Cosa ci insegnano i MOOCs – #1 Valutazioni finali

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In breve: come si valuta l’apprendimento nei MOOCs e come si può trasferire queste modalità nella didattica in presenza.

   Da tempo frequento per la mia formazione i MOOCs (Massive Open Online Courses). Oltre ad interessarmi per gli argomenti che propongono, mi stimolano a riflettere sulla struttura organizzativa e metodologica che implementano nella didattica online, dalla quale si possono cogliere indicazioni da applicare anche in presenza, per intenderci, nel contesto formale della scuola.
   Non ha molta importanza ora parlare di tecnologie perché il processo che faccio è inverso a quello a cui il mio lettore è abituato; passo, cioè, dallo studio dei corsi online per capire in cosa e come sta cambiando il modo di fare formazione, per convincere che sono stati gli strumenti ad aver permesso il cambiamento, e lo faranno sempre più spesso in futuro. La scuola in presenza si dovrà adattare a queste forme concorrenziali che, se ancora adesso sono marginali e prevalenti nel campo del long life learning, stanno diventando punti di riferimento mondiali per una didattica più efficace.

   La prima questione della quale vorrei trattare è l’ultima in ordine temporale di un corso ed è quella che riguarda la valutazione finale: obiettivo ultimo, tangibile di chi lo frequenta, così come il successo scolastico per chi va a scuola. Parto quindi dal fondo come nella didattica del salto in alto: prima si impara ad atterrare in caduta sul materasso per abbattere l’ansia della paura di farsi male.

Tipologia di valutazione finale

   Un MOOC ha mediamente la durata di alcune settimane. Ciascuna di queste propone una micro unità di apprendimento, comporta l’esecuzione di compiti e valutazioni che concorrono alla valutazione finale, di solito espressa in centesimi. La distribuzione del punteggio assomiglia a quella che si adotta all’esame di Stato al termine della secondaria superiore, ma che solo in parte è simile a quelle che andrò a esporre.

Ho avuto modo di verificare due metodi efficaci di attribuzione dei punti che riassumo:

  1. Attribuire ogni settimana un punteggio complessivo espresso in centesimi e successivamente fare la media dei punteggi ottenuti nelle settimane di durata del corso;

  2. Attribuire una percentuale di punteggio alle diverse tipologie valutative in ordine alle conoscenze, abilità e competenze e quindi sommarle in un punteggio finale.

La prima è tipica di MOOCs che si basano su una sola modalità di compito, es. quiz. (E’ questa quella che adotta Open2Study)

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   Questo è un modo “easy”, piuttosto tradizionale e pressoché automatico di valutare gli apprendimenti che basa la sua azione didattica sull’acquisizione di contenuti dati. Si lascia poco margine alla soggettività, ma nel complesso può essere utile per approcciare ad argomenti nuovi e svilupparli autonomamente. Generalmente si dà come limite di superamento del corso con 70 punti.
Applicato in contesto scolastico potrebbe essere usato come valutazione sommativa del quadrimestre o di tutto l’anno scolastico.

   La seconda, invece, distribuisce i 100 punti di tutto il corso che si sommano progressivamente sostenendo le diverse prove. (E’ quella che adotta Coursera). Guarda la tabella d’esempio qui sotto, organizzata per 8 settimane.

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   Come puoi notare, anche qui, c’è un limite di soglia del 70% (35 + 35) del punteggio totale, che corrisponde alla somma dei punti acquisiti con le conoscenze e le abilità. Questa distinzione la ritroviamo nella letteratura didattica quando si parla di obiettivi base (conoscenze) e obiettivi medi (sa applicare le conoscenze).
La percentuale restante del 30%, invece, permette di esprimere gli obiettivi di competenze (utilizza le conoscenze e le abilità in contesto) suddivise in:

  • convergenti, relativi ai collegamenti intra e interdisciplinari
  • divergenti quali espressione di creatività con esiti progettuali, originali, calati in contesti reali o di simulazione.

Perché la valutazione in centesimi

   Nella scuola italiana le valutazioni si danno di norma in decimi; ho visto solo alcune prove valutate in centesimi, soprattutto quelle strutturate. Il nostro sistema valutativo comporta ancora una suddivisione quanto mai fantasiosa dei voti, basti pensare al range che c’è tra il 5 e il 6: “5, 5+, 5½, 5/6, 6=, 6-, 6” che dà occasione di interpretazioni molto soggettive e discussioni infinite agli scrutini. Quella in centesimi dei corsi online, invece:

  • restituisce una suddivisione chiara delle tipologie valutative e permette agli studenti di capire a che punto del percorso di apprendimento si trovino e con che esiti
  • il docente, inoltre, ha la possibilità di dare diverso “peso” alle diverse tipologie di prova, distribuendole per difficoltà e impegno
  • permette di conoscere con chiarezza il percorso del proprio apprendimento che è fondamentale anche per la motivazione intrinseca. Si può paragonare ad uno degli strumenti di “gamification” usando i punti come leva per migliorare le performance, giocando sul coinvolgimento, parola cara ai progettisti di learning game
  • la scala in centesimi mi sembra ottimale anche perché recupera, strada facendo, i decimali che altrimenti verrebbero persi.

