PNSD – Formazione team – Ebook #3

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In breve: procedure di costruzione di un ebook in formato ePub partendo dalla scrittura collaborativa. Fase 3.

Perfezionamento dell’ebook

L’ebook nel formato .epub ottenuto nella Fase 2 ha bisogno di alcuni accorgimenti. Ci viene in aiuto Sigil sul quale carichiamo il nostro .epub.

Nel momento in cui lo carichiamo può essere che Sigil ci chieda se vogliamo che siano corretti alcuni errori. Rispondiamo SÍ.

Spostare l’indice

W2eP ha creato un indice che si posizione in fondo all’ebook. Lo possiamo spostare all’inizio prendendo con il cursore il file TOC.XHTML e inserirlo dove desideriamo. Possiamo eventualmente buttare questo file e crearne uno con questo sw. Si va in Strumenti—>Tavola dei Contenuti (TOC)—>Genera Tavola dei Contenuti (TOC) in HTML. Anche questo file può essere spostate nel punto desiderato del libro.

Validazione dell’ePub

In alto a destra nel menu c’è un’icona a forma di spunta verde: Convalida EPUB con FlightCrew. Cliccare e aspettare il responso: se è tutto OK il libro è validato per essere pubblicato, in caso contrario sono indicate le righe che determinano gli errori, ma di solito, se si sono rispettate le indicazioni che ho dato in precedenza non ci dovrebbero essere problemi.

Conversione in .mobi

Amazon e il sistema kindle usano epub particolari chiamati .mobi. Per convertire un epub in .mobi si usa lo strumento Calibre. Anche questo strumento non è difficile da utilizzare. Una volta impostata la conversione basta aprire sulla destra la cartella Percorso: fai clic per aprire per trovare il diversi formati di file.

Distribuzione

I file degli ebook così ottenuto possono essere inviati per email, caricati in Drive o Dropbox per il download, allegati a post del sito della scuola, ecc. per essere letti su fissi e mobile con i diversi applicativi di lettura.

Conclusioni

Questi tre brevi post danno un’indicazione procedurale senza entrare nel dettaglio delle descrizioni di ciascuno strumento. Ciascuno di quelli che sono stati usati: Google Drive, Open Office, Writer2epub, Sigil, Calibre hanno tutorial in testo o video. In ogni caso tutti sono stati utilizzati con funzioni semplici.

Buon lavoro!

***

Post precedenti:

PNSD – Formazione team – Ebook #1

PNSD – Formazione team – Ebook #2

PNSD – Formazione team – Ebook #2

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In breve: procedure di costruzione di un ebook in formato ePub partendo dalla scrittura collaborativa. Fase 2.

Completamento del libro

Il documento così completato nella Fase 1 deve essere scaricato com file .odt (Open Office). A questo punto si lavora off line sul proprio PC.

1 – Inserimento immagini

Scaricare tutte le immagini dalla cartella condivisa su drive ed inserirle nel documento .odt, posizionandole sopra la didascalia.

2 – Cancellazione a aggiunta di pagine accessorie

  • Cancellare le pagine con le istruzioni, i commenti e tutto ciò che non farà parte dell’ebook.
  • Inserire pagine accessorie delimitate da Interruzione di pagina, come:
    • Frontespizio
    • Colophon
    • Citazione
    • Introduzione o prefazione
    • Bibliografia – Sitografia
    • Ringraziamenti
    • Altro…
  • Taggare le parti gerarchiche del testo così:
    • Titolo con tag Titolo
    • Sottotitolo con tag Sottotitolo
    • Capitolo con h2
    • Paragrafo con h3
    • Ecc. (la struttura gerarchica del testo può essere ampliata al bisogno).
  • Controllare che tra una sezione e l’altra non ci siano spazi inutilizzati. Dall’ultimo carattere di una sezione, cliccando il cursore, si deve passare a quella successiva. No righe bianche!

Conversione in epub

Scaricare Writer2ePub, estensione che si visualizza nella barra del menu di Documento di Open Office.

  • Cliccare sulla prima icona e completare con le informazioni richieste la scheda “Document Metadata“.
  • Cliccare sulla scheda “Document Preferences” e spuntare “Add Index page to the ePub file”.
  • Dare l’OK

Si ottiene un file .epub che in automatico si va a posizionare nella stessa cartella dove sta il precedente formato .odt. A questo punto si visualizza l’ebook con uno di questi reader: Readium, Calibre, iBooks, Google books, ecc. e si controlla se il layout corrisponde alle nostre aspettative. Controllare anche l’indice creato con i tag che abbiamo dato.
Il sistema può segnalare errori (tag aggiuntivi che non corrispondono o altre disfunzioni). Si può allora tornare sul file .odt e ricontrollare che non ci sia sfuggito qualcosa, oppure passare il file .epub su Sigil con il quale possiamo fare alcune operazioni di rifinitura del libro.

