Perché Scienze Motorie a scuola?

margaria

In breve:  da un piccolo incidente in palestra una riflessione sul ruolo educativo della mia materia

Oggi a scuola è successa una cosa.

La mia classe di IV superiore giocava a pallavolo, maschi e femmine insieme.

Un ragazzo, per recuperare una palla difficile durante il gioco, l’ha calciata con un piede e l’ha involontariamente direzionata verso il viso di una compagna che gli stava vicino. Una botta piuttosto violenta che, per fortuna, ha colpito la fronte e non parti più sensibili come occhi o naso. La poverina comunque si è accasciata dolorante per qualche minuto. Poi, con un impacco di ghiaccio si è ripresa abbastanza velocemente.
Cose che succedono.

In attesa della campanella dico al ragazzo: “I maschi della tua età hanno almeno il doppio della forza fisica delle ragazze, dovete adattarvi a chi, in questo caso, è più debole e moderare l’intensità dei vostri movimenti. Pensa se ti arrivasse una pallonata da un rinoceronte!”

Una ragazza interviene e dice. “Ma non l’ha fatto apposta!” “Certo!” Rispondo io “Ci mancherebbe solo che l’avesse fatto intenzionalmente. Conoscete il significato di colpa e dolo?” E così ho spiegato loro la differenza anche in termini giuridici e facendo degli esempi.
Sempre io: “Vedete, i vostri colleghi dell’altra classe non giocavano insieme. Le ragazze erano stese sui materassoni, qualcuna giocava a scacchi, i maschi giochicchiavano da soli a calcetto. Preferisco, invece, che giochiate insieme e che impariate a stare insieme, accettando di essere un gruppo.”

***

Ringrazio il Prof. Rodolfo Margaria, fisiologo dell’apparato locomotore sul quale studiai anche le differenze somatiche degli effetti genetici e ormonali tra i diversi sessi in materia di attività fisica, e l’auxologo Prof. Nicola Pende che tanto mi illuminò nella stesura della mia prima tesi sull’età evolutiva.

Il pensiero che mi ronza in questo periodo è quello della mancanza della conoscenza delle finalità educative dell’educazione fisica nel nostro paese. Nemmeno la scuola le conosce.
Quando i media intervengono sull’argomento, lo fanno limitandolo ad un fattore igienico, ma non è così; è Educazione.
E’ anche il modo più bello e diretto di insegnare e di trovare continuamente riferimenti culturali a ciò che provoca il muoversi sul nostro pianeta.

Non è facile, per me non è stato facile, spesso ho lavorato nell’indifferenza o nel fastidio che, ad una scuola impostata ancora come due secoli fa, suscita questa materia.

Secondo me, con degli insegnanti di Scienze Motorie preparati, con una maggior attenzione alle competenze – le metto dentro tutte, ma proprio tutte –  che questa materia può stimolare, il campo dell’educazione ne trarrebbe giovamento. E ce n’è un gran bisogno.

Sport e Scuola: un conflitto da superare

Gregorio Patrinieri

Gregorio Paltrinieri, foto di Fabrizio Fogliani su Flickr

In breve: un mio breve articolo su facebook a tema sport e scuola scatena l’interesse di genitori e docenti.

La citazione

A seguito della vittoria di Gregorio Paltrinieri alle ultime Olimpiadi scrivo,  il giorno 14 Agosto 2016, un breve post su facebook che riporto integralmente:

Quest’anno ero in commissione agli esami nel Liceo frequentato da Gregorio Paltrinieri. Una collega mi raccontava le reazioni di alcuni docenti di fronte alla sua scelta di impegnarsi per il nuoto, del tipo: “…ma cosa vuoi che riesca ad andare alle Olimpiadi!”
A tutti i colleghi che pensano che i propri studenti siano come i dipendenti di una fabbrichetta, che devono fare solo ciò che l’insegnante ritiene che sia giusto secondo un modello quanto meno discutibile, chiedo di essere un po’ più intelligenti, aperti e contenti che qualcuno di quelli trovi soddisfazione di ciò che fa, a cominciare da chi desidera continuare a giocare a calcio nella squadra del paese, a quello che vince un medaglione d’oro. I ragazzi e le ragazze si aiutano a crescere anche così.

