Adotta un quadro di Vermeer – Ebook

Questo è l’ultimo ebook realizzato nell’a.s. 2013-14 dagli studenti del Liceo “Giovanni Pico” di Mirandola. Si tratta di scrittura cooperativa, di racconti che si ispirano ai quadri di Vermeer.
Puoi scaricare il file .zip dalla pagina EBOOKS che contiene i formati .pdf, .epub e .mobi.
Buona lettura!

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Buona lettura

Tablet weeks #7

Nell’ambito del progetto tablet, alcuni studenti delle classi I del Liceo Pico hanno seguito lezioni di giornalismo in cui sono state realizzate interviste alla popolazione locale, con tema il tempo libero.

Al termine è stato realizzato un ebook nei diversi formati digitali, fruibili da dispositivi fissi e mobile.
Qui di seguito trovi quello più comune, il .pdf, che visualizzi su slideshare.net, il famoso social network di condivisione di documenti e slide, dal quale puoi anche scaricarlo.

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Buona lettura!

Tablet weeks #6

Sempre nell’ambito del progetto tablet, alcuni studenti delle classi II del Liceo Pico hanno seguito lezioni di giornalismo con tema le tecniche della fotografia.

Al termine è stato realizzato un ebook nei diversi formati digitali, fruibili da dispositivi fissi e mobile.
Qui di seguito trovi quello più comune, il .pdf, che visualizzi su slideshare.net, il famoso social network di condivisione di documenti e slide, dal quale puoi anche scaricarlo.

Più sotto in allegato in file .zip, dove trovi anche le versioni .epub e .mobi per smartphone, tablet e e-reader.

.epub per smartphone, tablet, e-reader;
.mobi per formati kindle di amazon.

Procedi con il download del file, spacchetta e carica il file che ti serve sul tuo dispositivo mobile attraverso la posta elettronica o dropbox

Giovani fotoreporter

Buona lettura!

Mario Agati – L’irresistibile ascesa dei barbari digitali

Condivido in questo post un articolo di Mario Agati, un collega del “Sigonio” di Modena, che trovo essere analitico sullo status quo della scuola e della didattica con le tecnologie, oltre ad essere ben scritto come solo Mario sa fare.

Mi inorgoglisce il suo riferimento alle procedure di costruzione del testo scolastico in collaborazione con gli studenti che ho espresso nel mio ebook.

Ecco il riferimento: L’irresistibile ascesa dei barbari digitale

Valutazione 2.0

Dell’appellativo 2.0 ultimamente in molti si stanno riempiendo la bocca, specialmente i politici che non so fino a che punto abbiano percezione del significato che la rivoluzione digitale sul web gli attribuisce.

Sta di fatto che a me, quello vero piace, tanto che ci ho scritto un ebook e sto facendo anche esperimenti in termini di valutazione, ovvero, cerco di coinvolgere gli studenti nel giudizio su ciò che producono a scuola.

Ho iniziato in autunno con esercitazioni di pallavolo proposti da me, che ciascuna coppia doveva riproporre per verificare l’apprendimento di alcuni fondamentali, associati ad esercitazioni di potenziamento organico. Al termine di ciascuna performance, ogni altra coppia doveva attribuire un punteggio da sei a dieci. Il voto finale era la media approssimata dei punteggi di tutti, compreso il mio.

Devo dire che le valutazioni finali non si discostavano troppo dalla mia, con qualche dato anomalo che veniva riassorbito nell’elaborazione statistica.

A questo proposito stamattina leggo questo articolo su Repubblica Scuola che tratta di MOOC e ad un certo punto recita:

Il problema più grosso riguardava i test a risposta aperta: chi avrebbe potuto correggere, gratis, diecimila o centomila compiti? “La soluzione che abbiamo trovato” spiegava la professoressa Koller al Ted di Edinburgo, “è quella di farli correggere agli studenti stessi. E, per quanto sembri ardito, funziona. Da nostri studi, statisticamente, la media delle valutazioni di cinque o più ‘pari’ risulta addirittura più affidabile di quella di un singolo professore, magari stanco o di cattivo umore.

