Testi scolastici 2.0 – Aggiornamento condivisione doc su Drive

Ieri mi ha contattato una collega che sta costruendo il proprio ebook in collaborazione con gli studenti.  Nella prima fase, quella che corrisponde alla creazione del foglio condiviso con il documento su Drive, si è accorta in “cronologia delle revisioni” che non vedeva il nome dello studente che aveva inserito i testi, ma solamente la dicitura utente anonimo. Dopo alcune prove abbiamo capito che:

  • se la condivisione avviene distribuendo il link con posta elettronica (sul testo opzione 1), non si vede chi è intervenuto sul doc;
  • se la condivisione avviene inserendo la mailing list (opzione 2), invece, compare nella cronologia il nome dello studente che è intervenuto in scrittura.

condivisione doc

Personalmente ho sempre usato quest’ultima modalità anche per ragioni di riservatezza. Infatti, solo chi è inserito nella mailing list può accedere al documento. Per richiamarla basta digitare nel campo il nome del gruppo creato in precedenza con Gmail.

Flipped Classroom #4

 Questa è l’ultima presentazione del corso sulle Flipped Classroom di sophia.org. L’argomento è quello che riguarda le modalità di scelta degli oggetti di apprendimento da inserire in piattaforma per impostare una FC.

Come specificato nel primo post, è consigliabile seguire il corso in piattaforma ed usare queste slide solo come promemoria. In particolare in quest’ultima lezione, la quarta,  c’è un video che spiega come inserire le risorse didattiche per una lezione ribaltata, nella relativa piattaforma. E’ un videotutorial abbastanza semplice, intuitivo anche non conoscendo l’inglese.

Ho provato, con alcune risorse che avevo già pronte, ad impostare una lezione inserendo:

  • un testo: descrizione dell’attività;
  • un podcast: descrizione dell’attività in formato audio;
  • un video; visualizzazione dell’esercizio;
  • un pdf; scheda di valutazione peer to peer.

Il risultato è questa unità di apprendimento (loro la chiamano tutorial), che può essere fruita a casa dagli studenti e poi sviluppata in palestra lasciando libertà di organizzazione ed autonomia di esecuzione. Questo lavoretto mi ha permesso di conseguire la certificazione.

Il vantaggio di creare una FC con sophia è che l’inserimento delle risorse è abbastanza semplice, gli studenti possono accedere alle risorse senza bisogno della registrazione, basta avere il link e collegarsi online alla piattaforma o condividerlo sui social network. Consigliatissimo!

 

Flipped Classroom #3

La terza lezione fa il punto sulla opportunità di diversificazione dei contenuti per modalità di erogazione e di applicazione  e delle valutazioni degli obiettivi di apprendimento, attraverso la modalità a classe ribaltata.

Flipped Classroom #2

 Ecco la traduzione delle slide della seconda lezione.

Si tratta di una mini guida per la progettazione degli obiettivi di apprendimento. Viene proposto un metodo “SMART” che è un acronimo le cui iniziali corrispondono ad altrettanti punti focali da tenere in considerazione durante la costruzione di una lezione secondo il metodo Flipping. Sono indicazioni utili, ma non credo siano esaustive. E’ un po’ semplificativo, ma tutto sommato, può essere utile per un richiamo rapido.

La parte che riguarda, invece, la produzione delle risorse da distribuire, mi ricorda le regole della costruzione dei learning object secondo il modello dell’e-learning che studiai anni fa e ormai non più in auge. Ritengo che questo, più analitico e tecnico,  possa essere un passaggio successivo, preceduto da un approccio globale (euristico) sull’argomento da proporre.

 

Flipped Classroom #1

Ho trovato questa mattina sul portale www.sophia.org al quale mi sono registrata, alcune lezioni sulle Flipped Classroom. Il corso mi sembrava organizzato bene con video e slide chiare e sintetiche. Inoltre, per chi segue, c’è una forma di coinvolgimento a punti, tipico dei social network. Il portale funge anche da piattaforma per organizzare corsi per le proprie classi.