Le reazioni non si fanno attendere e, con mia notevole sorpresa, ricevo tantissimi apprezzamenti; sulla mia bacheca (ad oggi, 19/8 sono 2.500 like e più di 500 condivisioni), su quella di Your Edu Action (quasi 33.000 like più di 10.000 condivisioni) con moltissimi commenti e messaggi diretti da parte di colleghi, genitori e studenti, che leggo e a cui rispondo anche solo per presa visione.
Tanti di questi denunciano l’ostilità di alcuni docenti verso la pratica sportiva anche con umiliazioni pubbliche, alcuni genitori e studenti la tengono opportunamente nascosta, altri ancora mentono, comunicando la sospensione dell’attività che, invece, continua tranquillamente. In questo ultimo caso i risultati delle valutazioni scolastiche diventano più benevoli. Come dire che, a mali estremi, estremi rimedi, con buona pace dell’ipocrisia e dell’ottusità educativa.

Sport, dentro e fuori la scuola

La scuola, così come è strutturata nel nostro paese, non dedica molto tempo e soprattutto adeguate infrastrutture all’attività motoria, ad iniziare dalla primaria. Con la “Buona Scuola” si è prevista una massiccia rivalutazione inserendo i professionisti del settore. Non so se questo progetto sia effettivamente partito, ma sarebbe già un passo importante.

La materia Scienze Motorie, anche nei Licei dove insegno, ha una funzione formativa ed educativa, secondariamente sollecita all’agonismo, ma solo come scelta opzionale.
Dalla mia esperienza alcuni scoprono le attività sportive dalle lezioni e poi si appassionano, altri che credono, o sono stati indotti a credere, di essere negati, trovano nella scuola qualche attività che li soddisfa e la perseguono. Altri ancora sono già strutturati e sono iscritti a società sportive, partecipano ad allenamenti e competizioni. Durante le lezioni si lavora tutti insieme, giustamente, perché si impara anche per imitazione, emulazione, condivisione, collaborazione tra pari.

In altre nazioni lo Sport giovanile non è demandato ad agenzie esterne, ma è l’istituzione educativa centrale che se ne occupa. In Italia non è il MIUR direttamente ad occuparsi dello Sport in età evolutiva, ma sono il CONI e gli enti di promozione sportiva. Questo, a volte, implica che alcuni giovani tesserati siano esclusi perché non sufficientemente competitivi, con rischio di abbandono verso la pratica agonistica per i quali è difficile sostituirla con attività più semplicemente ludiche.
Come si evince, questi enti hanno obiettivi selettivi e non inclusivi come dovrebbe avere invece la scuola nella sua missione educativa e formativa.

Huston, abbiamo un problema

Anzi due:

  • Il primo è quello emerso nei thread del post che ho pubblicato. Ragazzi che praticano a livello agonistico che sono ostacolati dal sistema scolastico rigido e poco attento ai loro bisogni.
  • Il secondo è dato da quelli che vorrebbero praticare per necessità motivazionale, ma vengono esclusi perché non corrispondono ai rispettivi standard competitivi.

Nell’istituzione scolastica ci siamo abituati a progettare percorsi personalizzati per studenti che hanno problematiche diverse, basti pensare ai DSA o ai BES. Queste differenze non intaccano gli obiettivi ed i contenuti, che rimangono quelli comuni al Consiglio di Classe, ma si differenziano solo per un’organizzazione diversa dei tempi, una flessibilità maggiore che permetta a tutti di arrivare a completare il percorso.
Nella mia scuola questo si fa tranquillamente, anche con chi ha impegni agonistici o espressivi della motricità, come ad esempio concorsi di danza.