La stessa operazione l’ho riproposta con un’attività creativa dove gli studenti dovevano ideare una coreografia a coppie con gli step. Hanno usato smartphone e tablet con gli auricolari per seguire il brano musicale scelto e non disturbare le altre coppie. Questo che vedi sotto è uno dei video di una delle combinazioni fatte da due studentesse di 14 anni:

 

Le mie indicazioni sui criteri da considerare per la valutazione sono stati:

  • ritmo;
  • coordinazione dei movimenti;
  • ampiezza dei movimenti;
  • sincronia di coppia;
  • originalità della coreografia;
  • quanto mi è piaciuto globalmente.

Anche in questo caso i punteggi finali sono stati in linea con i miei, a dimostrazione che anche a 14 anni si ha la capacità di individuare qualità estetiche ed esecutive relative al movimento umano.

Più in generale, averli coinvolti nel giudizio accresce la loro considerazione come soggetti capaci di dare valutazioni ed ha stimolato la loro attenzione nei confronti di ciò che altri hanno preparato, imparando anche da esperienze diverse.

La coreografia sopra ha ottenuto un punteggio di 9,5. Tu cosa avresti dato?

Tablet weeks #5

indiana jones

Le cinque settimane successive all’esperienza del Tablet weeks #4, mi hanno vista nel gruppo del progetto Archeologia con studenti delle classi I e II  A-B-C del Liceo Classico e Linguistico “G.Pico”.

Anche in questo caso ho proposto la sequenza di procedure per mettere a sistema i tablet con moodle anche con il supporto della LIM in classe. Le due insegnanti presenti si sono attivate per imparare le operazioni fondamentali, ovvero, come inserire risorse ed attivare interazioni con i forum. Agli studenti, invece, è stato chiesto di imparare a prendere appunti con i tablet, di entrare in Internet, in moodle per rispondere ai forum allegando anche diverse risorse, di aprire dei file “presentazione” con Google Drive e, quindi, di essere in grado di elaborare delle slide a gruppo sugli argomenti che proporranno via via le docenti di latino-greco ed inglese. Al termine abbiamo anche visionato alcune apps museali facendo una ricerca incrociata, ovvero, dal motore di Play Store di Google, oppure dai siti dei musei per cercare l’eventuale applicativo per mobile. Ho dato particolare attenzione alle apps integrate tra arte-commercio -gastronomia e tempo libero che danno al turista una serie di servizi globali sul luogo che sta visitando. A margine ho parlato anche di licenze d’uso delle immagini passando dal Copy Right, al Creative Commons fino al Public Domain. Ancora un’occhiata a slideshare per reperire presentazioni già fatte e riutilizzabili o adattabili.

La seconda settimana abbiamo avuto il piacere di avere con noi Camilla Perondi che sta ultimando la specialistica in “Science for the Conservation and Restoration of Cultural Heritage” all’Università di Bologna nella sede di Ravenna, che ha tenuto una lezione su: Archeologia, Scienza e Nuove Tecnologie, di cui di seguito le slide su prezi.

Gli studenti sono stati attentissimi ed hanno posto parecchie domande soprattutto in ordine alle competenze scientifiche, tecnologiche e alle lingue straniere necessarie a svolgere l’attività dell’archeologo, ma soprattutto a quello del tecnico di diagnosi per datazione, autenticazione, documentazione e restauro dei reperti.

Al momento ritengo positiva l’esperienza di partire da un contesto di contenuti specifico, l’Archeologia, per introdurre quegli strumenti che possono aiutare nella ricerca di risorse e nell’interazione, non ultimo nella produzione di presentazioni su ricerche di gruppo. Queste competenze potranno tornare utili per altre iniziative didattiche.

Tablet weeks #4

tablets

Vi ricordate che tempo fa scrissi del progetto tablet nella mia scuola? Era Settembre o Ottobre dell’anno scorso quando ho tenuto lezioni di approccio con gli studenti di prima e terza dell’Istituto, per presentare i tablet come dispositivi utili ad una didattica innovativa.