PNSD – Formazione team – Ebook #1

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In breve: procedure di costruzione di un ebook in formato ePub partendo dalla scrittura collaborativa. Fase 1.

Link delle presentazioni viste durante gli incontri:
Zibordi_ambienti di apprendimento
Zibordi_autoproduzione dei contenuti didattici
Il documento Piano Nazionale Scuola Digitale (Area a sinistra: Scarica Materiali)

Scrittura collaborativa

1 – Documento

Aprire un nuovo documento su Google Drive. Strutturarlo con informazioni, indicazioni, tutorial, creare uno spazio delimitato da interruzione di pagina con in testa cognome e nome dello studente/collega. Ricordare di:

  • Scrivere direttamente su drive, evitare i copia incolla di testo fatto con altri programmi.
  • Non formattare niente! Solo grassetto quando serve, usare Arial 11 che è di default su Drive.
  • Il file si salva automaticamente.
  • Se vuoi lasciare un commento o un suggerimento, fai così:
    seleziona una parola del testo, inserisci —>commento. Chiunque può rispondere ed intervenire nella discussione.
  • Se due o più persone sono online si può attivare la chat, modalità sincrona di comunicazione (icona di fianco all’immagine delle persone online).
  • Ciascun editor parte con una pagina isolata da un’interruzione (inserisci—>interruzione di pagina), scrivendo, questa pagina scorre come un rotolo di papiro fino a diventare una sezione o un capitolo della lunghezza del contenuto desiderato.

2 – Collegamento ipertestuale (link)

Puoi inserire link scrivendo direttamente l’URL, es: http://www.emanuelazibordi.it , il sistema lo riconosce come collegamento e lo rende attivo (blu),

Prassi migliore: selezionando una parola, es: “emanuela zibordi” , cliccare sul menù inserisci—> link o l’icona a “catenella” e copiare l’URL nel campo che compare nella nuova finestrella. Dare l’OK. Il risultato è questo: Emanuela Zibordi

3 – Gestione immagini

Le immagini non si inseriscono direttamente sul documento drive, si mette solo la didascalia con il nome, l’identificativo dell’immagine che andrà inserita successivamente (vedi qui sotto).

img 1_1_il risotto.jpg 

Le immagini bisogna prepararle a parte e metterle ordinatamente per nome in una cartella condivisa su drive.  Per archiviarle, si prendono dal proprio PC e si trascinano all’interno della cartella. N.B. la didascalia sopra sta ad indicare che in quel punto del documento, ovvero capitolo 1, andrà messa l’immagine 1.

4 – Preparazione immagini

  1. Aprire il programma https://pixlr.com/ cliccare sul blocco: EDITOR
  2. Videata successiva: Opzione: Apri immagine dal computer
  3. Compare l’immagine con alcuni dati
  4. Menu a tendina Immagine —> Dimensione immagine si apre finestra
  5. Tre opzioni per il ridimensionamento: se l’immagine si sviluppa in larghezza, inserire nel campo Larghezza 640 px; l’altezza si proporziona automaticamente. Se l’immagine si sviluppa in altezza, inserire nel campo Altezza 640 px. Se l’immagine è quadrata, inserire 480 px, o in larghezza o in altezza.
  6. Poi File—–> salva (si apre una finestra) Rinominare l’immagine con il numero assegnato al vostro spazio sul documento di drive, es, io sono zibordi è ho lo spazio 1, le mie immagini si chiameranno: 1_1.jpg; 1_2.jpg; ecc. Attenzione che il formato sia .jpg che è il più leggero.
  7. Aprire la cartella di Drive e archiviare.

5 – Gestione oggetti esterni

1 – Gestione video
Non incorporiamo i video nell’ebook (si può, ma appesantirebbero troppo il file), ma facciamo dei collegamenti esterni a Youtube, Vimeo ecc., oppure mettendo il file del video dentro a Drive, video che avrà un proprio URL per creare il collegamento ipertestuale. Per i video si può anche fare un cattura schermo (screenshot) di una videata, salvarla come immagine e inserire il collegamento nella didascalia.

2 – Gestione audio
Puoi inserire allo stesso modo dei file audio (podcast) in Google Drive e usare l’URL per un collegamento ipertestuale al file.

3- Altri elementi

Puoi inserire il link a risorse esterne come un libro digitale
Inserire simboli matematici Inserisci—>Equazioni es Oppure installando il componente aggiuntivo g(math).

Altre simbologie scientifiche o tecniche si possono inserire come immagini. Si scrive su carta, su lavagna, su LIM, su programmi specifici, si fa la foto o lo screen shot e si posta come immagine.