Ho approcciato alla prima lezione che ho pensato di tradurre per i miei colleghi in formazione. Il mio consiglio, conoscendo l’inglese, è quello di seguirla direttamente sul portale e di utilizzare queste slide come promemoria. Eccole:

 

Scuola Digitale Carpi #4

google drive

Quarto incontro

Durante la lezione precedente vi ho presentato il primo degli strumenti per impostare una didattica collaborativa utilizzando, sia i dispositivi personali che gli studenti hanno a casa o portano con sé in classe (laptop o tablet), sia la LIM. Si tratta di Google Drive.

Per poter utilizzare questa metodologia è necessario che la classe sia dotata di un accesso ad Internet, cosa che non avviene ancora in tutte le scuole ma, come si è detto durante le discussioni, è necessario che si pensi ad una situazione che faciliti l’apprendimento connettivo in cui, avere la rete funzionante, è una condizione necessaria. Per cui vi invito ad insistere con chi di competenza per avere ciò che serve.

Di Drive, che si può anche scaricare come applicazione per mobile da apple store o google play store, ma che, ricordiamo, in questa versione non ha tutte le funzioni da PC o mac, abbiamo visto gli applicativi più importanti, che sono quelli che vedi nell’immagine qui sotto:

G_Drive_apps

Brevemente:

  • Cartella: per ordinare i file secondo proprie categorie
  • Documenti: simile all’editor di testo word – Questo applicativo serve per scrivere pagine di testo che possono essere poi scaricate in vari formati;
  • Presentazione: simile a power point – per organizzare lezioni che, però, vanno presentate da uno o più relatori;
  • Foglio di lavoro: simile a excel – per organizzare dati e relativi grafici, anche con simulazioni.
  • Modulo: per creare questionari online i cui esiti finiscono su un foglio di lavoro
  • Disegno: app per disegnare.

Ciascun applicativo può essere condiviso il scrittura, in lettura o per annotazioni.

Sempre relativamente all’utilizzo della didattica partecipativa, costruttivista e connettivista, abbiamo sottolineato la differenza tra:

collaborative writing: tutti gli interessati intervengono sullo stesso argomento e costruiscono insieme un percorso di apprendimento. (Più difficile perché ci vuole molta omogeneità di competenze e affiatamento all’interno del gruppo);

cooperative writing: ciascun gruppetto interviene in una porzione di conoscenza e costruisce insieme agli altri gruppetti l’unità di apprendimento. (Soluzione consigliata. Per questo vi invito a strutturare il file di condivisione in modo che ciascun gruppo sappia dove, come e quanto scrivere, ad es. nominare le slide, dare spazi al doc di testo oppure dare fogli separati nel foglio di calcolo per le simulazioni.

L’attività che propongo per l’estate è quella che ciascun gruppo di lavoro deve organizzare almeno due delle forme di app presentate per costruire una breve unità di apprendimento. Le  vedremo insieme a Settembre. Il vostro ruolo è quello, prima di docenti che organizzano e strutturano il file (architettura organizzata di interventi), poi quello di studenti che riempiono di contenuti rielaborati da far leggere o presentare o simulare.

In piattaforma Indire ho già inserito le prossime date che saranno il 18 e il 24 Settembre, dalla 14 alle 18. Ricordo ancora di entrare anche per effettuare le ore online che saranno 20 in totale. Vi sollecito anche a prendere visione di altri documenti in rete, come ad es., quelli che potete scaricare e ricaricare in piattaforma dalla rivista Bricks o da altri siti che trattano di didattica e web. Infatti, se trovate link interessanti, condivideteli sul forum. Come ho detto, ci sono anche gruppi molto attivi su Facebook che potete copiare dal mio profilo.

