Sport e Scuola: un conflitto da superare

Gregorio Patrinieri

Gregorio Paltrinieri, foto di Fabrizio Fogliani su Flickr

In breve: un mio breve articolo su facebook a tema sport e scuola scatena l’interesse di genitori e docenti.

La citazione

A seguito della vittoria di Gregorio Paltrinieri alle ultime Olimpiadi scrivo,  il giorno 14 Agosto 2016, un breve post su facebook che riporto integralmente:

Quest’anno ero in commissione agli esami nel Liceo frequentato da Gregorio Paltrinieri. Una collega mi raccontava le reazioni di alcuni docenti di fronte alla sua scelta di impegnarsi per il nuoto, del tipo: “…ma cosa vuoi che riesca ad andare alle Olimpiadi!”
A tutti i colleghi che pensano che i propri studenti siano come i dipendenti di una fabbrichetta, che devono fare solo ciò che l’insegnante ritiene che sia giusto secondo un modello quanto meno discutibile, chiedo di essere un po’ più intelligenti, aperti e contenti che qualcuno di quelli trovi soddisfazione di ciò che fa, a cominciare da chi desidera continuare a giocare a calcio nella squadra del paese, a quello che vince un medaglione d’oro. I ragazzi e le ragazze si aiutano a crescere anche così.

Le reazioni non si fanno attendere e, con mia notevole sorpresa, ricevo tantissimi apprezzamenti; sulla mia bacheca (ad oggi, 19/8 sono 2.500 like e più di 500 condivisioni), su quella di Your Edu Action (quasi 33.000 like più di 10.000 condivisioni) con moltissimi commenti e messaggi diretti da parte di colleghi, genitori e studenti, che leggo e a cui rispondo anche solo per presa visione.
Tanti di questi denunciano l’ostilità di alcuni docenti verso la pratica sportiva anche con umiliazioni pubbliche, alcuni genitori e studenti la tengono opportunamente nascosta, altri ancora mentono, comunicando la sospensione dell’attività che, invece, continua tranquillamente. In questo ultimo caso i risultati delle valutazioni scolastiche diventano più benevoli. Come dire che, a mali estremi, estremi rimedi, con buona pace dell’ipocrisia e dell’ottusità educativa.

Sport, dentro e fuori la scuola

La scuola, così come è strutturata nel nostro paese, non dedica molto tempo e soprattutto adeguate infrastrutture all’attività motoria, ad iniziare dalla primaria. Con la “Buona Scuola” si è prevista una massiccia rivalutazione inserendo i professionisti del settore. Non so se questo progetto sia effettivamente partito, ma sarebbe già un passo importante.

La materia Scienze Motorie, anche nei Licei dove insegno, ha una funzione formativa ed educativa, secondariamente sollecita all’agonismo, ma solo come scelta opzionale.
Dalla mia esperienza alcuni scoprono le attività sportive dalle lezioni e poi si appassionano, altri che credono, o sono stati indotti a credere, di essere negati, trovano nella scuola qualche attività che li soddisfa e la perseguono. Altri ancora sono già strutturati e sono iscritti a società sportive, partecipano ad allenamenti e competizioni. Durante le lezioni si lavora tutti insieme, giustamente, perché si impara anche per imitazione, emulazione, condivisione, collaborazione tra pari.

In altre nazioni lo Sport giovanile non è demandato ad agenzie esterne, ma è l’istituzione educativa centrale che se ne occupa. In Italia non è il MIUR direttamente ad occuparsi dello Sport in età evolutiva, ma sono il CONI e gli enti di promozione sportiva. Questo, a volte, implica che alcuni giovani tesserati siano esclusi perché non sufficientemente competitivi, con rischio di abbandono verso la pratica agonistica per i quali è difficile sostituirla con attività più semplicemente ludiche.
Come si evince, questi enti hanno obiettivi selettivi e non inclusivi come dovrebbe avere invece la scuola nella sua missione educativa e formativa.

Huston, abbiamo un problema

Anzi due:

  • Il primo è quello emerso nei thread del post che ho pubblicato. Ragazzi che praticano a livello agonistico che sono ostacolati dal sistema scolastico rigido e poco attento ai loro bisogni.
  • Il secondo è dato da quelli che vorrebbero praticare per necessità motivazionale, ma vengono esclusi perché non corrispondono ai rispettivi standard competitivi.

Nell’istituzione scolastica ci siamo abituati a progettare percorsi personalizzati per studenti che hanno problematiche diverse, basti pensare ai DSA o ai BES. Queste differenze non intaccano gli obiettivi ed i contenuti, che rimangono quelli comuni al Consiglio di Classe, ma si differenziano solo per un’organizzazione diversa dei tempi, una flessibilità maggiore che permetta a tutti di arrivare a completare il percorso.
Nella mia scuola questo si fa tranquillamente, anche con chi ha impegni agonistici o espressivi della motricità, come ad esempio concorsi di danza.

