Perché Scienze Motorie a scuola?

margaria

In breve:  da un piccolo incidente in palestra una riflessione sul ruolo educativo della mia materia

Oggi a scuola è successa una cosa.

La mia classe di IV superiore giocava a pallavolo, maschi e femmine insieme.

Un ragazzo, per recuperare una palla difficile durante il gioco, l’ha calciata con un piede e l’ha involontariamente direzionata verso il viso di una compagna che gli stava vicino. Una botta piuttosto violenta che, per fortuna, ha colpito la fronte e non parti più sensibili come occhi o naso. La poverina comunque si è accasciata dolorante per qualche minuto. Poi, con un impacco di ghiaccio si è ripresa abbastanza velocemente.
Cose che succedono.

In attesa della campanella dico al ragazzo: “I maschi della tua età hanno almeno il doppio della forza fisica delle ragazze, dovete adattarvi a chi, in questo caso, è più debole e moderare l’intensità dei vostri movimenti. Pensa se ti arrivasse una pallonata da un rinoceronte!”

Una ragazza interviene e dice. “Ma non l’ha fatto apposta!” “Certo!” Rispondo io “Ci mancherebbe solo che l’avesse fatto intenzionalmente. Conoscete il significato di colpa e dolo?” E così ho spiegato loro la differenza anche in termini giuridici e facendo degli esempi.
Sempre io: “Vedete, i vostri colleghi dell’altra classe non giocavano insieme. Le ragazze erano stese sui materassoni, qualcuna giocava a scacchi, i maschi giochicchiavano da soli a calcetto. Preferisco, invece, che giochiate insieme e che impariate a stare insieme, accettando di essere un gruppo.”

***

Ringrazio il Prof. Rodolfo Margaria, fisiologo dell’apparato locomotore sul quale studiai anche le differenze somatiche degli effetti genetici e ormonali tra i diversi sessi in materia di attività fisica, e l’auxologo Prof. Nicola Pende che tanto mi illuminò nella stesura della mia prima tesi sull’età evolutiva.

Il pensiero che mi ronza in questo periodo è quello della mancanza della conoscenza delle finalità educative dell’educazione fisica nel nostro paese. Nemmeno la scuola le conosce.
Quando i media intervengono sull’argomento, lo fanno limitandolo ad un fattore igienico, ma non è così; è Educazione.
E’ anche il modo più bello e diretto di insegnare e di trovare continuamente riferimenti culturali a ciò che provoca il muoversi sul nostro pianeta.

Non è facile, per me non è stato facile, spesso ho lavorato nell’indifferenza o nel fastidio che, ad una scuola impostata ancora come due secoli fa, suscita questa materia.

Secondo me, con degli insegnanti di Scienze Motorie preparati, con una maggior attenzione alle competenze – le metto dentro tutte, ma proprio tutte –  che questa materia può stimolare, il campo dell’educazione ne trarrebbe giovamento. E ce n’è un gran bisogno.

Sport e Scuola: un conflitto da superare

Gregorio Patrinieri

Gregorio Paltrinieri, foto di Fabrizio Fogliani su Flickr

In breve: un mio breve articolo su facebook a tema sport e scuola scatena l’interesse di genitori e docenti.

La citazione

A seguito della vittoria di Gregorio Paltrinieri alle ultime Olimpiadi scrivo,  il giorno 14 Agosto 2016, un breve post su facebook che riporto integralmente:

Quest’anno ero in commissione agli esami nel Liceo frequentato da Gregorio Paltrinieri. Una collega mi raccontava le reazioni di alcuni docenti di fronte alla sua scelta di impegnarsi per il nuoto, del tipo: “…ma cosa vuoi che riesca ad andare alle Olimpiadi!”
A tutti i colleghi che pensano che i propri studenti siano come i dipendenti di una fabbrichetta, che devono fare solo ciò che l’insegnante ritiene che sia giusto secondo un modello quanto meno discutibile, chiedo di essere un po’ più intelligenti, aperti e contenti che qualcuno di quelli trovi soddisfazione di ciò che fa, a cominciare da chi desidera continuare a giocare a calcio nella squadra del paese, a quello che vince un medaglione d’oro. I ragazzi e le ragazze si aiutano a crescere anche così.

