Cosa ci insegnano i MOOCs – #2 Valutare i compiti

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In breve: come valutare i compiti e organizzare le prove su livelli per obiettivi didattici; distribuire i punteggi funzionali alla valutazione finale.

Nel post precedente: Cosa ci insegnano i MOOCs – Valutazioni finali,  ho mostrato che un corso viene suddiviso in step valutativi con un punteggio che di norma è in centesimi, in termini assoluti o in percentuale. Di norma il 70 dà diritto al superamento e/o alla certificazione.

In attesa di approfondire l’argomento competenze nel corso Assessment and Teaching of 21th Century Skills, provo a fare il punto di quanto ho appreso fino a questo momento, anche dopo la lettura dei testi del corso Performance Assessment in the Virtual Classroom, sempre su Coursera.

In un corso online e, a maggior ragione con lezioni in presenza, si deve tener conto degli obiettivi didattici che si vogliono far raggiungere agli studenti. Questo sembra un discorso scontato, ma non è così. Nei MOOCs si permette al corsista di scegliere la profondità dei propri apprendimenti, cosa che non avviene sempre nella scuola, quanto meno non è sempre chiaro ed esplicito il livello da raggiungere con i rispettivi compiti da eseguire. In genere si dà una prova uguale per tutti e si valutano successivamente gli obiettivi raggiunti. Una suddivisione meglio organizzata, invece, permetterebbe ai propri studenti di capire cosa ci si aspetta da un compito e, di conseguenza, sentirsi più coinvolti, concentrando l’attenzione sulla tipologia della prova esprimendo le abilità richieste nello specifico. Vediamo insieme come separare le tipologie in base agli obiettivi.

I livello – Conosce

Il primo livello corrisponde alla valutazione delle conoscenze. Data una qualsiasi risorsa didattica da visionare, si va a verificare se il contenuto è stato letto, visto, ascoltato e capito. Sembra banale e riduttivo ma è indispensabile che ci sia stata la  comprensione di quanto somministrato. Di solito, nei MOOCs, questa fase viene valutata con i quiz, da 10 a 20 items o domande aperte con risposte molto brevi, in cui si verifica che il soggetto abbia capito l’argomento, ne conosca i concetti salienti e la terminologia specifica. Molto efficace potrebbe essere adottare la modalità a classe rovesciata (flipped classroom. Trovi su questo sito alcune lezioni tradotte da un corso su sophia.org) in cui, ad esempio, si danno le risorse didattiche da visionare a casa e poi somministrare il test a scuola il giorno dopo. Sempre nei MOOCs si dà l’opportunità di provare il test più di una volta, almeno un paio, randomizzando le domande in modo che non si riproponga sempre la stessa sequenza. Tentativi ulteriori abbassano la percentuale del punteggio ottenuto, esempio del 25%.

In un corso completo, che nella didattica in presenza potrebbe corrispondere ad una Unità di apprendimento, il punteggio conseguito con questo livello di apprendimento potrebbe corrispondere al 30-40% del totale, suddiviso in più step.

Questa fase non è necessariamente individuale, ma può essere preceduta da interventi interattivi per una miglior comprensione dell’argomento utilizzando il solito Google Drive, sul quale postare il testo, le immagini, il video, o l’audio, con interventi in scrittura collaborativa ad uso forum.

II livello – Sa applicare

Questo livello corrisponde alle abilità che si sviluppano attraverso le conoscenze acquisite in precedenza. Si tratta infatti di applicarle con esercizi coerenti all’argomento trattato. Data una scaletta procedurale, bisogna entrare nel concreto facendo analisi, sintesi, prove, con piccoli problem-solving anche di carattere creativo. E’ bene stimolare molte situazioni che richiedono risposte circostanziate. Di solito nei MOOCs  si lascia una certo margine di scelta di intervento ma con produzioni che non superano un limite stabilito di parole. Anche in questo caso si distribuisce il punteggio con una quota del 30/40%

Il peer assessment

Da questo punto si può introdurre il peer assessment, ovvero, la revisione e valutazione tra pari che, fatta da tre,  cinque compagni, assume un indice di correlazione molto vicina a quella del docente, il quale, comunque, può intervenire e darne una propria. Meglio se questa modalità avviene in forma anonima, sia per chi valuta, sia per chi è valutato. Sulle piattaforma CMS ci sono strumenti per distribuire con casualità gli elaborati da correggere, ma è possibile effettuarla anche in digitale, numerando a caso gli elaborati. Questa strategia valutativa ha una forte valenza sociale come espressione connettivista del sapere, infatti, si impara dalle esperienze degli altri, non solo dal docente.

 III livello – Esprime competenze

La restante percentuale, 20/40%, per raggiungere i 100 punti è delegata alla forma più creativa perché le conoscenze e le abilità acquisite in precedenza sono calate in un contesto reale dove si deve sviluppare un vero e proprio progetto. Anche qui è opportuno che i docenti  strutturino il compito con una scaletta di interventi. Il percorso è più o meno dettagliato e omologato, dipende dall’argomento e dalla materia. Può essere un caso di studio o un problem solving da sviluppare, oppure una forma più libera e creativa come un vero e proprio project, dove è lo studente stesso che sceglie il contesto ed inserisce i propri dati da elaborare. Anche in questo caso si dà un limite di parole e si valuta tra pari.
A mio avviso questa parte è quella più coinvolgente, spesso la più faticosa, ma di certo quello che dà soddisfazione perché mette in gioco tutte le proprie abilità, anche quelle non strettamente sviluppate dall’unità di apprendimento.