Per chi, invece, ama praticare attività ma non trova spazi nelle squadre agonistiche, sarebbe necessario un intervento istituzionale maggiore, ciò che la categoria chiede da anni, che si concretizzerebbe in disponibilità di impianti e personale specializzato che segua questi studenti i quali, spesso e sempre di più, hanno anche bisogno di sollecitare le capacità motorie di base che una volta si sviluppavano con il gioco spontaneo, ma che oggi sono sempre più carenti nei nostri ragazzi e ragazze, a volte assorbiti dalla scuola fin dalla primaria con una mole di compiti esagerata, invasiva, che preclude una crescita equilibrata della personalità.

Superare il conflitto

Insegno da 40 anni, prima Educazione Fisica, adesso Scienze Motorie nei Licei. Anch’io ne ho sentite di tutti i colori, da parte di studenti, di genitori, di colleghi. Non pensavo, però, che il problema fosse così diffuso. Pochi sono i docenti illuminati a fronte di una massa che è convinta che la scuola debba essere l’unica agenzia educativa in grado di dare una prospettiva futura agli studenti. Questo vale per tutto ciò che sta al di fuori: musica, volontariato, attività varie, strutturate e non, formali, non formali.
Quella delle attività sportive crea spesso un conflitto più acceso, forse perché evidenzia una concorrenza sbilanciata dove i giovani atleti si spendono in fatica fisica e mentale con una motivazione primaria, endogena, senza cioè aver bisogno di gratificazione dall’esterno, mentre la scuola delle materie di “studio”, punta su quelle secondarie, cioè con i voti e l’agognata promozione. Questi ultimi rappresentano un premio da conquistare, non un’esigenza intrinseca di conoscenza.
Premio e punizione, infatti, sono due parole che aleggiano spesso durante gli scrutini di fine anno.
Imparare, per alcuni docenti, ha senso se è caratterizzato dalla sofferenza, dal sacrificio, mentre queste due condizioni, nello sport, sono accettate come necessarie al raggiungimento degli obiettivi, che sono tangibili, perché si esplicitano con l’acquisizione di competenze e non solo con conoscenze labili sotto il profilo dell’apprendimento autentico. E questo crea attrito e, probabilmente scatena reazioni di chiusura, di sconcertante ottusità.

Dai commenti risentiti di chi ha messo tutti quei like, però, non è bello sentire che la categoria dei docenti venga ricordata come quella che impone per autorità le rinunce ad attività altrettanto educative come lo sport, addirittura apostrofandole come inutili o paradossalmente dannose. Magari si potessero raggiungere gli obiettivi scolastici facendo leva sulle stesse motivazioni!
Ci deve essere equilibrio ed attenzione nel riconoscere le aspirazioni di ciascuno studente, aiutarli a raggiungere i traguardi anche con un’organizzazione più flessibile e una forte motivazione.
In questo, anche le nuove tecnologie ci possono venire in aiuto, come ad esempio la solidarietà in rete che già avviene tra gli studenti, di cui alcuni docenti non hanno nemmeno percezione, o con strategie di gamification per attivare stimolanti learning game.
Queste tecniche stanno entrando nei processi educativi e sarebbe veramente ora che si procedesse ad uno svecchiamento, ad un profondo restyling della scuola, cominciando a stigmatizzare certi atteggiamenti anacronistici, purtroppo, molto diffusi.

P.S. Il giorno 21 Agosto, Eurosport pubblica il mio post:

Sport e scuola: l’esempio da seguire di Gregorio Paltrinieri

Il giorno 23 Agosto, Vita, pubblica questo articolo:

Più sport a scuola, fra promesse e realtà

Per saperne di più:

Corpus sanum in mente sana

Per i pediatri italiani vale ancora il motto “Mens sana in corpore sano”

Scienze Motorie – Appunti delle lezioni

Scienze Motorie - Appunti delle lezioniScienze Motorie – Appunti delle lezioni by Emanuela Zibordi

My rating: 5 of 5 stars

 

 

In breve:

Scienze Motorie - appunti delle lezioni, II edizione: flipped classroom a.s. 2015-16. Condividi il Tweet

Il testo è stato scritto in collaborazione con la classe II A del Liceo Classico “Giovanni Pico” di Mirandola per il progetto “cl@sse 2.0” nell’a.s. 2013-14, secondo la metodologia proposta in Testi Scolastici 2.0

Questa seconda edizione raccoglie gli appunti delle lezioni come percorso operativo per le classi dell’a.s. 2015-16. Sono stati aggiornati e sviluppati alcuni argomenti, tra cui Hata Yoga, che nella prima edizione rimandavano a link esterni. Sono state inoltre adattati i punteggi da assegnare per ogni attività secondo la metodologia valutativa che prevede elementi di gamification.

Nello specifico della didattica verrei introdurre in forma un po’ più sistematica la flipped classroom, utilizzando le varie sezioni per una prima lettura da casa, in modo che ci sia da parte degli studenti una conoscenza preliminare degli argomenti e delle modalità operative proposte durante le lezioni.
Questo dovrebbe permettere di sfruttare meglio il tempo per l’apprendimento ed il gioco
.

Una copia di questo testo sarà a disposizione in scrittura condivisa per apportare nuove integrazioni ed aggiornamenti anche specifici per classi, perché la sua funzione è quella di un ebook flessibile, di contesto, lontano dai modelli dei manuali proposti per le adozioni.

N.B. Gli studenti interessati hanno ricevuto copia gratuita del testo, nei formati .epub e .mobi.