   In ogni caso la tecnologia ci viene in aiuto per poter proporre una didattica organizzata in maniera un po’ più strutturata. Per seguire la progressione valutativa è sufficiente aprire un foglio di calcolo su Google Drive, fruibile in sola lettura agli studenti in modo che ciascuno veda in tempo reale la propria posizione. Strutturare un registro di questo tipo è relativamente semplice, anche solo usando la funzione “somma”.

Nella conversione successiva, da centesimi a decimi, possono giocare al rialzo, o al ribasso, altre componenti valutative quali valori aggiunti all’apprendimento: collaborazione, partecipazione, impegno, ecc., di cui ciascun docente tiene sempre conto.

Conclusioni

I ‘piccoli traguardi’ sono in relazione con l’introduzione di cambiamenti pervasivi grazie alle abitudini chiave” (Charles Duhigg – La dittatura delle abitudini)

   Ritengo che la progettazione di una unità didattica possa, debba partire da una precisa definizione quantitativa e qualitativa della valutazione degli apprendimenti in modo da poter organizzare risorse, attività, prove e compiti in maniera più chiara e trasparente, sia per il docente, sia per gli studenti. Tutto ciò ci aiuta a definire meglio i nostri obiettivi.

Prossimamente prenderò in considerazione le diverse tipologie di prove di valutazione nei MOOCs.

Un MOOC sulla biologia del corpo umano

Human Body

Sempre alla ricerca di MOOC interessanti, sono incappata nel portale Open2Study che raccoglie corsi gratuiti delle università australiane. Questa volta ho scelto lezioni di biologia umana perché incuriosita dal titolo The Human Body as a Machine, oltre all’interesse relativo alla struttura didattica che sempre mi piace analizzare nei corsi a distanza.

La struttura è in 4 moduli settimanali (guarda l’immagine in cui compare anche l’elenco delle valutazioni), in particolare mi interessava il terzo, Moving the Machine, perché legato all’apparato locomotore con accenni di biomeccanica.

moduli human body

Dal punto di vista dei contenuti, data l’ampiezza dell’argomento, le lezioni sono state orientate a concetti e conoscenze generali, suddividendo lo studio della biologia in stadi gerarchici: atomico-molecolare, istologico, organi e apparati, sistemi e loro interazione. Il livello è quello della scuola media superiore o universitario per integrare altre conoscenze, infatti, adatto a lezioni CLIL di Scienze Motorie nelle mie classi V di Liceo Linguistico e Classico, dove l’argomento di Scienze è proprio il corpo umano. Interessante soprattutto che chi vuole approfondire il lessico specifico della biologia nella lingua inglese e un approccio integrato tra l’istologia, l’anatomia e la fisiologia.

Sul fronte metodologico le lezioni sono distribuite con video sottotitolati in inglese. Il docente parla lentamente ed è chiaro nell’esposizione. (Non altrettanto nel corso Concept in Game Development dove il docente parla troppo velocemente e con un accento marcato). Peccato che i video su youtube non siano disponibili al di fuori del corso (Uno studente cinese lamentava il fatto di non accedere a youtube perché vietato nel suo paese). L’escamotage, un po’ macchinoso, è stato quello di salvarne l’audio in mp3. E’ presente un forum interattivo che, però, per la natura dell’argomento scientifico, dà poco margine a discussioni. Molto attiva, invece, la sezione gamification con badge, ne ho totalizzati 15, che piovono copiosi per qualsiasi step, dall’iscrizione al completamento del corso. Buona anche l’integrazione social soprattutto con twitter, tanto che, ad ogni post con l’account del portale, @open2study o con l’ashtag del corso, ti rispondono e ti retwittano. Sulla valutazione: solo quiz a risposta singola alla fine di ogni lezione  (1 domanda) e al termine del modulo (10 domande). Li ho superati tutti, ma bastava il 60%. Alcuni item davano risposte un po’ ambigue, con sfumature linguistiche di cui non riuscivo a cogliere in pieno il significato, un po’ come quelli dell’utimo MOOC su Coursera. Mi sono perciò iscritta a quest’altro corso, Writing for the Web, per vedere se gli assessment sono con risposte aperte e più discorsive.

 

Un esempio di MOOC selettivo

gamification

 

Oggi si conclude  Gamification su Coursera. Questo corso è stato preparato da docenti della Penn State University, così come il precedente che ho seguito che aveva come oggetto la Creatività. Quest’ultimo era stato organizzato con un sistema indipendente dalla qualità delle prove di valutazione; bisognava fare i compiti assegnati, quiz ed elaborati, che avevano lo scopo di verificare la visione o lettura delle lezioni e proprie elaborazioni ed esercizi di carattere creativo, normalmente con tracce strutturate da seguire per il loro sviluppo. In questo caso non conosco quale sia la percentuale di coloro che l’hanno terminato. Devo dire che è stato altrettanto impegnativo di quest’ultimo sulla gamification organizzato con un sistema più selettivo. Ed è proprio questo aspetto della caratteristica selettiva che vorrei analizzare.