Per chi, invece, ama praticare attività ma non trova spazi nelle squadre agonistiche, sarebbe necessario un intervento istituzionale maggiore, ciò che la categoria chiede da anni, che si concretizzerebbe in disponibilità di impianti e personale specializzato che segua questi studenti i quali, spesso e sempre di più, hanno anche bisogno di sollecitare le capacità motorie di base che una volta si sviluppavano con il gioco spontaneo, ma che oggi sono sempre più carenti nei nostri ragazzi e ragazze, a volte assorbiti dalla scuola fin dalla primaria con una mole di compiti esagerata, invasiva, che preclude una crescita equilibrata della personalità.

Superare il conflitto

Insegno da 40 anni, prima Educazione Fisica, adesso Scienze Motorie nei Licei. Anch’io ne ho sentite di tutti i colori, da parte di studenti, di genitori, di colleghi. Non pensavo, però, che il problema fosse così diffuso. Pochi sono i docenti illuminati a fronte di una massa che è convinta che la scuola debba essere l’unica agenzia educativa in grado di dare una prospettiva futura agli studenti. Questo vale per tutto ciò che sta al di fuori: musica, volontariato, attività varie, strutturate e non, formali, non formali.
Quella delle attività sportive crea spesso un conflitto più acceso, forse perché evidenzia una concorrenza sbilanciata dove i giovani atleti si spendono in fatica fisica e mentale con una motivazione primaria, endogena, senza cioè aver bisogno di gratificazione dall’esterno, mentre la scuola delle materie di “studio”, punta su quelle secondarie, cioè con i voti e l’agognata promozione. Questi ultimi rappresentano un premio da conquistare, non un’esigenza intrinseca di conoscenza.
Premio e punizione, infatti, sono due parole che aleggiano spesso durante gli scrutini di fine anno.
Imparare, per alcuni docenti, ha senso se è caratterizzato dalla sofferenza, dal sacrificio, mentre queste due condizioni, nello sport, sono accettate come necessarie al raggiungimento degli obiettivi, che sono tangibili, perché si esplicitano con l’acquisizione di competenze e non solo con conoscenze labili sotto il profilo dell’apprendimento autentico. E questo crea attrito e, probabilmente scatena reazioni di chiusura, di sconcertante ottusità.

Dai commenti risentiti di chi ha messo tutti quei like, però, non è bello sentire che la categoria dei docenti venga ricordata come quella che impone per autorità le rinunce ad attività altrettanto educative come lo sport, addirittura apostrofandole come inutili o paradossalmente dannose. Magari si potessero raggiungere gli obiettivi scolastici facendo leva sulle stesse motivazioni!
Ci deve essere equilibrio ed attenzione nel riconoscere le aspirazioni di ciascuno studente, aiutarli a raggiungere i traguardi anche con un’organizzazione più flessibile e una forte motivazione.
In questo, anche le nuove tecnologie ci possono venire in aiuto, come ad esempio la solidarietà in rete che già avviene tra gli studenti, di cui alcuni docenti non hanno nemmeno percezione, o con strategie di gamification per attivare stimolanti learning game.
Queste tecniche stanno entrando nei processi educativi e sarebbe veramente ora che si procedesse ad uno svecchiamento, ad un profondo restyling della scuola, cominciando a stigmatizzare certi atteggiamenti anacronistici, purtroppo, molto diffusi.

P.S. Il giorno 21 Agosto, Eurosport pubblica il mio post:

Sport e scuola: l’esempio da seguire di Gregorio Paltrinieri

Il giorno 23 Agosto, Vita, pubblica questo articolo:

Più sport a scuola, fra promesse e realtà

Per saperne di più:

Corpus sanum in mente sana

Per i pediatri italiani vale ancora il motto “Mens sana in corpore sano”

Il fascino dello sport – slide

In breve: descrizione della metodologia adottata per creare slide in scrittura collaborativa con oggetto gli sport.