Nel frattempo, con il Dirigente, abbiamo messo a punto interventi di progettazione ad hoc negli spazi di autonomia; in particolare la sottoscritta ne segue direttamente in aula tre, con gruppi di studenti di prima Liceo Classico e Linguistico, dai titoli: corso di Giornalismo, Archeologia e Musica.

Queste lezioni, circa cinque per ciascun corso, si svolgono in compresenza con il docente titolare che si forma contemporaneamente agli studenti, ed hanno il compito di insegnare ad utilizzare i dispositivi in funzione delle esigenze specifiche degli argomenti didattici, oltre quelle di carattere generale, già viste in precedenza.

Scrivo questo report dopo aver concluso l’intervento del primo gruppo, cioè quello che segue il corso di Giornalismo.

Numero studenti 27 a cui è stato consegnato a ciascuno un tablet e poi ritirato a fine lezione. Solo dall’ultima settimana è stato possibile richiederlo in comodato d’uso e tenerlo personalmente fino al termine delle lezioni, a Giugno.

Espongo in sintesi la progressione didattica:

  • Ripasso delle funzioni del tablet viste in precedenza, in particolare la scrittura, la formattazione, il salvataggio e la condivisione dei testi. Immagini e video, come detto nei precedenti post, non hanno segreti per gli studenti.
  • Apertura e iscrizione all’aula virtuale sulla piattaforma moodle, controllo degli account e formazione del gruppo.
  • Apertura di un forum ed istruzioni su come rispondere alla discussione, concetto di thread (trama), come inserire risorse e, per il docente, come aprire un forum, come controllare e valutare le risposte e come inserire risorse e link.
  • La scrittura collaborativa su Google Drive con esempi di condivisione per poter scrivere articoli a gruppi. Alcune funzioni per inserire risorse interne ed esterne in un testo, anche sfruttando i social network.
  • Abbiamo solo sfiorato il discorso ebook che verrà ripreso alla fine quando gli studenti trasformeranno i propri articoli in una raccolta in digitale.
  • In ordine sparso, secondo necessità, le apps su Play Store: come individuarle, scaricarle ed utilizzarle per il progetto giornalismo. Abbiamo scaricato Gmail, Drive, FireFox e Chrome per la navigazione anche su moodle, Kingsoft Office e Polaris Office, My Library e Mantano Reader. Per la lettura dei quotidiani: Tutti i Quotidiani, Newspaper, Edicola news ed alcune apps di settimanali. E’ stata presentata una panoramica della lettura di giornali online facendo una distinzione tra quelli cartacei con edizione online e quelli solo online, gratuiti e a pagamento.

Tutto questo ha avuto lo scopo di mettere in autonomia il gruppo per quanto riguarda l’utilizzo integrato dei tablet con la piattaforma (è appena arrivata anche la LIM in classe), per poter proseguire nel progetto giornalismo e produrre risorse originali. Compito questo della collega di Lettere.

Prevedo negli interventi ai prossimi gruppi una progressione didattica più o meno simile, che si differenzierà per la parte specifica all’argomento di progetto. In ogni caso seguiranno i relativi report.

N.B. La nostra scuola è stata trasferita in prefabbricati perché la sede ha subito danni con il terremoto. Abbiamo avuto difficoltà a connetterci contemporaneamente con così tanti dispositivi. Allora gli studenti sono stati invitati a ripetere le procedure anche a casa sul PC, verificare, ad esempio, la diversità strutturale di un programma vs la relativa app come ad esempio, quella di Google Drive. Alla fine,  nonostante le difficoltà che ci hanno visto nei corridoi della scuola sotto gli access point per i download e gli aggiornamenti, ce l’abbiamo fatta! In certi momenti è stato anche divertente vedere l’andirivieni degli studenti che migravano a caccia delle onde. 🙂

Medi@tando 2013

mediatando
Rivoltella, Farnè, Ranieri, Guerra

I giorni 10 e 11 Gennaio ho partecipato a Medi@tando 2013.

Il convegno era suddiviso in sessioni plenarie e seminari tematici. Provo a sintetizzare ciò che è stato detto agli incontri ai quali ho partecipato.