Conclusioni

In questo breve post non sono entrata nel dettaglio delle prove, né nelle discussioni riguardo l’uso di tipologie di valutazione, come ad esempio quella dei quiz che è spesso controversa. La distribuzione in diverse modalità ha di certo dei vantaggi:

  • permette di esprimere l’apprendimento nei suoi diversi processi cognitivi: memoria, intuizione, applicazione, rielaborazione, creatività, ecc.
  • attiva strategie di soluzione differenziate per livelli per arrivare all’obiettivo finale;
  • attiva una componente ludica (attenzione: non competitiva) che stimola la motivazione intrinseca perché non annoia, ma porta a voler raggiungere obiettivi tangibili;

Il docente dovrà preparare le lezioni, non per ripetere i contenuti alla classe, ma per progettare percorsi che permettano di sollecitare le componenti dell’apprendimento che ho elencato sopra.

Nel prossimo post parlerò di come distribuire le risorse didattiche.

Problem Solving Collaborativo – Le competenze

ACT21S

In breve: in allegato le tabelle di valutazione delle competenze di apprendimento (it) del XXI secolo, da un MOOC della University of Melbourne

Tanto per cambiare sto seguendo un altro MOOC. Questo, ACT21S (Assessment and Teaching of 21st Century Skills) su Coursera, riguarda la valutazione delle competenze di apprendimento.

Quello delle competenze richieste nel XXI secolo è un argomento ampiamente dibattuto nella didattica che cerca di integrare nelle proprie prassi questi concetti valutativi proposti dalla UE nelle competenze chiave per l’apprendimento permanente per i cittadini dell’Unione. In questo corso si fa riferimento anche a quelli del NAEP (USA), PISA (OSCE), NAPLAN (Australia) e TIMSS, ma l’equipe di docenti ha messo a punto una propria tabella (ACT21S) in cui emergono due campi di intervento per la valutazione delle competenze: Sociale e Cognitivo, tipico delle necessità di un apprendimento fruito con le tecnologie.

Personalmente non sono molto amante delle classificazioni così dettagliate a causa di esperienze di elencazioni di obiettivi e competenze dove ancora si insiste sulle peculiarità delle diverse discipline. Questa che ti propongo in allegato è, invece, totalmente trasversale e applicabile ad ogni contesto di apprendimento.

Delle competenze dell’apprendimento, che elenco:

  • creativity and innovation (creatività e innovazione)
  • critical thinking (pensiero critico)
  • problem solving (soluzione dei problemi)
  • decision making (prendere decisioni)
  • learning to learn (imparare ad imparare)
  • meta-cognition (consapevolezza del proprio modo di apprendere)

il corso focalizza l’attenzione sul problem solving collaborativo – CPS, individuando in questa procedura il fulcro per organizzare una didattica più coinvolgente ed efficace.

Per questo corso devo organizzare il primo compito seguendo queste tabelle. Per mia comodità le ho tradotte e le condivido volentieri. Le trovi qui sotto nel formato .pdf (80Kb)

Scarica le tabelle: Collaborative Problem Solving

Scrivere sul web – MOOC

writing for the web

In breve:  MOOC sul portale di Open2Study per una scrittura più efficace sul web.

Come altri corsi che ho frequentato su questa piattaforma, anche questo ha una struttura snella, essenziale, organizzata in quattro moduli, uno per settimana.
Nel dettaglio la distribuzione dei contenuti nell’immagine qui sotto:

writing for the web moduli

Ciascun modulo prevede una decina di video sottotitolati che puntualizzano le caratteristiche per scrivere articoli efficaci sui siti web, sia in termini stilistici, sia tecnici, specialmente in riferimento ai SEO (Search Engine Optimization).

Utile a titolo personale o aziendale, ai neofiti ma anche a chi, già esperto, vuole approfittare dei consigli della docente Frankie Madden per migliorare la funzionalità e visibilità e  dei propri post sul web.

Cosa ci insegnano i MOOCs – #1 Valutazioni finali

mooc

 

In breve: come si valuta l’apprendimento nei MOOCs e come si può trasferire queste modalità nella didattica in presenza.

   Da tempo frequento per la mia formazione i MOOCs (Massive Open Online Courses). Oltre ad interessarmi per gli argomenti che propongono, mi stimolano a riflettere sulla struttura organizzativa e metodologica che implementano nella didattica online, dalla quale si possono cogliere indicazioni da applicare anche in presenza, per intenderci, nel contesto formale della scuola.
   Non ha molta importanza ora parlare di tecnologie perché il processo che faccio è inverso a quello a cui il mio lettore è abituato; passo, cioè, dallo studio dei corsi online per capire in cosa e come sta cambiando il modo di fare formazione, per convincere che sono stati gli strumenti ad aver permesso il cambiamento, e lo faranno sempre più spesso in futuro. La scuola in presenza si dovrà adattare a queste forme concorrenziali che, se ancora adesso sono marginali e prevalenti nel campo del long life learning, stanno diventando punti di riferimento mondiali per una didattica più efficace.

