrebbe potuto correggere, gratis, diecimila o centomila compiti? “La soluzione che abbiamo trovato” spiegava la professoressa Koller al Ted di Edinburgo, “è quella di farli correggere agli studenti stessi. E, per quanto sembri ardito, funziona. Da nostri studi, statisticamente, la media delle valutazioni di cinque o più ‘pari’ risulta addirittura più affidabile di quella di un singolo professore, magari stanco o di cattivo umore.

La stessa operazione l’ho riproposta con un’attività creativa dove gli studenti dovevano ideare una coreografia a coppie con gli step. Hanno usato smartphone e tablet con gli auricolari per seguire il brano musicale scelto e non disturbare le altre coppie. Questo che vedi sotto è uno dei video di una delle combinazioni fatte da due studentesse di 14 anni:

 

Le mie indicazioni sui criteri da considerare per la valutazione sono stati:

  • ritmo;
  • coordinazione dei movimenti;
  • ampiezza dei movimenti;
  • sincronia di coppia;
  • originalità della coreografia;
  • quanto mi è piaciuto globalmente.

Anche in questo caso i punteggi finali sono stati in linea con i miei, a dimostrazione che anche a 14 anni si ha la capacità di individuare qualità estetiche ed esecutive relative al movimento umano.

Più in generale, averli coinvolti nel giudizio accresce la loro considerazione come soggetti capaci di dare valutazioni ed ha stimolato la loro attenzione nei confronti di ciò che altri hanno preparato, imparando anche da esperienze diverse.

La coreografia sopra ha ottenuto un punteggio di 9,5. Tu cosa avresti dato?

eBook, Libri digitali

Una presentazione su Slideshare prodotta da Pierfranco Ravotto in cui si fa il punto sullo stato attuale dell’editoria digitale scolastica.

E’ citato anche il mio ebook “Testi scolastici 2.0”.

DIY – Do It Yourself – Didattica fai da te

 

do it yourself

Sto leggendo il libro di Federico Rampini “Occidente estremo” in cui in un articolo in particolare, l’autore descrive il fenomeno “Do It Yourself” affermando che, quando negli USA un modo di dire assurge ad acronimo, significa che sta diventando un fenomeno culturale. Rimando alla lettura integrale di “Il futuro è dei dilettanti eccellenti“, definiti Pro-Am, ovvero Professional Amateur.

Stamattina, nel mio solito navigare casuale per captare qualcosa di interessante, mi sono imbattuta in questo articolo di Mariangela Vaglio da titolo: La scuola digitale con i fichi secchi. Letto l’articolo ed i relativi commenti, mi sentirei di fare qualche precisazione in ordine al problema della formazione degli insegnanti sull’uso delle nuove tecnologie nella scuola, così a random, come viene.

Alla fine degli anni ’90 il Ministero attivò corsi chiamati Fortic per l’alfabetizzazione informatica. Sapete quanti docenti della mia scuola lo frequentarono? Nessuno su centoventi circa. Solo in quattro, me compresa, scaraventati a fare i formatori conseguirono L’ECDL. Adesso, nella scuola dove insegno, che è sede esaminatrice per la patente europea del computer, sapete in quanti ce l’abbiamo? Forse due o tre. Nel frattempo personalmente ho frequentato un Fortic C, il ForTutor, il For LIM, un Master in e-learning (che ho pagato di tasca mia) e tante altre fonti di formazione non istituzionali che mi sono sciroppata negli anni.

I corsi ministeriali non sono la panacea, spesso sono spinti da interessi commerciali (vendere dispositivi) e che si basano sul concetto che, chi prende in mano uno strumento nuovo abbia un background di conoscenze delle TIC e della rete, che lo ponga in forma critica di fronte all’innovazione, che sappia cogliere il senso di ciò che propone e che nessun corso di formazione si può sostituire ad uno studio personale, ad una riflessione personale, ad una sperimentazione personale, ad un adattamento al contesto, ad una verifica di ciò che propone, oltre alla necessità di buttarsi a capofitto nell’avventura che la nostra civiltà sta vivendo, che nessuno può più fermare.

Creare, fare, sperimentare, sbagliare, riformulare. Nessuno ha la verità in tasca ma la rete e le librerie sono piene di risorse dalle quali partire. Il Social Network sono ricchi di community che condividono esperienza, aiutano chi è in difficoltà. Ma bisogna darsi una mossa e non aver paura di iscriversi a Facebook o non acquistare un ebook perché si ha terrore che clonino la carta di credito. E soprattutto si deve imparare ad imparare, anche mettendosi lì, da soli, a scervellarsi come faccio ancora io quando mi capita tra le mani un nuovo applicativo e un nuovo device.