Scienze Motorie

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Valutazione a punti sì, voti no

In breve: Resoconto dell'introduzione di punti al posto dei voti Condividi il Tweet

punti tabellaimg 1 – Foglio di calcolo in Google Drive per l’inserimento dei punteggi

Considerazioni preliminari

Tempo fa scrissi il primo di cinque articoli sulla organizzazione didattica dei corsi massivi online, Cosa ci insegnano i MOOCs – #1 Valutazioni finali in cui, se hai la pazienza di leggere, auspicavo che anche nella didattica in presenza si potesse passare dalla forma a voti a quella a punti, un po’ come succede all’esame di Stato, applicando il concetto generale dell’accumulo (somma), contro quello in auge nella nostra scuola delle medie dei voti.

Ora, senza scendere nel particolare sull’opportunità della media con un numero esiguo di unità statistiche (n° di voti) che genera a volte situazioni in cui, per rimediare un 4 si deve prendere un 8, il sistema a punti, che ho sperimentato frequentando parecchi MOOCs, mi sembrava più efficace, più giusto e che desse percezione dell’aver completato i percorsi didattici, ciascuno con il proprio peso sull’apprendimento generale.

Lo scorso a.s. l’ho applicato come sistema alle mie classi e, al termine, ho inviato un questionario di feedback ai miei studenti per sapere cosa ne pensavano, se era cioè il caso di proseguire o di tornare al vecchio sistema.
I risultati nel dettaglio li leggerai sotto. Prima di proseguire, però, vorrei fare alcune considerazioni:

tabella 2img 2 – distribuzione dei punti nell’a.s.

  • Il sistema a punti che ho adottato prevede di distribuire nell’a.s. 100 punti + 5 di bonus extra a mia discrezione su obiettivi complessivi come da piano di lavoro, divisi in 4 pacchetti da 25 (si veda l’immagine qui sopra).
  • I punti andavano inseriti in un foglio di calcolo condiviso in lettura agli studenti di cui puoi vedere nel link seguente il modello per una classe generica: Foglio di calcolo punti Scienze Motorie applicabile anche in altre discipline.
  • Al termine di ogni quarto ho messo a punto un’altra tabella in cui convertire i punti in 25esimi in voti da inserire nel registro elettronico, sia per le valutazioni intermedie, sia per quelle finali.
  • Ogni classe ha avuto distribuzioni “personalizzate” in base ai tempi e alle diverse attività.

Il feedback

Hanno risposto al questionario 76 studenti su 143 (prima quindicina di Giugno 2015). Classi biennio più una quinta.
Le domande erano tutte chiuse tranne la 9, aperta, di cui darò una breve sintesi. Riporto le immagini catturate dal riepilogo delle risposte del foglio di calcolo.

Item 1

punti 1

Solo 4 studenti non hanno capito, o quasi, il funzionamento. (Dato fisiologico)

Item 2

pu

Un terzo ritiene sia migliore, l’altro terzo ritiene che siano simili, solo un decimo preferisce quella a voti.

Item 3

punti 3

I tre quarti degli studenti trova proporzione tra i punteggi assegnati e il peso dell’attività svolta; il 13% non condivide.

Item 4

punti_4

Gli studenti non sono stati generalmente ossessionati dalle valutazioni, anche perché sanno che, prima della pubblicazione sui registri, ne discuto con loro.

Item 5

punti 5

Solo una percentuale esigua, 5,2%, non ha trovato corrispondenza tra la valutazione finale e i parziali. (Dato fisiologico).

Item 6

punti_6

In alcune attività ho introdotto la peer to peer evaluation, predisponendo schede nelle quali inserire i punteggi relativi ad alcune performance sportive. Complessivamente i dati positivi, con i dovuti distinguo nelle risposte, sono intorno al 78%. A questo proposito c’è da dire che un po’ per tutti si è manifestato un certo imbarazzo nel valutare i compagni. I motivi potrebbero essere:

  • non abitudine a dare e ricevere giudizi
  • non abitudine ad osservare ciò che fanno gli altri
  • non abitudine ad eseguire performance sapendo di essere osservati (disagio emozionale)
  • timore che i compagni giudichino più per simpatia che per qualità

Le valutazioni, in effetti sono passate tramite la mia contribuzione e devo dire che, in genere, sono state equilibrate e vicine al mio giudizio. C’è stato solo qualche sporadico dato anomalo a cui ho posto rimedio.

Item 7

pun

La maggioranza, anche se stretta, ha colto nel segno.
Il sistema scolastico e l’attribuzione dei voti, spesso, non tiene conto del percorso annuale dell’apprendimento. I voti finali sono spesso quelli del secondo quadrimestre e questo è controproducente; è proprio la prima frazione dell’a.s. quella più produttiva, che subisce meno interruzioni ed è fondante per alcune discipline (lingue straniere, classiche, matematica, ecc.), oppure per diversità di obiettivi delle unità di apprendimento che devono essere comunque considerati, come nel caso della mia disciplina: Scienze Motorie.
Si consideri, inoltre, che la modalità a punti permette l’attribuzione “pesata” delle valutazioni. Se un argomento si ritiene facile, si danno meno punti, se difficile di più, oppure distinguere i punteggi tra prove scritte e orali. (Questa è la matematica della spesa, perché così difficile?)