   La prima questione della quale vorrei trattare è l’ultima in ordine temporale di un corso ed è quella che riguarda la valutazione finale: obiettivo ultimo, tangibile di chi lo frequenta, così come il successo scolastico per chi va a scuola. Parto quindi dal fondo come nella didattica del salto in alto: prima si impara ad atterrare in caduta sul materasso per abbattere l’ansia della paura di farsi male.

Tipologia di valutazione finale

   Un MOOC ha mediamente la durata di alcune settimane. Ciascuna di queste propone una micro unità di apprendimento, comporta l’esecuzione di compiti e valutazioni che concorrono alla valutazione finale, di solito espressa in centesimi. La distribuzione del punteggio assomiglia a quella che si adotta all’esame di Stato al termine della secondaria superiore, ma che solo in parte è simile a quelle che andrò a esporre.

Ho avuto modo di verificare due metodi efficaci di attribuzione dei punti che riassumo:

  1. Attribuire ogni settimana un punteggio complessivo espresso in centesimi e successivamente fare la media dei punteggi ottenuti nelle settimane di durata del corso;

  2. Attribuire una percentuale di punteggio alle diverse tipologie valutative in ordine alle conoscenze, abilità e competenze e quindi sommarle in un punteggio finale.

La prima è tipica di MOOCs che si basano su una sola modalità di compito, es. quiz. (E’ questa quella che adotta Open2Study)

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   Questo è un modo “easy”, piuttosto tradizionale e pressoché automatico di valutare gli apprendimenti che basa la sua azione didattica sull’acquisizione di contenuti dati. Si lascia poco margine alla soggettività, ma nel complesso può essere utile per approcciare ad argomenti nuovi e svilupparli autonomamente. Generalmente si dà come limite di superamento del corso con 70 punti.
Applicato in contesto scolastico potrebbe essere usato come valutazione sommativa del quadrimestre o di tutto l’anno scolastico.

   La seconda, invece, distribuisce i 100 punti di tutto il corso che si sommano progressivamente sostenendo le diverse prove. (E’ quella che adotta Coursera). Guarda la tabella d’esempio qui sotto, organizzata per 8 settimane.

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   Come puoi notare, anche qui, c’è un limite di soglia del 70% (35 + 35) del punteggio totale, che corrisponde alla somma dei punti acquisiti con le conoscenze e le abilità. Questa distinzione la ritroviamo nella letteratura didattica quando si parla di obiettivi base (conoscenze) e obiettivi medi (sa applicare le conoscenze).
La percentuale restante del 30%, invece, permette di esprimere gli obiettivi di competenze (utilizza le conoscenze e le abilità in contesto) suddivise in:

  • convergenti, relativi ai collegamenti intra e interdisciplinari
  • divergenti quali espressione di creatività con esiti progettuali, originali, calati in contesti reali o di simulazione.

Perché la valutazione in centesimi

   Nella scuola italiana le valutazioni si danno di norma in decimi; ho visto solo alcune prove valutate in centesimi, soprattutto quelle strutturate. Il nostro sistema valutativo comporta ancora una suddivisione quanto mai fantasiosa dei voti, basti pensare al range che c’è tra il 5 e il 6: “5, 5+, 5½, 5/6, 6=, 6-, 6” che dà occasione di interpretazioni molto soggettive e discussioni infinite agli scrutini. Quella in centesimi dei corsi online, invece:

  • restituisce una suddivisione chiara delle tipologie valutative e permette agli studenti di capire a che punto del percorso di apprendimento si trovino e con che esiti
  • il docente, inoltre, ha la possibilità di dare diverso “peso” alle diverse tipologie di prova, distribuendole per difficoltà e impegno
  • permette di conoscere con chiarezza il percorso del proprio apprendimento che è fondamentale anche per la motivazione intrinseca. Si può paragonare ad uno degli strumenti di “gamification” usando i punti come leva per migliorare le performance, giocando sul coinvolgimento, parola cara ai progettisti di learning game
  • la scala in centesimi mi sembra ottimale anche perché recupera, strada facendo, i decimali che altrimenti verrebbero persi.

   In ogni caso la tecnologia ci viene in aiuto per poter proporre una didattica organizzata in maniera un po’ più strutturata. Per seguire la progressione valutativa è sufficiente aprire un foglio di calcolo su Google Drive, fruibile in sola lettura agli studenti in modo che ciascuno veda in tempo reale la propria posizione. Strutturare un registro di questo tipo è relativamente semplice, anche solo usando la funzione “somma”.

Nella conversione successiva, da centesimi a decimi, possono giocare al rialzo, o al ribasso, altre componenti valutative quali valori aggiunti all’apprendimento: collaborazione, partecipazione, impegno, ecc., di cui ciascun docente tiene sempre conto.

Conclusioni

I ‘piccoli traguardi’ sono in relazione con l’introduzione di cambiamenti pervasivi grazie alle abitudini chiave” (Charles Duhigg – La dittatura delle abitudini)

   Ritengo che la progettazione di una unità didattica possa, debba partire da una precisa definizione quantitativa e qualitativa della valutazione degli apprendimenti in modo da poter organizzare risorse, attività, prove e compiti in maniera più chiara e trasparente, sia per il docente, sia per gli studenti. Tutto ciò ci aiuta a definire meglio i nostri obiettivi.

Prossimamente prenderò in considerazione le diverse tipologie di prove di valutazione nei MOOCs.