Media Education al microscopio

Roberto Farnè sostiene che i media nella scuola non sono mai in linea con l’esterno e che bisogna trovare un equilibrio di sviluppo sostenibile che non causi sprechi come l’obsolescenza delle risorse. Ci sono alcuni luoghi comuni da sfatare: primo è Il termine nativi digitali, mentre sarebbe più corretto parlare di coloni digitali; secondo non è automatico che le nuove tecnologie migliorino la qualità dell’apprendimento ma si assiste  a miglioramenti dove ci sono  condizioni sociali e famigliari che lo favoriscono per stimoli e opportunità. Con i media si ha un valore aggiunto all’apprendimento ma si tratta di variabile indipendente; terzo la comunione tra scuola di massa e comunicazione di massa determina bulimia didattica che è insostenibile. Bisogna dare  pochi fondamentali affinché i processi siano sostenibili e che la mission sia possible.

Pier Cesare Rivoltella: già da alcuni anni si assiste allo spostamento della scena mediale verso la cittadinanza, dove, nella mediatizzazione della scena politica, lo Stato è diventato sociologo (comunicazione e marketing); si assiste alla contrazione del mondiale nel locale a visibilità globalizzata; infine una protesizzazione e naturalizzazione dei media. La conseguenza è una scena mediale in cui la centralità civile ed etica si raccoglie intorno ai verbi: apparire, ridefinendo spazio pubblico e regole di accesso con indebolimento del pensiero critico; rappresentare, come pratica distorsiva dell’atto linguistico e calo della responsabilità dell’agire; controllare la disintermediazione non regolata da gatekeeper, con accesso diretto senza deontologia, gruppi di potere contro altri gruppi di potere (es: primavera araba).

Come fare media education nella mediapolis? Con l’etica secondo i principi di ospitalità, essere capaci di ascoltare l’altro, le sue ragioni di genere e di cultura; di giustizia e di sincerità.

Come didattica della mediapolis la scuola deve lavorare su curricoli trasversale, i media sono cornice  di comprensione e ambiente di apprendimento, si devono insegnare i media mentre si sta insegnando altro perseguendo competenze per la società della conoscenza. Il centro è questione metodologica e si articolata anche nell’extrascuola dove la prevenzione avviene anche attraverso la peer and media education, basti pensare ai Social Network. Le competenze nello specifico sono:  saper accedere, saper leggere, saper interpretare, saper comunicare, con una agenda morale responsabile e umana.

Maria Ranieri: competenza digitali della scuola: slide (qui il link al suo profilo slideshare in cui probabilmente verrà postata la presentazione, ma ci sono già parecchie risorse). In estrema sintesi la relazione verteva su la necessità di educare ai media in quanto non è un processo che avviene spontaneamente ma bisogna avere chiare le competenze che si vogliono attivare.

La sessione comune è proseguita con interventi chiamati “Esempi WWWirtuosi”, in cui si è dato rilievo al learning e serious game con interventi e video sulle applicazioni nella didattica, argomento che è stato ampiamente ripreso anche nel pomeriggio in “Fuori dai luoghi comuni: educare ai media tra scuola ed extrascuola” coordinato da Carlo Infante, dove i concetti di gioco  entrano nelle pratiche  come stimolo alla creatività, coinvolgimento e motivazione all’apprendimento per studenti ed adulti. In particolare cito:  Whai Whai dove si sono messe a punto guide turistiche in forma di “caccia al tesoro” attivate da input con gli sms e apps. Molto interessante.

Sono riuscita a seguire, sdoppiandomi, due seminari pomeridiani:

1- L’informazione sportiva, fra educazione e diseducazione con Rosarita Cuccoli di CIME e Roberto Farné in cui, arrivando un po’ tardi, ho seguito una discussione molto stimolante sulla necessità di utilizzare i contenuti dello sport per veicolare cultura. Sono state puntualizzati questi aspetti sui quali mi trovo fortemente d’accordo (e ci mancherebbe, visto che insegno Scienze Motorie).