Introduzione

Questa unità di apprendimento è stata proposta alle mie sei classi I e II del Liceo “Giovanni Pico” di Mirandola, sezioni classico e linguistico. Gli obiettivi sono stati principalmente due:

  1. Fare una ricerca online sugli sport, condividere immagini, video e riflessioni personali sulla propria scelta.
  2. Utilizzare Google slides per la scrittura collaborativa, classe per classe e produrre una presentazione da condividere ulteriormente tra le classi e sul web.

Organizzazione

Ho preparato un modello slide composto da:

  • una slide generale per le istruzioni
  • tre slide per studente di cui:
    1. per inserire immagini o video da youtube
    2. scrivere le motivazioni della propria scelta, se è uno sport che già si pratica o che piacerebbe praticare
    3. una tabella con cinque righe in cui inserire i commenti al lavoro dei compagni e una valutazione in cifra da 1 a 5.

Tempi

La prima fase consisteva nel compilare le prima due slide (circa 30 giorni)

La seconda richiedeva di entrare a presentazione terminata e inserire i commenti ad almeno 5 lavori dei compagni, come vedi nell’immagine qui sotto (circa 15 giorni):

slide commenti
Esempio di slide per inserire commenti e valutazioni

Valutazioni

Al termine ciascun allievo ha ricevuto una valutazione che, per metà (un max di 5 punti) è stata assegnata dall’insegnante e, per l’altra metà, sempre per un max di 5 punti, dai compagni che hanno scelto i contenuti dei colleghi assegnando la propria valutazione.

Criticità

Il gatto mi ha mangiato Internet! Il lavoro doveva essere svolto a casa. All’incirca il 50% ha terminato entro i tempi previsti, almeno nella I fase. Molti dei restanti hanno addotto problematiche tecniche, dimenticanza, ecc. Qualcuno ha mandato un power point, altri qualcosa attraverso la posta. In genere se sollecitati hanno poi risposto in breve tempo, terminando il compito. A lezione ho messo loro a disposizione  il mio portatile per inserire i contenuti. Solo un paio su 150 non hanno svolto l’attività.

A parte qualcuno forse già educato all’uso degli strumenti informatici, la maggior parte non ha confidenza con la scrittura in digitale, ad esempio non iniziano il periodo con la maiuscola, non mettono lo spazio dopo un segno di punteggiatura, soprattutto, tanti non rileggono quello che scrivono, ma non leggono nemmeno le istruzioni.
Per smentire in parte ciò che afferma Vertecchi sulla scrittura e cioè che “l’intervento nella scrittura digitale di correttori automatici riduce la consapevolezza ortografica”, posso dire tranquillamente che non guardano nemmeno se una parola è segnalata come errore; faccio a questo proposito l’esempio del “perchè” che vince l’oscar del disinteresse, pur sottolineato in rosso.
Ho riscontrato altre carenze abbastanza diffuse nella gestione delle immagini e dei video. Però, tutto sommato questo lavoro è stato utile per imparare ad usare lo strumento collaborativo dove, almeno, i tuoi compagni di classe vedono cosa hai fatto e questo dovrebbe indurre a fare attenzione a come si fa il compito.

Risultati

Le presentazioni finali sono state apprezzabili per la varietà degli sport proposti, più di 50, di cui alcuni, circa una decina, che proprio nemmeno conoscevo. Ora le presentazioni sono pubbliche e tutti saranno invitati a guardare quello che le altre classi hanno prodotto.

I link alle presentazioni sono qui sotto, i testi scritti dagli studenti sono ricchi di carica emozionale, così come sa suscitare un’attività vitale come quella dello sport.

Competenze – i tempi

tempi competenze grafico

in breve: i tempi per acquisire competenze Condividi il Tweet

Premessa

Prima settimana di scuola. Incontro gli studenti delle classi prime e, dopo aver fatto un paio di chiacchiere per conoscerci, li invito a mandarmi il proprio indirizzo di posta elettronica con una mail perché dovremo lavorare con gli applicativi di Google per la didattica. Si tratta di sviluppare le competenze comunicative ed operative con le nuove tecnologie, così come sollecitato dalla UE e dal MIUR.

