Il fascino dello sport – slide

In breve: descrizione della metodologia adottata per creare slide in scrittura collaborativa con oggetto gli sport.

Introduzione

Questa unità di apprendimento è stata proposta alle mie sei classi I e II del Liceo “Giovanni Pico” di Mirandola, sezioni classico e linguistico. Gli obiettivi sono stati principalmente due:

  1. Fare una ricerca online sugli sport, condividere immagini, video e riflessioni personali sulla propria scelta.
  2. Utilizzare Google slides per la scrittura collaborativa, classe per classe e produrre una presentazione da condividere ulteriormente tra le classi e sul web.

Organizzazione

Ho preparato un modello slide composto da:

  • una slide generale per le istruzioni
  • tre slide per studente di cui:
    1. per inserire immagini o video da youtube
    2. scrivere le motivazioni della propria scelta, se è uno sport che già si pratica o che piacerebbe praticare
    3. una tabella con cinque righe in cui inserire i commenti al lavoro dei compagni e una valutazione in cifra da 1 a 5.

Tempi

La prima fase consisteva nel compilare le prima due slide (circa 30 giorni)

La seconda richiedeva di entrare a presentazione terminata e inserire i commenti ad almeno 5 lavori dei compagni, come vedi nell’immagine qui sotto (circa 15 giorni):

slide commenti
Esempio di slide per inserire commenti e valutazioni

Valutazioni

Al termine ciascun allievo ha ricevuto una valutazione che, per metà (un max di 5 punti) è stata assegnata dall’insegnante e, per l’altra metà, sempre per un max di 5 punti, dai compagni che hanno scelto i contenuti dei colleghi assegnando la propria valutazione.

Criticità

Il gatto mi ha mangiato Internet! Il lavoro doveva essere svolto a casa. All’incirca il 50% ha terminato entro i tempi previsti, almeno nella I fase. Molti dei restanti hanno addotto problematiche tecniche, dimenticanza, ecc. Qualcuno ha mandato un power point, altri qualcosa attraverso la posta. In genere se sollecitati hanno poi risposto in breve tempo, terminando il compito. A lezione ho messo loro a disposizione  il mio portatile per inserire i contenuti. Solo un paio su 150 non hanno svolto l’attività.

A parte qualcuno forse già educato all’uso degli strumenti informatici, la maggior parte non ha confidenza con la scrittura in digitale, ad esempio non iniziano il periodo con la maiuscola, non mettono lo spazio dopo un segno di punteggiatura, soprattutto, tanti non rileggono quello che scrivono, ma non leggono nemmeno le istruzioni.
Per smentire in parte ciò che afferma Vertecchi sulla scrittura e cioè che “l’intervento nella scrittura digitale di correttori automatici riduce la consapevolezza ortografica”, posso dire tranquillamente che non guardano nemmeno se una parola è segnalata come errore; faccio a questo proposito l’esempio del “perchè” che vince l’oscar del disinteresse, pur sottolineato in rosso.
Ho riscontrato altre carenze abbastanza diffuse nella gestione delle immagini e dei video. Però, tutto sommato questo lavoro è stato utile per imparare ad usare lo strumento collaborativo dove, almeno, i tuoi compagni di classe vedono cosa hai fatto e questo dovrebbe indurre a fare attenzione a come si fa il compito.

Risultati

Le presentazioni finali sono state apprezzabili per la varietà degli sport proposti, più di 50, di cui alcuni, circa una decina, che proprio nemmeno conoscevo. Ora le presentazioni sono pubbliche e tutti saranno invitati a guardare quello che le altre classi hanno prodotto.

I link alle presentazioni sono qui sotto, i testi scritti dagli studenti sono ricchi di carica emozionale, così come sa suscitare un’attività vitale come quella dello sport.

5 affermazioni da smentire quando si parla di scuola e tecnologie

google toolsGoogle Apps for Education

In breve: pregiudizi su scuola e tecnologie Condividi il Tweet

Accolgo la provocazione di Marco Dominici che invita in un suo articolo di Medium, ad stilare un proprio elenco di pregiudizi correnti riguardo l’uso delle (nuove) tecnologie in classe.
In verità anch’egli si riferisce ad un post in cui un docente americano , in estrema sintesi, fa la stessa operazione, a dimostrazione che a livello planetario e proprio negli USA, paese molto attivo nell’innovazione, ci siano ancora da sbloccare luoghi comuni e che il processo di sdoganamento delle tecnologie nell’educazione vive, là come qua, momenti di strenua resistenza e criticità.

In verità, frequentando in parecchie occasioni corsi online (MOOCs), proprio da quel paese e da altri altrettanto originali nel trovare soluzioni efficaci di insegnamento – apprendimento, il grado di innovazione didattica messo a punto con le nuove tecnologie si sta pian piano diffondendo dalla ricerca all’applicazione, con un processo “osmotico”, sia quantitativo per il numero di proposte di formazione, sia qualitativo per il grado di creatività, quale scintilla per innescare processi di innovazione che la convertono in sistema.

Anche nel nostro paese ci sono esempi che vanno in questa direzione; siamo però ancora un po’ lontani da una diffusione accettabile, sia per il livello di formazione dei docenti, ma soprattutto per una resistenza alla novità, alimentata anche da centri di potere mediatici che puntualizzano spesso ciò che di negativo comporta l’uso delle tecnologie.