Tabelle: cum grano salis e piccole perché hanno comportamenti strani nei dispositivi (eventualmente disegnarle con altri programmi, salvarle come immagini ed inserirle come abbiamo visto sopra).

Una volta inseriti i testi, i collegamenti, le didascalie si passa alla fase successiva.

PNSD – Formazione team

In breve: Slide di sintesi per i corsi di formazione team “Piano Nazionale Scuola Digitale” rivolta ai Team Digitali di Bologna, Modena, Reggio Emilia

Scrittura collaborativa e costruzione del sapere

Presentazione su scrittura collaborativa e classe rovesciata. Liceo “G.Galilei” Macerata, 30 Novembre 2015.

5 affermazioni da smentire quando si parla di scuola e tecnologie

google toolsGoogle Apps for Education

In breve: pregiudizi su scuola e tecnologie Condividi il Tweet

Accolgo la provocazione di Marco Dominici che invita in un suo articolo di Medium, ad stilare un proprio elenco di pregiudizi correnti riguardo l’uso delle (nuove) tecnologie in classe.
In verità anch’egli si riferisce ad un post in cui un docente americano , in estrema sintesi, fa la stessa operazione, a dimostrazione che a livello planetario e proprio negli USA, paese molto attivo nell’innovazione, ci siano ancora da sbloccare luoghi comuni e che il processo di sdoganamento delle tecnologie nell’educazione vive, là come qua, momenti di strenua resistenza e criticità.

In verità, frequentando in parecchie occasioni corsi online (MOOCs), proprio da quel paese e da altri altrettanto originali nel trovare soluzioni efficaci di insegnamento – apprendimento, il grado di innovazione didattica messo a punto con le nuove tecnologie si sta pian piano diffondendo dalla ricerca all’applicazione, con un processo “osmotico”, sia quantitativo per il numero di proposte di formazione, sia qualitativo per il grado di creatività, quale scintilla per innescare processi di innovazione che la convertono in sistema.

Anche nel nostro paese ci sono esempi che vanno in questa direzione; siamo però ancora un po’ lontani da una diffusione accettabile, sia per il livello di formazione dei docenti, ma soprattutto per una resistenza alla novità, alimentata anche da centri di potere mediatici che puntualizzano spesso ciò che di negativo comporta l’uso delle tecnologie.

Vorrei a questo punti stilare un elenco personale, un po’ ragionato, di alcuni pregiudizi che sento spesso aleggiare tra i colleghi, sia nel mio ambiente scolastico, sia in rete.

  1. Per lo studio la carta è insostituibile. Questa affermazione può essere vera se si ha come riferimento il libro di testo adottato, il cui costo autorizza a credere che sia il non plus ultra per qualità dei contenuti che contiene. In verità questi, ormai, si trovano ovunque, basta saper cercare bene e con metodo. Ascoltare più di una campana, saper analizzare, come saper sintetizzare, sono competenze imprescindibili del XXI secolo. Questo tipo di didattica non ha bisogno di un libro di testo, ma di tracce metodologiche indirizzate soprattutto alla soluzione di problemi con una didattica che costruisce il sapere. I libri non scompaiono ma devono essere, -io li chiamo-, libri veri. Le nuove tecnologie facilitano questo compito, con la rete e l’editoria digitale integrate nelle loro diverse funzioni, lineare e reticolare. Il digitale, inoltre, permette sottolineature, annotazioni, sincronizzazioni che il libro di carta può dare solo in maniera limitata.
  2. L’insegnante deve spiegare, altrimenti che insegnante è? Il ruolo del docente non è più quello di mettersi alla lavagna e parlare per ore mentre la classe assorbe (quando va bene), nozioni con un ritorno di output prestabiliti. L’insegnante rimane comunque colui che facilita i percorsi di apprendimento, accettando vie diverse alla sua realizzazione. Il nostro cervello, oserei dire il nostro corpo, nella realtà è un laboratorio di apprendimento che tenta di dare risposte a problemi reali, anche se astratti, e non un contenitore da riempire. La tecnologia aiuta a distribuire risorse didattiche dalle quali partire e  raccogliere risultati sotto forma di prodotti intellettuali originali.
  3. Non tutti posseggono i dispositivi per accedere alle informazioni. Questo discorso poteva aver senso qualche anno fa quando le scuole spendevano molte risorse per allestire laboratori informatici. Ormai il problema è ampiamente superato dal mobile; il 99% dei nostri studenti possiede uno smartphone e, come ci insegnano i paesi in via di sviluppo, questo è uno strumento con il quale si possono implementare percorsi di apprendimento con le nuove tecnologie con un dispendio relativo, utilizzando ciò che esiste già. Usiamoli.
  4. I genitori vogliono una didattica tradizionale. Può essere vero che ci sia necessità di un sentimento rassicurante rispetto a quanto si è vissuto personalmente: tanti genitori sono soddisfatti se un insegnante spiega bene, pretende gli apprendimenti così come programmato, è severo nelle valutazioni, dà molti compiti. Personalmente ho un’altra percezione: i più bravi insegnanti che ho avuto sono stati quelli che mi hanno saputo ascoltare, che hanno accettato anche altre modalità, che mi hanno fatto lavorare senza impormi contenuti, ma mi hanno lasciato cercare e sviluppare percorsi e progetti. Sono quelli che, purtroppo, conto sulle dita di una mano. Ancora li ringrazio perché, i “contenuti” che “non” mi hanno insegnato, li ho trovati da me e, spesso, sono stata capace di metterli in relazione senza la ferrea divisione alla quale sottoponiamo i nostri studenti con le materie scolastiche assorbite passivamente, a compartimenti stagni. La realtà non è lineare, ma complessa, la rete pure; bisogna imparare a gestire la complessità, il conflitto, il caos, l’imprevisto e trasformare tutto ciò in risorsa, in occasione positiva per l’apprendimento sviluppando il pensiero critico.
  5. Studiare da soli è meglio che in gruppo. La nostra scuola è ancora molto orientata all’apprendimento individuale. Si crede che il lavoro di gruppo sia occasione per potersi imboscare e far lavorare solo i più bravi. Le tecnologie, invece, permettono di integrare l’apprendimento sociale con le interazioni, ma anche di raccogliere le produzioni ed i contributi individuali. Ciò non toglie che ci siano momenti di riflessione personale, ma i nuovi media permettono di avere contatti con i propri compagni e di scambiare informazioni tra pari, anche fuori il proprio ambiente (cosa che già fanno a prescindere dal contesto scolastico). Questo non era possibile, o in minima parte, senza questi strumenti. Ormai tutto il mondo apprende anche così e la scuola, se vuole sopravvivere, non può rimanere ferma al palo.