Comunque mi farò vedere in piattaforma, ogni tanto anche voi date un’occhiata.

A tutt* Buona Estate 😉

Ripensare la scuola: l’e-learning al servizio della didattica

di Emanuela Zibordi – IIS Galilei di Ostiglia (MN) da: Porte aperte sul web – Comunicare web a scuola n°2

Emanuela, neofita dell’e-learning, ha intrapreso questa modalità didattica da troppo poco tempo per avere la presunzione di mettersi in cattedra, ma avendone scoperto le straordinarie opportunità didattiche ne suggerisce alcuni usi mostrando come ogni docente può trarne vantaggio. Accanto ai grandi portali dedicati alla formazione a distanza, perché non pensare di fare formazione in modo autonomo anche all’interno delle proprie scuole e delle proprie classi?

  • Perché introdurre l’e-learning a scuola Nelle università e nelle aziende la pratica dell’e-learning è consolidata da tempo e per varie ragioni, non ultima quella di natura economica. La scuola l’ha scoperto da poco ed è stata introdotta in particolare per la formazione dei docenti. Infatti nel 2002 sono partiti i corsi ForTic che utilizzavano la piattaforma per consentire l’interazione on line contestualmente alle lezioni in presenza. Si è trattato di un primo tentativo, a mio avviso non sempre riuscito per l’inadeguata formazione dei docenti tutor, che però ha rotto il ghiaccio ed ha spinto verso una ricerca didattica e metodologica peculiare, perchè fare e-learning non significa affatto trasferire on-line ciò che si fa on-site. L’e-learning ci potrebbe dare molto più di quanto si fa di innovazione nella didattica in presenza, questo per tre ragioni principali che sintetizzo:
    • Il superamento della costrizione spazio temporale rispetto alla scuola reale
    • L’interattività, cioè mettere in comunicazione la comunità di apprendimento
    • L’integrazione e l’utilizzo della rete internet nella didattica come fonte inesauribile di contenuti e conoscenze.

Non dimentichiamo che fare e-learning non significa solo usare la piattaforma che registra gli accessi e la fruizione delle lezioni, ma anche utilizzare l’apprendimento informale che sembra essere, dagli studi più recenti, la fonte alla quale giovani e adulti si riferiscono più spesso per migliorare la propria conoscenza. Basti pensare ai motori di ricerca e alle comunità di pratica come ad esempio quella di “porte aperte sul web”.