Vorrei a questo punti stilare un elenco personale, un po’ ragionato, di alcuni pregiudizi che sento spesso aleggiare tra i colleghi, sia nel mio ambiente scolastico, sia in rete.

  1. Per lo studio la carta è insostituibile. Questa affermazione può essere vera se si ha come riferimento il libro di testo adottato, il cui costo autorizza a credere che sia il non plus ultra per qualità dei contenuti che contiene. In verità questi, ormai, si trovano ovunque, basta saper cercare bene e con metodo. Ascoltare più di una campana, saper analizzare, come saper sintetizzare, sono competenze imprescindibili del XXI secolo. Questo tipo di didattica non ha bisogno di un libro di testo, ma di tracce metodologiche indirizzate soprattutto alla soluzione di problemi con una didattica che costruisce il sapere. I libri non scompaiono ma devono essere, -io li chiamo-, libri veri. Le nuove tecnologie facilitano questo compito, con la rete e l’editoria digitale integrate nelle loro diverse funzioni, lineare e reticolare. Il digitale, inoltre, permette sottolineature, annotazioni, sincronizzazioni che il libro di carta può dare solo in maniera limitata.
  2. L’insegnante deve spiegare, altrimenti che insegnante è? Il ruolo del docente non è più quello di mettersi alla lavagna e parlare per ore mentre la classe assorbe (quando va bene), nozioni con un ritorno di output prestabiliti. L’insegnante rimane comunque colui che facilita i percorsi di apprendimento, accettando vie diverse alla sua realizzazione. Il nostro cervello, oserei dire il nostro corpo, nella realtà è un laboratorio di apprendimento che tenta di dare risposte a problemi reali, anche se astratti, e non un contenitore da riempire. La tecnologia aiuta a distribuire risorse didattiche dalle quali partire e  raccogliere risultati sotto forma di prodotti intellettuali originali.
  3. Non tutti posseggono i dispositivi per accedere alle informazioni. Questo discorso poteva aver senso qualche anno fa quando le scuole spendevano molte risorse per allestire laboratori informatici. Ormai il problema è ampiamente superato dal mobile; il 99% dei nostri studenti possiede uno smartphone e, come ci insegnano i paesi in via di sviluppo, questo è uno strumento con il quale si possono implementare percorsi di apprendimento con le nuove tecnologie con un dispendio relativo, utilizzando ciò che esiste già. Usiamoli.
  4. I genitori vogliono una didattica tradizionale. Può essere vero che ci sia necessità di un sentimento rassicurante rispetto a quanto si è vissuto personalmente: tanti genitori sono soddisfatti se un insegnante spiega bene, pretende gli apprendimenti così come programmato, è severo nelle valutazioni, dà molti compiti. Personalmente ho un’altra percezione: i più bravi insegnanti che ho avuto sono stati quelli che mi hanno saputo ascoltare, che hanno accettato anche altre modalità, che mi hanno fatto lavorare senza impormi contenuti, ma mi hanno lasciato cercare e sviluppare percorsi e progetti. Sono quelli che, purtroppo, conto sulle dita di una mano. Ancora li ringrazio perché, i “contenuti” che “non” mi hanno insegnato, li ho trovati da me e, spesso, sono stata capace di metterli in relazione senza la ferrea divisione alla quale sottoponiamo i nostri studenti con le materie scolastiche assorbite passivamente, a compartimenti stagni. La realtà non è lineare, ma complessa, la rete pure; bisogna imparare a gestire la complessità, il conflitto, il caos, l’imprevisto e trasformare tutto ciò in risorsa, in occasione positiva per l’apprendimento sviluppando il pensiero critico.
  5. Studiare da soli è meglio che in gruppo. La nostra scuola è ancora molto orientata all’apprendimento individuale. Si crede che il lavoro di gruppo sia occasione per potersi imboscare e far lavorare solo i più bravi. Le tecnologie, invece, permettono di integrare l’apprendimento sociale con le interazioni, ma anche di raccogliere le produzioni ed i contributi individuali. Ciò non toglie che ci siano momenti di riflessione personale, ma i nuovi media permettono di avere contatti con i propri compagni e di scambiare informazioni tra pari, anche fuori il proprio ambiente (cosa che già fanno a prescindere dal contesto scolastico). Questo non era possibile, o in minima parte, senza questi strumenti. Ormai tutto il mondo apprende anche così e la scuola, se vuole sopravvivere, non può rimanere ferma al palo.

ePub e mobi su wordpress

functions

In breve: come permettere a wordpress di caricare file .epub e .mobi

Da tempo avevo necessità di caricare i file degli ebook fatti dai miei studenti. Avevo più volte cercato inutilmente in rete un tutorial, ma l’unico sistema sembrava quello di zippare i file.

Finalmente oggi l’ho trovato e, con un po’ di pazienza e l’aiuto di un amico, Lillo Sciascia, siamo riusciti ad aggiungere i codici nei file.

Ho fatto riferimento a questo articolo di Adriana Napolitano ePub e Mobi su WordPress che spiega come procedere sui due file da editare, che sono:

  1. functions.php dentro la cartella del proprio tema che sta dentro la cartella content
  2. .htaccess

I risultati li vedi qui sotto con un ebook di prova:

giovani fotoreporter.epub

Giovani fotoreporter – AA.VV.mobi