Scienze Motorie – Appunti delle lezioni

Scienze Motorie - Appunti delle lezioniScienze Motorie – Appunti delle lezioni by Emanuela Zibordi

My rating: 5 of 5 stars

 

 

In breve:

Scienze Motorie - appunti delle lezioni, II edizione: flipped classroom a.s. 2015-16. Condividi il Tweet

Il testo è stato scritto in collaborazione con la classe II A del Liceo Classico “Giovanni Pico” di Mirandola per il progetto “cl@sse 2.0” nell’a.s. 2013-14, secondo la metodologia proposta in Testi Scolastici 2.0

Questa seconda edizione raccoglie gli appunti delle lezioni come percorso operativo per le classi dell’a.s. 2015-16. Sono stati aggiornati e sviluppati alcuni argomenti, tra cui Hata Yoga, che nella prima edizione rimandavano a link esterni. Sono state inoltre adattati i punteggi da assegnare per ogni attività secondo la metodologia valutativa che prevede elementi di gamification.

Nello specifico della didattica verrei introdurre in forma un po’ più sistematica la flipped classroom, utilizzando le varie sezioni per una prima lettura da casa, in modo che ci sia da parte degli studenti una conoscenza preliminare degli argomenti e delle modalità operative proposte durante le lezioni.
Questo dovrebbe permettere di sfruttare meglio il tempo per l’apprendimento ed il gioco
.

Una copia di questo testo sarà a disposizione in scrittura condivisa per apportare nuove integrazioni ed aggiornamenti anche specifici per classi, perché la sua funzione è quella di un ebook flessibile, di contesto, lontano dai modelli dei manuali proposti per le adozioni.

N.B. Gli studenti interessati hanno ricevuto copia gratuita del testo, nei formati .epub e .mobi.

Scienze Motorie

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PNSD – Libri digitali #5

cover ebook RE

 

In breve: report della terza lezione a Reggio Emilia e Modena, Piano Nazionale Scuola Digitale “Libri digitali e contenuti integrativi”

Terzo e ultimo incontro del corso.
Prima di tutto vorrei sottolineare la partecipazione interessata e attiva alle lezioni e alle attività online. L’obiettivo di costruire insieme un ebook è stato raggiunto. Ciascun corsista, infatti, dato il file .odt risultato della scrittura collaborativa, lo ha completato con le immagini ed  ha prodotto una propria copia, caricata nella cartella condivisa su Google Drive.

In un prossimo post pubblicherò i due libri prodotti sia dal corso di Reggio Emilia e da quello di Modena, ancora in svolgimento.

Riassumo ora le ultime operazioni di raffinazione del testo uscito come .epub dalla conversione effettuata con W2E. A questo proposito si è utilizzato il programma Sigil con il quale abbiamo effettuato le seguenti operazioni (le istruzioni più in dettaglio sono sul file condiviso iniziale).

