Learning how to learn #1

argomenti prima settimana

In breve: i contenuti del primo modulo del corso “Aprendiendo a aprender”

Il corso

Ho iniziato un MOOC su Coursera dal titolo “Aprendiendo a aprender: Poderosas herramientas mentales con las que podrás dominar temas difíciles” (Learning How to Learn: Powerful mental tools to help you master tough subjects) della University of California, San Diego. E’ il primo corso in spagnolo che seguo (letture e compiti). Gli interventi dei video sono in inglese con sottotitoli in italiano.
Si compone di quattro moduli distribuiti in quattro settimane. Se vai alla pagina del link qui sopra, puoi avere informazioni maggiori sugli obiettivi e l’organizzazione delle lezioni.
Il certificato finale costa 44 $.

Vorrei riassumere sul questo blog i contenuti appresi in ciascuna settimana perché ritengo comodo avere sotto mano i punti salienti trattati e rivederli, sia per una necessità personale, sia per poterli applicare nella mia didattica.

Gli argomenti della prima settimana

L’apprendimento focalizzato e quello diffuso

Esistono sostanzialmente due modi per apprendere. Il primo, quello focalizzato,  è quello che conosciamo meglio in cui si presta tutta la concentrazione sull’oggetto di interesse. Si studia in un ambiente senza distrazioni, in modo sequenziale dove si provano a comprendere concetti apparentemente difficili, anche totalmente astratti.
Questo atteggiamento, però, non può durare a lungo. I ricercatori affermano che è necessario smettere quando si avverte il primo disagio o l’incapacità di sostenere la concentrazione.

Negli anni ’80 è stata messa a punto la “Tecnica del Pomodoro“. Questa consiste nel caricare un timer (l’autore ne usò uno a forma di pomodoro da cui il nome), che segnala un tempo massimo di 25′ di concentrazione ogni volta, da effettuare senza distrazioni dall’esterno, a cui si fanno seguire alcuni minuti di scarico facendo altro come bersi un caffè, scambiare chiacchiere, interagire sui social, fare un breve passeggiata, esercizi fisici, una doccia, relax, ecc.

Questa tecnica ci porta al concetto di apprendimento diffuso, che è quello implicito, incoscio che avviene nei momenti di stacco in cui si fa “altro” rispetto al periodo di intensa concentrazione.
Dal punto di vista neurologico in questa fase, scaricare il Sistema Nervoso permette che i nuovi apprendimenti creino i circuiti neurali andando ad attingere a ciò che si conosce, alle proprie esperienze, facilitando la comprensione e la creatività.
Nel microscopico, è in questa fase che i dentriti dei neuroni attivano nuove sinapsi permettendo che ciò che si è studiato si ancori nelle strutture nervose.
Durante l’apprendimento diffuso il pensiero si muove liberamente, con l’opportunità di guardare le cose da una prospettiva diversa per soluzioni alternative.

Queste due modalità appena viste non possono manifestarsi in contemporanea, ma è necessario, specialmente quando si impara qualcosa di nuovo, che la mente possa passare dall’una all’altra fase, per creare la struttura necessaria ai nuovi apprendimenti.

Dal punto di vista fisiologico c’è analogia tra ciò che avviene nell’allenamento sportivo. In realtà l’organismo si “allena” durante la fase di recupero; è in quel frangente, infatti, che si attivano le modificazioni omeostatiche indotte dalla sindrome di adattamento generate dallo stress fisico.

E’ bene conoscere i concetti di apprendimento focalizzato e diffuso, specialmente quando si deve approcciare a qualche argomento che non piace o si ritiene difficile.
In questo caso si nota che il disagio scompare dopo poco che si inizia l’applicazione e, quindi, non serve procastinare l’impegno, ma piuttosto è preferibile darsi dei limiti temporali alla concentrazione, intervallati da momenti di relax.

Effetto distanza

Fattori che incidono sull’apprendimento sono dovute alla labilità della memoria a breve termine e della memoria procedurale, contro la più solida memoria a lungo termine.
La prima occupa un’area molto ristretta del SN e scompare in tempi rapidi, la seconda pervade tutto il cervello e si mantiene abbastanza stabile per essere recuperata al bisogno.