-valenza estetica, riconoscere il bello del corpo in movimento, capacità di percepire le sfumature coordinative;

-valenza etica come accettazione di regole su cui si basa la nostra civiltà il cui rispetto condiziona i rapporti a tutti i livelli; caduti quelli si precipita nel caos sociale;

-valenza pluri e multidisciplinare dei contenuti sportivi, umanistici, scientifici, comunicativi, tipici ma fortemente stimolanti per l’apprendimento e la connessione dei diversi saperi, non ultimo, le competenze con le nuove tecnologie.

2- Social e mobile media: declinazioni educative coordinato da Maria Ranieri che ha presentato, sempre in slide, un approccio all’uso dei cellulari e smartphon, focalizzando il loro contenuto simbolico. (Anche qui rimando a slideshare)

Il mattino successivo, in plenaria, si è trattato l’argomento: Cambiano gli strumenti: cambia anche la scuola?. Tre gli interventi di rilievo:

1- Carola Frediani: L’esperienza americana della Quest to learn dove è stata presentata una scuola nella quale si stimolano gli studenti a creare serious game per l’apprendimento. Sono rimasta colpita da una frese detta da un docente: “Il bambino che rimane alzato a leggere è incoraggiato, se gioca è dipendente” a dimostrazione che nella nostra mentalità il gioco è ancora considerato momento di pura evasione se non addirittura nocivo per la salute, mentre attraverso il gioco e la sua costruzione si attivano competenze e motivazioni fondamentali, facilitate proprio dall’aspetto emozionale che coinvolge tutte le facoltà per un apprendimento più incisivo e duraturo.

2- Giacomo Dalseno ha presentato la sua esperienza alla S.M. Montanari di Mirandola, quindi mio vicino di “casa”, dalle classi 2.0 alla scuola 2.0. Collaboreremo insieme per la formazione ai docenti delle scuole del Comune.

3- Dianora Bardi di imparadigitale.it, ormai famosa per aver messo a punto metodologie di didattica con le tecnologie, in particolar modo introducendo i tablet. La docente descrive in linea di massima il progetto partito con iPad, allora nuovi e sconosciuti, con sperimentazioni partite da zero nei consigli di classe in cui gli studenti hanno insegnato ad usare le tecnologie ai docenti, modificando i percorsi di apprendimento. In queste classi non sono necessari i testi in adozione, ma si sono utilizzate fonti multiple tra cui libreria cartacea, fonti digitale di cui la selezione e l’elaborazione dei contenuti rientrano nelle competenze da sviluppare. I docenti sono stati invitati ad aggiornarsi, ma solo 25 hanno aderito, per cui sono state attivare tante classi “tecnologiche”, quanti erano i consigli di classe disponibili. Tutto si svolge in rete usando strumenti di condivisione dei materiali e producendo risorse originali. Nelle classi si opera con un “caos” gestito in cui gli studenti sanno esattamente cosa fare in ambiente di cooperative learning. La valutazione avviene per competenze secondo rubriche definite. I punti focali di questa didattica sono:

  1. Laboratorietà;
  2. Formazione dei docenti;
  3. Didattica dove la tecnologia non è il fine ma lo strumento;
  4. Centro studi per discutere e condividere esperienze metodologiche;
  5. Scuola cloud, aperta in rete.
  6. Saper ascoltare gli studenti, altrimenti si torna a fare una scuola di vecchio stampo.

Conclusioni: tutti gli interventi sono stati estremamente interessanti. Sottolineo che la problematica sui media abbia bisogno di alcuni parametri teorici entro i quali muoversi e che definiscono le strategie di intervento didattico, più che esempi concreti è necessario fare il punto su dove, come e a cosa si vuole arrivare. Complessivamente credo che tutti i relatori fossero d’accordo che la tecnologia permetta una rivisitazione metodologica nel fare scuola; lo stesso Ispettore Giovanni Biondi, a conclusione, ha affermato che si ha bisogno anche di strutture edili coerenti al cambiamento e che la scuola del futuro non assomiglierà a quella che conosciamo. Le esperienze viste vanno in una direzione ormai inarrestabile e fungono da modelli per il cambiamento con l’attenzione che si deve dare ad una scuola aperta a tutti in cui tutti possano avere le opportunità di esprimersi e migliorare, sia nell’apprendimento, sia nell’evoluzione formativa come cittadini, in modalità più vicine alle necessità della società del XXI secolo.