  1. In automatico (lo chiede lo stesso programma in apertura file) la correzione di alcune imperfezioni
  2. Controllo di tutti i file section a cui corrispondono le parti del libro (cover, pagine speciali, capitoli, ecc)
  3. Cancellazione di eventuali file superflui (es: sezioni bianche, indice esportato da W2E)
  4. Creazione dell’indice in HTML e suo spostamento.
  5. Salvataggio del file che si va a sostituire al precedente.

Il programma Sigil, come abbiamo visto velocemente, permette di incorporare i file audio e video nell’ebook secondo lo standard ePub 3. Questa operazione permette di visualizzare queste risorse in modalità offline, ma appesantisce molto il file. Inoltre non tutti i lettori e applicativi permettono la visione o l’ascolto.

A questo punto l’ebook è pronto da leggere sugli applicativi dedicati. Abbiamo utilizzato Readium per PC e Mac, iBooks per dispositivi Apple, Kindle per tutti i dispositivi, ma ce ne sono altri, come Google books o specifici per i mobile.

Pubblicazione dell’ebook

Si sono poi prese in considerazione le opportunità di distribuzione, che sono:

  1. Upload del file .epub in una cartella condivisa su Google Drive. (In alternativa sul sito della scuola o moodle, ecc.)
  2. Pubblicazione in selfpublishing con narcissus.me con le diverse opzioni che questa piattaforma propone.

Ricordo che sempre lo stesso portale offre un servizio di editing dell’ebookBackTypo,  di cui trovo utile anche l’opzione per creare ipertesti, cioè ebook con link interni.

Un’altra alternativa per trasformare velocemente risorse già pronte nel formato .epub è Liber.io, anche abbastanza semplice da utilizzare.

L’ ultima parte della lezione ci ha coinvolto in una discussione sulle opportunità didattiche degli ebook, anche  come sostitutivi dei libri di testo in adozione.

Cosa ci insegnano i MOOCs – #5 Gamification

duolinguo

In breve: dall’analisi delle modalità didattiche dei MOOCs, ho analizzato i processi di gamification e li ho trasferiti in una progettazione didattica mista,  in presenza e attività online.

Premessa

Ci siamo lasciati all’inizio dell’estate con il post che riguardava le interazioni.
Ora, quest’altro, avrebbe la pretesa di essere conclusivo perché, di tutti gli argomenti di analisi che vi ho proposto, seppur in forma sintetica, questo sulla Gamification implica un’ulteriore integrazione nella progettazione didattica di questo processo abbastanza complesso che, però, rende più stimolante il percorso di apprendimento. Già lo scorso anno scolastico ho sperimentato in una classe terza qualche concetto di gamification in modalità analogica e artigianale e i risultati sono stati sorprendenti. Se vuoi farti un’idea, puoi leggere il post: La gamification “de noantri” – esperimento, dove ho cercato di isolare un elemento, quello dei badge, per stimolare di più la partecipazione al gioco.
Al di là dei risultati numerici valutativi, il livello di coinvolgimento è stato palesemente più alto.

Quello che andrò ad esporre oggi è l’organizzazione di gamification nelle mie classi; riguardano la disciplina Scienze Motorie nella secondaria di II grado, ma può essere estesa a tutte le discipline, adattandola alle esigenze specifiche di programmazione.

Sulla Gamification ho frequentato nei mesi scorsi un corso online su Coursera, abbastanza impegnativo perché il discorso sul “gioco” coinvolge la sfera emozionale, quella cognitiva e, naturalmente, quella che agisce (nel mio caso quella motoria). La complessità sta nel trovare equilibri tra gli oggetti che si inseriscono, che rendano i processi funzionali ed efficaci. Non si tratta solo di introdurre tecniche di game design, ma di integrarle agli gli obiettivi che, nel mio caso, sono didattici.  Ti rimando a letture o corsi specifici per saperne di più sull’argomento.

MOOCs e Gamification

Nell’ultimo anno, come saprai se hai letto i post precedenti, ho frequentato una decina di corsi, un po’ per interesse personale, un po’ per studiarne l’organizzazione didattica. Nello specifico quasi tutti i siti che erogano MOOC hanno al loro interno alcuni elementi di Gamification. Qualche portale carica troppi elementi, come Open2Study, altri ne fanno un uso limitato, mantenendo una caratteristica di corso tradizionale come Coursera; come dire: se hai voglia di studiare la motivazione ce la devi mettere tu. Addirittura il corso di Gmification che ho seguito, non aveva nessun elemento di Gamification.
Un certo equilibrio l’ho trovato in Duolinguo dove sono presenti i tre elementi riconoscibili della gamification: Points, Badges e Leaderboard, però senza eccedere, oltre ad altri elementi quali il conteggio dei giorni consecutivi di accesso alla piattaforma e svolgimento delle unità didattiche.
Certe funzioni le trovo utili, altre meno, ma io sono adulta e in genere motivata allo studio che scelgo spontaneamente.
Diversa è la condizione dei nostri studenti e lo sanno bene i portali come Edmodo e Sophia che hanno attivato al loro interno forme di gamification.