Le statistiche delle edizioni precedenti di Gamification parlano chiaro, al di là delle normali defezioni che si riscontrano nei MOOCs:

gamification stats I criteri della selezione si possono riassumere in questi punti:

  1. L’estensione temporale. Il corso ha avuto la durata di 10 settimane con 12 unità didattiche. In certe settimane c’è stato doppio impegno per doppia unità. Questo ha di certo mandato in crisi i corsisti per overload di risorse da vedere e leggere, di compiti da preparare, discussioni da seguire. In ogni unità c’erano anche risorse aggiuntive che avrebbero avuto bisogno di tempi più dilatati per poter essere visionate e assimilate.
  2. Tempi di consegna. Ogni settimana, da Lunedì a Domenica, prevedeva un compito. Il ritardo nella consegna comportava una decurtazione del punteggio del 25% o addirittura la non convalida del compito stesso.
  3. Numero di tentativi. I quiz per verificare l’apprendimento dei contenuti delle lezioni davano 2 tentativi con punteggio 100% ed altri 3 con 75%, sempre con risposte randomizzate, mediamente con la metà diverse dalle precedenti.
  4. Written Assignment. I compiti argomentativi, da consegnare entro tempi definiti, sono stati valutati da altri corsisti. Ciascuno (in totale 3, rispettivamente da 300, 500, 1500 parole) con 5 valutazioni, più la propria. Questa probabilmente è la componente più innovativa, fatta con un sistema di distribuzione degli elaborati molto efficace. Peccato che il contenuto dei compiti desse poco margine alla creatività e all’interesse specifico.

Il punteggio totale da assegnare era di 100 punti così suddivisi. Minimo richiesto per la certificazione 70 punti:

  • 35 quiz Ho ottenuto 33,25 punti
  • 30 quiz finale Ho ottenuto 23,75 punti
  • 35 peer assessment Ho ottenuto  32 punti
  • Totale ottenuto  89 punti.

Considerazioni metodologiche

Un po’ troppo rigido questo sistema. La qualità psicologica più richiesta è stata la resilienza, ovvero, andare avanti a tutti i costi per vedere la fine. Queste richieste incalzanti hanno fatto perdere un po’ di interesse nei confronti dei contenuti e delle discussioni, e per un corso che pone il massimo interesse nella motivazione, mi sembra che abbia disatteso le aspettative. Ai quiz do una valutazione negativa. A mio avviso sono stati costruiti male, infatti, una delle caratteristiche delle risposte chiuse è quella di non essere ambigue mentre, tante volte, bisognava indovinare tra risposte tutte pertinenti quella che segnalava il docente come la più accreditata. Ma si sa, i quiz sono quiz.

I written assignment sono stati altrettanto monolitici. Viene dato un caso di studio da sviluppare. Dopo il primo, dove ho preso 4/10, ma mi rendo conto di aver preso un po’ di tangente, ho fatto un compitino molto lineare dove ho inserito i termini delle lezioni con qualche idea originale senza esagerare e ho meritato 10/10. Nel terzo ho ripetuto la tecnica con la valutazione di 10/10, ma mi bastava 1 punto per la certificazione. Questa progettazione con argomento uguale per tutti mi ha annoiato nel peer assessment. Si ripetevano sempre le stesse cose, con più o meno precisione e accuratezza, ma dalle quali ho imparato ben poco. Avrei preferito che il compito fosse indirizzato al proprio ambito lavorativo (il mio è education), affinché l’impegno di progettazione di gamification fosse almeno inerente ai miei interessi. Così mi è sembrato un lavoro abbastanza inutile, funzionale solo alla certificazione.

Complessivamente, rispetto alla lettura precedente del testo For the Win del docente responsabile del corso, non ho imparato molto di più. Le interazioni sul forum non mi sono state di grande aiuto. Anche sul fronte dell’utilizzo di piattaforme o applicativi mi rimane il buio pressoché totale.

In conclusione ho preferito molto di più la forma libera che non questa stringente. La certificazione per entrambe è solo formale ma, almeno nel primo, c’è stata una componente ludica maggiore (motivazione intrinseca) e più orientata a capire e costruire, che non imparare per sostenere le prove. Ecco, la struttura di Gamification è più vicina a quella scolastica e accademica (motivazione estrinseca) che è proprio quella che non voglio ritrovarmi in un MOOC.

Etextbooks 2.0


etextbooks 2.0

Etextbooks 2.0 by Emanuela Zibordi

There are many ways to engage students in participatory learning. One of these could be writing e-textbooks with their teachers. In this brief tutorial, the 
author will show you how to build an ebook starting from the collaborative 
writing, making the path of knowledge for your own teaching context and 
involving your students in their learning processes.With simple and free 
applications, you can get e-textbook accessible from any device: digital 
learning objects that are flexible, integrated with resources from the Web, but also reusable, creative and closed to your specific educational needs.“In this ebook, I am proposing a new method of organizing manuals and textbooks, 
through the involvement of students themselves in each phase of implementation. The underlying philosophy is the same used in resources organization on the 
Web in the current Web 2.0 environment.

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Il mio BYOD

Il mio BYOD (Bring Your Own Device) è per me più che una scelta, una necessità. Insegno Scienze Motorie in un edificio distante dalla scuola, senza connessione Internet. Ma questa non è l’unica ragione. Ritengo che un dispositivo debba essere personale dal momento che, da subito, si rivela come un prolungamento della propria memoria e della memoria di sè nel mondo. E’ una protesi embeddata nel proprio corpo-mente. Ne indossereste mai una di un’altra persona?