 

“I libri di testo servono ancora?” Gino Roncaglia a Librinnovando

librinnovando.it

Sono andata a Milano il giorno 16 per seguire l’intervento che riguardava l’editoria scolastica, in particolar modo quello di Gino Roncaglia che ha proposto un percorso dal titolo “I libri di testo servono ancora?“che puoi seguire sulle slide in Prezi.

Nelle ultime settimane sono state pubblicate anche altre risorse di amici e colleghi che trattano lo stesso argomento, che sembra essere il leitmotiv del momento:

  • Gianni Marconato con “Oltre la metafora libro” in cui si puntualizza come sia necessario ed anche alternativo ai libri di testo, implementare ambienti di apprendimento;
  • Antonio Fini con il suo intervento ad “ABCD 2012” in cui si pongono anche questioni di criticità sull’introduzione degli ebook nella scuola.
Tenderei a parlare dell’intervento di Librinnovando perché l’ho seguito direttamente e in parte riprende temi che anche gli altri due hanno sollevato.
I punti di Roncaglia in questa estrema sintesi -in corsivo il mio commento-:
  • I testi in uso sono funzionali ai docenti e non agli studenti; sui testi si vuole mettere tutto, ma il tutto agli insegnanti non basta mai; per gli studenti è una quantità abnorme, dispersiva dei concetti e dei contenuti.
  • E’ necessario tornare all’essenzialità dei contenuti  ed arricchirli successivamente con percorsi di conoscenza; si deve tornare ai manuali o passare direttamente ai testi, nudi e crudi, tutto il resto sono orpelli masticati da altri, il docente ha il compito di guidare verso conoscenze integrate e personalizzate.
  • L’ebook scolastico deve mantenere una forte struttura narrativa ed organizzare la conoscenza; d’accordissimo, leggere un ebook deve essere un’esperienza accattivante emotivamente, deve raccontare e catturare.
  • Costruire ambienti di apprendimento, aperti e comuni (moodle anche per mobile), con diverse risorse; nella mia scuola moodle è aperto agli ospiti, non ci sono barriere cronologiche e spaziali, l’ambiente è fatto per condividere, discutere e mostrare ciò che si fa.
  • I tablet hanno una funzionalità rivoluzionaria che mette insieme l’antico e il moderno; ho proposto ai miei studenti come approccio all’uso dei tablet la lettura di un ebook e la scrittura. Cosa c’è di più antico? Il resto (audio, video, immagini) lo sanno già fare.
  • La normativa è inadeguata, dovrebbe adattarsi ai cambiamenti e non imporre modalità assurde; che dire?
  • Autorevolezza ed autorialità dei contenuti; Considerazioni di seguito.
Personalmente mi trovo d’accordo con tutte le affermazioni, sull’ultima vorrei aggiungere le mie considerazioni in virtù, anche, di una domanda che gli ho posto ed è questa: “Lei crede che il testo scolastico vada costruito insieme agli studenti?“. La risposta è stata a mio avviso non pertinente, in quanto ha portato come esempio quello delle fanfiction in cui si costruiscono storie alternative, ma di natura immaginaria.
Nella scuola il docente é responsabile, oltre che della didattica in generale, anche del controllo dei contenuti che, di fatto, già tanti propongono con diverse risorse più o meno validate, che integrano e spesso sostituiscono il testo in adozione e non ho ancora notizia  di docenti inquisiti per aver passato contenuti falsi.
E’ questo un nodo della responsabilità che è stata delegata agli autori (peraltro senza conseguenze legali perché anche i revisionsti possono pubblicare ciò che vogliono), che bisogna chiarire e che va a sovrapporsi al concetto di libertà di insegnamento. La mia idea è che, fin tanto che non si riconosce l’autonomia del docente, con le sue scelte e la sua capacità di discriminare ciò che è valido da ciò che non lo è, di passi avanti non se ne fanno.
Non vorrei che l’affermazione di Roncaglia tendesse a salvare capra e cavoli, nel senso di lasciare un margine -ebook snelli e “validati”- alle case editrici che si vedranno sfuggire sotto agli occhi una buona fetta di mercato con il selfpublishing.
Certo è che dal punto di vista tecnico e metodologico sono ancora pochi i docenti che possono mettere in atto quel sistema digitale che permetterebbe la sostituzione della didattica tradizionale con quella costrutivista e connettivista, ma i tempi cominciano ad essere maturi anche per una semplificazione degli strumenti adatti allo scopo.
A presto una mia proposta metodologica.