Item 8

punti 8

Rassicurante il 78% di studenti che auspicano questo sistema invece o in alternativa a quello classico.

Item 9

In questa domanda aperta gli studenti hanno scritto liberamente, in alcuni casi interventi inerenti la ricerca, altri come consigli e suggerimenti più ampi rispetto alle nostre attività.

Li elenco qui sotto in risposta ai loro dubbi e proposte.

  1. D: vanno utilizzati più criteri oggettivi e scrupolosi per valutare R:  mi sembra di aver suddiviso in maniera abbastanza analitica le valutazioni che sono almeno 23. Quando si parla di valutazioni qualitative, poi, è molto difficile parlare di oggettività (già lo è in ogni caso sempre per ogni attività, anche quella più strettamente misurabile, figuriamoci per il movimento umano che è processo estremamente complesso che sfugge a regole stringenti, Infatti i giudici di gara sbagliano le valutazioni anche alle Olimpiadi). In ogni caso si può sempre migliorare.
  2. D: trovare un calcolo che permetta di rendere proporzionate le ore utilizzate per un’attività al punteggio massimo che si può ricevere. non tenere troppo conto delle valutazioni “inter pares”. a parte questo, posso chiederle se è possibile permettere agli studenti di dare una dimostrazione del loro sport,di modo che si possa rafforzare il legame tra i membri della classe e si possano aggiungere ulteriori conoscenze riguardo i diversi sport. così, è solo un’idea… R: alla prima richiesta: quest’anno sono andata un po’ a braccio nella definizione dei punteggi (un primo tentativo di distribuzione), in effetti il II quadrimestre ha subito molte interruzioni ed ho dovuto riaggiustare i punti attribuiti perché non c’era tempo di svolgere alcune attività. Alla II richiesta: una bella proposta, da attuare compatibilmente con l’attrezzatura e la sicurezza che abbiamo nella nostra palestra.
  3. D: Secondo me sono equilibrate e giuste. R: Bene!
  4. D: A volte i punteggi potrebbero essere un po’ più alti R: in effetti sarà mio compito riequilibrare, fermo restando che ci sono certe attività per cui si è maggiormente portati, altre meno.
  5. D: PIU’ CALCIO R: me l’aspettavo 🙂
  6. D: La valutazione da parte dei compagni è divertente ma spesso rispecchia poco il risultato effettivo , propongo si una votazione dei compagni ma dove anche il docente ha diritto di dare consigli, di verificare l’effettivo valore del voto e di spiegare così anche in sede di valutazione alcuni aspetti fondamentali per l’assegnazione del voto (tecniche specifiche ecc..) R: ti ricordo che sono sempre intervenuta nelle valutazioni anche se il dato iniziale era quello tra pari. Sulla scheda che vi ho consegnato c’erano esplicitati i criteri di valutazione. Mi rendo conto, però, che all’inizio non è facile esprimere un giudizio per attività che durano poco. Bisogna imparare ad osservare globalmente ed accordarsi con il gruppo di valutazione per distribuire i ruoli valutativi.
  7. D: Attribuire punti tenendo conto della partecipazione prestata durante l’anno R: ti assicuro che questo è stato fatto, anche con i 5 punti bonus aggiuntivi in cui ho considerato impegno, partecipazione, collaborazione. In genere, se ci sono stati questi atteggiamenti, anche il risultato delle performance è risultato migliore.

Conclusioni

Questo esperimento e il suo feedback, lungi dal voler essere qualcosa di assoluto e risolutivo riguardo al processo di valutazione, che rimane comunque attività complessa, mi soddisfa e, soprattutto, soddisfa la maggior parte dei miei studenti. Mi sento orgogliosa di averlo introdotto, così come l’ho vissuto nei corsi che ho frequentato, anche se questo  comporta un lavoro aggiuntivo. Lo riproporrò di certo il prossimo a.s.

Cosa ci insegnano i MOOCs – #5 Gamification

duolinguo

In breve: dall’analisi delle modalità didattiche dei MOOCs, ho analizzato i processi di gamification e li ho trasferiti in una progettazione didattica mista,  in presenza e attività online.

Premessa

Ci siamo lasciati all’inizio dell’estate con il post che riguardava le interazioni.
Ora, quest’altro, avrebbe la pretesa di essere conclusivo perché, di tutti gli argomenti di analisi che vi ho proposto, seppur in forma sintetica, questo sulla Gamification implica un’ulteriore integrazione nella progettazione didattica di questo processo abbastanza complesso che, però, rende più stimolante il percorso di apprendimento. Già lo scorso anno scolastico ho sperimentato in una classe terza qualche concetto di gamification in modalità analogica e artigianale e i risultati sono stati sorprendenti. Se vuoi farti un’idea, puoi leggere il post: La gamification “de noantri” – esperimento, dove ho cercato di isolare un elemento, quello dei badge, per stimolare di più la partecipazione al gioco.
Al di là dei risultati numerici valutativi, il livello di coinvolgimento è stato palesemente più alto.