Impiego circa  mezz’ora a spiegare come fare l’account per quelli che non hanno gmail, sollecitando di farlo appena arrivati a casa.

La riflessione

Terminata la prima settimana di scuola, ricevo circa la metà delle mail con l’indirizzo degli studenti. Tutti gli anni è così e, prima di riuscire ad avere la mailing list completa, passerà ancora del tempo, quanto non si sa.
Avvio una riflessione su facebook con i colleghi, che leggi nell’immagine qui sotto, con i dati percentuali (approssimativi, ma abbastanza vicini alla realtà), riportati nel grafico d’apertura:

facebook_competenze

Questi dati, ahimè, sono il frutto della mia esperienza come insegnante di Scienze Motorie e Competenze Digitali, in cui in entrambi i casi, i soggetti non devono ripetere cose imparate sui libri, ma imparare facendo (learning by doing), che è una delle forme più efficaci, perché è quella che arriva direttamente all’acquisizione di competenze sviluppate nel contesto: relazionali con il mondo e con se stessi nel primo caso, costruttive di contenuti d’apprendimento, comunicative e interattive nel secondo.

Il problema qual é? E che a queste competenze ci devono arrivare tutti/e e quello che si potrebbe esaurire in una lezione necessita, per quel 50% che non risponde, di tempi dilatati ad libitum e la classe diventa un puzzle formato da soggetti che devono recuperare chi una cosa, chi l’altra, spesso molti argomenti insieme. Si tratta allora di gestire il caos, di tenere tutto sotto controllo e in questo mi aiuta il registro fatto con Drive foglio di calcolo.

Possibili soluzioni

Peer education, ovvero, apprendimento tra pari. Proverò ad adottare questa strategia: nomino uno degli appartenenti al gruppo che ha risposto subito e gli do l’incarico di tutor verso uno di quelli che non ha eseguito la consegna. Vediamo se può essere un sistema più efficace. [speriamo funzioni]

I commenti dei colleghi

Le risposte degli altri amici insegnanti è stato unanime, tanto per dimostrare che il problema non è solo mio, ma un po’ generale. Se vuoi sentire le altre campane, questo è il thread del post.

Conclusione

Quando si sentono commenti dispregiativi sul lavoro dei docenti, ecco, pensate che uno dei vostri figli potrebbe appartenere al gruppo dei ritardatari a cui vanno date attenzioni doppie, tempi doppi, se non tripli, rispetto al necessario. Il rischio sarebbe quello di lasciare indietro mezza classe, atteggiamento che qualcuno adotta, ma che non condivido né sul piano didattico, né su quello etico.

Valutazione a punti sì, voti no

In breve: Resoconto dell'introduzione di punti al posto dei voti Condividi il Tweet

punti tabellaimg 1 – Foglio di calcolo in Google Drive per l’inserimento dei punteggi

Considerazioni preliminari

Tempo fa scrissi il primo di cinque articoli sulla organizzazione didattica dei corsi massivi online, Cosa ci insegnano i MOOCs – #1 Valutazioni finali in cui, se hai la pazienza di leggere, auspicavo che anche nella didattica in presenza si potesse passare dalla forma a voti a quella a punti, un po’ come succede all’esame di Stato, applicando il concetto generale dell’accumulo (somma), contro quello in auge nella nostra scuola delle medie dei voti.

Ora, senza scendere nel particolare sull’opportunità della media con un numero esiguo di unità statistiche (n° di voti) che genera a volte situazioni in cui, per rimediare un 4 si deve prendere un 8, il sistema a punti, che ho sperimentato frequentando parecchi MOOCs, mi sembrava più efficace, più giusto e che desse percezione dell’aver completato i percorsi didattici, ciascuno con il proprio peso sull’apprendimento generale.