Non ritengo in questo post di essere troppo analitica,  ti basti pensare che l’inserimento di una forma di gamification va ragionata, così come si farebbe per un pianificazione di strategie di marketing.  E allora, per evitare di annoiare con nozioni teoriche, passo subito al pratico descrivendo la mia proposta.

I miei strumenti per la Gamification

Ho cercato in rete. Ho provato alcune piattaforme ed applicativi. Nessuno mi soddisfaceva.
Google Drive, come al solito, mi è venuto in soccorso. La scelta è stata determinata da:

  • autonomia di gestione: non devo ricorrere a strumenti di terzi con login da parte degli studenti se non quello di gmail, che già hanno;
  • flessibilità di design: con le apps di GD costruisco ciò che voglio;
  • integrata con tutti gli altri documenti che utilizzo per la didattica in presenza e online;
  • possibilità di coinvolgere gli studenti nella costruzione;
  • il salvataggio automatico è una manna, il cloud due.

Nel caso specifico ho utilizzato fogli di calcolo aperti in lettura, per la costruzione di un registro un po’ particolare.

Il registro su Google Drive

Il modello del registro lo vedi qui: Punteggi SM – Modello

Sono abituata da sempre ad usare fogli di calcolo per i registri digitali. Quest’anno ho deciso di passare su cloud perché mi permette di trovare i file online, quindi senza doverli trasferire dai diversi dispositivi. Ho preso la palla al balzo per aggiungere fogli ad hoc per la gamification. Guarda come l’ho strutturato:

  • ciascuna classe ha il proprio file condiviso in lettura
  • al momento è costituito da tre fogli:

Foglio punteggi

foglio punteggi

Questo è il foglio nel quale inserisco i punti ottenuti da ciascuno studente relativi alle diverse unità didattiche programmate, che assommano a 100 punti in un anno scolastico.

Per capire questo passaggio ti rimando alla lettura del primo post dal titolo Valutazioni finali, in cui sostengo che quella a somma progressiva dei voti (punti), così come pratica qualche MOOC, potrebbe essere una forma più chiara e trasparente della progettazione didattica ed anche più coinvolgente (la parola più usata nella gamification è infatti: involve). Penso proprio che quella normale, quella che viene adottata a scuola con il calcolo delle medie abbia fatto il suo tempo, che sia riduttiva perché non dà percezione dei punti forti e deboli di ciascuno studente, inoltre ha in sé i limiti che un valore medio esprime, soprattutto se calcolato con poche unità statistiche, in questo caso i voti. -Non parliamo poi dei deliri sui decimali che si vedono agli scrutini-. Anche in questo caso potrei andare avanti con la critica al nostro sistema valutativo, ma per rispetto del tempo del lettore mi fermo qui; in ogni caso quello dei 100 punti è ben conosciuto alla maturità.

Nell’immagine sotto vedi la parte sinistra della tabella:

punteggi sinistra

Come vedi nelle caselle della riga “max punti” sono inseriti in neretto i punteggi massimi assegnati ad ogni attività in base all’importanza e al peso che ha sulla valutazione finale. Sotto, in corrispondenza di nomi fittizi, quelli ottenuti da ciascuno studente. Guardiamo ora a destra:

punteggi destra

Qui ho selezionato in scuro come esempio le attività che non svolgerò con questa classe. I tre finti studenti hanno raggiunto valutazioni finali in centesimi che saranno poi trasformati in decimi sulle pagelle. N.B. I bonus rappresenta i 5 punti che mi riservo di dare a quelli che hanno dimostrato impegno, partecipazione, collaborazione, ecc.

Come dicevo in precedenza gli studenti possono accedere in lettura a questo file e verificare la progressione dei propri apprendimenti. La leaderboard è implicita, quella esplicita non è necessaria, data la funzione educativa stessa della valutazione.

Passiamo ora ai badge

 Foglio badge

foglio badge

Il foglio successivo raccoglie i badge conquistati nelle attività. Di solito li consegno a gruppi che hanno ottenuto buoni risultati o per collaborazioni speciali. Le immagini dei badge che vedi sotto sono neutre. Quelli che uso io, invece, sono stati disegnati a mano libera da una studentessa.

esempio badge

I premi ai vincitori finali saranno diversi dai voti. (Di solito vincono “una giornata da prof”)

Foglio registro

foglio registro

Il foglio è uguale ad una pagina di registro cartaceo nel quale inserire le date, le assenze e annotazioni in chiaro, in quanto anche questo foglio è visibile agli studenti.