Un MOOC sulla biologia del corpo umano

Human Body

Sempre alla ricerca di MOOC interessanti, sono incappata nel portale Open2Study che raccoglie corsi gratuiti delle università australiane. Questa volta ho scelto lezioni di biologia umana perché incuriosita dal titolo The Human Body as a Machine, oltre all’interesse relativo alla struttura didattica che sempre mi piace analizzare nei corsi a distanza.

La struttura è in 4 moduli settimanali (guarda l’immagine in cui compare anche l’elenco delle valutazioni), in particolare mi interessava il terzo, Moving the Machine, perché legato all’apparato locomotore con accenni di biomeccanica.

moduli human body

Dal punto di vista dei contenuti, data l’ampiezza dell’argomento, le lezioni sono state orientate a concetti e conoscenze generali, suddividendo lo studio della biologia in stadi gerarchici: atomico-molecolare, istologico, organi e apparati, sistemi e loro interazione. Il livello è quello della scuola media superiore o universitario per integrare altre conoscenze, infatti, adatto a lezioni CLIL di Scienze Motorie nelle mie classi V di Liceo Linguistico e Classico, dove l’argomento di Scienze è proprio il corpo umano. Interessante soprattutto che chi vuole approfondire il lessico specifico della biologia nella lingua inglese e un approccio integrato tra l’istologia, l’anatomia e la fisiologia.

Sul fronte metodologico le lezioni sono distribuite con video sottotitolati in inglese. Il docente parla lentamente ed è chiaro nell’esposizione. (Non altrettanto nel corso Concept in Game Development dove il docente parla troppo velocemente e con un accento marcato). Peccato che i video su youtube non siano disponibili al di fuori del corso (Uno studente cinese lamentava il fatto di non accedere a youtube perché vietato nel suo paese). L’escamotage, un po’ macchinoso, è stato quello di salvarne l’audio in mp3. E’ presente un forum interattivo che, però, per la natura dell’argomento scientifico, dà poco margine a discussioni. Molto attiva, invece, la sezione gamification con badge, ne ho totalizzati 15, che piovono copiosi per qualsiasi step, dall’iscrizione al completamento del corso. Buona anche l’integrazione social soprattutto con twitter, tanto che, ad ogni post con l’account del portale, @open2study o con l’ashtag del corso, ti rispondono e ti retwittano. Sulla valutazione: solo quiz a risposta singola alla fine di ogni lezione  (1 domanda) e al termine del modulo (10 domande). Li ho superati tutti, ma bastava il 60%. Alcuni item davano risposte un po’ ambigue, con sfumature linguistiche di cui non riuscivo a cogliere in pieno il significato, un po’ come quelli dell’utimo MOOC su Coursera. Mi sono perciò iscritta a quest’altro corso, Writing for the Web, per vedere se gli assessment sono con risposte aperte e più discorsive.

 

Un esempio di MOOC selettivo

gamification

 

Oggi si conclude  Gamification su Coursera. Questo corso è stato preparato da docenti della Penn State University, così come il precedente che ho seguito che aveva come oggetto la Creatività. Quest’ultimo era stato organizzato con un sistema indipendente dalla qualità delle prove di valutazione; bisognava fare i compiti assegnati, quiz ed elaborati, che avevano lo scopo di verificare la visione o lettura delle lezioni e proprie elaborazioni ed esercizi di carattere creativo, normalmente con tracce strutturate da seguire per il loro sviluppo. In questo caso non conosco quale sia la percentuale di coloro che l’hanno terminato. Devo dire che è stato altrettanto impegnativo di quest’ultimo sulla gamification organizzato con un sistema più selettivo. Ed è proprio questo aspetto della caratteristica selettiva che vorrei analizzare.

Le statistiche delle edizioni precedenti di Gamification parlano chiaro, al di là delle normali defezioni che si riscontrano nei MOOCs:

gamification stats I criteri della selezione si possono riassumere in questi punti:

  1. L’estensione temporale. Il corso ha avuto la durata di 10 settimane con 12 unità didattiche. In certe settimane c’è stato doppio impegno per doppia unità. Questo ha di certo mandato in crisi i corsisti per overload di risorse da vedere e leggere, di compiti da preparare, discussioni da seguire. In ogni unità c’erano anche risorse aggiuntive che avrebbero avuto bisogno di tempi più dilatati per poter essere visionate e assimilate.
  2. Tempi di consegna. Ogni settimana, da Lunedì a Domenica, prevedeva un compito. Il ritardo nella consegna comportava una decurtazione del punteggio del 25% o addirittura la non convalida del compito stesso.
  3. Numero di tentativi. I quiz per verificare l’apprendimento dei contenuti delle lezioni davano 2 tentativi con punteggio 100% ed altri 3 con 75%, sempre con risposte randomizzate, mediamente con la metà diverse dalle precedenti.
  4. Written Assignment. I compiti argomentativi, da consegnare entro tempi definiti, sono stati valutati da altri corsisti. Ciascuno (in totale 3, rispettivamente da 300, 500, 1500 parole) con 5 valutazioni, più la propria. Questa probabilmente è la componente più innovativa, fatta con un sistema di distribuzione degli elaborati molto efficace. Peccato che il contenuto dei compiti desse poco margine alla creatività e all’interesse specifico.