Così ai miei studenti lascio usare i loro dispositivi che generalmente sono smartphone sui quali trovano le loro cose e quelle che io faccio avere loro come attività con le apps. Il mio mac è sempre acceso, spesso connesso con chiavetta; mentre alcuni fanno sport, altri in pausa, scrivono controllano, guardano cercano. Mi sembra che questo sia il modo più naturale, più efficiente e, a me pare, anche efficace di utilizzare le tecnologie. Successivamente a casa usano anche il proprio PC. Generalizzando, l’esperienza mi dice che ha più senso puntare alla connessione Internet nelle scuole, piuttosto che sull’acquisto di dispositivi, LIM comprese, che spesso rimangono sottoutilizzati o addirittura inutilizzati.

10 cose da ricordare quando progetti un MOOC

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E’ passato circa un mese dalla conclusione del MOOC che ho frequentato l’autunno scorso e, come già puntualizzato in questo post, il mio interesse è stato anche quello di catturare le fasi metodologiche emergenti, tipiche di questi corsi massivi a distanza. Il primo consiglio fuori scaletta che do, è quello di evitare di progettare un MOOC come surrogato delle lezioni frontali. Ho visto, purtroppo, corsi che sono fatti per attirare utenza e invogliarla a seguire lezioni più “serie” a pagamento. Non funziona così! La qualità deve essere rispettata.

Nell’elenco che segue vorrei proprio puntualizzare gli aspetti rilevanti che, a mio avviso, non vanno dimenticati in fase di progettazione didattica e che determinano la complessità strutturale del corso e il suo successo qualitativo.

  1. Eleganza –  Parlavo sopra di complessità strutturale. Questa dovrà essere trasparente al discente, nel senso che nessuna delle voci che andrò ad elencare sotto, dovrà appesantire l’impianto. Chi impara, infatti, deve poterlo fare concentrandosi sui contenuti, sugli esercizi, sui progetti ed interazioni e non sulla gestione sproporzionata di uno degli elementi strutturali. Tutto deve essere coordinato e fluido.
  2. Tempo – Definire con precisione quanto tempo richiede l’apprendimento di un certo argomento. In Coursera fanno una scansione settimanale, dichiarando un coinvolgimento orario minimo e massimo. Si può prendere come paragone il conteggio italiano del CFU che corrisponde a 25 ore di attività. Sarebbe un errore caricare troppo l’impegno; purtroppo nell’Università italiana è prassi che esami anche di soli 2 CFU prevedano carichi di studio molto più elevati. Nei MOOC non si può procedere senza una scansione puntuale, si avrebbero subito consistenti abbandoni. Quindi, una volta trovate le risorse e le attività, testare che la pianificazione sia coerente con la quantità dei tempi ipotizzata.
  3. Coinvolgimento – Attribuire dei livelli di coinvolgimento, dal più leggero, che corrisponde ai curiosi che “bazzicano”, leggono ed interagiscono in modo saltuario, a quello medio in cui si eseguono la maggior parte delle attività, fino a quello più impegnativo in cui si richiedono obiettivi superiori. A questo proposito mi riallaccio alle definizioni di obiettivi secondo Frabboni che li suddivide in: elementari, medi, superiori di natura convergente e divergente in cui il soggetto è stimolato a produzioni complesse, reticolari ed anche creative.
  4. Contenuti –  Anche in questo caso si deve differenziare. I contenuti di base devono essere sintetici, hanno o scopo di creare un codice comune, di puntualizzare concetti salienti, di incuriosire e rimandare ad azioni successive. Possono essere riassunti di parti più ampie o capitoli fondanti. Gli approfondimenti, invece, è opportuno che siano risorse sul web; possono trattare di casi particolari proposti con video o post sui blog, ma anche interviste o simulazioni. Per quelli che hanno intenzione di investigare con organicità e completezza, si consiglia la lettura di libri dove l’autore può essere lo stesso docente del corso. Questa scaletta è adattabile alle diverse situazioni e necessità didattiche. Chiaro che se il corso si basa sulla lettura integrale di un testo, questa dovrà essere distribuita seguendo i suggerimenti del punto 2.
  5. Multimodalità – I contenuti base vanno predisposti con più di una modalità di fruizione. Molto efficace a mio avviso, è la distribuzione in video in forma di conversazione tra due o più persone, ma di cui si possa scaricare il testo. Così per gli audio. Avere il testo, infatti, permette un uso tranquillo a ritmi soggettivi, con tutte le funzioni di evidenziazione e commento che dà la lettura digitale. (Personalmente ho sempre trasformato i testi in .epub e caricati sull’ e-reader. Ciò non toglie che per chi ha stili di apprendimento diversi, sia sufficiente vedere il video. Ma io ho altre esigenze. Sono all’antica.)
  6. Verifica dell’apprendimento – L’apprendimento dei contenuti base va verificata subito. A questo proposito si costruisce un questionario di comprensione a risposte chiuse, che permetta più tentativi. Siccome l’obiettivo è quello che i corsisti abbiano capito, non è rilevante quando, ma il cosa. Naturalmente le informazioni di ritorno sono tracciate e danno feedback interessanti ai progettisti.
  7. Competenze – A seguito dell’acquisizione dei contenuti, si passa alla fase operativa con esercizi applicativi per sviluppare le competenze. Tutto questo si riassume nel fare un prodotto coerente ed efficace. Di norma i docenti predispongono tracce che inducono a riflettere, simulare, inventare situazioni nelle quali poter applicare le conoscenze appena acquisite. Questo non significa dare esercizi già impostati, ma aiutare a organizzare, seguendo alcuni step, la struttura stessa del compito che va riempita di contenuti elaborati soggettivamente. Direi che questa sia la fase più delicata del processo, ma anche la più coinvolgente, quella alla quale scolasticamente siamo poco abituati e che si lascia normalmente all’esercizio individuale. Nei MOOC, invece, ci si aspetta qui una forte interazione da parte della comunità, con scambio di procedure, esercizi, prodotti, commenti e gli ormai onnipresenti “like”.
  8. Interazione e condivisione – E’ la voce che caratterizza l’apprendimento online del web 2.0. Sui portali è sempre presente lo strumento forum che dà vantaggi e svantaggi. I primi li conosciamo, i secondi, per MOOC con molti utenti, si concretizzano in una impossibilità a seguire tutte le discussioni. Bisogna scegliere e colpire a random, cercando di catturare quelle di proprio interesse. Più congegnale è seguire i social network creando account ad hoc con hashtag in modo da rintracciare le discussioni evitando di perdersi in un mare di interventi. Consiglio l’apertura da parte dei corsisti di un blog personale e di postare i link degli articoli sui diversi social network oltre che sul forum della piattaforma. In ogni caso nessun scoraggiamento perché comunque è previsto che il connettivismo operi in ambiente caotico.  Chi cerca di solito trova e bisogna lasciare buon margine alla serendipity.
  9. L’apprendimento evoluto – Quanto detto in precedenza al punto 3 è opportuno prevedere un apprendimento che coinvolga obiettivi superiori. Questo significa predisporre il corso in modo che i più solerti riescano a produrre qualcosa di originale, a volte creativo. Questa fase, di vera e propria progettazione, sarà quella che darà la certificazione completa, riconosciuta anche in termini di crediti spendibili in ambienti formali. Anche qui va predisposta una scaletta di interventi con opportuni approfondimenti indirizzati anche alle competenze strategiche trasversali per  l’elaborazione di un progetto, attingendo alla letteratura di varie discipline come l’economia e il management, nonché nozioni tecniche specifiche.
  10. Ruolo del docente – Si sa che in un MOOC non è richiesta la presenza del docente, tuttavia è buona cosa tenere un canale aperto ed interagire segnalando problemi comuni o accettare richieste di interventi specifici. Il MOOC, per la maggior parte va da sé, ma seguire coloro che si sono dichiarati molto coinvolti, può essere fonte di reciproco apprendimento. In questi casi nulla è scontato e le sorprese potrebbero essere esaltanti. Da non sottovalutare anche l’impatto emozionale che si attiva con l’attenzione del docente verso il lavoro dei corsisti.