Quello che andrò ad esporre oggi è l’organizzazione di gamification nelle mie classi; riguardano la disciplina Scienze Motorie nella secondaria di II grado, ma può essere estesa a tutte le discipline, adattandola alle esigenze specifiche di programmazione.

Sulla Gamification ho frequentato nei mesi scorsi un corso online su Coursera, abbastanza impegnativo perché il discorso sul “gioco” coinvolge la sfera emozionale, quella cognitiva e, naturalmente, quella che agisce (nel mio caso quella motoria). La complessità sta nel trovare equilibri tra gli oggetti che si inseriscono, che rendano i processi funzionali ed efficaci. Non si tratta solo di introdurre tecniche di game design, ma di integrarle agli gli obiettivi che, nel mio caso, sono didattici.  Ti rimando a letture o corsi specifici per saperne di più sull’argomento.

MOOCs e Gamification

Nell’ultimo anno, come saprai se hai letto i post precedenti, ho frequentato una decina di corsi, un po’ per interesse personale, un po’ per studiarne l’organizzazione didattica. Nello specifico quasi tutti i siti che erogano MOOC hanno al loro interno alcuni elementi di Gamification. Qualche portale carica troppi elementi, come Open2Study, altri ne fanno un uso limitato, mantenendo una caratteristica di corso tradizionale come Coursera; come dire: se hai voglia di studiare la motivazione ce la devi mettere tu. Addirittura il corso di Gmification che ho seguito, non aveva nessun elemento di Gamification.
Un certo equilibrio l’ho trovato in Duolinguo dove sono presenti i tre elementi riconoscibili della gamification: Points, Badges e Leaderboard, però senza eccedere, oltre ad altri elementi quali il conteggio dei giorni consecutivi di accesso alla piattaforma e svolgimento delle unità didattiche.
Certe funzioni le trovo utili, altre meno, ma io sono adulta e in genere motivata allo studio che scelgo spontaneamente.
Diversa è la condizione dei nostri studenti e lo sanno bene i portali come Edmodo e Sophia che hanno attivato al loro interno forme di gamification.

Non ritengo in questo post di essere troppo analitica,  ti basti pensare che l’inserimento di una forma di gamification va ragionata, così come si farebbe per un pianificazione di strategie di marketing.  E allora, per evitare di annoiare con nozioni teoriche, passo subito al pratico descrivendo la mia proposta.

I miei strumenti per la Gamification

Ho cercato in rete. Ho provato alcune piattaforme ed applicativi. Nessuno mi soddisfaceva.
Google Drive, come al solito, mi è venuto in soccorso. La scelta è stata determinata da:

  • autonomia di gestione: non devo ricorrere a strumenti di terzi con login da parte degli studenti se non quello di gmail, che già hanno;
  • flessibilità di design: con le apps di GD costruisco ciò che voglio;
  • integrata con tutti gli altri documenti che utilizzo per la didattica in presenza e online;
  • possibilità di coinvolgere gli studenti nella costruzione;
  • il salvataggio automatico è una manna, il cloud due.

Nel caso specifico ho utilizzato fogli di calcolo aperti in lettura, per la costruzione di un registro un po’ particolare.

Il registro su Google Drive

Il modello del registro lo vedi qui: Punteggi SM – Modello

Sono abituata da sempre ad usare fogli di calcolo per i registri digitali. Quest’anno ho deciso di passare su cloud perché mi permette di trovare i file online, quindi senza doverli trasferire dai diversi dispositivi. Ho preso la palla al balzo per aggiungere fogli ad hoc per la gamification. Guarda come l’ho strutturato:

  • ciascuna classe ha il proprio file condiviso in lettura
  • al momento è costituito da tre fogli:

Foglio punteggi

foglio punteggi

Questo è il foglio nel quale inserisco i punti ottenuti da ciascuno studente relativi alle diverse unità didattiche programmate, che assommano a 100 punti in un anno scolastico.

Per capire questo passaggio ti rimando alla lettura del primo post dal titolo Valutazioni finali, in cui sostengo che quella a somma progressiva dei voti (punti), così come pratica qualche MOOC, potrebbe essere una forma più chiara e trasparente della progettazione didattica ed anche più coinvolgente (la parola più usata nella gamification è infatti: involve). Penso proprio che quella normale, quella che viene adottata a scuola con il calcolo delle medie abbia fatto il suo tempo, che sia riduttiva perché non dà percezione dei punti forti e deboli di ciascuno studente, inoltre ha in sé i limiti che un valore medio esprime, soprattutto se calcolato con poche unità statistiche, in questo caso i voti. -Non parliamo poi dei deliri sui decimali che si vedono agli scrutini-. Anche in questo caso potrei andare avanti con la critica al nostro sistema valutativo, ma per rispetto del tempo del lettore mi fermo qui; in ogni caso quello dei 100 punti è ben conosciuto alla maturità.

Nell’immagine sotto vedi la parte sinistra della tabella:

punteggi sinistra

Come vedi nelle caselle della riga “max punti” sono inseriti in neretto i punteggi massimi assegnati ad ogni attività in base all’importanza e al peso che ha sulla valutazione finale. Sotto, in corrispondenza di nomi fittizi, quelli ottenuti da ciascuno studente. Guardiamo ora a destra:

punteggi destra

Qui ho selezionato in scuro come esempio le attività che non svolgerò con questa classe. I tre finti studenti hanno raggiunto valutazioni finali in centesimi che saranno poi trasformati in decimi sulle pagelle. N.B. I bonus rappresenta i 5 punti che mi riservo di dare a quelli che hanno dimostrato impegno, partecipazione, collaborazione, ecc.