Lo scorso a.s. l’ho applicato come sistema alle mie classi e, al termine, ho inviato un questionario di feedback ai miei studenti per sapere cosa ne pensavano, se era cioè il caso di proseguire o di tornare al vecchio sistema.
I risultati nel dettaglio li leggerai sotto. Prima di proseguire, però, vorrei fare alcune considerazioni:

tabella 2img 2 – distribuzione dei punti nell’a.s.

  • Il sistema a punti che ho adottato prevede di distribuire nell’a.s. 100 punti + 5 di bonus extra a mia discrezione su obiettivi complessivi come da piano di lavoro, divisi in 4 pacchetti da 25 (si veda l’immagine qui sopra).
  • I punti andavano inseriti in un foglio di calcolo condiviso in lettura agli studenti di cui puoi vedere nel link seguente il modello per una classe generica: Foglio di calcolo punti Scienze Motorie applicabile anche in altre discipline.
  • Al termine di ogni quarto ho messo a punto un’altra tabella in cui convertire i punti in 25esimi in voti da inserire nel registro elettronico, sia per le valutazioni intermedie, sia per quelle finali.
  • Ogni classe ha avuto distribuzioni “personalizzate” in base ai tempi e alle diverse attività.

Il feedback

Hanno risposto al questionario 76 studenti su 143 (prima quindicina di Giugno 2015). Classi biennio più una quinta.
Le domande erano tutte chiuse tranne la 9, aperta, di cui darò una breve sintesi. Riporto le immagini catturate dal riepilogo delle risposte del foglio di calcolo.

Item 1

punti 1

Solo 4 studenti non hanno capito, o quasi, il funzionamento. (Dato fisiologico)

Item 2

pu

Un terzo ritiene sia migliore, l’altro terzo ritiene che siano simili, solo un decimo preferisce quella a voti.

Item 3

punti 3

I tre quarti degli studenti trova proporzione tra i punteggi assegnati e il peso dell’attività svolta; il 13% non condivide.

Item 4

punti_4

Gli studenti non sono stati generalmente ossessionati dalle valutazioni, anche perché sanno che, prima della pubblicazione sui registri, ne discuto con loro.

Item 5

punti 5

Solo una percentuale esigua, 5,2%, non ha trovato corrispondenza tra la valutazione finale e i parziali. (Dato fisiologico).

Item 6

punti_6

In alcune attività ho introdotto la peer to peer evaluation, predisponendo schede nelle quali inserire i punteggi relativi ad alcune performance sportive. Complessivamente i dati positivi, con i dovuti distinguo nelle risposte, sono intorno al 78%. A questo proposito c’è da dire che un po’ per tutti si è manifestato un certo imbarazzo nel valutare i compagni. I motivi potrebbero essere:

  • non abitudine a dare e ricevere giudizi
  • non abitudine ad osservare ciò che fanno gli altri
  • non abitudine ad eseguire performance sapendo di essere osservati (disagio emozionale)
  • timore che i compagni giudichino più per simpatia che per qualità

Le valutazioni, in effetti sono passate tramite la mia contribuzione e devo dire che, in genere, sono state equilibrate e vicine al mio giudizio. C’è stato solo qualche sporadico dato anomalo a cui ho posto rimedio.

Item 7

pun

La maggioranza, anche se stretta, ha colto nel segno.
Il sistema scolastico e l’attribuzione dei voti, spesso, non tiene conto del percorso annuale dell’apprendimento. I voti finali sono spesso quelli del secondo quadrimestre e questo è controproducente; è proprio la prima frazione dell’a.s. quella più produttiva, che subisce meno interruzioni ed è fondante per alcune discipline (lingue straniere, classiche, matematica, ecc.), oppure per diversità di obiettivi delle unità di apprendimento che devono essere comunque considerati, come nel caso della mia disciplina: Scienze Motorie.
Si consideri, inoltre, che la modalità a punti permette l’attribuzione “pesata” delle valutazioni. Se un argomento si ritiene facile, si danno meno punti, se difficile di più, oppure distinguere i punteggi tra prove scritte e orali. (Questa è la matematica della spesa, perché così difficile?)