Per ottenere un apprendimento duraturo è necessario dedicare allo stesso argomento più riprese, ovvero rivedere e fare esercizio.
I ricercatori affermano che dopo cinque rivisitazioni, si raggiunge l’obiettivo ma che, più queste sono distanziate, più sono efficaci.

Ti rimando ad un post che ho tradotto dall’inglese in cui, nel dettaglio, puoi farti un’idea di cosa significhi l’effetto distanza. Eccolo:

Effetto distanza, Ripetizioni frazionate, Pratica distribuita, ecc.

L’importanza del sonno nell’apprendimento

Le cellule del nostro SN subiscono durante il sonno una contrazione e questo permette il drenaggio delle tossine perché il liquido intra-cellulare scorre più agevolmente.
Ma il sonno è anche un fattore importante dell’apprendimento: si rafforzano parti di memoria che vogliamo ricordare e si cancellano quelle meno importanti. Le sinapsi tra i neuroni rafforzano i concetti e i contenuti, attivando e ripercorrendo con la memoria i circuiti appena formatisi.
La disattivazione del pensiero cosciente permette il dialogo tra le parti inconsce del cervello di ciò che è stato captato nella fase di focalizzazione.
Anche pensare a ciò che si è appena studiato prima di addormentarsi favorisce l’apprendimento, con la probabilità addirittura di sognarlo.

La settimana prossima l’argomento sarà: Gli aspetti base della frammentazione.

Critical Thinking – 4 Sviluppare il proprio argomento

In breve: le slide relative alla quarta settimana di corso sul Critical Thinking, tradotte in italiano

Critical Thinking – 3 Valutare gli argomenti

In breve: le slide relative alla terza settimana di corso sul Critical Thinking, tradotte in italiano

Critical Thinking – 2 Valutazione delle prove: credibilità e rilevanza

In breve: le slide relative alla seconda settimana di corso sul Critical Thinking, tradotte in italiano

Critical Thinking – 1 Concetti essenziali

In breve: le slide relative alla prima settimana di corso sul Critical Thinking, tradotte in italiano

Problem Solving Collaborativo – Le competenze

ACT21S

In breve: in allegato le tabelle di valutazione delle competenze di apprendimento (it) del XXI secolo, da un MOOC della University of Melbourne

Tanto per cambiare sto seguendo un altro MOOC. Questo, ACT21S (Assessment and Teaching of 21st Century Skills) su Coursera, riguarda la valutazione delle competenze di apprendimento.

Quello delle competenze richieste nel XXI secolo è un argomento ampiamente dibattuto nella didattica che cerca di integrare nelle proprie prassi questi concetti valutativi proposti dalla UE nelle competenze chiave per l’apprendimento permanente per i cittadini dell’Unione. In questo corso si fa riferimento anche a quelli del NAEP (USA), PISA (OSCE), NAPLAN (Australia) e TIMSS, ma l’equipe di docenti ha messo a punto una propria tabella (ACT21S) in cui emergono due campi di intervento per la valutazione delle competenze: Sociale e Cognitivo, tipico delle necessità di un apprendimento fruito con le tecnologie.

Personalmente non sono molto amante delle classificazioni così dettagliate a causa di esperienze di elencazioni di obiettivi e competenze dove ancora si insiste sulle peculiarità delle diverse discipline. Questa che ti propongo in allegato è, invece, totalmente trasversale e applicabile ad ogni contesto di apprendimento.

Delle competenze dell’apprendimento, che elenco:

  • creativity and innovation (creatività e innovazione)
  • critical thinking (pensiero critico)
  • problem solving (soluzione dei problemi)
  • decision making (prendere decisioni)
  • learning to learn (imparare ad imparare)
  • meta-cognition (consapevolezza del proprio modo di apprendere)

il corso focalizza l’attenzione sul problem solving collaborativo – CPS, individuando in questa procedura il fulcro per organizzare una didattica più coinvolgente ed efficace.