Tablet week #3

tablet_3

Le tablet week sarebbero finite ma l’emergenza scuola, qui al Luosi, è sempre in agguato.

Ieri sera ho “vinto” quattro ore in presenza con gli studenti della 1A e 1B del Professionale “Cattaneo” che non partecipano allo scambio con le scuole di Rovereto (TN) così, stamattina, mi sono inventata questa attività con i tablet per questi ragazzi e ragazze che sono rimasti a casa dalla gita, ma che hanno già frequentato la lezione di approccio a questi strumenti.

Ricordo che i dispositivi hanno le applicazioni di default ed ancora non si è avuto nè il tempo nè lo spazio per aggiornarli ed inserire nuove funzioni, ma poco male, ci siamo arrangiati.

L’obiettivo è stato quello di scoprire nuove opportunità tecniche con i tablet, in forma ludica.

  1. Siamo partiti ripassando le opportunità dell’app Polaris Office, questa volta aprendo la funzione “Diapositiva” dove sono stati invitati ad inserire una slide con titolo nel quale hanno scritto il proprio nome, formattato secondo il proprio gusto estetico. Successivamente hanno aggiunto un’altra slide vuota, in attesa del contenuto da inserire successivamente.
  2. Dopo ripetute raccomandazioni sull’attenzione verso i tablet, soprattutto che non cadessero, siamo andati nel parco di “Villa Tagliata” (vedi foto), che è il ristorante che ospita alcune classi della nostra scuola, a scattare delle fotografie con l’applicativo “Fotocamera“. L’indicazione è stata quella di trovare soggetti che per particolarità della luce, del colore o del soggeto li colpissero e quindi andassero catturati.
  3. Al rientro sono stati invitati a scegliere una tra le proprie immagini scattate e la elaborassero con l’applicativo “Galleria“. Alcuni l’hanno dimensionata, altri hanno aggiunto filtri, altri hanno lavorato sul contrasto. L’hanno poi inserita nella slide vuota e, chi ha voluto, ha potuto scrivere un breve testo.
  4. Ho numerato le 23 immagini così ottenute associandole ad ogni autore e poi ciascun studente ha votato fino a tre immagini dei compagni che sono piaciute di più per la competizione del contest fotografico.
  5. E’ seguita la premiazione dal terzo al primo classificato con applausi e complimenti (per la verità un po’ rumorosi).

Visita inaspettata: durante la lezione e nella fase di elaborazione delle immagini ci ha fatto visita la Dott.ssa Stellacci, capo dipartimento del MIUR, che ha chiesto informazioni sull’attività ed ha augurato buon lavoro agli studenti.

Considerazioni sulla lezione: le immagini che hanno presentato erano veramente gradevoli, sorprendenti per gusto estetico e raffintezza, con soggetti come la cattura di uno spettro di luce fra le foglie, l’elaborazione con colori tipo pop art, particolari del paesaggio che sfuggono ad una vista globale. Se si pensa che questi ragazzi hanno una capacità attentiva all’ascolto che non va oltre i pochi secondi, lascia attoniti la loro sensibilità al bello: maschi, anche abbastanza turbolenti, si sono lasciati incantare da i petali dei fiori. Sono rimasta sbalordita.

Purtroppo incombenze burocratiche hanno interrotto la lezione per cui non sono riuscita a farmi inviare le loro foto. Spero di poterlo fare nel prossimo futuro.