Io credo che si debba smettere di scaricare la responsabilità sui vertici che non ci aggiornano, ormai c’è tutto quello di cui si ha bisogno ed altro ne nascerà, ogni giorno. Chi ha esperienza diretta nell’insegnamento sa essere più concreto di qualsiasi intellettuale, a cui va il merito di passare il proprio tempo a studiare e riferire, (la comunità lo paga apposta), ma non certo di dare indicazioni applicative che cambiano da situazione a situazione. Questo è un compito che spetta a quelli sul campo, non meno intellettuale dell’altro.

I nostri studenti sono inevitabilmente le cavie, guai se non si sperimentassero vie nuove, se si pensasse di aver raggiunto il nirvana didattico facendo cose che andavano bene vent’anni prima. Adesso questi sono anche risorse, affidiamoci a loro, alla loro capacità di trovare soluzioni e proviamo a costruire cose originali, ma non per dire “guarda come siamo bravi”, ma per dare senso al processo. E’ questa la valenza fondamentale, il valore aggiunto che danno gli strumenti come tablet, LIM e altre diavolerie in corso d’opera, compresi, attenzione, robot-insegnanti. Non per niente i sistemi di hardware e software si chiamano ICT: Information and Communication Technology. Connected people. E’ questa la rivoluzione.

Siamo o no professionisti? Riusciamo ad uscire dalla standardizzazione e provare a fare del nostro lavoro qualcosa di amatoriale, creativo e apprezzabile, non tanto per arrivare al bel prodotto, quanto nell’attenzione che si dà al processo che deve anche gratificare sul piano della relazione, dell’interazione, della co-costruzione? Si può cominciare con poco, ma bisogna cominciare.

 

My cloud

Prossimamente sui vostri schermi (LCD o e-ink)

cloud

 

 

 

Iscrizioni in moodle: stratagemma

 

moodle_classi

Come ben sai ogni anno scolastico moodle si aggiorna di nuovi studenti e nuove classi ed anche quelle precedenti subiscono variazioni per l’ingresso di quelli nuovi. Noi abbiamo la versione 1.9.

Ora, nella piattaforma si pone il problema per chi deve aggiornare gli elenchi degli iscritti, di trovare subito quelli che vanno depennati dalla lista ed inserire quelli delle classi prime, tutto questo senza troppa perdita di tempo dall’area in cui sono iscritti tutti gli utenti che è generale, in ordine alfabetico, ma che antepone il nome proprio al cognome. Inoltre si devono distinguere i docenti che, nello stesso elenco, non sono differenziati.

Per evitare di scorrere l’elenco degli iscritti per individuare quelli di ciascuna classe, avrei pensato a questo stratagemma di mappatura geografica della scuola:

  • assegno il nome di un continente ai rispettivi cinque anni di corso, es: le classi prime sono l’Europa;
  • assegno ad ogni classe il nome di una nazione, es: 1A = Albania, 1B = Belgio, cercando di rispettare la sezione con la lettera iniziale dello stato. Nella mia scuola ci sono più classi con A, B, C, relativi a i diversi indirizzi. Dovessero esaurirsi cerco la nazione con la lettera successiva. N.B. Dell’Oceania ho cercato i nomi più semplici e corti;
  • su moodle, nella pagina del profilo, faccio precedere il nome proprio dalla Nazione corrispondente alla classe in modo che nella ricerca, inserendo il nome della nazione, mi compaiono contemporaneamente tutti gli studenti di quella classe per  riuscire ad inserirli nella classi virtuali, o depennarli senza doverli cercare in una lista lunghissima;
  • ai docenti faccio precedere al nome proprio, Prof.
Il nome assegnato a ciascuna classe rimane così invariato per i cinque anni di superiori e gli elenchi richiedono solo un aggiornamento individuale.
Nella foglio di calcolo che ti metto in allegato qui sotto poi, basta fare spostamenti di colonna, dove l’ultima, quella delle quinte uscite, si inserisce nella prima e si ricomincia il ciclo cambiando solo le intestazione colorate con il nuovo anno di corso.
Il foglio di calcolo (.ods) libero e aperto, è calibrato con le classi e sezioni della mia scuola, ma puoi adattarlo al tuo contesto.
Scarica il file cliccando qui: classi per moodle 13