Esaurisco qui certa di tralasciare molti aspetti che potrebbero essere altrettanto rilevanti, ma credo che quelli esposti differenzino nettamente i MOOCs dai corsi online di precedente generazione.

MOOCs – didattica per competenze

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In breve: ho appena terminato un MOOC su Coursera e ti vorrei raccontare l’esperienza sulla didattica per competenze.

Innanzi tutto esplicito le motivazioni che mi hanno spinto a frequentare ancora uno di questi corsi massivi organizzati dalle università di tutto il mondo, ma per la maggior parte americane.

La prima riguarda l’interesse per l’argomento che era sulla creatività, il corso infatti, come vedi nell’immagine sopra, si intitolava “Creative, Innovation and Change“. In Italia, agenzie formative che trattino di creatività potrà essere qualche corso universitario, ma si sa, per accedervi bisogna essere iscritti ad un corso di laurea o un master, con le conseguenze che conosci: impegno, soldi, spostamenti ecc. Meglio cercare qualcosa di più snello; in fondo non ho bisogno di altri titoli accademici, mi bastano quelli che ho.

La seconda è stata, invece, la curiosità metodologica perché, da quando ho frequentato i precedenti, Fundamental of e-learning, OER e CCK, volevo constatare come fossero progredite in questi anni l’organizzazione, l’erogazione e l’interazione. E’ proprio di questo, e non dei contenuti del corso, che vorrei parlare.

Iscrizione: facilissima. Basta essere iscritti al portale e scegliere il corso. Personalmente, dopo la prima settimana ho deciso di pagare la quota di 38 $ per avere la Signature Track che mi permette di avere la certificazione finale. Il sistema mi scattava una foto con la webcam, confrontata con quella iniziale, ogni volta che mandavo un esercizio come Adventurer, l’opzione completa del corso, dichiararando di essere stata io a produrre i contenuti.

I contenuti: distribuiti in otto settimane suddivisi in Lectures (generalmente video degli insegnanti con testo a disposizione); Additional Lectures (post di blog o video); Test per la comprensione delle lezioni; Exercise distribuiti fra i tre grandi temi dei tre docenti (era sufficiente farne uno ogni settimana); Project che consisteva nella progettazione creativa seguendo quattro tappe. Interazione: ogni contenuto prodotto dagli studenti doveva essere condiviso, sia sul forum della piattaforma con relative discussioni e “like”, sia sui social media come Twitter, Facebook, LinkedIn, blog, Youtube, slideshare, prezi, ecc.