  • L’integrazione dell’e-learning nella didattica Nella formazione del ForTic B1 e B2 l’e-learning viene incluso nel modulo “Ambienti di apprendimento” e giustamente viene proposto come integrazione all’attività didattica in presenza. Infatti è impensabile che tale modalità vada a sostituirsi alla scuola reale ma certamente la sua introduzione, farebbe ripensare al modo di fare scuola e le sue pratiche influenzerebbero positivamente anche l’impianto didattico tradizionale. Questo soprattutto per la valenza che si dà ancora oggi ai contenuti di apprendimento a scapito del raggiungimento di obiettivi didattici ed educativi che sono qualitativamente il valore aggiunto dell’apprendimento stesso. Ciò significherebbe riportare il contenuto al suo ruolo originale: quello di strumento e non di finalità del processo di insegnamento/apprendimento.
  • La formazione dei docenti L’e-learning non si improvvisa. Con la disponibilità tecnologica che abbiamo oggi è molto facile installare una piattaforma e caricarla di contenuti. Questa modalità appartiene all’e-learning 1.0 che però ha manifestato, nel giro di pochi anni, tutti i suoi limiti. Oggi si parla di e-learning 2.0 dove si dà maggior importanza all’interazione, secondo le teorie costruttiviste sociali e connettiviste alle quali va assegnata la stessa attenzione programmatica degli obiettivi: le persone interagiscono se hanno qualcosa da comunicare e questi processi vanno stimolati e guidati. Inoltre, come già detto, è indispensabile considerare l’apprendimento informale in vista di un obiettivo di learning to learn. Chi desidera introdurre l’e-learning nella propria didattica è giusto che segua un percorso di formazione specifico. Esempi di didattica scolastica con l’e-learning ce ne sono molti ma ancora pochi quelli che vanno nella direzione sopra citata. E’ bene anche che siano più persone a collaborare ad un progetto di e-learning; sono necessarie molte competenze diversificate, molto tempo a disposizione e una gran voglia di rimettersi in gioco, rovesciare “come un calzino” le proprie convinzioni e adottare modalità comunicative specifiche e multimodali.
  • Limitazioni all’introduzione dell’e-learning Anche se ormai la tecnologia informatica è presente in ogni istituzione, spesso il fattore tecnico è limitante rispetto all’introduzione dell’e-learning. Il nostro paese, escluse le città, non è ancora all’altezza della situazione sotto il profilo delle infrastrutture, penso ad esempio alla banda larga; non tutte le scuole hanno adeguati laboratori informatici e soprattutto non tutti gli studenti posseggono un PC in rete. Fattori limitanti sono anche quelli di natura sociale. Non c’è sempre disponibilità all’innovazione specialmente se questa scombina le prassi consolidate ed introduce meccanismi destabilizzanti nell’ordine costituito.
  • A chi proporre l’e-learning Non credo ci siano limiti di età all’utilizzo dell’e-learning anzi, tutti gli ordini e gradi di scuola potrebbero e dovrebbero essere coinvolti. Penso anche a situazioni di long life learning con adulti o anziani. Alcuni esempi di introduzione dell’e-learning nella scuola potrebbero essere, a mio avviso infiniti. Cito quelli più frequenti ma ciascuno può sbizzarrirsi quanto crede, perché ritengo che veramente non ci siano limiti alla creatività. Come integrazione alla didattica tradizionale:La piattaforma Moodle Gli strumenti per implementare corsi in e-learning ormai sono innumerevoli. Vorrei segnalare la piattaforma Moodle perché è uno strumento completo, open source, gratuito, accessibile. La sua funzione è soprattutto quella di ricreare un VLE (Virtual Learning Environment) di carattere formale, ma i suoi strumenti di interattività permettono anche lo scambio informale della conoscenza. Escludendo l’installazione in locale o in remoto, che comunque è un’operazione abbastanza semplificata, usare Moodle nelle sue funzioni di base è veramente semplice, e già con poche operazioni è possibile implementare un corso. In rete ci sono molte guide on line di facile consultazione, ad esempio, una delle più aggiornate si trova in:
    • I contenuti diventano sempre disponibili, (è bene coinvolgere gli studenti stessi nella costruzione, aggiornamento ed integrazione). Tutto questo allevia la ripetitività liberando energie per la riflessione, interazione, ricerca.
    • Come supporto alle attività di recupero, basti pensare a quanto investe una scuola in corsi I.D.E.I e quanto, purtroppo, investono le famiglie in lezioni private. Già alcuni Istituti Superiori hanno attivato i corsi di recupero on line rendendo più fruibile e meno dispendiosa questa attività, anche in termini di tempo per studenti e docenti.
    • Come erogazione di servizi relativi ad argomenti extracurricolari o multidisciplinari, alcuni esempi possono essere l’orientamento in entrata ed in uscita, l’educazione alla salute, all’ambiente, la patente per il ciclomotore, la prevenzione alla tossicodipendenza, ecc., tutte attività che sono istituzionalmente richieste ma che non hanno ne’ tempi né spazi propri.

http://www.lezionionline.net/corsi/ .