Le reazioni non si fanno attendere e, con mia notevole sorpresa, ricevo tantissimi apprezzamenti; sulla mia bacheca (ad oggi, 19/8 sono 2.500 like e più di 500 condivisioni), su quella di Your Edu Action (quasi 33.000 like più di 10.000 condivisioni) con moltissimi commenti e messaggi diretti da parte di colleghi, genitori e studenti, che leggo e a cui rispondo anche solo per presa visione.
Tanti di questi denunciano l’ostilità di alcuni docenti verso la pratica sportiva anche con umiliazioni pubbliche, alcuni genitori e studenti la tengono opportunamente nascosta, altri ancora mentono, comunicando la sospensione dell’attività che, invece, continua tranquillamente. In questo ultimo caso i risultati delle valutazioni scolastiche diventano più benevoli. Come dire che, a mali estremi, estremi rimedi, con buona pace dell’ipocrisia e dell’ottusità educativa.

Sport, dentro e fuori la scuola

La scuola, così come è strutturata nel nostro paese, non dedica molto tempo e soprattutto adeguate infrastrutture all’attività motoria, ad iniziare dalla primaria. Con la “Buona Scuola” si è prevista una massiccia rivalutazione inserendo i professionisti del settore. Non so se questo progetto sia effettivamente partito, ma sarebbe già un passo importante.

La materia Scienze Motorie, anche nei Licei dove insegno, ha una funzione formativa ed educativa, secondariamente sollecita all’agonismo, ma solo come scelta opzionale.
Dalla mia esperienza alcuni scoprono le attività sportive dalle lezioni e poi si appassionano, altri che credono, o sono stati indotti a credere, di essere negati, trovano nella scuola qualche attività che li soddisfa e la perseguono. Altri ancora sono già strutturati e sono iscritti a società sportive, partecipano ad allenamenti e competizioni. Durante le lezioni si lavora tutti insieme, giustamente, perché si impara anche per imitazione, emulazione, condivisione, collaborazione tra pari.

In altre nazioni lo Sport giovanile non è demandato ad agenzie esterne, ma è l’istituzione educativa centrale che se ne occupa. In Italia non è il MIUR direttamente ad occuparsi dello Sport in età evolutiva, ma sono il CONI e gli enti di promozione sportiva. Questo, a volte, implica che alcuni giovani tesserati siano esclusi perché non sufficientemente competitivi, con rischio di abbandono verso la pratica agonistica per i quali è difficile sostituirla con attività più semplicemente ludiche.
Come si evince, questi enti hanno obiettivi selettivi e non inclusivi come dovrebbe avere invece la scuola nella sua missione educativa e formativa.

Huston, abbiamo un problema

Anzi due:

  • Il primo è quello emerso nei thread del post che ho pubblicato. Ragazzi che praticano a livello agonistico che sono ostacolati dal sistema scolastico rigido e poco attento ai loro bisogni.
  • Il secondo è dato da quelli che vorrebbero praticare per necessità motivazionale, ma vengono esclusi perché non corrispondono ai rispettivi standard competitivi.

Nell’istituzione scolastica ci siamo abituati a progettare percorsi personalizzati per studenti che hanno problematiche diverse, basti pensare ai DSA o ai BES. Queste differenze non intaccano gli obiettivi ed i contenuti, che rimangono quelli comuni al Consiglio di Classe, ma si differenziano solo per un’organizzazione diversa dei tempi, una flessibilità maggiore che permetta a tutti di arrivare a completare il percorso.
Nella mia scuola questo si fa tranquillamente, anche con chi ha impegni agonistici o espressivi della motricità, come ad esempio concorsi di danza.

Per chi, invece, ama praticare attività ma non trova spazi nelle squadre agonistiche, sarebbe necessario un intervento istituzionale maggiore, ciò che la categoria chiede da anni, che si concretizzerebbe in disponibilità di impianti e personale specializzato che segua questi studenti i quali, spesso e sempre di più, hanno anche bisogno di sollecitare le capacità motorie di base che una volta si sviluppavano con il gioco spontaneo, ma che oggi sono sempre più carenti nei nostri ragazzi e ragazze, a volte assorbiti dalla scuola fin dalla primaria con una mole di compiti esagerata, invasiva, che preclude una crescita equilibrata della personalità.