Corsisti: di preciso non so quanti iscritti ci fossero. La pecca della piattaforma è quella che non ti permette di vedere la lista degli iscritti e quindi di ritrovare le persone con le quali interagisci. E’ tutto molto occasionale. Qualcuno ha creato un gruppo italiano che, però, non è andato oltre i saluti e le buone intenzioni. Troppo diverse le motivazioni e gli interessi. Avrei preferito discutere con qualche collega, che sicuramente c’è stato, ma non l’ho trovato! Di fatto ho interagito con chi capitava. Comunque il numero che conosco è di 270.000 corsisti. Non credo che tutti abbiano seguito con costanza, penso che sia arrivata alla fine sono qualche decina di migliaia, ad essere abbondanti. Questa è una stima che ipotizzo vedendo i post sul forum e sui sn. Pochissimi (relativamente) hanno fatto gli esercizi.

Metodologia: si è basata su una necessità iniziale di fornire conoscenze condivise. Le lezioni dei tre docenti erano mediamente di 5′, ma su quelle poche nozioni, si dovevano sviluppare gli esercizi che erano, a volte totalmente creativi, altre riflessivi. Due dei tre docenti hanno proposto l’acquisto del loro testo, cosa che ho fatto ma che non ancora ho letto integralmente e che venivano proposti in alcune parti o capitoli necessari alla comprensione di concetti fondanti. Personalmente ho optato per la pubblicazione dei miei esercizi sul mio blog, condivisi come esplicitato sopra. Questo mi ha permesso di richiamare con i link le fasi del project e di averli tutti sullo stesso strumento. Se vuoi dare un’occhiata sono 12 post e sono qui:

http://www.emanuelazibordi.it/wp/tag/cicmooc/

Considerazioni: il corso è stato impegnativo. Se posso fare un paragone, come un esame universitario intorno ai 6 CFU. La prima difficoltà è stata quella di cercare di capire come fosse strutturato perché, nonostante venissero esplicitati gli obiettivi, bisognava capire come i tre temi (Creative Diversity, CENTER e Intelligent Fast Failure), potessero integrarsi. La fase di apprendimento dei contenuti delle lezioni è stata veloce: come ho detto, video brevi, pochi testi, qualche riferimento esterno. I docenti sono stati molto attenti ad usare un linguaggio comprensibile al pianeta. La fase successiva, quella di produzione, invece, ha richiesto molto tempo, sia per l’impegno creativo, sia per la scrittura alla quale non sono per niente abituata. Ho usato la lingua inglese come codice comunicativo e credo di esserci riuscita, perché  hanno sempre capito quello che ho postato. Ho avuto scambi interattivi con la docente, Mrs. Jablokow, che mi hanno fatto molto piacere, anche perché nel questionario iniziale veniva chiesto se eravamo a conoscenza che i docenti non sarebbero intervenuti. Le ore settimanali sono state tra le 10 e le 14, quindi l’impegno di 6 CFU per 25 ore, più o meno corrisponde. Naturalmente sono stata molto soddisfatta di ciò che ho imparato, sia nei contenuti, sia nella metodologia, anche se all’inizio di ogni settimana avevo un attimo di disagio per capire come sviluppare le richieste. Ogni esercizio, comunque, era corredato da una traccia. Il problema è stato soprattutto ampliare e analizzare l’idea con simulazioni coerenti e implementarla nella realtà, che avesse senso e fosse realizzabile. Nell’interazione con i corsisti ho visto di tutto: da quelli che creavano oggetti con materiale di scarto a quelli che organizzavano aiuti per i bambini siriani, gente che lavora in ambiti diversissimi e che ha idee innovative, a volte geniali.

Dopo questa esperienza posso dire che i MOOC sono cresciuti. Ricordo infatti il primo che ho frequentato, dove si doveva leggere un libro di 150 pagine la settimana. Ecco, in quest’ultimo si è trovato il giusto equilibrio tra lo studio e lo sviluppo delle competenze che corrisponde alla realizzazione di prodotti intellettuali e digitali e, forse in futuro, con la vera e propria azione concreta.

Attualmente sono iscritta ad altri corsi: Video Games and Learning, già iniziato del quale prendo solo i contenuti e li passo su kindle; Surviving Your Rookie Year of Teaching: 3 Key Ideas & High Leverage Techniques appena iniziato, di cui mi interessa solo una parte e Gamification che inizierà a Gennaio, ma di cui ho già letto il testo del docente.

In breve: gran bel modo di apprendere, per la possibilità di scelta, per la metodologia. Non so fino a che punto si possano sostituire a corsi universitari, in particolare alla laurea di I livello, ma sicuramente potrebbero essere valutati e riconosciuti come corsi successivi o post laurea, funzionali alla specializzazione e all’aggiornamento come Long Life Learning.