Conclusioni

Ho provato con questo post a riassumere brevemente quella che è l’impostazione che voglio dare alla mia organizzazione didattica in ordine al cambiamento delle modalità valutative, più vicine a quella che propongono i MOOC, inserendo qualche elemento di gamification.

Passerò l’anno scolastico a verificarne l’efficacia, conscia che , strada facendo, ci possano essere adattamenti e aggiustamenti. A breve pubblicherò il testo di riferimento a questa organizzazione in formato .epub per i miei studenti, dal titolo “Scienze Motorie“, in modo che ci sia corrispondenza tra le attività proposte e le valutazioni sul foglio di calcolo. Mi riservo di riferire in futuro circa l’efficacia di questa proposta.

Termino qui i miei cinque interventi sui MOOC. Devo dire che tutti mi hanno insegnato qualcosa, soprattutto a immaginare una scuola diversa e più moderna.

I post precedenti:

1- Valutazioni finali

2- Valutare i compiti

3- Le risorse didattiche

4 – Le Interazioni:

Cosa ci insegnano i MOOCs – #4 Le interazioni

forum coursera

In breve: come si attua l’interazione nei MOOCs per rendere social l’apprendimento. Comparazioni e valutazioni sulle modalità che adottano i diversi portali; trasferibilità nella pratica scolastica.

Dopo aver trattato di valutazioni finali, di valutazione dei compiti e di risorse didattiche, in questo articolo vorrei parlare di interazione, quale caratteristica peculiare dell’apprendimento nei MOOCs che permette lo scambio sociale delle conoscenze, arricchendole delle discussioni dei partecipanti e rendendo l’ambiente vivace ed efficace.

Con le funzioni principali analizzate in precedenza si può organizzare una progettazione abbastanza razionale, sequenziale e funzionale ai percorsi di apprendimento. Le interazioni, invece, data una struttura di base come ad esempio quella che si vede nell’immagine sopra, nei MOOCs sono lasciate alla spontaneità degli interventi dei partecipanti.
Le tipologie di strumenti più utilizzati per far interagire i corsisti sono sostanzialmente due: 1-Forum in piattaforma; 2-Social network.
Entrambe presentano vantaggi e svantaggi e quindi si tratta di capire quale strumenti usare e come sia meglio organizzare l’interazione nell’attività scolastica, sia sfruttando la presenza degli studenti in classe, sia facendoli interagire online.

Meglio fare subito una precisazione: l’interazione richiede tempi adeguati. Se ad esempio si propone un’attività con una risorsa didattica che richiede un’attenzione di 15′, il tempo per l’interazione può essere raddoppiato o addirittura triplicato. Seguire discussioni, organizzare discorsi, rispondere, preparare documenti, infatti, non è tra le attività più semplici perché richiede la rielaborazione individuale o a gruppo dei contenuti. In ogni caso ci sono strategie che possono aiutare e facilitare questo compito che nelle attività scolastiche è spesso un po’ trascurato per la tendenza a considerare valido solo lo studio e la produzione individuale. Proprio i MOOCs ci possono insegnare come introdurre questa funzione di scambio sociale così importante per l’apprendimento costruttivista e connettivista.

L’interazione sui forum

Ogni piattaforma di e-learning ha il proprio strumento “forum”. Dei diversi portali che ho analizzato, questa modalità di interazione asincrona è utilizzata in modo più o meno aperto; mi spiego: Su Coursera, data una struttura di forum base organizzata per lezione settimanale che in teoria si dovrebbe seguire, ciascun corsista può aprire nuovi forum e nuove discussioni. Questo atteggiamento aperto ricalca la strategia che vede nel “caos” comunicativo una risorsa importante per arricchire l’apprendimento. Lascio però immaginare l’ingente numero di thread aperti, spesso difficili da seguire in cui le discussioni si parcellizzano in mille rivoli perché ciascuno, per mettere in evidenza il proprio argomento e per non perdere tempo a cercare titoli affini alle proprie necessità comunicative, apre nuove discussioni anziché seguire quelle già attive. Questo, si sa, è il grosso rischio dei forum.
Altra modalità adottano  iversity (EU), Open2Study (AUS) e Future Learn (GB) dove  forum specifici sono posti come strumento interattivo appena successivo alla lezione, con l’intento di mantenere la discussione all’interno dell’argomento. In particolare l’ultimo che ho elencato pone come titolo della discussione una domanda circostanziata, magari organizzata in più punti, e su quella i partecipanti ragionano e apportano il proprio contributo.