Superare il conflitto

Insegno da 40 anni, prima Educazione Fisica, adesso Scienze Motorie nei Licei. Anch’io ne ho sentite di tutti i colori, da parte di studenti, di genitori, di colleghi. Non pensavo, però, che il problema fosse così diffuso. Pochi sono i docenti illuminati a fronte di una massa che è convinta che la scuola debba essere l’unica agenzia educativa in grado di dare una prospettiva futura agli studenti. Questo vale per tutto ciò che sta al di fuori: musica, volontariato, attività varie, strutturate e non, formali, non formali.
Quella delle attività sportive crea spesso un conflitto più acceso, forse perché evidenzia una concorrenza sbilanciata dove i giovani atleti si spendono in fatica fisica e mentale con una motivazione primaria, endogena, senza cioè aver bisogno di gratificazione dall’esterno, mentre la scuola delle materie di “studio”, punta su quelle secondarie, cioè con i voti e l’agognata promozione. Questi ultimi rappresentano un premio da conquistare, non un’esigenza intrinseca di conoscenza.
Premio e punizione, infatti, sono due parole che aleggiano spesso durante gli scrutini di fine anno.
Imparare, per alcuni docenti, ha senso se è caratterizzato dalla sofferenza, dal sacrificio, mentre queste due condizioni, nello sport, sono accettate come necessarie al raggiungimento degli obiettivi, che sono tangibili, perché si esplicitano con l’acquisizione di competenze e non solo con conoscenze labili sotto il profilo dell’apprendimento autentico. E questo crea attrito e, probabilmente scatena reazioni di chiusura, di sconcertante ottusità.

Dai commenti risentiti di chi ha messo tutti quei like, però, non è bello sentire che la categoria dei docenti venga ricordata come quella che impone per autorità le rinunce ad attività altrettanto educative come lo sport, addirittura apostrofandole come inutili o paradossalmente dannose. Magari si potessero raggiungere gli obiettivi scolastici facendo leva sulle stesse motivazioni!
Ci deve essere equilibrio ed attenzione nel riconoscere le aspirazioni di ciascuno studente, aiutarli a raggiungere i traguardi anche con un’organizzazione più flessibile e una forte motivazione.
In questo, anche le nuove tecnologie ci possono venire in aiuto, come ad esempio la solidarietà in rete che già avviene tra gli studenti, di cui alcuni docenti non hanno nemmeno percezione, o con strategie di gamification per attivare stimolanti learning game.
Queste tecniche stanno entrando nei processi educativi e sarebbe veramente ora che si procedesse ad uno svecchiamento, ad un profondo restyling della scuola, cominciando a stigmatizzare certi atteggiamenti anacronistici, purtroppo, molto diffusi.

P.S. Il giorno 21 Agosto, Eurosport pubblica il mio post:

Sport e scuola: l’esempio da seguire di Gregorio Paltrinieri

Il giorno 23 Agosto, Vita, pubblica questo articolo:

Più sport a scuola, fra promesse e realtà

Per saperne di più:

Corpus sanum in mente sana

Per i pediatri italiani vale ancora il motto “Mens sana in corpore sano”

La gamification “de noantri” – esperimento

learning game 2

In breve: descrivo come in quest'anno scolastico ho introdotto la Gamification
 in una classe III di un Istituto Tecnico Economico.

Individuazione della classe

Prima di frequentare il corso di Gamification su Coursera, avevo letto il testo consigliato dal docente, Mr Kevin Werbach,  “For the Win“. Così, l’autunno scorso ho individuato una delle mie classi per iniziare ad inserire qualche forma di coinvolgimento secondo le prassi che il testo suggeriva, adattate al contesto educativo invece di quello per il business al quale principalmente il libro e il corso fanno riferimento.