Per questo corso devo organizzare il primo compito seguendo queste tabelle. Per mia comodità le ho tradotte e le condivido volentieri. Le trovi qui sotto nel formato .pdf (80Kb)

Scarica le tabelle: Collaborative Problem Solving

Un esempio di MOOC selettivo

gamification

 

Oggi si conclude  Gamification su Coursera. Questo corso è stato preparato da docenti della Penn State University, così come il precedente che ho seguito che aveva come oggetto la Creatività. Quest’ultimo era stato organizzato con un sistema indipendente dalla qualità delle prove di valutazione; bisognava fare i compiti assegnati, quiz ed elaborati, che avevano lo scopo di verificare la visione o lettura delle lezioni e proprie elaborazioni ed esercizi di carattere creativo, normalmente con tracce strutturate da seguire per il loro sviluppo. In questo caso non conosco quale sia la percentuale di coloro che l’hanno terminato. Devo dire che è stato altrettanto impegnativo di quest’ultimo sulla gamification organizzato con un sistema più selettivo. Ed è proprio questo aspetto della caratteristica selettiva che vorrei analizzare.

Le statistiche delle edizioni precedenti di Gamification parlano chiaro, al di là delle normali defezioni che si riscontrano nei MOOCs:

gamification stats I criteri della selezione si possono riassumere in questi punti:

  1. L’estensione temporale. Il corso ha avuto la durata di 10 settimane con 12 unità didattiche. In certe settimane c’è stato doppio impegno per doppia unità. Questo ha di certo mandato in crisi i corsisti per overload di risorse da vedere e leggere, di compiti da preparare, discussioni da seguire. In ogni unità c’erano anche risorse aggiuntive che avrebbero avuto bisogno di tempi più dilatati per poter essere visionate e assimilate.
  2. Tempi di consegna. Ogni settimana, da Lunedì a Domenica, prevedeva un compito. Il ritardo nella consegna comportava una decurtazione del punteggio del 25% o addirittura la non convalida del compito stesso.
  3. Numero di tentativi. I quiz per verificare l’apprendimento dei contenuti delle lezioni davano 2 tentativi con punteggio 100% ed altri 3 con 75%, sempre con risposte randomizzate, mediamente con la metà diverse dalle precedenti.
  4. Written Assignment. I compiti argomentativi, da consegnare entro tempi definiti, sono stati valutati da altri corsisti. Ciascuno (in totale 3, rispettivamente da 300, 500, 1500 parole) con 5 valutazioni, più la propria. Questa probabilmente è la componente più innovativa, fatta con un sistema di distribuzione degli elaborati molto efficace. Peccato che il contenuto dei compiti desse poco margine alla creatività e all’interesse specifico.

Il punteggio totale da assegnare era di 100 punti così suddivisi. Minimo richiesto per la certificazione 70 punti:

  • 35 quiz Ho ottenuto 33,25 punti
  • 30 quiz finale Ho ottenuto 23,75 punti
  • 35 peer assessment Ho ottenuto  32 punti
  • Totale ottenuto  89 punti.

Considerazioni metodologiche

Un po’ troppo rigido questo sistema. La qualità psicologica più richiesta è stata la resilienza, ovvero, andare avanti a tutti i costi per vedere la fine. Queste richieste incalzanti hanno fatto perdere un po’ di interesse nei confronti dei contenuti e delle discussioni, e per un corso che pone il massimo interesse nella motivazione, mi sembra che abbia disatteso le aspettative. Ai quiz do una valutazione negativa. A mio avviso sono stati costruiti male, infatti, una delle caratteristiche delle risposte chiuse è quella di non essere ambigue mentre, tante volte, bisognava indovinare tra risposte tutte pertinenti quella che segnalava il docente come la più accreditata. Ma si sa, i quiz sono quiz.