Il punteggio totale da assegnare era di 100 punti così suddivisi. Minimo richiesto per la certificazione 70 punti:

  • 35 quiz Ho ottenuto 33,25 punti
  • 30 quiz finale Ho ottenuto 23,75 punti
  • 35 peer assessment Ho ottenuto  32 punti
  • Totale ottenuto  89 punti.

Considerazioni metodologiche

Un po’ troppo rigido questo sistema. La qualità psicologica più richiesta è stata la resilienza, ovvero, andare avanti a tutti i costi per vedere la fine. Queste richieste incalzanti hanno fatto perdere un po’ di interesse nei confronti dei contenuti e delle discussioni, e per un corso che pone il massimo interesse nella motivazione, mi sembra che abbia disatteso le aspettative. Ai quiz do una valutazione negativa. A mio avviso sono stati costruiti male, infatti, una delle caratteristiche delle risposte chiuse è quella di non essere ambigue mentre, tante volte, bisognava indovinare tra risposte tutte pertinenti quella che segnalava il docente come la più accreditata. Ma si sa, i quiz sono quiz.

I written assignment sono stati altrettanto monolitici. Viene dato un caso di studio da sviluppare. Dopo il primo, dove ho preso 4/10, ma mi rendo conto di aver preso un po’ di tangente, ho fatto un compitino molto lineare dove ho inserito i termini delle lezioni con qualche idea originale senza esagerare e ho meritato 10/10. Nel terzo ho ripetuto la tecnica con la valutazione di 10/10, ma mi bastava 1 punto per la certificazione. Questa progettazione con argomento uguale per tutti mi ha annoiato nel peer assessment. Si ripetevano sempre le stesse cose, con più o meno precisione e accuratezza, ma dalle quali ho imparato ben poco. Avrei preferito che il compito fosse indirizzato al proprio ambito lavorativo (il mio è education), affinché l’impegno di progettazione di gamification fosse almeno inerente ai miei interessi. Così mi è sembrato un lavoro abbastanza inutile, funzionale solo alla certificazione.

Complessivamente, rispetto alla lettura precedente del testo For the Win del docente responsabile del corso, non ho imparato molto di più. Le interazioni sul forum non mi sono state di grande aiuto. Anche sul fronte dell’utilizzo di piattaforme o applicativi mi rimane il buio pressoché totale.

In conclusione ho preferito molto di più la forma libera che non questa stringente. La certificazione per entrambe è solo formale ma, almeno nel primo, c’è stata una componente ludica maggiore (motivazione intrinseca) e più orientata a capire e costruire, che non imparare per sostenere le prove. Ecco, la struttura di Gamification è più vicina a quella scolastica e accademica (motivazione estrinseca) che è proprio quella che non voglio ritrovarmi in un MOOC.

10 cose da ricordare quando progetti un MOOC

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E’ passato circa un mese dalla conclusione del MOOC che ho frequentato l’autunno scorso e, come già puntualizzato in questo post, il mio interesse è stato anche quello di catturare le fasi metodologiche emergenti, tipiche di questi corsi massivi a distanza. Il primo consiglio fuori scaletta che do, è quello di evitare di progettare un MOOC come surrogato delle lezioni frontali. Ho visto, purtroppo, corsi che sono fatti per attirare utenza e invogliarla a seguire lezioni più “serie” a pagamento. Non funziona così! La qualità deve essere rispettata.

Nell’elenco che segue vorrei proprio puntualizzare gli aspetti rilevanti che, a mio avviso, non vanno dimenticati in fase di progettazione didattica e che determinano la complessità strutturale del corso e il suo successo qualitativo.