La classe indicata ha caratteristiche particolari:

  • omogenea per componente maschile, femminile;
  • disomogenea per capacità, interesse e motivazione per le attività motorie; 6 studenti su 24 praticano sport extrascolastico;
  • una parte della componente maschile caratterizzata da irrequietezza comportamentale, soprattutto negli atteggiamenti di compostezza in classe; in palestra piuttosto esuberante e decisa a praticare in prevalenza sport conosciuti nei quali sa esprimere al meglio le proprie abilità;
  • una parte della componente femminile, invece, restia a mettersi in gioco, un po’ frustrata perché non all’altezza, in termini di abilità motorie, del gruppo più disinvolto.

Individuazione degli obiettivi educativi e didattici

Data questa premessa il mio obiettivo principale con l’introduzione della Gamification è stato proprio quello di ridurre la forbice motivazionale creando condizione per cui, sia gli uni, sia gli altri gruppi, potessero sentirsi ugualmente coinvolti nel gioco sportivo e poter vincere, a prescindere dalle capacità atletiche individuali.

In secondo luogo, ma non per questo meno importante, volevo verificare anche l’eventuale miglioramento dei risultati sportivi individuali.

Strumenti

Non ho usato strumenti informatici, ho preferito puntare sulla costruzione manuale dei tools facendomi aiutare dagli studenti:

  1. Leaderboard: ho acquistato un cartoncino bristol. Martina l’ha grigliato con i nomi degli studenti come record  e caselle di 2,5 x 2,5 cm come campi.
  2. Nome e logo: abbiamo dato a questo gioco il nome di “Learning game square” perché si è introdotto un elemento di gioco nel gioco sportivo.
  3. Badges: Madalina ha disegnato i badge con matite e pennarelli. Io li ho fotografati e ridotti a quadretti di 2,5 x 2,5 da incollare sul bristol. All’assegnazione li ritagliavo e li firmavo.
  4. Reward: la prima femmina e il primo maschio che hanno collezionato più badges hanno vinto il premio “Una giornata da Prof” in cui hanno svolto il ruolo da insegnanti per i compagni nelle due ultime lezioni dell’anno scolastico.

leaderboard

La leaderboard e i badges fatti a mano

Attività

Pallavolo, Pallacanestro, Nuoto, Badminton e Tennistavolo, Calcio a 5 e percorso di abilità sportiva a tempo, in forma di tornei o giochi a squadre, staffette ed altro.

Tutte le attività erano a squadre composte di volta in volta con criteri di distribuzione omogenea delle abilità dei gruppi, o randomizzate seguendo numerazione casuale. Il numero dei componenti era da 4 a 8, a seconda del tipo di attività.

Assegnazione dei badges

All’inizio della lezione veniva indicato il numero dei badges in palio sia per la vittoria della propria squadra o gruppo, sia per comportamenti collaborativi utili alla riuscita delle attività ed anche  per partecipazione assidua alle lezioni per scongiurare le “giustificazioni”.

Esiti

Il primo obiettivo è stato raggiunto perché c’è stata una partecipazione molto più attiva ed entusiasta tra studenti con abilità diverse. In modo particolare:

  • il gruppo notoriamente più attivo ha accettato tutte le attività, senza brontolare perché non si praticava il proprio sport preferito;
  • il gruppo notoriamente meno motivato si è sentito coinvolto nella partecipazione ottenendo badges e congratulazioni per le vittorie e performance.

Per valutare il secondo obiettivo ho predisposto un percorso a tempo di abilità sportiva e motoria ripetuto per due lezioni consecutive. Prima l’ho sottoposto a tutte le altre mie classi per trovare indici di standardizzazione e assegnare i relativi voti.
Queste le medie dei voti delle altre classi: 8.6, 8.5, 8.6, 8.4, 8.6, 9.1, mentre quella in oggetto ha ottenuto una media voti di 9.6, con esiti sorprendenti, soprattutto per il gruppo che era meno motivato all’attività sportiva.

Conclusioni

A questo esperimento non voglio dare una valenza assoluta, ma di certo l’introduzione di questi meccanismi ha stimolato l’atteggiamento partecipativo che ha visto anche un miglioramento nell’iterazione tra i diversi gruppi della classe che prima erano più distanti per interesse.