I written assignment sono stati altrettanto monolitici. Viene dato un caso di studio da sviluppare. Dopo il primo, dove ho preso 4/10, ma mi rendo conto di aver preso un po’ di tangente, ho fatto un compitino molto lineare dove ho inserito i termini delle lezioni con qualche idea originale senza esagerare e ho meritato 10/10. Nel terzo ho ripetuto la tecnica con la valutazione di 10/10, ma mi bastava 1 punto per la certificazione. Questa progettazione con argomento uguale per tutti mi ha annoiato nel peer assessment. Si ripetevano sempre le stesse cose, con più o meno precisione e accuratezza, ma dalle quali ho imparato ben poco. Avrei preferito che il compito fosse indirizzato al proprio ambito lavorativo (il mio è education), affinché l’impegno di progettazione di gamification fosse almeno inerente ai miei interessi. Così mi è sembrato un lavoro abbastanza inutile, funzionale solo alla certificazione.

Complessivamente, rispetto alla lettura precedente del testo For the Win del docente responsabile del corso, non ho imparato molto di più. Le interazioni sul forum non mi sono state di grande aiuto. Anche sul fronte dell’utilizzo di piattaforme o applicativi mi rimane il buio pressoché totale.

In conclusione ho preferito molto di più la forma libera che non questa stringente. La certificazione per entrambe è solo formale ma, almeno nel primo, c’è stata una componente ludica maggiore (motivazione intrinseca) e più orientata a capire e costruire, che non imparare per sostenere le prove. Ecco, la struttura di Gamification è più vicina a quella scolastica e accademica (motivazione estrinseca) che è proprio quella che non voglio ritrovarmi in un MOOC.

MOOCs – didattica per competenze

cic coursera

 

In breve: ho appena terminato un MOOC su Coursera e ti vorrei raccontare l’esperienza sulla didattica per competenze.

Innanzi tutto esplicito le motivazioni che mi hanno spinto a frequentare ancora uno di questi corsi massivi organizzati dalle università di tutto il mondo, ma per la maggior parte americane.

La prima riguarda l’interesse per l’argomento che era sulla creatività, il corso infatti, come vedi nell’immagine sopra, si intitolava “Creative, Innovation and Change“. In Italia, agenzie formative che trattino di creatività potrà essere qualche corso universitario, ma si sa, per accedervi bisogna essere iscritti ad un corso di laurea o un master, con le conseguenze che conosci: impegno, soldi, spostamenti ecc. Meglio cercare qualcosa di più snello; in fondo non ho bisogno di altri titoli accademici, mi bastano quelli che ho.

La seconda è stata, invece, la curiosità metodologica perché, da quando ho frequentato i precedenti, Fundamental of e-learning, OER e CCK, volevo constatare come fossero progredite in questi anni l’organizzazione, l’erogazione e l’interazione. E’ proprio di questo, e non dei contenuti del corso, che vorrei parlare.

Iscrizione: facilissima. Basta essere iscritti al portale e scegliere il corso. Personalmente, dopo la prima settimana ho deciso di pagare la quota di 38 $ per avere la Signature Track che mi permette di avere la certificazione finale. Il sistema mi scattava una foto con la webcam, confrontata con quella iniziale, ogni volta che mandavo un esercizio come Adventurer, l’opzione completa del corso, dichiararando di essere stata io a produrre i contenuti.

I contenuti: distribuiti in otto settimane suddivisi in Lectures (generalmente video degli insegnanti con testo a disposizione); Additional Lectures (post di blog o video); Test per la comprensione delle lezioni; Exercise distribuiti fra i tre grandi temi dei tre docenti (era sufficiente farne uno ogni settimana); Project che consisteva nella progettazione creativa seguendo quattro tappe. Interazione: ogni contenuto prodotto dagli studenti doveva essere condiviso, sia sul forum della piattaforma con relative discussioni e “like”, sia sui social media come Twitter, Facebook, LinkedIn, blog, Youtube, slideshare, prezi, ecc.

Corsisti: di preciso non so quanti iscritti ci fossero. La pecca della piattaforma è quella che non ti permette di vedere la lista degli iscritti e quindi di ritrovare le persone con le quali interagisci. E’ tutto molto occasionale. Qualcuno ha creato un gruppo italiano che, però, non è andato oltre i saluti e le buone intenzioni. Troppo diverse le motivazioni e gli interessi. Avrei preferito discutere con qualche collega, che sicuramente c’è stato, ma non l’ho trovato! Di fatto ho interagito con chi capitava. Comunque il numero che conosco è di 270.000 corsisti. Non credo che tutti abbiano seguito con costanza, penso che sia arrivata alla fine sono qualche decina di migliaia, ad essere abbondanti. Questa è una stima che ipotizzo vedendo i post sul forum e sui sn. Pochissimi (relativamente) hanno fatto gli esercizi.