  1. Eleganza –  Parlavo sopra di complessità strutturale. Questa dovrà essere trasparente al discente, nel senso che nessuna delle voci che andrò ad elencare sotto, dovrà appesantire l’impianto. Chi impara, infatti, deve poterlo fare concentrandosi sui contenuti, sugli esercizi, sui progetti ed interazioni e non sulla gestione sproporzionata di uno degli elementi strutturali. Tutto deve essere coordinato e fluido.
  2. Tempo – Definire con precisione quanto tempo richiede l’apprendimento di un certo argomento. In Coursera fanno una scansione settimanale, dichiarando un coinvolgimento orario minimo e massimo. Si può prendere come paragone il conteggio italiano del CFU che corrisponde a 25 ore di attività. Sarebbe un errore caricare troppo l’impegno; purtroppo nell’Università italiana è prassi che esami anche di soli 2 CFU prevedano carichi di studio molto più elevati. Nei MOOC non si può procedere senza una scansione puntuale, si avrebbero subito consistenti abbandoni. Quindi, una volta trovate le risorse e le attività, testare che la pianificazione sia coerente con la quantità dei tempi ipotizzata.
  3. Coinvolgimento – Attribuire dei livelli di coinvolgimento, dal più leggero, che corrisponde ai curiosi che “bazzicano”, leggono ed interagiscono in modo saltuario, a quello medio in cui si eseguono la maggior parte delle attività, fino a quello più impegnativo in cui si richiedono obiettivi superiori. A questo proposito mi riallaccio alle definizioni di obiettivi secondo Frabboni che li suddivide in: elementari, medi, superiori di natura convergente e divergente in cui il soggetto è stimolato a produzioni complesse, reticolari ed anche creative.
  4. Contenuti –  Anche in questo caso si deve differenziare. I contenuti di base devono essere sintetici, hanno o scopo di creare un codice comune, di puntualizzare concetti salienti, di incuriosire e rimandare ad azioni successive. Possono essere riassunti di parti più ampie o capitoli fondanti. Gli approfondimenti, invece, è opportuno che siano risorse sul web; possono trattare di casi particolari proposti con video o post sui blog, ma anche interviste o simulazioni. Per quelli che hanno intenzione di investigare con organicità e completezza, si consiglia la lettura di libri dove l’autore può essere lo stesso docente del corso. Questa scaletta è adattabile alle diverse situazioni e necessità didattiche. Chiaro che se il corso si basa sulla lettura integrale di un testo, questa dovrà essere distribuita seguendo i suggerimenti del punto 2.
  5. Multimodalità – I contenuti base vanno predisposti con più di una modalità di fruizione. Molto efficace a mio avviso, è la distribuzione in video in forma di conversazione tra due o più persone, ma di cui si possa scaricare il testo. Così per gli audio. Avere il testo, infatti, permette un uso tranquillo a ritmi soggettivi, con tutte le funzioni di evidenziazione e commento che dà la lettura digitale. (Personalmente ho sempre trasformato i testi in .epub e caricati sull’ e-reader. Ciò non toglie che per chi ha stili di apprendimento diversi, sia sufficiente vedere il video. Ma io ho altre esigenze. Sono all’antica.)
  6. Verifica dell’apprendimento – L’apprendimento dei contenuti base va verificata subito. A questo proposito si costruisce un questionario di comprensione a risposte chiuse, che permetta più tentativi. Siccome l’obiettivo è quello che i corsisti abbiano capito, non è rilevante quando, ma il cosa. Naturalmente le informazioni di ritorno sono tracciate e danno feedback interessanti ai progettisti.
  7. Competenze – A seguito dell’acquisizione dei contenuti, si passa alla fase operativa con esercizi applicativi per sviluppare le competenze. Tutto questo si riassume nel fare un prodotto coerente ed efficace. Di norma i docenti predispongono tracce che inducono a riflettere, simulare, inventare situazioni nelle quali poter applicare le conoscenze appena acquisite. Questo non significa dare esercizi già impostati, ma aiutare a organizzare, seguendo alcuni step, la struttura stessa del compito che va riempita di contenuti elaborati soggettivamente. Direi che questa sia la fase più delicata del processo, ma anche la più coinvolgente, quella alla quale scolasticamente siamo poco abituati e che si lascia normalmente all’esercizio individuale. Nei MOOC, invece, ci si aspetta qui una forte interazione da parte della comunità, con scambio di procedure, esercizi, prodotti, commenti e gli ormai onnipresenti “like”.
  8. Interazione e condivisione – E’ la voce che caratterizza l’apprendimento online del web 2.0. Sui portali è sempre presente lo strumento forum che dà vantaggi e svantaggi. I primi li conosciamo, i secondi, per MOOC con molti utenti, si concretizzano in una impossibilità a seguire tutte le discussioni. Bisogna scegliere e colpire a random, cercando di catturare quelle di proprio interesse. Più congegnale è seguire i social network creando account ad hoc con hashtag in modo da rintracciare le discussioni evitando di perdersi in un mare di interventi. Consiglio l’apertura da parte dei corsisti di un blog personale e di postare i link degli articoli sui diversi social network oltre che sul forum della piattaforma. In ogni caso nessun scoraggiamento perché comunque è previsto che il connettivismo operi in ambiente caotico.  Chi cerca di solito trova e bisogna lasciare buon margine alla serendipity.
  9. L’apprendimento evoluto – Quanto detto in precedenza al punto 3 è opportuno prevedere un apprendimento che coinvolga obiettivi superiori. Questo significa predisporre il corso in modo che i più solerti riescano a produrre qualcosa di originale, a volte creativo. Questa fase, di vera e propria progettazione, sarà quella che darà la certificazione completa, riconosciuta anche in termini di crediti spendibili in ambienti formali. Anche qui va predisposta una scaletta di interventi con opportuni approfondimenti indirizzati anche alle competenze strategiche trasversali per  l’elaborazione di un progetto, attingendo alla letteratura di varie discipline come l’economia e il management, nonché nozioni tecniche specifiche.
  10. Ruolo del docente – Si sa che in un MOOC non è richiesta la presenza del docente, tuttavia è buona cosa tenere un canale aperto ed interagire segnalando problemi comuni o accettare richieste di interventi specifici. Il MOOC, per la maggior parte va da sé, ma seguire coloro che si sono dichiarati molto coinvolti, può essere fonte di reciproco apprendimento. In questi casi nulla è scontato e le sorprese potrebbero essere esaltanti. Da non sottovalutare anche l’impatto emozionale che si attiva con l’attenzione del docente verso il lavoro dei corsisti.

Esaurisco qui certa di tralasciare molti aspetti che potrebbero essere altrettanto rilevanti, ma credo che quelli esposti differenzino nettamente i MOOCs dai corsi online di precedente generazione.

MOOCs – didattica per competenze

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In breve: ho appena terminato un MOOC su Coursera e ti vorrei raccontare l’esperienza sulla didattica per competenze.

Innanzi tutto esplicito le motivazioni che mi hanno spinto a frequentare ancora uno di questi corsi massivi organizzati dalle università di tutto il mondo, ma per la maggior parte americane.