Come dicevo in precedenza gli studenti possono accedere in lettura a questo file e verificare la progressione dei propri apprendimenti. La leaderboard è implicita, quella esplicita non è necessaria, data la funzione educativa stessa della valutazione.

Passiamo ora ai badge

 Foglio badge

foglio badge

Il foglio successivo raccoglie i badge conquistati nelle attività. Di solito li consegno a gruppi che hanno ottenuto buoni risultati o per collaborazioni speciali. Le immagini dei badge che vedi sotto sono neutre. Quelli che uso io, invece, sono stati disegnati a mano libera da una studentessa.

esempio badge

I premi ai vincitori finali saranno diversi dai voti. (Di solito vincono “una giornata da prof”)

Foglio registro

foglio registro

Il foglio è uguale ad una pagina di registro cartaceo nel quale inserire le date, le assenze e annotazioni in chiaro, in quanto anche questo foglio è visibile agli studenti.

Conclusioni

Ho provato con questo post a riassumere brevemente quella che è l’impostazione che voglio dare alla mia organizzazione didattica in ordine al cambiamento delle modalità valutative, più vicine a quella che propongono i MOOC, inserendo qualche elemento di gamification.

Passerò l’anno scolastico a verificarne l’efficacia, conscia che , strada facendo, ci possano essere adattamenti e aggiustamenti. A breve pubblicherò il testo di riferimento a questa organizzazione in formato .epub per i miei studenti, dal titolo “Scienze Motorie“, in modo che ci sia corrispondenza tra le attività proposte e le valutazioni sul foglio di calcolo. Mi riservo di riferire in futuro circa l’efficacia di questa proposta.

Termino qui i miei cinque interventi sui MOOC. Devo dire che tutti mi hanno insegnato qualcosa, soprattutto a immaginare una scuola diversa e più moderna.

I post precedenti:

1- Valutazioni finali

2- Valutare i compiti

3- Le risorse didattiche

4 – Le Interazioni:

La gamification “de noantri” – esperimento

learning game 2

In breve: descrivo come in quest'anno scolastico ho introdotto la Gamification
 in una classe III di un Istituto Tecnico Economico.

Individuazione della classe

Prima di frequentare il corso di Gamification su Coursera, avevo letto il testo consigliato dal docente, Mr Kevin Werbach,  “For the Win“. Così, l’autunno scorso ho individuato una delle mie classi per iniziare ad inserire qualche forma di coinvolgimento secondo le prassi che il testo suggeriva, adattate al contesto educativo invece di quello per il business al quale principalmente il libro e il corso fanno riferimento.

La classe indicata ha caratteristiche particolari:

  • omogenea per componente maschile, femminile;
  • disomogenea per capacità, interesse e motivazione per le attività motorie; 6 studenti su 24 praticano sport extrascolastico;
  • una parte della componente maschile caratterizzata da irrequietezza comportamentale, soprattutto negli atteggiamenti di compostezza in classe; in palestra piuttosto esuberante e decisa a praticare in prevalenza sport conosciuti nei quali sa esprimere al meglio le proprie abilità;
  • una parte della componente femminile, invece, restia a mettersi in gioco, un po’ frustrata perché non all’altezza, in termini di abilità motorie, del gruppo più disinvolto.

Individuazione degli obiettivi educativi e didattici

Data questa premessa il mio obiettivo principale con l’introduzione della Gamification è stato proprio quello di ridurre la forbice motivazionale creando condizione per cui, sia gli uni, sia gli altri gruppi, potessero sentirsi ugualmente coinvolti nel gioco sportivo e poter vincere, a prescindere dalle capacità atletiche individuali.

In secondo luogo, ma non per questo meno importante, volevo verificare anche l’eventuale miglioramento dei risultati sportivi individuali.

Strumenti

Non ho usato strumenti informatici, ho preferito puntare sulla costruzione manuale dei tools facendomi aiutare dagli studenti:

  1. Leaderboard: ho acquistato un cartoncino bristol. Martina l’ha grigliato con i nomi degli studenti come record  e caselle di 2,5 x 2,5 cm come campi.
  2. Nome e logo: abbiamo dato a questo gioco il nome di “Learning game square” perché si è introdotto un elemento di gioco nel gioco sportivo.
  3. Badges: Madalina ha disegnato i badge con matite e pennarelli. Io li ho fotografati e ridotti a quadretti di 2,5 x 2,5 da incollare sul bristol. All’assegnazione li ritagliavo e li firmavo.
  4. Reward: la prima femmina e il primo maschio che hanno collezionato più badges hanno vinto il premio “Una giornata da Prof” in cui hanno svolto il ruolo da insegnanti per i compagni nelle due ultime lezioni dell’anno scolastico.

leaderboard

La leaderboard e i badges fatti a mano

Attività

Pallavolo, Pallacanestro, Nuoto, Badminton e Tennistavolo, Calcio a 5 e percorso di abilità sportiva a tempo, in forma di tornei o giochi a squadre, staffette ed altro.