Metodologia: si è basata su una necessità iniziale di fornire conoscenze condivise. Le lezioni dei tre docenti erano mediamente di 5′, ma su quelle poche nozioni, si dovevano sviluppare gli esercizi che erano, a volte totalmente creativi, altre riflessivi. Due dei tre docenti hanno proposto l’acquisto del loro testo, cosa che ho fatto ma che non ancora ho letto integralmente e che venivano proposti in alcune parti o capitoli necessari alla comprensione di concetti fondanti. Personalmente ho optato per la pubblicazione dei miei esercizi sul mio blog, condivisi come esplicitato sopra. Questo mi ha permesso di richiamare con i link le fasi del project e di averli tutti sullo stesso strumento. Se vuoi dare un’occhiata sono 12 post e sono qui:

http://www.emanuelazibordi.it/wp/tag/cicmooc/

Considerazioni: il corso è stato impegnativo. Se posso fare un paragone, come un esame universitario intorno ai 6 CFU. La prima difficoltà è stata quella di cercare di capire come fosse strutturato perché, nonostante venissero esplicitati gli obiettivi, bisognava capire come i tre temi (Creative Diversity, CENTER e Intelligent Fast Failure), potessero integrarsi. La fase di apprendimento dei contenuti delle lezioni è stata veloce: come ho detto, video brevi, pochi testi, qualche riferimento esterno. I docenti sono stati molto attenti ad usare un linguaggio comprensibile al pianeta. La fase successiva, quella di produzione, invece, ha richiesto molto tempo, sia per l’impegno creativo, sia per la scrittura alla quale non sono per niente abituata. Ho usato la lingua inglese come codice comunicativo e credo di esserci riuscita, perché  hanno sempre capito quello che ho postato. Ho avuto scambi interattivi con la docente, Mrs. Jablokow, che mi hanno fatto molto piacere, anche perché nel questionario iniziale veniva chiesto se eravamo a conoscenza che i docenti non sarebbero intervenuti. Le ore settimanali sono state tra le 10 e le 14, quindi l’impegno di 6 CFU per 25 ore, più o meno corrisponde. Naturalmente sono stata molto soddisfatta di ciò che ho imparato, sia nei contenuti, sia nella metodologia, anche se all’inizio di ogni settimana avevo un attimo di disagio per capire come sviluppare le richieste. Ogni esercizio, comunque, era corredato da una traccia. Il problema è stato soprattutto ampliare e analizzare l’idea con simulazioni coerenti e implementarla nella realtà, che avesse senso e fosse realizzabile. Nell’interazione con i corsisti ho visto di tutto: da quelli che creavano oggetti con materiale di scarto a quelli che organizzavano aiuti per i bambini siriani, gente che lavora in ambiti diversissimi e che ha idee innovative, a volte geniali.

Dopo questa esperienza posso dire che i MOOC sono cresciuti. Ricordo infatti il primo che ho frequentato, dove si doveva leggere un libro di 150 pagine la settimana. Ecco, in quest’ultimo si è trovato il giusto equilibrio tra lo studio e lo sviluppo delle competenze che corrisponde alla realizzazione di prodotti intellettuali e digitali e, forse in futuro, con la vera e propria azione concreta.

Attualmente sono iscritta ad altri corsi: Video Games and Learning, già iniziato del quale prendo solo i contenuti e li passo su kindle; Surviving Your Rookie Year of Teaching: 3 Key Ideas & High Leverage Techniques appena iniziato, di cui mi interessa solo una parte e Gamification che inizierà a Gennaio, ma di cui ho già letto il testo del docente.

In breve: gran bel modo di apprendere, per la possibilità di scelta, per la metodologia. Non so fino a che punto si possano sostituire a corsi universitari, in particolare alla laurea di I livello, ma sicuramente potrebbero essere valutati e riconosciuti come corsi successivi o post laurea, funzionali alla specializzazione e all’aggiornamento come Long Life Learning.