Item 8

punti 8

Rassicurante il 78% di studenti che auspicano questo sistema invece o in alternativa a quello classico.

Item 9

In questa domanda aperta gli studenti hanno scritto liberamente, in alcuni casi interventi inerenti la ricerca, altri come consigli e suggerimenti più ampi rispetto alle nostre attività.

Li elenco qui sotto in risposta ai loro dubbi e proposte.

  1. D: vanno utilizzati più criteri oggettivi e scrupolosi per valutare R:  mi sembra di aver suddiviso in maniera abbastanza analitica le valutazioni che sono almeno 23. Quando si parla di valutazioni qualitative, poi, è molto difficile parlare di oggettività (già lo è in ogni caso sempre per ogni attività, anche quella più strettamente misurabile, figuriamoci per il movimento umano che è processo estremamente complesso che sfugge a regole stringenti, Infatti i giudici di gara sbagliano le valutazioni anche alle Olimpiadi). In ogni caso si può sempre migliorare.
  2. D: trovare un calcolo che permetta di rendere proporzionate le ore utilizzate per un’attività al punteggio massimo che si può ricevere. non tenere troppo conto delle valutazioni “inter pares”. a parte questo, posso chiederle se è possibile permettere agli studenti di dare una dimostrazione del loro sport,di modo che si possa rafforzare il legame tra i membri della classe e si possano aggiungere ulteriori conoscenze riguardo i diversi sport. così, è solo un’idea… R: alla prima richiesta: quest’anno sono andata un po’ a braccio nella definizione dei punteggi (un primo tentativo di distribuzione), in effetti il II quadrimestre ha subito molte interruzioni ed ho dovuto riaggiustare i punti attribuiti perché non c’era tempo di svolgere alcune attività. Alla II richiesta: una bella proposta, da attuare compatibilmente con l’attrezzatura e la sicurezza che abbiamo nella nostra palestra.
  3. D: Secondo me sono equilibrate e giuste. R: Bene!
  4. D: A volte i punteggi potrebbero essere un po’ più alti R: in effetti sarà mio compito riequilibrare, fermo restando che ci sono certe attività per cui si è maggiormente portati, altre meno.
  5. D: PIU’ CALCIO R: me l’aspettavo 🙂
  6. D: La valutazione da parte dei compagni è divertente ma spesso rispecchia poco il risultato effettivo , propongo si una votazione dei compagni ma dove anche il docente ha diritto di dare consigli, di verificare l’effettivo valore del voto e di spiegare così anche in sede di valutazione alcuni aspetti fondamentali per l’assegnazione del voto (tecniche specifiche ecc..) R: ti ricordo che sono sempre intervenuta nelle valutazioni anche se il dato iniziale era quello tra pari. Sulla scheda che vi ho consegnato c’erano esplicitati i criteri di valutazione. Mi rendo conto, però, che all’inizio non è facile esprimere un giudizio per attività che durano poco. Bisogna imparare ad osservare globalmente ed accordarsi con il gruppo di valutazione per distribuire i ruoli valutativi.
  7. D: Attribuire punti tenendo conto della partecipazione prestata durante l’anno R: ti assicuro che questo è stato fatto, anche con i 5 punti bonus aggiuntivi in cui ho considerato impegno, partecipazione, collaborazione. In genere, se ci sono stati questi atteggiamenti, anche il risultato delle performance è risultato migliore.

Conclusioni

Questo esperimento e il suo feedback, lungi dal voler essere qualcosa di assoluto e risolutivo riguardo al processo di valutazione, che rimane comunque attività complessa, mi soddisfa e, soprattutto, soddisfa la maggior parte dei miei studenti. Mi sento orgogliosa di averlo introdotto, così come l’ho vissuto nei corsi che ho frequentato, anche se questo  comporta un lavoro aggiuntivo. Lo riproporrò di certo il prossimo a.s.

Elevazioni matematiche

dubbio

D’oh!