Tutte le attività erano a squadre composte di volta in volta con criteri di distribuzione omogenea delle abilità dei gruppi, o randomizzate seguendo numerazione casuale. Il numero dei componenti era da 4 a 8, a seconda del tipo di attività.

Assegnazione dei badges

All’inizio della lezione veniva indicato il numero dei badges in palio sia per la vittoria della propria squadra o gruppo, sia per comportamenti collaborativi utili alla riuscita delle attività ed anche  per partecipazione assidua alle lezioni per scongiurare le “giustificazioni”.

Esiti

Il primo obiettivo è stato raggiunto perché c’è stata una partecipazione molto più attiva ed entusiasta tra studenti con abilità diverse. In modo particolare:

  • il gruppo notoriamente più attivo ha accettato tutte le attività, senza brontolare perché non si praticava il proprio sport preferito;
  • il gruppo notoriamente meno motivato si è sentito coinvolto nella partecipazione ottenendo badges e congratulazioni per le vittorie e performance.

Per valutare il secondo obiettivo ho predisposto un percorso a tempo di abilità sportiva e motoria ripetuto per due lezioni consecutive. Prima l’ho sottoposto a tutte le altre mie classi per trovare indici di standardizzazione e assegnare i relativi voti.
Queste le medie dei voti delle altre classi: 8.6, 8.5, 8.6, 8.4, 8.6, 9.1, mentre quella in oggetto ha ottenuto una media voti di 9.6, con esiti sorprendenti, soprattutto per il gruppo che era meno motivato all’attività sportiva.

Conclusioni

A questo esperimento non voglio dare una valenza assoluta, ma di certo l’introduzione di questi meccanismi ha stimolato l’atteggiamento partecipativo che ha visto anche un miglioramento nell’iterazione tra i diversi gruppi della classe che prima erano più distanti per interesse.

Sto cercando un sistema più automatizzato per la distribuzione dei badges. Uno è l’applicativo Credly, sia per fisso, sia per mobile che potrebbe essere quello che fa al mio caso, svincolato da piattaforme e snello nella consegna. Un altro è classdojo che al momento non permette di inserire le immagini dei badges fatti dagli studenti. Sono quindi in attesa di trovare lo strumento più idoneo che mi permetta di estendere queste modalità a tutte le mie classi.

Un MOOC sulla biologia del corpo umano

Human Body

Sempre alla ricerca di MOOC interessanti, sono incappata nel portale Open2Study che raccoglie corsi gratuiti delle università australiane. Questa volta ho scelto lezioni di biologia umana perché incuriosita dal titolo The Human Body as a Machine, oltre all’interesse relativo alla struttura didattica che sempre mi piace analizzare nei corsi a distanza.

La struttura è in 4 moduli settimanali (guarda l’immagine in cui compare anche l’elenco delle valutazioni), in particolare mi interessava il terzo, Moving the Machine, perché legato all’apparato locomotore con accenni di biomeccanica.

moduli human body

Dal punto di vista dei contenuti, data l’ampiezza dell’argomento, le lezioni sono state orientate a concetti e conoscenze generali, suddividendo lo studio della biologia in stadi gerarchici: atomico-molecolare, istologico, organi e apparati, sistemi e loro interazione. Il livello è quello della scuola media superiore o universitario per integrare altre conoscenze, infatti, adatto a lezioni CLIL di Scienze Motorie nelle mie classi V di Liceo Linguistico e Classico, dove l’argomento di Scienze è proprio il corpo umano. Interessante soprattutto che chi vuole approfondire il lessico specifico della biologia nella lingua inglese e un approccio integrato tra l’istologia, l’anatomia e la fisiologia.

Sul fronte metodologico le lezioni sono distribuite con video sottotitolati in inglese. Il docente parla lentamente ed è chiaro nell’esposizione. (Non altrettanto nel corso Concept in Game Development dove il docente parla troppo velocemente e con un accento marcato). Peccato che i video su youtube non siano disponibili al di fuori del corso (Uno studente cinese lamentava il fatto di non accedere a youtube perché vietato nel suo paese). L’escamotage, un po’ macchinoso, è stato quello di salvarne l’audio in mp3. E’ presente un forum interattivo che, però, per la natura dell’argomento scientifico, dà poco margine a discussioni. Molto attiva, invece, la sezione gamification con badge, ne ho totalizzati 15, che piovono copiosi per qualsiasi step, dall’iscrizione al completamento del corso. Buona anche l’integrazione social soprattutto con twitter, tanto che, ad ogni post con l’account del portale, @open2study o con l’ashtag del corso, ti rispondono e ti retwittano. Sulla valutazione: solo quiz a risposta singola alla fine di ogni lezione  (1 domanda) e al termine del modulo (10 domande). Li ho superati tutti, ma bastava il 60%. Alcuni item davano risposte un po’ ambigue, con sfumature linguistiche di cui non riuscivo a cogliere in pieno il significato, un po’ come quelli dell’utimo MOOC su Coursera. Mi sono perciò iscritta a quest’altro corso, Writing for the Web, per vedere se gli assessment sono con risposte aperte e più discorsive.