Sto cercando un sistema più automatizzato per la distribuzione dei badges. Uno è l’applicativo Credly, sia per fisso, sia per mobile che potrebbe essere quello che fa al mio caso, svincolato da piattaforme e snello nella consegna. Un altro è classdojo che al momento non permette di inserire le immagini dei badges fatti dagli studenti. Sono quindi in attesa di trovare lo strumento più idoneo che mi permetta di estendere queste modalità a tutte le mie classi.

Web Marketing – Sport

Mens sana in corpore sano

sport_a_scuola

Un link ad un articolo che parla di sport in età evolutiva.

Come succede spesso, si insiste sugli effetti salutistici e poco su quelli educativi e formativi dell’attività motoria. Il post, comunque, mette il dito nella piaga della disattenzione nei confronti dell’argomento sport e adolescenza che nel nostro paese è lasciata in mano alle società sportive che hanno finalità agonistiche, a differenza di altre nazioni in cui è la scuola a farsene carico.

I nostri insegnanti, invece, stigmatizzano chi pratica sport perché, dicono, distoglie dallo studio. Niente di più falso.

Ecco il riferimento : Per i pediatri italiani vale ancora il motto “Mens sana in corpore sano” via Orizzontescuola

Valutazione 2.0

Dell’appellativo 2.0 ultimamente in molti si stanno riempiendo la bocca, specialmente i politici che non so fino a che punto abbiano percezione del significato che la rivoluzione digitale sul web gli attribuisce.

Sta di fatto che a me, quello vero piace, tanto che ci ho scritto un ebook e sto facendo anche esperimenti in termini di valutazione, ovvero, cerco di coinvolgere gli studenti nel giudizio su ciò che producono a scuola.

Ho iniziato in autunno con esercitazioni di pallavolo proposti da me, che ciascuna coppia doveva riproporre per verificare l’apprendimento di alcuni fondamentali, associati ad esercitazioni di potenziamento organico. Al termine di ciascuna performance, ogni altra coppia doveva attribuire un punteggio da sei a dieci. Il voto finale era la media approssimata dei punteggi di tutti, compreso il mio.

Devo dire che le valutazioni finali non si discostavano troppo dalla mia, con qualche dato anomalo che veniva riassorbito nell’elaborazione statistica.

A questo proposito stamattina leggo questo articolo su Repubblica Scuola che tratta di MOOC e ad un certo punto recita:

Il problema più grosso riguardava i test a risposta aperta: chi avrebbe potuto correggere, gratis, diecimila o centomila compiti? “La soluzione che abbiamo trovato” spiegava la professoressa Koller al Ted di Edinburgo, “è quella di farli correggere agli studenti stessi. E, per quanto sembri ardito, funziona. Da nostri studi, statisticamente, la media delle valutazioni di cinque o più ‘pari’ risulta addirittura più affidabile di quella di un singolo professore, magari stanco o di cattivo umore.

La stessa operazione l’ho riproposta con un’attività creativa dove gli studenti dovevano ideare una coreografia a coppie con gli step. Hanno usato smartphone e tablet con gli auricolari per seguire il brano musicale scelto e non disturbare le altre coppie. Questo che vedi sotto è uno dei video di una delle combinazioni fatte da due studentesse di 14 anni:

 

Le mie indicazioni sui criteri da considerare per la valutazione sono stati:

  • ritmo;
  • coordinazione dei movimenti;
  • ampiezza dei movimenti;
  • sincronia di coppia;
  • originalità della coreografia;
  • quanto mi è piaciuto globalmente.

Anche in questo caso i punteggi finali sono stati in linea con i miei, a dimostrazione che anche a 14 anni si ha la capacità di individuare qualità estetiche ed esecutive relative al movimento umano.

Più in generale, averli coinvolti nel giudizio accresce la loro considerazione come soggetti capaci di dare valutazioni ed ha stimolato la loro attenzione nei confronti di ciò che altri hanno preparato, imparando anche da esperienze diverse.

La coreografia sopra ha ottenuto un punteggio di 9,5. Tu cosa avresti dato?