Il vantaggio dei forum aperti sta nella possibilità di trovare discussioni interessanti, creative, anche out of topic. La gente è invogliata a scrivere -qualcuno è anche grafomane- , a inserire oggetti multimedia e link, a proporre proprie esperienze, così da creare vere e proprie chiacchierate a ventaglio. Lo svantaggio è quello di perdersi cose interessanti perché il caso, la fortuna ed anche il tempo a disposizione, non permettono di leggere tutto o di rispondere a tutti. La serendipity fa da padrona, così come succede navigando in Internet.
Il vantaggio dei forum più strutturati sta invece nella focalizzazione specifica dell’argomento in questione, quindi può essere usato anche come elemento di valutazione da inserire nelle voci che ho trattato nei post precedenti. Lo svantaggio consiste nella connettività limitata al solo argomento o sub argomento in questione. Ciò non toglie che si possano aggiungere riferimenti esterni ed ampliare il discorso. Questa modalità permette anche al docente di seguire più agevolmente le discussioni che, nell’altro caso, diventa quasi improponibile.

Bisogna allora trovare un punto di equilibrio tra la massima dispersione e la rigidità espressiva. Fra i due estremi che ho presentato ritengo che la seconda modalità – a me piace molto quella attuata da Future Learn- sia più funzionale per l’apprendimento formale, quindi anche scolastico. Ai miei colleghi che lavorano su piattaforma, infatti, consiglio sempre di aprire discussioni con richieste interattive precise ed eventualmente di sollecitare la ricerca di risorse aggiuntive da condividere. La modalità più aperta, informale, può essere infatti trasferita sui social network.

L’interazione sui social network

Ogni piattaforma, ogni MOOC ha i propri account sui social network. Già dal primo che ho frequentato, quello della Consiglio d’Europa “Fundamental of e-learning”, le discussioni avvenivano sia sul forum del CMS moodle, sia con altri strumenti del web 2.0, lasciando liberi i partecipanti di usare quello più congeniale.
A tutt’oggi i più utilizzati sono Facebook con pagine specifiche, Twitter usando l’hashtag dedicato. LinkedIn aprendo un gruppo del corso. Whatsup sempre creando il gruppo specifico.

  1. Facebook si sa, è molto popolare tra gli studenti. Scegliendo tra le funzioni qui si può lasciare la pagina aperta ai post in scrittura, oppure solo il docente inserisce l’indicazione dell’argomento della discussione e stimola i commenti, a postare prodotti digitali e risorse esterne. Il gruppo può essere chiuso o aperto. Dal mio punto di vista lo si dovrebbe lasciare aperto – chiudere una discussione su un social network mi sembra un controsenso-, ci sono infatti altri strumenti per condividere  con maggior riservatezza le risorse ed interazioni con la classe.
  2. Twitter permette di trovare argomenti correlati, di seguire timeline delle liste, di postare link dei propri prodotti digitali e di farli girare in rete. Twitter, però, non è molto popolare tra i nostri studenti.
  3. LinkedIn è molto utilizzato negli USA e in genere all’estero. Anche questo SN è un po’ lontano dalle necessità interattive dei nostri giovani.
  4. Whatsup è comodo per le comunicazioni di gruppo immediate e le possibili sollecitazioni a completare attività e compiti. Attenzione che non diventi troppo invasivo.

Così come nella filosofia connettivista lascerei ampia libertà di scelta valutando le opportunità di utilizzo dell’uno o dell’altro strumento in base alle abitudini degli studenti o a necessità specifiche. Non mi addentro nel particolare, ma ritengo sia buona cosa un’azione di media education con questi strumenti.

Una delle pratiche interattive in presenza che si consigliano nei MOOCs a tema education è quella dei seminari: “Seminars consist of small numbers of students who engage in discussion of a subject with the aim of gaining a better insight into the topic. Seminars may also require students to prepare a short presentation. (Study skills for international students – futurelearn.com)”. Ecco che allora si ritorna alla necessità della modalità classe rovesciata, come espresso più volte in queste brevi analisi.

Conclusioni

Ho cercato con questo breve post di fare il punto sull’interazione che comunque rimane una delle fasi di maggior complessità, sia nei MOOCs, sia a scuola. Come ho imparato nel miei studi e dalla mia esperienza professionale, l’interazione sugli argomenti scolastici quasi mai avviene spontaneamente, va stimolata ed educata e soprattutto va considerata come fase integrante del processo di apprendimento, quindi anche valutata.

A conclusione dei quattro articoli di “Cosa ci insegnano i MOOCs“, seguirà una post di sintesi operative che ho messo a punto con l’esperienza della mia partecipazione ai MOOCs, da applicare nel mio contesto di insegnamento.

A presto.