La prima riguarda l’interesse per l’argomento che era sulla creatività, il corso infatti, come vedi nell’immagine sopra, si intitolava “Creative, Innovation and Change“. In Italia, agenzie formative che trattino di creatività potrà essere qualche corso universitario, ma si sa, per accedervi bisogna essere iscritti ad un corso di laurea o un master, con le conseguenze che conosci: impegno, soldi, spostamenti ecc. Meglio cercare qualcosa di più snello; in fondo non ho bisogno di altri titoli accademici, mi bastano quelli che ho.

La seconda è stata, invece, la curiosità metodologica perché, da quando ho frequentato i precedenti, Fundamental of e-learning, OER e CCK, volevo constatare come fossero progredite in questi anni l’organizzazione, l’erogazione e l’interazione. E’ proprio di questo, e non dei contenuti del corso, che vorrei parlare.

Iscrizione: facilissima. Basta essere iscritti al portale e scegliere il corso. Personalmente, dopo la prima settimana ho deciso di pagare la quota di 38 $ per avere la Signature Track che mi permette di avere la certificazione finale. Il sistema mi scattava una foto con la webcam, confrontata con quella iniziale, ogni volta che mandavo un esercizio come Adventurer, l’opzione completa del corso, dichiararando di essere stata io a produrre i contenuti.

I contenuti: distribuiti in otto settimane suddivisi in Lectures (generalmente video degli insegnanti con testo a disposizione); Additional Lectures (post di blog o video); Test per la comprensione delle lezioni; Exercise distribuiti fra i tre grandi temi dei tre docenti (era sufficiente farne uno ogni settimana); Project che consisteva nella progettazione creativa seguendo quattro tappe. Interazione: ogni contenuto prodotto dagli studenti doveva essere condiviso, sia sul forum della piattaforma con relative discussioni e “like”, sia sui social media come Twitter, Facebook, LinkedIn, blog, Youtube, slideshare, prezi, ecc.

Corsisti: di preciso non so quanti iscritti ci fossero. La pecca della piattaforma è quella che non ti permette di vedere la lista degli iscritti e quindi di ritrovare le persone con le quali interagisci. E’ tutto molto occasionale. Qualcuno ha creato un gruppo italiano che, però, non è andato oltre i saluti e le buone intenzioni. Troppo diverse le motivazioni e gli interessi. Avrei preferito discutere con qualche collega, che sicuramente c’è stato, ma non l’ho trovato! Di fatto ho interagito con chi capitava. Comunque il numero che conosco è di 270.000 corsisti. Non credo che tutti abbiano seguito con costanza, penso che sia arrivata alla fine sono qualche decina di migliaia, ad essere abbondanti. Questa è una stima che ipotizzo vedendo i post sul forum e sui sn. Pochissimi (relativamente) hanno fatto gli esercizi.

Metodologia: si è basata su una necessità iniziale di fornire conoscenze condivise. Le lezioni dei tre docenti erano mediamente di 5′, ma su quelle poche nozioni, si dovevano sviluppare gli esercizi che erano, a volte totalmente creativi, altre riflessivi. Due dei tre docenti hanno proposto l’acquisto del loro testo, cosa che ho fatto ma che non ancora ho letto integralmente e che venivano proposti in alcune parti o capitoli necessari alla comprensione di concetti fondanti. Personalmente ho optato per la pubblicazione dei miei esercizi sul mio blog, condivisi come esplicitato sopra. Questo mi ha permesso di richiamare con i link le fasi del project e di averli tutti sullo stesso strumento. Se vuoi dare un’occhiata sono 12 post e sono qui:

http://www.emanuelazibordi.it/wp/tag/cicmooc/

Considerazioni: il corso è stato impegnativo. Se posso fare un paragone, come un esame universitario intorno ai 6 CFU. La prima difficoltà è stata quella di cercare di capire come fosse strutturato perché, nonostante venissero esplicitati gli obiettivi, bisognava capire come i tre temi (Creative Diversity, CENTER e Intelligent Fast Failure), potessero integrarsi. La fase di apprendimento dei contenuti delle lezioni è stata veloce: come ho detto, video brevi, pochi testi, qualche riferimento esterno. I docenti sono stati molto attenti ad usare un linguaggio comprensibile al pianeta. La fase successiva, quella di produzione, invece, ha richiesto molto tempo, sia per l’impegno creativo, sia per la scrittura alla quale non sono per niente abituata. Ho usato la lingua inglese come codice comunicativo e credo di esserci riuscita, perché  hanno sempre capito quello che ho postato. Ho avuto scambi interattivi con la docente, Mrs. Jablokow, che mi hanno fatto molto piacere, anche perché nel questionario iniziale veniva chiesto se eravamo a conoscenza che i docenti non sarebbero intervenuti. Le ore settimanali sono state tra le 10 e le 14, quindi l’impegno di 6 CFU per 25 ore, più o meno corrisponde. Naturalmente sono stata molto soddisfatta di ciò che ho imparato, sia nei contenuti, sia nella metodologia, anche se all’inizio di ogni settimana avevo un attimo di disagio per capire come sviluppare le richieste. Ogni esercizio, comunque, era corredato da una traccia. Il problema è stato soprattutto ampliare e analizzare l’idea con simulazioni coerenti e implementarla nella realtà, che avesse senso e fosse realizzabile. Nell’interazione con i corsisti ho visto di tutto: da quelli che creavano oggetti con materiale di scarto a quelli che organizzavano aiuti per i bambini siriani, gente che lavora in ambiti diversissimi e che ha idee innovative, a volte geniali.