Educazione Fisica – mappe classe 5B a.s. 2012-13

Ricerca “Giovani e sport” Grafici

pattinaggio

Durante l’a.s. 2005/06 gli studenti/esse delle classi IVA e IVCb hanno predisposto e distribuito un questionario ai giovani di età compresa tra i 13 e i 25 anni per sapere come si pongono in relazione all’attività sportiva e motoria dal punto di vista della pratica attiva, dell’utilizzo dei media e dei consumi. I dati sono stati raccolti in un foglio excel e sono stati elaborati statisticamente. L’attività prevede anche un’azione multidisciplinare con la lingua straniera, inglese, attraverso la lettura di due capitoli di un testo di educazione fisica adottato nelle scuola del Regno Unito, con argomento “Sport and Media” Gli obiettivi del progetto sono:

  • affrontare gli argomenti (pratica, media, consumi) nello sport partendo da dati reali e contestuali alle nostre abitudini culturali;
  • familiarizzare con le TIC utilizzando, per la raccolta ed elaborazione dei dati, l’applicazione del foglio di calcolo ed Internet per ricerche individuali sugli argomenti trattati;
  • orientare gli studenti/esse verso la conoscenza delle professioni legate all’attività motoria e sportiva.

In allegato:

  • il questionario proposto per le interviste;
  • i grafici relativi a ciscuna domanda proposta, organizzati in:
    • dati relativi agli intervistati
    • sezione 1: la pratica sportiva nei giovani
    • sezione 2: i media e sport nei giovani
    • sezione 3: consumi dello sport nei giovani

N.B.quando non specificato diversamente i grafici si riferiscono alla totalità della popolazione intervistata cioè n=328.

distribuzione popolazione_0

eta intervistati_0

provenienza popolazione_0

1.1.1 giovani che praticano sport

1.1.2 sport praticati

1.1.3 iscrizione a s sp

1.1.4 ore attivita  sportiva

1.2.1 pratica motoria

1.2.2 ore attivita  motoria

1.3.1 quale sport vorresti praticare

1.3.2 perche non possibile praticare

2.0.0 segui sport nei media

2.1.1 ore sport in tv

2.1.2 quali sport in tv

2.2.1 segui informazione sp

2.2.2 ore info sportiva

2.3.1 riviste sport

2.3.2 volte quotidiano sp

2.4.1 libri sport

2.5.1 media ore info internet

2.5.2 guardi sport in internet

2.6.1 ore medie radio

3.1.1 acquisti attrezzatura sp

3.1.2 spesa attrezzatura sp

3.2.1 acquisti abbigliamento sp

3.2.2 spesa abbigliamento sp

3.3.1 spesa per pratica sp

3.3.2 spesa per pratica sp

Wall-ten: racket sport

Wall-ten is game that needs a gym with free walls. It consists in a mix between tennis and squash. It’s fun!

Take a look at the videos below:

1 – Goals of the game

The goal of the game is to repulse a tennis ball with tennis rackets in alternate shots betwen two players. The ball must touch the verical and the horizontal areas of the game field. The foul of a player gives the point to the opponent. The winner is whoever reaches 10 points.

01_wallten

2 – Why wall-ten?

I have called the game “wall ten” because it looks like a tennis match but played also with the gym’s walls,  “ten” because it remembers the word tennis and the player who collects “ten” points, wins the match.

02_wallten

3 – The playing field

Well,  the vertical field on the wall is 6 m wide and 4 m high , and the horizontal one is 8 m x 8 m on the ground, (see the picture). Around the last one, leaves about 2 m of free space.

03_wallten

4 – Equipment

To play wall-ten are nedded  two tennis rackets, one for each player, and two tennis balls, played one at time.

04_wallten

5 – How to play

One player starts the game hitting the ball wich must touch the vertical area and then bounce on the horizoltal one. Then it’s the turn of the second player and so on, alternating the shots.

The manche finishes  when a player makes a foul. After  the other player starts the game. Remember: just one bounce each time!

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6 – Fouls

  • the ball beats out the vertical or the horizontal area;
  • the ball bounces twice on the horizontal field;
  • block foul: a player prevents to the other to catch the ball. In the case of unintentional foul, restart the ball.

06_wallten

 

7 – Score

Every foul gives a point to the opponent. The first player who reaches ten points wins the game. You can play one  set or more, the best between 3 or 5 games, as weell as the tennis game.

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