CIC #12 – Project Reflection Statement

philadelphia reflections

Reflections of Philadelphia 

These are the reflections about my creative project of the CIC Coursera course.

You can find the project steps here:

Project – Exploration

Project – Design

Project – Experimentation

1-List what worked and did not work during your experimentation phase.

My experimentation phase was a simulation because my project is quite complex and requires long implementation times. I imagined about some difficulties that may occur which I point out in the slides (12-13) that you can find here:

http://www.emanuelazibordi.it/wp/cic-8-project-experimentation/

The overall project will certainly manifest other difficulties because all items will be involved in the STEEP strategic plan on a large-scale. At this point, it must search specific roles between people who will help me with specific skills.

2-Reflect on the changes that you have made from your original idea.

When I sent the questionnaire to colleagues -you can see it here:

http://www.emanuelazibordi.it/wp/cic-5-project-design/ -,

I realized that some teachers couldn’t give sleep for the night, but they had an interest in learning methods for teaching with ICT. So I think that it is possible to exchange with invitations to dinner, look after the kids for an afternoon, DIY odd jobs, something else, in exchange for learning. This applies to teachers who are in the same city or living nearby. This could also be the starting point of the project more extensive in the future.

3-Plan the steps you will take to meet your long-term goals after the course has concluded.

Having regard to paragraphs 1 and 2, I think I’d do so:

  • Open a website where collecting the exchange requests. It could be a Google form (Drive), having particular attention to privacy, security and reliability of the data.
  • Organize a Google map where hosts and tutors have different pin’s colors in order to allow visualization of the possible exchanges between teachers.
  • Organize the teachers’ contacts, so that the parties agree on the give and take.
  • Collect feedback from every experience and recalibrate the system.

All this could be possible

CIC #11 – Your Own Synthesis of CIC

traguardo

This is my synthesis.

All the teachers theories about Creativity, Innovation and Change were interesting. At first I’d want to speak about Creative Diversity because it was for me totally new. I liked the rational approach that makes clear the expression of creativity, more adaptive or more innovative. I appreciated the scientific references too. Now, for me, it is easer recognize different way of creativity, inside me but also in my students. Most of them, in fact, are creative people who need more autonomy, others need to be guided to adaptive forms of creativity. I think I’ll be more careful and tolerant towards different needs.

I really hope that Mrs. Jablokow will soon publish the book of the course notes. I would read them in sequence and have it on my kindle. 🙂

About CENTER I’d say that I found very interesting the meta reflections about myself in order to Character, Entrepreneurship, owNership, Tenacity, Excellence and Relationship. I’ve done some of the exercises (I plan to do to others and to complete reading the book later), that I found very useful to focus attention on specific objectives and go straight to the target. Thanks to Mr. Velegol.

Intelligent Fast Failure has been for me a pleasant confirms. I always give importance to the failures and errors. Learning is a creativity process too, and when I teach I can see in my students the continuous refinement of their actions. But that is a process that I can perceive in myself when I’m learning something new. I think all we need to consider the error as an important resource from which have feedback for improvements. I’m totally agree with Mr. Matson, his tips and fan exercises.

 In the beginning the course was hard. I spent a lot of time to try to understand the overall structure and to read, listen and write. After the second week I was more relaxed. I said to myself: “take it easy, you will have time to review the contents later!”

My level of interaction has been quite active. I have read the posts of classmates and I gave many “like”. Sometimes I answered or explained my actions, but writing in English for me is quite tiring, and this course helped me to train to write too, because I don’t have many other occasions in my work and life. I am very glad that Mrs. Jablokow interacted with me, it was an honor. For a learner it is important to know what the teachers think about the work and give  some track. Thanks. 😉

Now the course is finishing but I think to reflect again later on the contents, the exercises and on my creativity project. Like any new thing that I learn, I’m sure that this course will help me to better deal with my job, my hobbies and my family life.

I thank all the teachers, the The Pennsylvania State University and Coursera that gives us a very effective way of learning. I really like it!

emanuela