Dopo questa esperienza posso dire che i MOOC sono cresciuti. Ricordo infatti il primo che ho frequentato, dove si doveva leggere un libro di 150 pagine la settimana. Ecco, in quest’ultimo si è trovato il giusto equilibrio tra lo studio e lo sviluppo delle competenze che corrisponde alla realizzazione di prodotti intellettuali e digitali e, forse in futuro, con la vera e propria azione concreta.

Attualmente sono iscritta ad altri corsi: Video Games and Learning, già iniziato del quale prendo solo i contenuti e li passo su kindle; Surviving Your Rookie Year of Teaching: 3 Key Ideas & High Leverage Techniques appena iniziato, di cui mi interessa solo una parte e Gamification che inizierà a Gennaio, ma di cui ho già letto il testo del docente.

In breve: gran bel modo di apprendere, per la possibilità di scelta, per la metodologia. Non so fino a che punto si possano sostituire a corsi universitari, in particolare alla laurea di I livello, ma sicuramente potrebbero essere valutati e riconosciuti come corsi successivi o post laurea, funzionali alla specializzazione e all’aggiornamento come Long Life Learning.

CIC #12 – Project Reflection Statement

philadelphia reflections

Reflections of Philadelphia 

These are the reflections about my creative project of the CIC Coursera course.

You can find the project steps here:

Project – Exploration

Project – Design

Project – Experimentation

1-List what worked and did not work during your experimentation phase.

My experimentation phase was a simulation because my project is quite complex and requires long implementation times. I imagined about some difficulties that may occur which I point out in the slides (12-13) that you can find here:

http://www.emanuelazibordi.it/wp/cic-8-project-experimentation/

The overall project will certainly manifest other difficulties because all items will be involved in the STEEP strategic plan on a large-scale. At this point, it must search specific roles between people who will help me with specific skills.

2-Reflect on the changes that you have made from your original idea.

When I sent the questionnaire to colleagues -you can see it here:

http://www.emanuelazibordi.it/wp/cic-5-project-design/ -,

I realized that some teachers couldn’t give sleep for the night, but they had an interest in learning methods for teaching with ICT. So I think that it is possible to exchange with invitations to dinner, look after the kids for an afternoon, DIY odd jobs, something else, in exchange for learning. This applies to teachers who are in the same city or living nearby. This could also be the starting point of the project more extensive in the future.

3-Plan the steps you will take to meet your long-term goals after the course has concluded.

Having regard to paragraphs 1 and 2, I think I’d do so:

  • Open a website where collecting the exchange requests. It could be a Google form (Drive), having particular attention to privacy, security and reliability of the data.
  • Organize a Google map where hosts and tutors have different pin’s colors in order to allow visualization of the possible exchanges between teachers.
  • Organize the teachers’ contacts, so that the parties agree on the give and take.
  • Collect feedback from every experience and recalibrate the system.

All this could be possible

CIC #11 – Your Own Synthesis of CIC

traguardo

This is my synthesis.

All the teachers theories about Creativity, Innovation and Change were interesting. At first I’d want to speak about Creative Diversity because it was for me totally new. I liked the rational approach that makes clear the expression of creativity, more adaptive or more innovative. I appreciated the scientific references too. Now, for me, it is easer recognize different way of creativity, inside me but also in my students. Most of them, in fact, are creative people who need more autonomy, others need to be guided to adaptive forms of creativity. I think I’ll be more careful and tolerant towards different needs.

I really hope that Mrs. Jablokow will soon publish the book of the course notes. I would read them in sequence and have it on my kindle. 🙂

About CENTER I’d say that I found very interesting the meta reflections about myself in order to Character, Entrepreneurship, owNership, Tenacity, Excellence and Relationship. I’ve done some of the exercises (I plan to do to others and to complete reading the book later), that I found very useful to focus attention on specific objectives and go straight to the target. Thanks to Mr. Velegol.

Intelligent Fast Failure has been for me a pleasant confirms. I always give importance to the failures and errors. Learning is a creativity process too, and when I teach I can see in my students the continuous refinement of their actions. But that is a process that I can perceive in myself when I’m learning something new. I think all we need to consider the error as an important resource from which have feedback for improvements. I’m totally agree with Mr. Matson, his tips and fan exercises.

 In the beginning the course was hard. I spent a lot of time to try to understand the overall structure and to read, listen and write. After the second week I was more relaxed. I said to myself: “take it easy, you will have time to review the contents later!”

My level of interaction has been quite active. I have read the posts of classmates and I gave many “like”. Sometimes I answered or explained my actions, but writing in English for me is quite tiring, and this course helped me to train to write too, because I don’t have many other occasions in my work and life. I am very glad that Mrs. Jablokow interacted with me, it was an honor. For a learner it is important to know what the teachers think about the work and give  some track. Thanks. 😉

Now the course is finishing but I think to reflect again later on the contents, the exercises and on my creativity project. Like any new thing that I learn, I’m sure that this course will help me to better deal with my job, my hobbies and my family life.

I thank all the teachers, the The Pennsylvania State University and Coursera that gives us a very effective way of learning. I really like it!

emanuela