Scuola Digitale Carpi #6

social media

Ultimo incontro del corso; un po’ mi dispiace perché mi sono trovata bene con tutti/e voi. 🙂

Ecco in sintesi gli argomenti:

I parte: abbiamo ripetuto velocemente le procedure introdotte nella lezione precedente sulla costruzione collaborativa di ebook.  Il problema della matematica sembra risolto con: Inserisci —> Oggetto —-> Formula nel menu del writer di Open Office. Sembra ci sia tutto quello che vi serve per scrivere con la simbologia richiesta. Una sintesi dei passaggi per fare l’ebook la spiego in queste slide. Il mio consiglio, se vuoi iniziare a produrre delle dispense o libri, è quello di partire con la modalità più semplice, arrivando a pubblicare in .pdf esportando da Open Office. Se invece vuoi procedere verso le forme adatte alla distribuzione su dispositivi mobile (.epub e .mobi), trovi le istruzioni sul mio testo acquistabile su tutti gli store di ebook. Comunque rimango a disposizione per chiarimenti procedurali.

II parte: ho introdotto il concetto di Flipped Classroom o lezione rovesciata. Su questo sito ti ho già segnalato le slide tradotte dal portale sophia.org sul quale, oltre al corso in inglese, si possono anche caricare le lezioni multimodali/multimediali (abbiamo visto brevemente come si fa). Ti ricordo che la procedura metodologica delle FC può essere però svolta anche utilizzando Google Drive con i suoi diversi strumenti (doc, slide, ecc.), senza bisogno di appoggiarsi a portali esterni. In caso di oggetti audio si può ovviare registrando la voce sulle slide ed importare il video su youtube. A questo scopo io uso un programma cattura schermo, Jing, sempre gratuito.

III parte: ti ho proposto alcuni social network dedicati che, a differenza di quelli generalisti come Facebook e twitter, hanno un’intrinseca funzione didattica ed educativa. Sono:

  • Coursera.org: portale interattivo di MOOC (massive open online courses) dalle università di tutto il mondo con i più disparati argomenti e livelli di apprendimento per studenti e docenti.
  • Goodreads.com: portale dedicato alla lettura di libri. Si possono creare gruppi di lettura, commenti, condivisioni ecc. ecc.
  • Busuu.com: portale per l’apprendimento delle lingua straniere la cui particolarità è quella di presentare le stesse unità di apprendimento per le 12 lingue proposte. Utile per studenti stranieri che devono apprendere l’italiano partendo dalla propria madre lingua, o per corsi di studi che prevedono lo studio di più lingue straniere.
  • Slideshare.net: per la condivisione di slide e documenti
  • Youtube.com: condivisioni di video.

Concludendo, vorrei ringraziarvi tutti/e per la partecipazione, il mio augurio è quello che riusciate a mettere in pratica, con gli strumenti che abbiamo visto insieme ed altri che conoscerete, una didattica più stimolante e partecipativa. Rimango sempre a vostra disposizione per chiarimenti.

Buon anno scolastico!

Emanuela

 

CIC #4 – The Paradox Structure Exercise

struttura

 

The Paradox Structure exercise

Step 1: Choose a structure to analyze that is familiar to you.

This week I have found very interesting the “Paradox Structure” lecture. This is why I read, some months ago, “The Structure of Scientific Revolutions” written by T.S. Khun, so the chapter by Mrs.K.W.Jablokov, makes it clear what happens when a new idea/thought is born and how allocate it inside or outside of existing paradigms. For the exercise I have chosen the school where I teach, because is for me a well known structure.

Step 2: Consider how the Paradox of Structure applies to the structure you have chosen. Write down both the enabling and limiting features of that structure as you see them. Some features may appear in both categories (enabling and limiting).

The organizational structure of the Italian hight school is old, it comes from the middle of the XX century and the new reforms made in the past years, after attempts of innovations, have been reported recently to the initial structure. (But the world goes on).

Despite this structural rigidity, some teachers, not many, are aware that there is a need to review the meanings about learning/teaching pedagogical concepts and redesign the paradigm around their work.

Enabling: something is moving

  • The Ministry of Education is trying to innovate the school with the introduction of some projects about new technology with training courses on Interactive White Boards.

  • My school have activated some specific projects to introduce these devices, and others like tablets, laptops, ect., to open the classrooms to the outside with the Internet connections.

Limiting: more isn’t moving

  • Architectural: our classrooms are structured for a classical teaching. The teacher uses his voice, the textbook, individual exercise, narrow classrooms and so on. It is difficult to create a physical environment where the students can connect.

  • Teachers’ skills: the most of teachers aren’t attending the Web environment. Precisely: they know what the Internet is, but they give it a technological value, not a cultural one. Moreover, they cannot actively manage the Web tools.

  • Mentality: teachers think that it is possible to move the new technological skills into the old classical paradigm about teaching/learning. (I think this is the hardest obstacle to overcome).

My analysis shows the main points; I could write many pages on the topic, but I think this synthesis is enough to understand the conflict between tradition against innovation. The online speeches with my colleagues or experts on media education are agree to say that we are in a transition period, where the old concepts and paradigms are very strong supported by the old structure (physical and mental) so, the inescapable change suddenly will appear in the coming years. At this point it will need to clarify the structure of the new paradigm and their boundaries.

For this reason I thought my creative project – you can see it here – that would want to help teachers, who’d like to learn, more about the revolutionary changing of the new media impact in their work methods.