Un altro dei grandi pregi di Moodle è l’estesa comunità mondiale di utenti che offre un costante e gratuito supporto ai neofiti oltre a preoccuparsi di tradurre il software e la documentazione in varie lingue. Attualmente sul sito ufficiale di Moodle ci sono 200 mila utenti registrati provenienti da oltre 175 paesi; anche la comunità italiana è molto attiva e organizza periodicamente delle manifestazioni utili per scambiarsi esperienze di utilizzo del software e per approfondire i temi legati all’e-learning.

  • Progetti europei di e-learning La Comunità Europea è molto attiva e sensibile al problema del Knowledge Management che pone tra gli obiettivi di sviluppo degli Stati Membri. Sono in corso progetti che hanno come scopo la formazione dei docenti (ma non solo) e la creazione di Learning Object per permettere, a quanti producono contenuti per l’e-learning, di scambiarli, modificarli riutilizzarli. Per quest’ultimo obiettivo invito a vedere il proget-to Sloop a cui aderisce anche la comunità italiana:

http://en.wikipedia.org/wiki/SLOOP_Project http://www.sloopproject.eu/

in cui è possibile seguire un corso on line, su piattaforma Moodle, sulla produzione di Free LO. Vorrei per ultimo segnalare un corso on line di formazione sull’e-learning, anch’esso erogato con Moodle che sto seguendo. Il corso, finanziato dalla Commissione Europea, ha una durata di sei settimane. Nel momento in cui scrivo siamo alla quinta settimana e da luglio 2007, saranno disponibili i corsi e i contenuti che potranno essere caricati su qualsiasi piattaforma ad uso di quanti, all’interno della comunità, vorranno fruirne. Sarà mio compito darvene immediata comunicazione appena tutto ciò sarà possibile. Riferimento web per il corso:http://fecone.passionforlearning.eu.

I Maestri

Alberto Manzi

Nei primi anni ’60, quando avevo quattro, cinque anni, la televisione trasmetteva un programma di alfabetizzazione nazionale dal titolo “Non è mai troppo tardi” condotta dal Maestro Alberto Manzi. Ricordo che mio nonno Carlo mi dava un quaderno, di quelli con la copertina nera e una matita, mi faceva sedere davanti alla TV per farmi seguire la trasmissione. Io guardavo stupita le linee che apparivano magicamente sullo schermo della lavagna luminosa e cercavo di ripeterle con la mia scrittura ancora maldestra. E improvvisamente riuscii a scrivere il mio nome, che non è dei più semplici, e-m-a-n-u-e-l-a, con tutte quelle inversioni di curva, incroci di linee, a volte alte a volte basse. Ma ce la feci, e così per tutte le altre parole: tavolo, sedia, finestra ecc. Semplicemente imparai a scrivere attraverso un e-learning, si dice adesso, di II generazione. La scuola, quella vera, fu invece tante linee diritte sovraccariche di giudizi e pregiudizi.

Un paio di anni fa, cercando sui siti universitari informazioni per i miei studenti di V liceo, mi sono imbattuta nei corsi online dell’Università di Ferrara e ho visto, con la coda dell’occhio, un Master che finiva con …e-learning. Alt! Ci siamo. E’ mio. Così, insieme ad altri otto studenti, ho seguito il percorso su come produrre contenuti per l’è-learning. Marcello, il nostro Prof., mi ha chiesto un giorno:”…ma perché hai scelto proprio questo corso che è il più difficile che abbiamo attivato?” E io gli ho risposto:”Non so se sarò in grado di portarlo a termine, ma comunque ci provo.” Allo stesso modo di quando seguivo con la matita le lezioni di Manzi. E qui si chiude il cerchio, l’oggetto in orbita sta accelerando e prendendo la via di fuga che mi porta all’obiettivo di costruire artefatti dove le cose difficili diventano facili ed accessibili. Ora sono in questa community con altre persone, amici che mi insegnano tante cose interessanti, utili al mio fine. E mi ritrovo ancora maldestra, impacciata. Ma sono situazioni che ho già vissuto e superato, con i miei compagni di viaggio e grazie ai miei Maestri.