In breve: i miei studenti di I e II Liceo hanno difficoltà ad elaborare un’operazione  aritmetica semplice. Come mai?

Premessa

In questi giorni sto presentando ai miei studenti un esercizio per la valutazione funzionale della forza veloce-elastica in elevazione degli arti inferiori. Si tratta di un esercizio standardizzato molto noto: il test di Sergeant.

Al termine delle prove chiedo di calcolare la differenza (sottrazione o scarto), tra l’altezza raggiunta in elevazione e l’altezza in appoggio. Tale misura dà i cm di elevazione in salto, capacità motoria utile in tante discipline sportive, espressive ed artistiche. A loro chiedo di farmi esempi concreti di attività motorie che prevedono salti, per verificare che abbiano capito cosa andiamo a misurare.
Fin qui tutto bene.

Si va invece in crisi quanto bisogna fare l’operazione a mente. Calcolare infatti cm 230 – 185 diventa un processo cognitivo quasi impossibile. Mi chiedono di usare la calcolatrice sul cellulare.
Io, cattivissima, aspetto con pazienza che ci provino senza, ma vedo gente smarrita. Fortuna che qualche anima pietosa aiuta i compagni in difficoltà a saltarcene fuori, a volte anche con il risultato sbagliato. Faccio io il controllo a mente.
Quando insegnavo allo scientifico facevo calcolare l’elevazione in salto, dato il tempo di volo preso con la pedana di Bosco/Vittori e la costante G. Era una vita fa, ora mi accontento.

Sulla didattica

So bene che la matematica non è l’aritmetica e non ho certo la pretesa che i miei studenti abbiano l’abilità di D.F.Wallace di vedere il mondo espresso in formule e funzioni, ma secondo me, un minimo di abilità di calcolo, con numeri interi, facendo conto su una rappresentazione quantitativa delle cose, su un concetto di sequenza lineare scandita dalla numerazione decimale, quella delle 5 + 5 dita delle mani, mi sembra debba essere acquisito dalla seconda elementare, competenza fondamentale per capire anche concetti più astratti successivi.

Ecco, non vorrei che le difficoltà generali dei nostri studenti, soprattutto in matematica, dipendessero anche dalla mancanza di queste competenze di base. A tale proposito mi viene in mente la maestra di una delle mie figlie che in quarta elementare fece studiare L’Infinito, che si risolse in un’azione puramente mnemonica, difficilissima, perché il nostro cervello non impara ciò di cui non riesce a dare senso.
Se devo fare un’analogia con la disciplina che insegno, sarebbe come se facessi fare esercizi ginnici segmentari e imitativi fine a se stessi. Ma quando mai? Molto meglio giocare: si prendono quattro piccioni con una fava.
In un corso di aggiornamento a docenti della primaria, presentando il possibile utilizzo di foglio di calcolo, suggerii di far misurare gli oggetti di casa e di inserire i dati per calcolare aree e volumi con disegni e grafici. La risposta delle maestre fu che si perde molto tempo e che gli alunni fanno confusione.
Bene, allora proseguiamo con il metodo “Infinito”, però poi non meravigliamoci dei risultati.

Considerazioni:

  • Sono d’accordissimo che l’uso dei dispositivi elettronici ci permetta di accedere alle informazioni, ma ci sono abilità di base imprescindibili per capire la realtà, anche quella virtuale o automatizzata.
  • Sopra facevo riferimento al gioco. Quello della matematica non è il mio campo, ma mi sembra che possa essere un’ottima occasione per sviluppare abilità che vadano oltre il tecnicismo.
  • La didattica orientata all’acquisizione dei contenuti avulsi dalla realtà, fisica e virtuale, non funziona. Diamo senso alle cose che insegniamo e diamo riferimenti se questi non ci sono. E i riferimenti si acquisiscono con tutto il corpo. Anche in età di scuola primaria si possono acquisire concetti astratti (in barba a Piaget), ma questi devono basarsi su qualche cosa, un background, un vissuto, qualcosa perdio!