Step 3: If possible, find a partner (inside or outside this course) who is willing to analyze the same structure you’ve chosen – or maybe you can trade structures with a classmate and analyze two! Have each person record the enabling and limiting features of each structure – and then compare your views. How are your views of the enabling and limiting features of the structure similar? How are they different?

Well, I’m waiting for your kind opinion. What do you think about my analysis? Have you the same perceptions? What happen in your school? What do you think the future will be, are you optimist o pessimist? What are you doing to innovate your teaching? Feel free to express what you think; your ideas are very important to me. Thank you.

Step 4 (for extra depth): If you have done the Creative Style Estimation Exercise, you might also think about your creative style and creative level and the impact they have on how you view the structure(s) you’ve been analyzing. And if you are working with a partner, you might also consider how your respective creative styles and levels impact your different views. See what you can learn about your preferences for structure by discussing your individual perspectives!

My creative style is moderately innovative (71/ points) I think my project is in line with my style because, although innovative, is based on experiences that are already practiced in other areas of social life and volunteer work. What is innovative are the contents: knowledge, skills, new teaching/learning concepts that are structuring a new paradigm. Instead, what is known, is the exchange between people who have something to give to each other.

In practice, in this phase of my project design, I’m listening to my colleagues what they are thinking about it. Follow my steps on my site.

Step 5: Come to the Discussion Forum for this exercise and share your findings and insights.

What did you discover about structure in general?

I’m very interested about the topic. Our brain, but all our body, are complex structures, I think that our thoughts and ideas are strongly influenced by structures (physical – not physical). When we are learning something new, we have to allocate the experiences, concepts, paradigms into existing structures and if we have an open body/mind, we can help to restructure more easily the knowledge and, consequently, the same structures.

What did you learn about the particular structure(s) you analyzed?

The analysis helped me to consider aspects of the global framework, or rather, to understand how the opposing forces play and quantify the benefits of a sustainable improvement.

What did you find out about different views of structure?

I can see everyday on the Web what different countries are doing to innovate the education methods, they are both about physical and mental structures.

How can you apply the Paradox of Structure in other parts of your life?

In particular I can see see in the political and government measures that are no longer adequate to the needs of the XXI century life.

 

Scuola Digitale Carpi #5

ebook devices

Primo incontro dopo la sospensione estiva, penultimo del corso.

Un ripasso veloce sulle diverse funzioni che possiamo attivare con la LIM. Ti rimando a una lettura veloce dei report delle lezioni precedenti.

Durante l’estate sei stato invitato/a a produrre scrittura collaborativa usando i tool di Google Drive. Molti di voi hanno prodotto alcuni documenti con:

  1. Documento di testo
  2. Presentazione
  3. Modulo
  4. Foglio di calcolo

Ti ricordo, come esplicitato nella mail e sul forum della piattaforma Indire, di caricare, o gli oggetti in formato .pdf,  o il link, facendo attenzione a renderlo prima pubblico sul web.

Di questi strumenti abbiamo visto come inserire testi, immagini, video e come operare la condivisione affinché si possa vedere l’intervento di ciascuno ed altri tips per usarli al meglio delle rispettive paticolarità.

Per i docenti di matematica avrei trovato un’estensione che permette la scrittura delle formule matematiche in maniera diretta sul writer di Open Office. Il programma si chiama CmathOOo, naturalmente gratuito. Io ho guardato il primo tutorial su youtube che richiede, per l’uso dell’applicativo ,una sintassi abbastanza semplice, senza programmazione. Purtroppo è solo in francese (ritengo comprensibile), ma non riesco a visualizzare sul mio writer le icone a scelta rapida che invece si vedono sul tutorial. Ho scritto nel forum e spero che mi diano una risposta a breve. Eventualmente aggiornerò questo post. P.S. (forse non è ancora aggiornato a Open Office 4).

L’argomento successivo trattava di come costruire ebook. L’abbiamo svolto un po’ in fretta, ma è un argomento complesso e lo riprenderemo di sicuro la prossima lezione. Intanto ti ricordo che gli standard per visualizzare gli ebook sui dispositivi mobile, ma anche su PC, sono .epub e .mobi (per kindle), senza trascurare il classico .pdf. Il nostro scopo è quello di passare dalla scrittura collaborativa con colleghi e/o studenti, alla pubblicazione di dispense/ebook didattici con questi step:

google drive——–>writer di Open Office———> pdf, epub e mobi.

Puoi trovare una sintesi su queste slide e riprenderemo questo discorso all’inizio della lezione del 24 Settembre in cui successivamente, come vi ho anticipato, tratteremo anche di Flipped Classroom (le slide #1 #2 #3 e #4 in italiano su questo sito, ) e di social network dedicati per costruire conoscenza connettiva.

Abbiamo fatto un inciso sulle licenze di distribuzione, ovvero: il copy write, il pubblico dominio e il Creative Commons con le sue opzioni che mantengono qualche diritto, ma permettono una distribuzione più libera delle risorse educative, così come suggerisce anche il MIUR. Sono le seguenti e possono essere combinate secondo le proprie necessità:

CC0: pubblico dominio

CC PD

ND: non opere derivate

CC ND

NC: non commerciale

CC NC

SA: condividere con la stessa licenza

CC SA

BY: attribuzione (sempre presente)

CC BY

Ci vediamo al prossimo, ultimo incontro 🙂