 

Un esempio di MOOC selettivo

gamification

 

Oggi si conclude  Gamification su Coursera. Questo corso è stato preparato da docenti della Penn State University, così come il precedente che ho seguito che aveva come oggetto la Creatività. Quest’ultimo era stato organizzato con un sistema indipendente dalla qualità delle prove di valutazione; bisognava fare i compiti assegnati, quiz ed elaborati, che avevano lo scopo di verificare la visione o lettura delle lezioni e proprie elaborazioni ed esercizi di carattere creativo, normalmente con tracce strutturate da seguire per il loro sviluppo. In questo caso non conosco quale sia la percentuale di coloro che l’hanno terminato. Devo dire che è stato altrettanto impegnativo di quest’ultimo sulla gamification organizzato con un sistema più selettivo. Ed è proprio questo aspetto della caratteristica selettiva che vorrei analizzare.

Le statistiche delle edizioni precedenti di Gamification parlano chiaro, al di là delle normali defezioni che si riscontrano nei MOOCs:

gamification stats I criteri della selezione si possono riassumere in questi punti:

  1. L’estensione temporale. Il corso ha avuto la durata di 10 settimane con 12 unità didattiche. In certe settimane c’è stato doppio impegno per doppia unità. Questo ha di certo mandato in crisi i corsisti per overload di risorse da vedere e leggere, di compiti da preparare, discussioni da seguire. In ogni unità c’erano anche risorse aggiuntive che avrebbero avuto bisogno di tempi più dilatati per poter essere visionate e assimilate.
  2. Tempi di consegna. Ogni settimana, da Lunedì a Domenica, prevedeva un compito. Il ritardo nella consegna comportava una decurtazione del punteggio del 25% o addirittura la non convalida del compito stesso.
  3. Numero di tentativi. I quiz per verificare l’apprendimento dei contenuti delle lezioni davano 2 tentativi con punteggio 100% ed altri 3 con 75%, sempre con risposte randomizzate, mediamente con la metà diverse dalle precedenti.
  4. Written Assignment. I compiti argomentativi, da consegnare entro tempi definiti, sono stati valutati da altri corsisti. Ciascuno (in totale 3, rispettivamente da 300, 500, 1500 parole) con 5 valutazioni, più la propria. Questa probabilmente è la componente più innovativa, fatta con un sistema di distribuzione degli elaborati molto efficace. Peccato che il contenuto dei compiti desse poco margine alla creatività e all’interesse specifico.

Il punteggio totale da assegnare era di 100 punti così suddivisi. Minimo richiesto per la certificazione 70 punti:

  • 35 quiz Ho ottenuto 33,25 punti
  • 30 quiz finale Ho ottenuto 23,75 punti
  • 35 peer assessment Ho ottenuto  32 punti
  • Totale ottenuto  89 punti.

Considerazioni metodologiche

Un po’ troppo rigido questo sistema. La qualità psicologica più richiesta è stata la resilienza, ovvero, andare avanti a tutti i costi per vedere la fine. Queste richieste incalzanti hanno fatto perdere un po’ di interesse nei confronti dei contenuti e delle discussioni, e per un corso che pone il massimo interesse nella motivazione, mi sembra che abbia disatteso le aspettative. Ai quiz do una valutazione negativa. A mio avviso sono stati costruiti male, infatti, una delle caratteristiche delle risposte chiuse è quella di non essere ambigue mentre, tante volte, bisognava indovinare tra risposte tutte pertinenti quella che segnalava il docente come la più accreditata. Ma si sa, i quiz sono quiz.

I written assignment sono stati altrettanto monolitici. Viene dato un caso di studio da sviluppare. Dopo il primo, dove ho preso 4/10, ma mi rendo conto di aver preso un po’ di tangente, ho fatto un compitino molto lineare dove ho inserito i termini delle lezioni con qualche idea originale senza esagerare e ho meritato 10/10. Nel terzo ho ripetuto la tecnica con la valutazione di 10/10, ma mi bastava 1 punto per la certificazione. Questa progettazione con argomento uguale per tutti mi ha annoiato nel peer assessment. Si ripetevano sempre le stesse cose, con più o meno precisione e accuratezza, ma dalle quali ho imparato ben poco. Avrei preferito che il compito fosse indirizzato al proprio ambito lavorativo (il mio è education), affinché l’impegno di progettazione di gamification fosse almeno inerente ai miei interessi. Così mi è sembrato un lavoro abbastanza inutile, funzionale solo alla certificazione.

Complessivamente, rispetto alla lettura precedente del testo For the Win del docente responsabile del corso, non ho imparato molto di più. Le interazioni sul forum non mi sono state di grande aiuto. Anche sul fronte dell’utilizzo di piattaforme o applicativi mi rimane il buio pressoché totale.

In conclusione ho preferito molto di più la forma libera che non questa stringente. La certificazione per entrambe è solo formale ma, almeno nel primo, c’è stata una componente ludica maggiore (motivazione intrinseca) e più orientata a capire e costruire, che non imparare per sostenere le prove. Ecco, la struttura di Gamification è più vicina a quella scolastica e accademica (motivazione estrinseca) che è proprio quella che non voglio ritrovarmi in un MOOC.